Incipit / AA-AL
Le frasi iniziali della letteratura di ogni tempo e paese.

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Aucassin et Nicolette (XIII sec.)
Qui vauroit bons vers oïr
del deport, du mel antif
de deus biax enfans petis,
Nicholete et Aucassins,
des grans paines qu'il soufri
et des proueces qu'il fist
por s'amie o le cler vis,
dox est li cans, biax li dis
et cortois et bien asis.
Nus hom n'est si esbahis,
tant dolans ni entrepris,
de grant mal amaladis,
se il l'oit, ne soit garis
et de joie resbaudis,
tant par est douce.
Aucassin e Nicolette
Chi volesse ascoltare buoni versi
sulla gioia, sul passato dolore
di due bei giovinetti,
Nicolette e Aucassin,
delle grandi pene che soffrì
e delle prodezze che fece
per la sua amica dal chiaro viso,
dolce è il canto, bella la storia,
e cortese e ben narrata.
Nessuno può essere così abbattuto,
tanto dolente né malridotto,
né afflitto da così grandi malanni,
che, se la sente, non sia guarito
e tutto rinfrancato dalla gioia,
tanto è dolce.

(Traduzione: Mariantonia Liborio)

Beowulf (VII sec.?)
Hwæt wë Gär-Dena    in geär-dagum
þëod-cyninga    þrym gefrünon
hü ðä æþelingas    ellen fremedon.

Oft Scyld Scëfing    sceaþena þrëatum,
monegum mægþum    meodo-setla oftëah;
egsode Eorle,     syððan ærest wearð
fëasceaft funden;     hë þæs fröfre gebäd:
wëox under wolcnum,    weorð-myndum þäh,
oðþæt him æghwylc    þära ymb-sittendra
ofer hron-räde    hÿran scolde,
gomban gyldan:    þæt wæs göd cyning!

Beowulf
Attenzione. Sappiamo    della gloria, in giorni lontani,
dei Danesi con l'Asta,    dei re della nazione;
che grandi cose fecero    quei principi, nel passato.

Molte volte Scyld Scefing    strappò, a bande pirate,
a numerosi popoli,    i seggi dell'idromele.
Fu il terrore degli Eruli,    lui che era stato trovato,
bambino, senza niente.    Ma si vide soccorso.
Salì, sotto le nuvole,    fu coperto di segni
di prestigio, finché    ogni suo confinante
oltre la via delle balene    gli dovette ubbidienza
e gli pagò tributi.    è stato un grande re.

(Traduzione: Ludovica Koch)

La Bibbia
In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era deserta e vuota; le tenebre ricoprirono l'abisso e sulle acque aleggiava lo Spirito di Dio.
Iddio disse: "Sia la luce": e la luce fu. Vide Iddio che la luce era buona e separò la luce dalle tenebre; e nominò la luce "giorno", e le tenebre "notte". Così fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: "Vi sia fra le acque un firmamento, il quale separi le acque dalle acque. E così fu. E Iddio fece il firmamento, separò le acque che sono sotto il firmamento da quelle che sono al di sopra; e chiamò il firmamento "cielo". E fu sera e fu mattina; secondo giorno.

(Traduzione: a cura di Fedele Pasquero)

Bibliothêkê (III-II sec. a.C.)
Ouranos prôtos tou pantos edunasteuse kosmou. gêmas de Gen eteknôse prôtous tous ekatoncheiras prosagoreuthentas, Briareôn Guên Kotton, oi megethei te anuperblêtoi kai dunamei katheistêkesan, cheiras men ana ekaton kephalas de ana pentêkonta echontes. meta toutous de autô teknoi Gê Kuklôpas, Argên Steropên Brontên, ôn ekastos eichen ena ophthalmon epi tou metôpon. alla toutous men Ouranos bêsas eis Tartaros erripse (topos de outos erebôdês estin en Aidou, tosouton apo gês echôn diastêma oson ap ouranou gê).
Biblioteca [pseudo Apollodoro]
Urano fu il primo signore del mondo. Sposò Gea e generò per primi Briareo, Cotto e Gia, detti Ecantochiri, che avevano cento braccia e cinquanta teste ciascuno ed erano insuperabili per la forza fisica e la statura. Dopo di loro Gea gli partorisce i Ciclopi, Arge, Sterope e Bronte, ognuno dei quali aveva un solo occhio in mezzo alla fronte. Ma Urano mise in catene i Ciclopi e li gettò nel Tartaro, un luogo tenebroso che si trova nell'Ade, lontano dalla terra quanto la terra lo è dal cielo.

(Traduzione: )

Cantar de mio Cid (XII-XIII sec.)
De los sos ojos    tan fuertemientre llorando,
tornava la cabeça    e estávalos catando.
Vio puertas abiertas    e uços sin cañados,
alcándaras vazías,
                          sin pielles e sin mantos,
e sin falcones    e sin adtores mudados.
Sospiró mio Cid    ca mucho avié grandes cuidados,
fabló mio Cid    bien e tan mesurado:
-Grado a ti Señor    Padre que estás en alto,
¡Esto me an buelto    mios enemigos malos!-.
Cantare del Cid
Dagli occhi suoi    lacrime a fiumi versando,
volgeva indietro il capo    a rimirarli stando.
Vide porte aperte    e senza catenaccio,
le pertiche eran spoglie:
                                      né una pelle, né un manto,
né un falco v'era,    né alcun astore mudato.
Sospirò il gran Cid,    oppresso da assai grande affanno,
parlò il gran Cid,    bene e assai misurato:
"Grazie a te, Signore,    Padre che stai là in alto!
Ciò i miei nemici   malvagi han preparato!".

(Traduzione: Andrea Baldissera)

Carmina Burana (XII-XIII sec.)
Ordo vagorum
1.Cum in orbem universum
decantatur : Ite!,
sacerdotes ambulant,
currunt cenobite,
et ab evangelio
iam surgunt levite,
sectam nostram subeunt,
que salus est vita.
Carmina Burana
L'ordine dei vaganti
1.Poiché in tutto l'universo
vien cantato : Ite!,
trottano i preti,
corrono i monaci,
pronti la Bibbia
lasciano i diaconi,
per seguire la setta nostra
che è salvezza della vita.

(Traduzione: Mariantonia Liborio)

La Chanson de Roland (XI sec.)
Carles li reis, nostre emperere magnes,
Set anz tuz pleins ad estét en Espaigne:
Tresqu'en la mer cunquist la tere altaigne.
N'i ad castel ki devant lui remaigne;
Mur ne citét n'i est remés a fraindre,
Fors Sarraguce, ki est en une muntaigne,
Li reis Marsilie la tient, ki Deu nen aimet,
Mahumet sert e Apollin recleimet:
Ne's poet guarder que mais ne l'i ateignet.
La Canzone di Orlando
Re Carlo, il nostro imperatore grande,
sette anni pieni è stato nella Spagna,
e l'alta terra ha preso fino al mare.
Non v'è castello che innanzi a lui rimanga,
né città o muro che debba ancora infrangere.
Sol Saragozza, che sta su una montagna,
tiene Marsilio, il re che Dio non ama,
serve Maometto e Apollo prega e chiama:
dalla rovina non si potrà guardare.

(Traduzione: Renzo Lo Cascio)

Cronica - Vita di Cola di Rienzo (1358)
Dice lo glorioso dottore missore santo Isidoro, nello livro delle Etimologie, che lo primo omo de Grecia che trovassi lettera fu uno Grieco lo quale abbe nome Cadmo. 'Nanti lo tiempo de questo non era lettera. Donne, quanno faceva bisuogno de fare alcuna cosa memorabile, scrivere non se poteva. Donne le memorie se facevano con scoiture in sassi e pataffii, li quali se ponevano nelle locora famose dove demoravano moititudine de iente, overo se ponevano là dove state erano le cose fatte: como una granne vattaglia overo vettoria [...] tristezze, disconfitte inscolpivano [...] e aitri animali in sassi overo iente armata, in segno de tale memoria.

Edda (IX/XII sec.)
Allen Edlen gebiet ich Andacht,
Hohen und Niedern von Heimdalls Geschlecht;
Ich will Walvaters Wirken künden,
Die ältesten Sagen, der ich mich entsinne.
Riesen acht ich die Urgebornen,
Die mich vor Zeiten erzogen haben.
Neun Welten kenn ich, neun Äste weiß ich
An dem starken Stamm im Staub der Erde.
Einst war das Alter, da Ymir lebte:
Da war nicht Sand nicht See, nicht salzge Wellen,
Nicht Erde fand sich noch Überhimmel,
Gähnender Abgrund und Gras nirgend.
Edda
Vi prego di ascoltarmi voi tutte, sacre stirpi,
maggiori o minori figli di Heidmdall!
tu vuoi, Valfodhr, che io racconti compiutamente
antiche storie, le più antiche che ricordi.
Io ricordo i giganti, nati al sorger dei tempi,
che un giorno mi hanno generato;
ricordo i nove mondi, le nove radici,
il famoso frassino ben fisso giù nella terra.
Quando all'alba dei tempi Ymir viveva,
Non v'era sabbia, né mare, né fresche onde;
la terra non esisteva ancora, né l'alto cielo;
v'era l'abisso degli abissi, ma in nessun luogo l'erba.

(Traduzione: Carlo Alberto Mastrelli)

Lazarillo de Tormes (1554)
Pues sepa Vuestra Merced ante todas cosas que a mí llaman Lázaro de Tormes, hijo de Tomé Gonzáles y Antona Pérez, naturales de Tejares, aldea de Salamanca. Mi nacimiento fue dentro del río Tormes, por la cual causa tomé el sobrenombre, y fue desta manera. Mi padre, que Dios perdone, tenía cargo de proveer una molienda de una aceña que está ribera de aquel río, en la cual fue molinero más de quince años; y estando mi madre una noche en la aceña preñada de mí, tomóle el parto y parióme allí. De manera que con verdad me puedo decir nacido en el río.
Lazarillo de Tormes
E Vostra Signoria sappia prima di tutto che mi chiamano Lázaro di Tormes, figlio di Tomé Gonzáles e Antona Pérez, originari di Tejares, villaggio vicino Salamanca. La mia nascita avvenne dentro il fiume Tormes, e per codesta ragione ho questo soprannome. Mio padre, che Dio lo perdoni, era incaricato di provvedere alla macinazione in un mulino che è sulla riva di quel fiume, nel quale lavorò più di quindici anni; una notte mia madre, incinta di me, stava lì ed ebbe le doglie, e mi partorì proprio lì. In questo modo posso affermare in verità di essere nato nel fiume.

(Traduzione: Elisa Rupnik)

Manghol un niuca tobca'an (Storia segreta dei Mongoli) (1240 ca.)
Antenato di Činggis-qagan fu Börte-Čino, nato per volere del Cielo Supremo. Sua consorte fu Qoa-Maral. Essi apparvero dopo aver attraversato a nuoto il Tenggis (mare interno). Pascolarono le loro mandrie presso la sorgente del fiume Onon, al Burqan-qaldun, e loro discendente fu Bata-Čiqan.
Figlio di Bata-Čiqan fu Tamača. Figlio di Tamača fu Quoričar-Mergan. Figlio di Quoričar-Mergan fu Auĵan-Borogul. Figlio di Auĵan-Borogul fu Sali-Qačau. Figlio di Sali-Qačau fu Yeke-Nidun. Figlio di Yeke-Nidun fu Sin-Soči. Figlio di Sin-Soči fu Qarču.
Il figlio di Qarču, Borĵigidai-Mergan, ebbe per moglie Mongolĵin-qoa. Il figlio di Borĵigidai-Mergan, Toroqolĵin-Bayan, ebbe per moglie Boroqčin-qoa; ebbe inoltre un servo adolescente di nome Boroldai-Suyalbi e due cavalli castrati da corsa, Dair e Boro. Toroqolĵin ebbe due figli: Duwa il Guercio e Dobun il Furbo.
Duwa il Guercio aveva un unico occhio in mezzo alla fronte e con questo poteva vedere a distanza di tre transumanze.

(Traduzione: M. Olsùfieva dal testo russo di S. A. Kozin)

Le mille e una notte (XII sec.)
Storia del re Shahriyâr e della bella Shahrazâd
Si racconta - ma Dio ne sa più di noi dal momento che si tratta di dire il vero sugli avvenimenti del passato e sulle cronache dei diversi popoli - si racconta dunque che vivevano un tempo, nell'impero dei Sasanidi, due re fratelli che regnavano sulle isole dell'India e della Cina interna. Avevano nome Shahriyâr il maggiore e Shâhzamân il minore. Shahriyâr era un valoroso cavaliere, un conquistatore invincibile che il fuoco non poteva consumare, che il fatto di covare una vendetta clamorosa non bastava a placare, pronto a reagire ogni volta che venivano messi in discussione i suoi diritti. Aveva esteso il suo potere fino agli estremi limiti del suo regno e gli abitanti delle più sperdute province riconoscevano la sua autorità.

(Ediz. a cura di René R. Khawam - traduzione dal francese: Gioia Angiolillo Zannino)

Moriz von Craûn (Moriz von Craûn) (1210/1220 ca.)
Voi avete spesso sentito
E vi è giunta espressamente
Notizia veritiera
Che la cavalleria fu sempre
Tenuta in considerazione: possa esserlo sempre!
Noi apprendiamo dai libri
Dove essa ebbe origine
E dove in seguito si sviluppò.

(Traduzione: Andrea Palermo)

Nibelungenlied (1200/1205)
Uns ist in alten mæren wnders vil geseit
von heleden lobebæren von grozer arebeit
von frevde vñ hochgeciten von weinen vñ klagen
von kvner recken striten mvget ir nv wnder horen sagen
Ez whs in Bvregonden ein vil edel magedin
daz in allen landen niht schoners mohte sin
Chriemhilt geheizen div wart ein schone wip
darvmbe mvsin degene vil verliesen den lip
I Nibelunghi
Nelle antiche leggende son narrate cose stupende
di guerrieri famosi, imprese immense,
di feste e di letizia, di lacrime e di pianto,
di lotte d'audaci guerrieri; di ciò udrete narrar meraviglie.
Cresceva tra i Burgundi una nobile fanciulla,
tale che in tutto il mondo non v'era cosa più bella,
si chiamava Crimilde: divenne una bella donna.
Per causa sua molti guerrieri avrebbero perso la vita.

(Traduzione: Laura Mancinelli)

I Promessi morsi. Storia gotica milanese del secolo XVII (di Anonimo lombardo, 2011)
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, si restringe quasi all’improvviso, prendendo il corso e l’aspetto di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, discende da due monti affiancati, l’uno detto di San Martino, e l’altro, con voce lombarda, il Resegone, per via dei suoi molti cocuzzoli in fila, che ricordano i denti di una sega, o di un lupo. La roccia nuda e spietata delle vette, l’ombra cupa che, con l’avanzare dell’autunno verso l’inverno, esse gettano su borghi e campagne, la nebbia spettrale che salendo dal lago pare inghiottire boschi e vallate, e trasformare tronchi e rami in creature delle tenebre pronte a ghermire coi loro artigli chiunque si trovi a passare lì accanto: tutto, in quei luoghi, suggerisce l’idea di una natura selvaggia e crudele, in cui forze oscure e ostili abbiano infinite opportunità di tendere agguati agli abitanti. Per questo, davanti al camino, nelle sere d’inverno, i vecchi raccontavano, come cose viste coi loro occhi o tramandate dagli antenati, di fuochi fatui che tremolavano tra le croci dei cimiteri, di streghe intente a preparare filtri e unguenti magici nelle loro casupole nel cuore della foresta, di bambini rapiti in culla e scambiati con folletti, di uomini costretti, nelle notti di luna piena, a tramutarsi in lupi, di misteriosi non morti assetati di sangue.

Al qur'ano (Il Corano) (630 ca.)
[Io inizio!] con il nome del Dio, ricco in clemenza, abbondante in misericordia.
Lode al Dio, Signore dell'universo.
ricco in clemenza, abbondante in misericordia
sovrano assoluto del giorno del giudizio.
Davanti a te, a te solo, ci prostriamo in adorazione; da te, da te solo imploriamo aiuto.
Guida i nostri passi sul sentiero sicuro,
sul sentiero di coloro a cui hai elargito benefici in abbondanza
sentiero ben diverso da quello di coloro coi quali ti sei adirato, ben diverso da quello di coloro che, errando, si sono smarriti.

(Traduzione: Federico Peirone)

Saga Ragnars Lodbròkar (Saga di Ragnarr Brache-di-Cuoio) (ca. XIV sec.)
Quando Heimir nella valle di Hlymr apprese la notizia che erano morti tanto Sigurdr che Brunilde, Aslaug, la loro figlia e pupilla di Heimir, aveva tre anni. Si rese allora conto che avrebbero cercato di sopprimere la fanciulla e così anche la sua stirpe. Ma il dolore per la perdita di Brunilde, sua pupilla, fu così intenso che non curò più né regno, né ricchezze; vedeva soltanto che non era in grado di nascondere la fanciulla e fece fare una cetra con una cassa armonica tanto grande da farvi entrare la fanciulla Aslaug e molti gioielli d'oro e d'argento; partì poi subito, allontanandosi il più possibile per giungere infine al nord.
(Traduzione: Marcello Meli)

Hrafnkelssaga Freysgoda (Saga di Hrafnkell Godi-del-dio-Freyr) (ca. XIV sec.)
Fu al tempo del re Araldo Bellachioma, figlio di Hàlfdan il Nero, figlio di Gudrödr il re cacciatore, figlio di Hàldan il generoso di doni ma non di cibo, figlio di Eynsteinn Fretr, figlio di Olàfr il taglialegna re degli Svedesi, che un uomo di di nome Hallfredr giunse con la sua nave a Breiddalr in Islanda. Breiddalr è a sud del distretto di Fljòtsdalr. Sulla nave c'erano anche la sua donna e suo figlio Hrafnkell che allora aveva quindici anni, era promettente e molto dotato.
Hallfredr si costruì una fattoria. Nel corso dell'inverno morì una serva straniera che si chiamava Arnthrùdr, e da allora quel posto ha preso il nome di Arnthrùdarstadir. In primavera Hallfredr trasferì la sua dimora a nord, oltre l'altopiano, e si stabilì nella zona che si chiama Geitdalr.

(Traduzione: Maria Cristina Lombardi)

Sefer yesirah (Il libro della formazione) (VI/VII sec.)
Trentadue meravigliosi sentieri di sapienza tracciò Iddio Signore delle schiere, Dio d'Israele, Dio vivente, Dio onnopotente, il sommo e l'eccelso colui il cui nome è Santo. Creò il suo mondo con tre registri: con la scrittura, il computo e il discorso.
Dieci sefirot senza determinazione e ventidue lettere di fondamento: tre madri, sette doppie e dodici semplici.
Dieci sefirot senza determinazione: il numero delle dieci dita, cinque contro cinque e il patto di unicità fondato nel centro: nella circoncisione di lingua e bocca in quella di pelle.

(Traduzione: Elena Loewenthal)

Sir Tristrem (1294/1330 ca.)
I was at Erceldoun,
Wiþ Tomas spak y þare;
Þer herd y rede in roune,
Who Tristrem gat and bare;
Who was king wiþ croun,
And who him fosterd yare,
And who was bold baroun,
As þair elders ware.
Bi yere
Tomas telles in toun
Þis auentours, as þai ware.
Sir Tristrem
Sono stato stato a Erceldoun,
là ho parlato con Tomas:
ho sentito raccontare
chi ha messo al mondo Tristrem,
chi è stato re incoronato,
e chi lo ha allevato,
chi è stato un nobile ardito
come lo sono stati gli antenati.
Di anno in anno
Tomas racconta alla gente
queste vicende, per filo e per segno.

(Traduzione: Claire Fennell)

Il vangelo secondo san Matteo (I sec.)
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli. Giuda generò Fares e Zerah da Tamar; Fares generò Esron; Esron generò Aram; Aram generò Aminadab; Aminadab generò Naasson; Naasson generò Salmon. Salmon generò Booz da Rahab; Booz generò Obed da Rut. Obed generò Jesse; Jesse generò Davide, il re.
(Traduzione: a cura di Fedele Pasquero)

Il vangelo secondo san Marco (I sec.)
Principio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto dal profeta Isaia: "Ecco, io invio il mio Angelo innanzi a te, egli preparerà la tua via. Voce di colui che grida nel deserto: 'Preparate la via del Signore, fate retti i suoi sentieri'"
Giovanni apparve nel deserto a battezzare e predicare un battesimo di penitenza per la remissione dei peccati. Tutta la Giudea andava dietro a lui come pure tutti quelli di Gerusalemme, e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

(Traduzione: a cura di Fedele Pasquero)

Il vangelo secondo san Luca (I sec.)
Poiché molti si sono accinti a comporre una narrazione degli avvenimenti compiutisi in mezzo a noi, come ci hanno trasmesso coloro che fin da principio ne sono stati testimoni oculari e sono divenuti ministri della parola, è parso bene anche a me, dopo aver fatto diligenti ricerche su tutte queste cose fin dalle loro origini, narrarle per iscritto con ordine, per te, o nobile Teofilo, affinché tu riconosca la verità degli insegnamenti che hai ricevuto.
(Traduzione: a cura di Fedele Pasquero)

Il vangelo secondo san Giovanni (I sec.)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutto fu fatto per mezzo di lui, e senza di lui nulla fu fatto di quanto esiste. In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. E la luce risplende fra le tenebre, ma le tenebre non l'hanno ricevuta.
Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne, come testimone, per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo suo. Non era egli la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce.

(Traduzione: a cura di Fedele Pasquero)


Giuseppe Cesare Abba (1838-1910)

Da Quarto al Volturno
Parma, 3 maggio 1860. Notte.
Le ciance saranno finite. Se ne intesero tante che parevano persino accuse. - Tutta Sicilia è in armi; il Piemonte non si può muovere; ma Garibaldi? - Trentamila insorti accerchiano Palermo: non aspettano che un capo, Lui! Ed egli se ne sta chiuso in Caprera? - No, è in Genova. - E allora perché non parte? - Ma Nizza ceduta? dicevano alcuni. E altri più generosi: - Che Nizza? Partirà col cuore afflitto, ma Garibaldi non lascierà la Sicilia senza aiuto.
I più generosi hanno indovinato. Garibaldi partirà, ed io sarò nel numero dei fortunati che lo seguiranno.

Storia dei Mille
Nei dieci mesi che volsero dalla pace di Villafranca alla spedizione dei Mille, l'Italia di mezzo diede prove di virtù civili meravigliose, ma col Piemonte corse dei pericoli gravi forse quanto quelli che il Piemonte stesso aveva corsi, prima della guerra del 1859. I duchi, gli arciduchi, i legati pontifici fuggiti dalle loro sedi, fin da prima di quella guerra, non avevano più osato tornarvi; e allora Parma, Modena, Bologna con la Romagna fino alla Cattolica, si strinsero in un solo Stato, che nel bel ricordo della gran via romana da Piacenza a Rimini, chiamarono l'Emilia.


Giulia Abbate (1983)

Nelson
Li nell'abisso, il mare era ancora blu. Il vento increspava la superficie dell'acqua e gradazioni sempre nuove di colore si infrangevano in creste di schiuma argentea sul bagnasciuga della nave.
Claude Nelson osservava quei colori netti e pensava alla definizione di — blu oltremare: — era il colore profondo, ancora puro, che apparteneva a un mondo di oceani lontani dalla terra brulicante di compromessi, e dai mari chiusi delle acque commerciali, sporche, macchiate di pece e di rifiuti liquefatti.


Edwin Abbott Abbott (1838-1926)

Flatland
I call our world Flatland, not because we call it so, but to make its nature clearer to you, my happy readers, who are privileged to live in Space.
Imagine a vast sheet of paper on which straight Lines, Triangles, Squares, Pentagons, Hexagons, and other figures, instead of remaining fixed in their places, move freely about, on or in the surface, but without the power of rising above or sinking below it, very much like shadows - only hard and with luminous edges - and you will then have a pretty correct notion of my country and countrymen. Alas, a few years ago, I should have said "my universe": but now my mind has been opened to higher views of things.
Flatlandia
Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a Voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio.
Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure geometriche, invece di restar ferme al lor posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersi sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma - consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un'idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compatrioti. Ahimè, ancora qualche anno fa avrei detto: "del mio universo", ma ora la mia mente si è aperta a una più alta visione delle cose.

(Traduzione: Masolino d'Amico)


Kader Abdolah (1954)

De reis van de lege flessen (Il viaggio delle bottiglie vuote)
Un aereo. Adesso è un aereo che mi appare nel sonno. Un tempo sfrecciavano treni nei miei sogni. Un'infinità di treni, mi davano incubi.
I treni arrivavano. I treni partivano. Mi portavano passeggeri. E ripartivano vuoti.
Adesso i treni sono scomparsi. L'ultimo si è portato via René.
René era il mio vicino. Il mio primo vicino di casa olandese.
Il mio mondo è diviso in due parti. Una è tra le montagne della mia patria. L'altra è qui, in un paesino sulle rive dell'Ijssel. Non sono io che l'ho voluto. Ma non ho avuto scelta. È successo al di sopra della mia testa.

(Traduzione: Elisabetta Svaluto Moreolo)


Pietro Abelardo (1079-1142)

Historia calamitatum mearum (Storia delle mie disgrazie)
Spesso gli esempi altrui sono più utili a mitigare o a suscitare i sentimenti umani: perciò dopo alcune parole di consolazione che ho provato a dirti quando eri presente, ho deciso di scriverti, ora che sei lontano, per descriverti l'esperienza delle mie disgrazie, affinchè tu possa renderti conto che in confronto alle mie le tue sono poca cosa o quasi inesistenti, e così le possa sopportare con più pazienza.
(Traduzione: Gabriella d'Anna)


Edmond About (1828-1885)

Le nez d'un notaire
Maître Alfred L'Ambert, avant le coup fatal qui le contraignit à changer de nez, était assurément le plus brillant notaire de France. En ce temps-là, il avait trente-deux ans; sa taille était noble, ses yeux grands et bien fendus; son front olympien, sa barbe et ses cheveux du blond le plus aimable. Son nez (premier du nom) se recourbait en bec d'aigle. Me croira qui voudra, mais la cravate blanche lui allait dans la perfection. Est-ce parce qu'il la portait depuis l'âge le plus tendre, ou parce qu'il se fournissait chez la bonne faiseuse? Je suppose que c'était pour ces deux raisons à la fois.
Il naso d'un notaio
Il dottor Alfred L'Ambert, prima del colpo fatale che lo costrinse a cambiare naso, era senza dubbio il più brillante notaio di Francia. A quei tempi, aveva trentadue anni ed era di nobile aspetto: occhi grandi e ben tagliati, fronte olimpica, barba e capelli di un bel biondo. Il suo naso (primo del nome) si curvava a becco d'aquila. Ci crediate o no, indossava il frac con assoluta perfezione. Forse perché lo portava dalla più tenera età? o perché si serviva di una buona sarta? Suppongo che fosse per entrambe le ragioni.


Torquato Accetto (1590?-1640?)

Della dissimulazione onesta
A questo mio trattato io pensava di aggiunger alcune altre mie prose, perché 'l volume, che ha difetto nella qualità, fosse in qualche considerazione per merito della quantità; ma per molt'impedimenti non è stato possibile, e spero di farlo tra poco tempo,

Edita ne brevibus pereat mihi charta libellis,

come disse Marziale. Né solo m'occorre di significar questo alla benignità di chi legge, ma piú espressa la mia intenzione intorno alla presente fatica, ancorché nel primo capitolo della medesima opera io l'abbia detto: affermo dunque che 'l mio fine è stato di trattar che 'l viver cauto ben s'accompagna con la purità dell'animo, ed è piú che cieco chi pensa che per prender diletto della Terra s'abbia d'abbandonar il Cielo.


Acheng (Zhong Acheng) (1949)

Haiziwang (Il re dei bambini)
Nel 1976 erano già sette anni che lavoravo nella brigata di produzione. Avevo imparato ad abbattere gli alberi, bruciare le stoppie, scavare le buche, selezionare le pianticelle, zappare il terreno, rivoltare le zolle, seminare il grano, nutrire i maiali, tagliare l'erba, fare mattoni cotti al sole. L'unico problema era che, essendo debole di costituzione, non ero tra i migliori. Ma questo non mi preoccupava, dopotutto riuscivo a mantenermi con il mio lavoro.
Un giorno di gennaio, il segretario di partito della brigata mi chiamò a casa sua. Non avevo idea di cosa volesse. Entrai, mi accucciai nel vano della porta e attesi che parlasse. Il segretario mi lanciò da lontano una sigaretta, ma io non la vidi e finì per terra. Quando me ne accorsi, la raccolsi in fretta e gli sorrisi. Lui mi lanciò i fiammiferi; io accesi, tirai una boccata e dissi: - è una Jinshajiang? -. Il segretario annuì mentre fumava facendo gorgogliare la sua pipa ad acqua.

(Traduzione: Maria Rita Masci)

Qiwang (Il re degli scacchi)
La stazione non avrebbe potuto essere più caotica. Migliaia di persone parlavano all'unisono e nessuno faceva attenzione allo slogan di stoffa rossa affisso per l'occasione. Doveva essere stato già usato parecchie volte, perché gli ideogrammi di carta che lo componevano apparivano strappati per le troppe piegature. L'atmosfera era resa più frenetica dalle citazioni ritmate che venivano continuamente trasmesse dall'altoparlante.
In passato avevo accompagnato alla stazione molti amici che andavano in campagna, ma adesso che era il mio turno non c'era nessuno a salutarmi.
I miei genitori avevano collezionato un po' di brutti voti e appena il movimento iniziò vennero perseguitati e morirono. Dato che tutti i mobili che erano in casa avevano la targhetta di alluminio che indicava la proprietà pubblica, vennero portati via, cosa giusta e corretta. Benché fossi solo, non mi venne conferito lo status di figlio unico e non mi fu concesso di rimanere in città. Vi restai per oltre un anno, errando come un lupo selvaggio, ma alla fine decisi di partire.

(Traduzione: Maria Rita Masci)

Shuwang (Il re degli alberi)
Il trattore che portava i giovani istruiti entrò nella valle e finalmente si fermò in una piccola radura. I giovani, che lungo tutto il tragitto avevano ammirato il paesaggio incontaminato, capirono di essere giunti a destinazione e saltarono giù dal carro con entusiasmo.
Su un lato della radura c'erano alcune casupole con il tetto di paglia. Davanti a queste una fila di persone, alte e base, vecchie e giovani, ci guardavano con la bocca spalancata. Erano quasi immobili. I bambini guizzavano via come pesci. Il segretario del partito che ci aveva accompagnato si spazientì e gridò: - Venite a dare il benvenuto! -. Allora si fece avanti un uomo basso che, forzando un sorriso, venne a darci la mano impacciato. Le ragazze tesero le loro, ma lui non le strinse. Dopo essersi sfregato le mani, andò a stringere solo quelle di noi maschi. Sul viso di quelli cui aveva stretto la mano vidi apparire una strana espressione. Mentre mi chiedevo come mai, giunse il mio turno. Gli porsi la mano e guardandolo dissi: - Buongiorno -. Fu come se la mano mi fosse stata schiacciata nella fessura di una porta.

(Traduzione: Maria Rita Masci)


Peter Ackroyd (1949)

The Lambs of London
"I loathe the stench of horses." Mary Lamb walked over to the window, and touched very lightly the faded lace fringe of her dress. It was a dress of the former period that she wore unembarrassed, as if it were of no consequence how she chose to cover herself. "The city is a great jakes." There was no one in the drawing-room with her, so she put her face upwards, towards the sun. Her skin was marked by the scars of smallpox, suffered by her six years before; so she held her face to the light, and imagined it to be the pitted moon.
I fratelli Lamb
"Detesto il fetore dei cavalli". Mary Lamb si avvicinò alla finestra e sfiorò con la mano il pizzo sbiadito che le bordava l'abito. Era un vestito di foggia antiquata ma lo indossava senza alcun imbarazzo, tanto non faceva differenza il modo in cui decideva di vestirsi. "Questa città è una gran latrina". Era da sola nel soggiorno e sollevò il mento, esponendo il viso alla luce del sole, la pelle segnata dalle cicatrici del vaiolo di cui aveva sofferto sei anni prima; immobile, con il volto illuminato, immaginava di essere il disco butterato della luna.

(Traduzione: Massimo Ortelio)


Gilbert Adair (1944-2011)

The Holy Innocence (The Dreamers)
La Cinémathèque Française si trova nel sedicesimo arrondissement di Parigi, tra la spianata del Trocadéro e l'avenue Albert-de-Mun, all'interno del Palais de Chaillot. Di fronte alla monumentalità mussoliniana dell'edificio, il cinefilo che viene qui per la prima volta esulta al pensiero di vivere in un Paese disposto a concedere tanto prestigio a quella che, altrove, è di solito l'arte meno rispettata. Da qui la sua delusione quando, a un esame più attento, scopre che la Cinémathèque vera e propria occupa solo una piccola ala dell'intera costruzione, accessibile, quasi di nascosto, da un'entrata sotterranea celata alla vista.
(Traduzione: Roberta Zuppet)


Douglas Adams (1952-2001)

The Hitchhiker's Guide to the Galaxy
Far out in the uncharted backwaters of the unfashionable end of the Western Spiral Arm of the Galaxy lies a small unregarded yellow sun. Orbiting this at a distance of roughly ninety-two million miles is an utterly insignificant little blue-green planet whose ape-descended life forms are so amazingly primitive that they still think digital watches are a pretty neat idea.
This planet has - or rather had - a problem, which was this: most of the people living on it were unhappy for pretty much of the time.
Guida galattica per gli autostoppisti
Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo.
A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione.
Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggio parte dei suoi abitanti era afflitta da una quasi costante infelicità

(Traduzione: Laura Serra)

The Restaurant at the End of the Universe
The story so far:
In the beginning the Universe was created.
This has made a lot of people very angry and been widely regarded as a bad move.
Many races believe that it was created by some sort of god, though the Jatravartid people of Viltvodle VI believe that the entire Universe was in fact sneezed out of the nose of a being called the Great Green Arkleseizure.
The Jatravartid, who live in perpetual fear of the time they call the Coming of the Great White Handkerchief, are small blue creatures with more than fifty arms each, who are therefore unique in being the only race in history to have invented the aerosol deodorant before the wheel.
Ristorante al termine dell'Universo
Il succo della storia fin qui.
Al principio fu creato l'Universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa.
Numerose razze sono convinte che l'Universo sia stato creato da una specie di dio.
Gli Jatravartid di Viltvodle VI credono invece che il cosmo sia nato dallo starnuto di un essere chiamato il Grande Ciaparche Verde.
Gli Jatravartid, che vivono nel costante timore del giorno in cui ci sarà l'Avvento del Grande Fazzoletto da Naso Bianco, sono piccole creature azzurre fornite ciascuna di cinquanta braccia, ragion per cui sono stati gli unici, nella storia delle razze intelligenti, ad avere inventato il deodorante per ascelle prima della ruota.

(Traduzione: Laura Serra)

Life, the Universe and Everything
The regular early morning yell of horror was the sound of Arthur Dent waking up and suddenly remembering where he was.
It wasn't just that the cave was cold, it wasn't just that it was damp and smelly. It was that the cave was in the middle of Islington and there wasn't a bus due for two million years.
Time is the worst place, so to speak, to get lost in, as Arthur Dent could testify, having been lost in both time and space a good deal. At least being lost in space kept you busy.
La vita. l'Universo e tutto quanto
Come sempre, nel dormiveglia, fu assalito dal ricordo di dove fosse e con un sincero, autentico grido d'orrore Arthur Dent si svegliò.
Così, come sempre, cominciò la sua giornata.
Il problema non erano tanto il freddo, l'umidità, il cattivo odore della caverna. Il problema era che la caverna si trovava nel bel mezzo di Islington, e che prima di due milioni di anni non sarebbe passato nessun autobus.
Come Arthur ben sapeva, il tempo è il posto (se così lo si può chiamare) peggiore per perdersi; e lui ci si era perso un mucchio di volte: bel tempo e nello spazio. Ma, se non altro, quando ci si perde nello spazio si ha sempre qualcosa da fare.

(Traduzione: Laura Serra)

So Long, and Thanks for All the Fish
That evening it was dark early, which was normal for the time of year. It was cold and windy, which was normal.
It started to rain, which was particularly normal.
A spacecraft landed, which was not.
There was nobody around to see it except for some spectacularly stupid quadrupeds who hadn't the faintest idea what to make of it, or what. So they did what they did to everything, which was to run away from it and try to hide under each other, which never worked.
Addio, e grazie per tutto il pesce
Quella sera fece buio presto, il che era normale per quel periodo dell'anno. Era freddo e tirava vento, il che era normale.
Cominciò a piovere, il che era particolarmente normale.
Atterrò un'astronave, il che invece non era normale.
In giro non c'era nessuno che potesse vederla, a parte alcuni quadrupedi eccezionalmente cretini che non avevano la più pallida idea ci cosa fosse quell'affare e non sapevano nemmeno se erano tenuti a capire che cosa fosse, se fosse roba commestibile o che altro.
Così fecero quel che facevano in tutte le occasioni, cioè scapparono via e cercarono di nascondersi uno sotto l'altro, un'impresa che non riusciva mai bene

(Traduzione: Laura Serra)

Mostly Harmless
The history of the Galaxy has got a little muddled, for a number of reasons: partly because those who are trying to keep track of it have got a little muddled, but also because some very muddling things have been happening anyway.
One of the problems has to do the speed of light and the difficulties involved in trying to exceed it. You can't. Nothing travels faster than the speed of light with the possible exception of bad news, which obeys its own special laws.
Praticamente innocuo
La storia della Galassia si è un po' ingarbugliata per diverse ragioni: in parte perché chi cerca di tenersene al corrente si è un po' ingarbugliato, e in parte perché, obiettivamente, sono successe cose che rendono tutto molto ingarbugliato.
Uno dei problemi riguarda la velocità della luce e le difficoltà che comporta il tentare di superarla. Non la si può superare. Biente viaggia più in fretta della velocità della luce, con la possibile eccezione delle cattive notizie, che seguono leggi specifiche.

(Traduzione: Laura Serra)


Henry Adams (1838-1918)

The Education of Henry Adams
Under the shadow of Boston State House, turning its back on the house of John Hancock, the little passage called Hancock Avenue runs, or ran, from Beacon Street, skirting the State House grounds, to Mount Vernon Street, on the summit of Beacon Hill; and there, in the third house below Mount Vernon Place, February 16, 1838, a child was born, and christened later by his uncle, the minister of the First Church after the tenets of Boston Unitarianism, as Henry Brooks Adams.
L'educazione di Henry Adams
All'ombra della Boston State House, in direzione della casa di John Hancock, il piccolo passaggio chiamato Hancock Avenue si dirige, o si dirigeva, da Beacon Street, fiancheggiando la base della State House, verso Mount Vernon Place, sulla sommità di Beacon Hill; là, nella terza casa sotto Mount Vernon Place, il 16 febbraio 1838, nacque un bambino, che fu subito dopo battezzato dallo zio, pastore della Chiesa che seguiva i principi dell'Unitarismo di Boston, con il nome di Henry Brooks Adams.


Herbert Adams (1874-1958)

A Word of Six Letters (Una parola di otto lettere)
"La sua prima crociera?".
"La prima e probabilmente l'ultima".
"Non si diverte?".
"Adoro ogni momento, ma quando torno a casa incomincio a lavorare, e i transatlantici non rientrano nel quadro".
"Peccato. In verità anch'io ho qualcosa di nuovo che mi aspetta al mio rientro".
"Che strana coincidenza!", commentò lei ridendo. Poi tra loro cadde il silenzio.
Era metà luglio, la terza notte di crociera.

(Traduzione: Marisa Castino Bado)


Poppy Adams (19??)

The Behaviour of Moths (La danza delle falene)
Sono le due meno dieci e sto aspettando la mia sorellina, Vivi, dall'una e mezza. Alla fine ha deciso di tornare.
Guardo fuori dalla finestra del primo piano - una finestra di pietra ad arco, come quelle delle chiese - il viso contro le losanghe del vetro a piombo. Intravedo per un attimo il mio occhio che mi osserva, seminascosto da una ciocca di capelli grigi. Non ho l'abitudine di guardarmi allo specchio e quell'occhio che mi fissa basta a gettarmi nell'imbarazzo, come se fosse lì per giudicarmi.

(Traduzione: Massimo Ortelio)


Armando Adolgiso (1940)

Film senza Film
Dopo aver a lungo riluttato, decisi di scrivere un romanzo. Era di Venerdì 17. Finire di riluttare proprio di Venerdì 17!
Mi chiedevo se il verbo riluttare significasse provare nuovi lutti, quindi portasse jella, oppure resistere allo svolgimento d'un compito, ed esprimesse saggezza, giacché riluttare a comporre romanzi è cosa di buon senso.


Luisa Adorno (Mila Curradi) (1921)

Le dorate stanze
È stato ieri, al telefono: "Hai saputo di Valeria?" un tuffo, un vuoto improvviso nello stomaco. Ho dimenticato persino che la voce della Berta crea spesso aspettative sproporzionate. Infatti non eri morta, ti sei soltanto operata, di una sciocchezza, per di più. Ho detto che ti avrei scritto. Le sarò sembrata affettuosa e formale, invece ero già risentita, non con lei, con te. Ti sembra giusto che io debba avere tue notizie dalla Berta solo perché avete passato qualche anno insieme a Ginevra?
Se ti scrivo non è soltanto per affetto, né per forma, né, tantomeno, perché immagino le tue pallide mani a mestola poggiate sulle coltri o il tuo parlare ai medici, già con la bocca tutta da una parte, già di profilo, come hai sempre fatto per civetteria, nel tentativo di mascherare, compiacendola, la parabola dell'occhio storto.


Simonetta Agnello Hornby (1945)

Boccamurata
Il cane graffiava contro la porta a vetri. Il sole colpiva i rami degli alberi e rimbalzava incandescente sulle foglie; un fascio di luce vi berciava in mezzo agli argenti sulla credenza alla parete.
Tito si tolse le sbavature di salsa intorno alla bocca. Passava e ripassava il bordo del tovagliolo sulle labbra serrate, come in un massaggio; poi stese il quadrato di lino sulle gambe e lo lisciò con il palmo delle mani.
Suo figlio santi era di fronte a lui, all'altro capotavola, come nelle sedute del consiglio d'amministrazione del pastificio: bastava un'occhiata per capirsi al volo; alla destra del figlio, la zia. Tito indugiò con lo sguardo su ognuno dei cinque nipotini. Un giorno anche loro avrebbero partecipato a quelle sedute insieme a lui: in fondo era giovane, compiva sessantanni.

La Mennulara
Il dottor Mendicò improvvisamente si sentì stanchissimo, con le gambe indolenzite e le braccia formicolanti. Era rimasto nella stessa posizione per più di un'ora, le mani della Mennulara strette fra le sue, accarezzandole le dita con un movimento circolare e delicato, incessante. Sollevò la mano destra, lasciando a palma aperta sul lenzuolo la sinistra, su cui poggiavano quelle ancora tiepide della defunta.
Era un momento solenne, che conosceva bene e sempre lo emozionava, l'ultimo compito di un medico sconfitto dalla morte. Le chiuse le palpebre delicatamente. Poi le rassettò le mani intrecciandole le dita, gliele pose con cura sullo sterno, riordinò il lenzuolo tirandolo su fino a coprirle le spalle e finalmente si alzò per comunicare agli Alfallipe la morte della Mennulara.

La zia marchesa
La nobiltà palermitana attraversava un periodo di rinascita, c'erano germogli di maggior cultura e responsabilità civica. Costanza doveva sposare un aristocratico e vivere a Palermo, frequentare i teatri, viaggiare, conoscere i suoi pari. Il padre le prospettò il matrimonio in questi termini: "Sei ricca e sarai padrona. Voglio per te un matrimonio combinato a tuo gradimento, così che tu sia felice, come lo sono stato io con tua madre". Che scegliesse lei, l'avrebbe portata a Palermo per conoscere giovani nobili. Era stato lapidario: doveva avvenire presto, voleva morire certo che lei fosse sistemata. Costanza, alle cui orecchie il verbo "scegliere" suonava oscuro e minaccioso, doveva obbedire, e acconsentì.


Sant'Agostino (Agostino Aurelio) (354-430)

Confessionum libri XIII
Magnus es, domine, et laudabilis valde: magna virtus tua et sapientiae tuae non est numerus. et laudare te vult homo, aliqua portio creaturae tuae, et homo circumferens mortalitatem suam, circumferens testimonium peccati sui et testimonium, quia superbis resistis. et tamen laudare te vult homo, aliqua portio craturae tuae, tu exicitas, ut laudare te delected, quia fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te, da mihi, domine, scire et intellegere, utrum sit prius invocare te an laudare te et scire te prius sit an invocare te.
Le confessioni
Grande sei , o Signore, degno di somma lode; grande è la tua potenza, senza limiti la tua sapienza. L'uomo vuol cantare le tue lodi, l'uomo, particella della tua creazione, che porta seco il peso della sua natura mortale, del suo peccato, la certezza che Tu resisti ai superbi. Eppure l'uomo, particella della tua creazione, vuol cantare le tue lodi. Tu lo sproni, affinché gusti la gioia del lodarti, poiché ci hai creati per Te e il nostro cuore non ha pace fino a che non riposi in Te. Dammi grazia, o Signore, di conoscere appieno se prima ti si debba invocare o lodare; se la conoscenza di Te debba precedere l'invocazione.

(Traduzione: Carlo Vitali)


Milena Agus (1959)

Mal di pietre
Nonna conobbe il Reduce nell'autunno del 1950.
Arrivava da Cagliari per la prima volta in Continente. Doveva compiere quarant'anni, senza bambini perché su mali de is perdas glieli faceva sempre abortire nei primi mesi. Allora, con il suo soprabito a sacchetto e le scarpe alte coi lacci e la valigia del marito quando era sfollato in paese, fu mandata alle Terme per curarsi.


Pamela Aidan (1953)

An Assembly Such as This
Fitzwilliam George Alexander Darcy rose from his seat in the Bingley carriage and reluctantly descended to earth before the assembly hall above the only inn to which the small market town of Meryton could lay claim. A windows from the hall above opened, allowing the lively but poorly executed music of a country dance to invade the serenity of the night air. Grimacing, he looked down at the hat in his hands and then, with a sigh, positioned it at precisely the correct angle on his head.
Per orgoglio e per amore
Fitzwilliam George Alexander Darcy si alzò dal divanetto della carrozza di Bingley e mise riluttante il piede a terra. Erano davanti alla sala delle feste situata al piano superiore dell'unica locanda che potesse vantare il centro agricolo commerciale di Meryton. Lassù si aprì una finestra, lasciando che la musica di una contraddanza, briosa ma di mediocre esecuzione, dilagasse nella quieta aria notturna. Con una smorfia, abbassò lo sguardo sul cappello che aveva tra le mani e poi, sospirando, lo collocò sul capo proprio nella giusta angolatura.

(Traduzione: Bruno Amato)

Duty and Desire (Tra dovere e desiderio)
"Per Lui che vive e regna con Te e lo Spirito Santo, ora e per sempre. Amen."
Darcy recitò l'orazione della prima domenica d'Avvento, il libro di preghiere chiuso con il pollice a segnare la pagina, in piedi, solo, nel banco di famiglia della chiesa di St***. L'alba era spuntata riluttante, determinata ad ammantare il proprio sorgere con una nebbia estratta dalla terra coperta di neve, che s'insinuava, fredda e impietosa, nelle ossa di uomini e bestie e sembrava aggrapparsi alle pietre stesse del santuario. Darcy rabbrividì.

(Traduzione: Bruno Amato)

These Three Remain
"Height-up, there!" James the coachman's voice rang out in its familiar timbre, urging the team pulling Darcy's travelling coach to put to their harnesses and take them through the tollgate out of London and on to the road to Kent. Darcy relaxed into the green velvet squabs as the coach was pulled smoothly forward under James's expert whip. He flicked a glance at his cousin, who sat opposite him with his nose buried in the Post. The Peninsular War was heating up once more, with General Wellesley, now Earl of Wellington, again laying siege to Badajoz.
Quello che resta
"Arrì, forza laggiù!" Il timbro familiare della voce di James il cocchiere risuonò nell'aria a incitare i cavalli della carrozza da viaggio di Darcy mentre superavano la porta daziaria di Londra e imboccavano la via maestra per il Kent. Darcy si rilassò sul velluto verde del divanetto imbottito mentre il veicolo procedeva senza scosse sotto l'esperta frusta di James. Scoccò un'occhiata al cugino che sedeva di fronte a lui, il naso affondato nel "Post". Il conflitto armato in Spagna stava tornando a infiammarsi intorno al nuovo assedio che il generale Wellesley, ora duca di Wellington, aveva stretto intorno a Badajoz.

(Traduzione: Bruno Amato)


William Harrison Ainsworth (1805-1882)

The Fortress of Saguntum (La fortezza di Sagunto)
Durante un viaggio attraverso le province orientali della Spagna mi fermai un po' più a lungo a Valenza per visitare le rovine di Murviedro, l'antica Sagunto. E una bella mattina di buon'ora salii su per le pendici dei monti in cima ai quali si trovano i resti dell'antica città che si protendono verso il Mediterraneo e che separano le vallate di Valenza e Almenara.
Ammiravo con entusiasmo le bellezze che mi circondavano - uno spettacolo di dolce perfezione da qualsiasi parte mi voltassi: a est in lontananza la distesa blu dell'oceano increspato di bianco, scintillante sotto i raggi del sole nascente; a nord e a sud le due vallate immerse nella stessa luce radiosa.

(Traduzione: Chiara Zanolli)


B. Akunin (Grigori Tchkhartichvili) (1956)

Decorator (Il decoratore)
Erast Petrovic Fandorin, impiegato per gli incarichi speciali presso il generale-governatore di Mosca, funzionario di sesto rango nella scala gerarchica imperiale, cavaliere di svariati ordini russi e stranieri, stava vomitando fuori l'anima.
L'esile viso del consigliere di collegio, di un pallore bluastro, era stravolto da una smorfia di sofferenza. Una mano, avvolta in un bianco guanto di capretto dai bottoncini d'argento, era stretta al petto, l'altra fendeva convulsamente l'aria... con questo gesto poco persuasivo Erast Petrovic voleva tranquillizzare il suo assistente, come dire: non è nulla, sciocchezze, adesso mi passa. Però, a giudicare dalla durata e dallo strazio degli spasmi, non erano affatto sciocchezze.

(Traduzione: Mirco Gallenzi

Pelagija i belyj bul'dog (Pelagija e il bulldog bianco)
Dovete sapere che per la festa del Salvatore delle mele, quando il cielo comincia a volgere dall'estate all'autunno, la nostra città subisce di solito una vera invasione di cicale, per cui la notte non c'è verso di addormentarsi: ovunque risuonano trilli, le stelle sono basse all'orizzonte, e la luna è sospesa appena sopra i campanili, simile a una delle nostre rinomate mele "panna", che i mercanti locali forniscono anche alla corte dello zar, e portano perfino alle fiere europee. Se qualcuno potesse guardare Zavolzsk dalle sfere celesti, donde si effondono i raggi degli astri notturni, al fortunato, probabilmente, si presenterebbe lo spettacolo di un regno incantato: il Fiume che scintilla pigramente, i tetti rilucenti, il baluginare dei lampioni a gas..., e sopra tutto questo gioco di luci diverse, il coro argentino delle cicale.
(Traduzione: Emanuela Guercetti)


Alain-Fournier (Henri-Alban Fournier) (1886-1914)

Le grand Meaulnes
Il arriva chez nous un dimanche de novembre 189...
Je continue à dire "chez nous", bien que la maison ne nous appartienne plus. Nous avons quitté le pays depuis bientôt quinze ans et nous n'y reviendrons certainement jamais.
Nous habitions les bâtiments du Cours Supérieur de Sainte-Agathe. Mon père, que j'appelais M. Seurel, comme les autres élèves, y dirigeait à la fois le Cours Supérieur, où l'on préparait le brevet d'instituteur, et le Cours Moyen. Ma mère faisait la petite classe.
Une longue maison rouge, avec cinq portes vitrées, sous des vignes vierges, à l'extrémité du bourg; une cour immense avec préaux et buanderie, qui ouvrait en avant sur le village par un grand portail; sur le côté nord, la route où donnait une petite grille et qui menait vers La Gare, à trois kilomètres; au sud et par derrière, des champs, des jardins et des près qui rejoignaient les faubourgs... tel est le plan sommaire de cette demeure où s'écoulèrent les jours les plus tourmentés et le plus chers de ma vie - demeure d'où partirent et où revinrent se briser, comme des vagues sur un rocher désert, nos aventures.
Il grande Meaulnes
Arrivò a casa nostra una domenica di novembre del 189...
Continuo a dire "a casa nostra" anche se la casa non ci appartiene più. Abbiamo lasciato il paese da quasi quindici anni e certo non ci torneremo mai più.
Allora abitavamo l'edificio del Corso Superiore di Sant'Agata. Mio padre, che io chiamavo Signor Seurel come tutti gli altri allievi, dirigeva tanto il Corso Superiore, per il diploma di maestro, quanto il Corso Medio. Mia madre insegnava nelle classi elementari.
Una lunga casa rossa, all'estremità del paese, con cinque porte a vetri e rampicanti di vite vergine; un cortile smisurato, con portico e lavanderia, che apriva verso il villaggio un grande portone; a nord un cancelletto sulla strada per la stazione distante tre chilometri; a sud e dietro, campi, giardini, prati che arrivavano a toccare i sobborghi: ecco l'aspetto sommario di quella casa dove passai i giorni più tormentosi e dolci della mia vita dalla quale si gonfiarono, per ritornare poi a spezzarsi come onde su uno scoglio solitario, le nostre avventure.

(Traduzione: Giuliano Gramigna)


Roberto Alajmo (1959)

Repertorio dei pazzi della città di Palermo
Una, una volta, in via Torino si tolse le scarpe, le gettò via e cominciò a correre cantando fino a quando sparì sotto l'arco di Cutò.
Uno, il principe di Fitalia, la mattina salutava tutti e andava a pescare nei canali sotterranei che secondo la leggenda si trovano fra via Marchese di Villabianca e via Autonomia siciliana.
Tornava a casa con certi pesci che nessuno aveva mai visto, bianchi e ciechi.


Rabih Alameddine (1959)

Un Unnecessary Woman (La traduttrice)
Si direbbe che stessi pensando ad altro mentre mi lavavo i capelli tingendoli di blu, e di certo due bicchieri di vino rosso non aiutarono al mia concentrazione.
Lascia che ti spieghi.
Innanzitutto, ecco cosa dovresti sapere di me: in casa ho soltanto uno specchio, e macchiato, per giunta. Sono pignola nelle pulizie, si potrebbe dire persino compulsiva - il lavello è di un bianco immacolato, coi rubinetti scintillanti color bronzo - eppure mi ricordo raramente di pulire lo specchio. Non credo si debba consultare Freud o uno dei suoi tirapiedi per capire che qui c'è un problema.

(Traduzione: Licia Vighi)


Pedro Antonio de Alarcón y Ariza (1833-1891)

El capitan Veneno
La tarde del 26 de marzo de 1848 hubo tiros y cuchilladas en Madrid entre un puñado de paisanos que, al expirar, lanzaban el hasta entonces extranjero grito de ¡Viva la República!, y el Ejército de la Monarquía española (traído ó creado por Ataulfo, reconstituído por D. Pelayo y reformado por Trastamara), de que á la sazón era jefe visible, en nombre de Doña Isabel II, el Presidente del Consejo de Ministros y Ministro de la Guerra, D. Ramón María Narváez...
Y basta con esto de historia y de política, y pasemos á hablar de cosas menos sabidas y más amenas, á que dieron origen ó coyuntura aquellos lamentables acontecimientos.
Capitan Veleno
Nel pomeriggio del 26 marzo 1848 vi furono scontri a fucilate e all'arma bianca a Madrid tra un pugno di cittadini che morendo lanciavano il grido, straniero fino a quel momento per gli spagnoli, di "Viva la Repubblica!" e l'Esercito della Monarchia spagnola (portato da Ataulfo con i suoi goti o forse da lui stesso creato, ricostituito da don Pelagio e riformato poi dal Trastamara), del quale era allora capo effettivo in nome di donna Isabella II, il presidente del Consiglio dei ministri e ministro della Guerra, don Ramón María Narváez...
E facciamo il punto con queste notizie ad ogni trattazione storica e politica, e passiamo a parlare di cose meno risapute e più amene, alle quali diedero origine o piuttosto occasione quegli incresciosi avvenimenti.

(Traduzione: Antonio Gasparetti)


Leon Battista Alberti (1404-1472)

Deifira
Leggetemi, amanti, e riconoscendo qui meco i vostri errori, diventerete o più dotti ad amare o molto più prudenti a fuggire amore. E se leggendo forse qualche sospiro o lacrima vi tiene, siavi conforto poi che altrui ancora pruova quel che voi leggete. Né sia chi stimi conoscere amore, se può tutto leggermi senza qualche poco sospirare; ancora sarà chi me leggerà lacrimando. Ma provate, amanti, e meco scorgete quanto in voi possa amore. E credo imparerete qualche utilità a vivere amati e pregiati da' vostri cittadini

Ecatonfilea
A questi dì in villa per raffermarmi fiacco da quelle febbri, in quali alquanti dì prima era giaciuto, me essercitava saettando, ove tu, Nerozzo mio dolcissimo, fra gli altri quali io amo, mi venisti a mente, e ricorda'mi quanto cavalcando e in ogni virile destrezza teco me solea giovenetto molto essercitare. Desiderava per qualche pochi dì poterti storre da questi tuoi amori quali te, credo, tengono pur certo occupato. So io che ogni animo gentile amando tanto ama quanto e' può. Ma poi ch'io mi ravidi ogni cosa potere l'amante salvo che durare sanza spesso rivedere chi egli ama, diliberai per satisfare a' piaceri miei non volerti essere grave.

Della famiglia
Repetendo a memoria quanto per le antique istorie e per ricordanza de' nostri vecchi insieme, e quanto potemmo a' nostri giorni come altrove cosí in Italia vedere non poche famiglie solere felicissime essere e gloriosissime, le quali ora sono mancate e spente, solea spesso fra me maravigliarmi e dolermi se tanto valesse contro agli uomini la fortuna essere iniqua e maligna, e se cosí a lei fosse con volubilità e temerità sua licito famiglie ben copiose d'uomini virtuosissimi, abundante delle preziose e care cose e desiderate da' mortali, ornate di molta dignità, fama, laude, autoritate e grazia, dismetterle d'ogni felicità, porle in povertà, solitudine e miseria, e da molto numero de' padri ridurle a pochissimi nepoti, e da ismisurate ricchezze in summa necessità, e da chiarissimo splendore di gloria somergerle in tanta calamità, averle abiette, gittate in tenebre e tempestose avversità.

De iciarchia
Io tornava dal tempio su alto di San Miniato dove parte per satisfare alla religione, parte per affermarmi a sanità, era mio uso non raro conscendere a essercitarmi. In via sul ponte presso all'Oratorio postovi da' nostri Alberti trovai Niccolò Cerretani e Paulo Niccolini, omini certo prudenti e moderati e a me benivolentissimi. Salutammoci insieme, e disse Niccolò: - A' prossimi dì passati le molte piove e la molestia de' venti ci tenne in casa e non potemmo visitarti. Oggi questo lieto sole ci piacque. Venavamo a te. Dissonci que' tuoi dove tu eri, ma ci parse tardi uscire lassù a ritrovarti. Però ci fermammo qui per aspettarti mirando questo fiume già molto escresciuto e 'nviato a crescere ancora più.

De pictura
De pictura his brevissimis commentariis conscripturi, quo clarior sit nostra oratio, a mathematicis ea primum, quae ad rem pertinere videbuntur, accipiemus. Quibus quidem cognitis, quoad ingenium suppeditabit, picturam ab ipsis naturae principiis exponemus. Sed in omni nostra oratione spectari illud vehementer peto non me ut mathematicum sed veluti pictorem hisce de rebus loqui. Illi enim solo ingenio, omni seiuncta materia, species et formas rerum metiuntur. Nos vero, quod sub aspectu rem positam esse volumus, pinguiore idcirco, ut aiunt, Minerva scribendo utemur. Ac recte quidem esse nobiscum actum arbitrabimur si quoquo pacto in hac plane difficile et a nemine quod viderim alio tradita litteris materia, nos legentes intellexerint. Peto igitur nostra non ut puro a mathematico sed veluti a pictore tantum scripta interpretentur.
De pictura
Scrivendo de pictura in questi brevissimi comentari, acciò che 'l nostro dire sia ben chiaro, piglieremo dai matematici quelle cose in prima quale alla nostra matera apartengano; e conosciutole, quanto l'ingegno ci porgerà, esporremo la pittura dai primi principi della natura. Ma in ogni nostro favellare molto priego si consideri me non come matematico ma come pittore scrivere di queste cose. Quelli col solo ingegno, separata ogni matera, mesurano le forme delle cose. Noi, perché vogliamo le cose essere poste da vedere, per questo useremo quanto dicono più grassa Minerva, e bene stimeremo assai se in qualunque modo in questa certo difficile e da niuno altro che io sappi descritta matera, chi noi leggerà intenderà. Adunque priego i nostri detti sieno come da solo pittore interpretati.

Intercoenales (Intercenali)
Ho iniziato a raccogliere le mie Intercenali in piccoli libri, così che possano essere lette più facilmente mentre si mangia e si beve. Tu, carissimo Paolo, curi corpi malati come fanno tutti gli altri medici, con medicine amare che provocano anche disgusto, ma io, con i miei scritti, fornisco un modo per alleviare le malattie della mente, che produce riso e allegria. In tutte le mie Intercenali voglio che i miei lettori vedano come io abbia soprattutto voluto renderli partecipi della mia arguzia e abbia cercato argomenti adatti ad alleviare le loro più serie preoccupazioni.
(Traduzione: Ida Ghirella)


Edoardo Albinati (1956)

La scuola cattolica
Fu Arbus ad aprirmi gli occhi. Non che prima li tenessi chiusi, ma di quello che i miei occhi vedevano non potevo affatto essere sicuro, forse erano immagini proiettate per illudermi o rassicurarmi, e io non ero capace di nutrire dubbi sullo spettacolo che mi veniva offerto ogni giorno e che viene chiamato la vita.

Tuttalpiù muoio
Nasco come tutti dalla mamma, come tutti a sette mesi dopo che la mamma per sbaglio si versa dell'acqua bollente sul pancione.
Neppure la pancia della mamma era un posto sicuro.
Nasco terrorizzato.
Stavo nel mio bel mondo, nella pancia della mamma, quel mondo perfetto, dove io solo ci stavo, tranquillo a vivere e galleggiare, con il calore di un corpo tutto intorno e come cielo carne, la volta celeste era un immenso corpo che mi portava a spasso.

Vita e morte di un ingegnere
Mio padre non amava la musica. Anzi si può dire che la odiasse. Nessuno lo aveva mai sentito cantare una sola nota, non aveva mai posseduto un giradischi o una radio, ed è inutile dire che non sapeva suonare uno strumento Né si era mai recato a un concerto, ma non perché non gli piacesse uscire la sera o frequentare i luoghi pubblici, era proprio che con tutto il suo cuore e spontaneamente odiava la musica.


Louisa May Alcott (1832-1888)

Little Women
"Christmas won't be Christmas without any presents," grumbled Jo, lying on the rug.
"It's so dreadful to be poor!" sighed Meg, looking down at her old dress.
"I don't think it's fair for some girls to have plenty of pretty things, and other girls nothing at all," added little Amy, with an injured sniff.
"We've got Father and Mother, and each other," said Beth contentedly from her corner.
The four young faces on which the firelight shone brightened at the cheerful words, but darkened again as Jo said sadly, "We haven't got Father, and shall not have him for a long time." She didn't say "perhaps never," but each silently added it, thinking of Father far away, where the fighting was.
Piccole donne
– Natale non sarà Natale senza regali, – brontolò Jo, stesa sul tappeto.
– Brutto guaio essere poveri, – commentò con un sospiro Meg facendo scivolare lo sguardo sul suo vecchio vestito.
– È un’ingiustizia, dico io, che tante ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre niente, – aggiunse la piccola Amy, tirando su col naso per il dispetto.
– Abbiamo il papà e la mamma, però, e ciascuna di noi ha tre sorelle, – disse Beth dal suo angolino con aria soddisfatta.
Le sagge parole della ragazzina rischiararono i quattro giovani visetti su cui guizzava a tratti il riverbero del fuoco acceso nel caminetto, ma subito le espressioni tornarono a incupirsi quando Jo riattaccò in tono amaro: – Veramente il papà non ce l’abbiamo, al momento. E non lo avremo per molto tempo ancora.
Non disse «forse mai piú», ma quel pensiero passò lo stesso nella mente di ognuna di loro perché il papà era lontano e sui campi di battaglia.

(Traduzione: Luca Lamberti)

Little Women married or Good Wives
In order that we may start afresh and go to Meg's wedding with free minds, it will be well to begin with a little gossip about the Marches. And here let me premise that if any of the elders think there is too much "lovering" in the story, as I fear they may (not afraid the young folks will make that objection), I can only say with Mrs. March, "What can you expect when I have four gay girls in the house, and a dashing young neighbour over the way?"
The three years that have passed have brought but few changes to the quiet family. The war is over, and Mr. March safely at home, busy with his books and the small parish which found in him a minister by nature as by grace. A quiet, studious man, rich in the wisdom that is better than learning, the charity which calls all mankind "brother," the piety that blossoms into character, making it august and lovely.
Piccole donne crescono
Per poter riprendere in tutta calma il filo della nostra storia, e arrivare cosí alle nozze di Meg con la mente libera da curiosità insoddisfatte, sarà bene dare un’occhiata alle vicende accadute durante il periodo appena trascorso. E qui lasciatemi dire che se qualcuno dei lettori piú in là con gli anni trova che gli avvenimenti che mi accingo a narrare siano un po’ troppo sdolcinati (sono sicura che i giovani non faranno certo obiezioni del genere) non potrò che rispondergli citando un frase della signora March: «Che cos’altro ci si deve aspettare quando in casa ci sono quattro ragazze piene di vita e, proprio di fronte, un vicino tanto giovane e affascinante?»
Quei tre anni non avevano portato che pochi cambiamenti nella vita della quieta famiglia. La guerra si era finalmente conclusa e il signor March, tornato sano e salvo, divideva la sua vita fra i libri e la piccola parrocchia che aveva trovato in lui un ministro davvero ideale per dedizione, calore umano e fervore; era infatti un uomo tranquillo, studioso, ricco di quella saggezza che vale piú di qualsiasi erudizione, di quella carità che sola fa chiamare gli altri «fratelli» e di quella devozione che sa suscitare ovunque amore e stima.

(Traduzione: Luca Lamberti)

Little Men
"Please, sir, is this Plumfield?" asked a ragged boy of the man who opened the great gate at which the omnibus left him.
"Yes. Who sent you?"
"Mr. Laurence. I have got a letter for the lady."
"All right; go up to the house, and give it to her; she'll see to you, little chap."
The man spoke pleasantly, and the boy went on, feeling much cheered by the words. Through the soft spring rain that fell on sprouting grass and budding trees, Nat saw a large square house before him a hospitable-looking house, with an old-fashioned porch, wide steps, and lights shining in many windows. Neither curtains nor shutters hid the cheerful glimmer; and, pausing a moment before he rang, Nat saw many little shadows dancing on the walls, heard the pleasant hum of young voices, and felt that it was hardly possible that the light and warmth and comfort within could be for a homeless "little chap" like him.
Piccoli uomini
Il ragazzino lacero, appena sceso dall’omnibus, s’avvicinò all’uomo che stava spalancando il grande cancello.
– Scusi, signore... È questa Plumfield?
– Sí, giovanotto. Ti manda qualcuno?
– Il signor Laurence. Mi ha dato una lettera per la signora Bhaer.
– E allora entra, coraggio. Va’, consegna la lettera e vedrai che sarai ricevuto con tutti gli onori.
Il tono dell’uomo era bonario e il ragazzino, incoraggiato da quelle parole gentili, s’incamminò di buon passo sotto la pioggerella primaverile che bagnava l’erbetta e le prime gemme che ammiccavano sui rami degli alberi. Nat riusciva a vedere la casa in fondo al viale: un vasto edificio dalla sagoma quadrata, il porticato di stile antiquato, una larga scalinata a padiglione all’ingresso e molte finestre illuminate che le conferivano un’aria ospitale. E poiché queste non erano schermate né da imposte né da tendine, nell’attimo di esitazione prima di bussare Nat poté scorgere oltre i vetri delle piccole ombre danzare sulle chiare pareti, accompagnate da un allegro brusio di voci giovanili. E allora gli parve incredibile che quella luce, quel tepore, quell’atmosfera di benessere potessero accogliere un piccolo disgraziato come lui.

(Traduzione: Luca Lamberti)

Jo's Boys
"If anyone had told me what wonderful changes were to take place here in ten years, I wouldn't have believed it," said Mrs Jo to Mrs Meg, as they sat on the piazza at Plumfield one summer day, looking about them with faces full of pride and pleasure.
"This is the sort of magic that money and kind hearts can work. I am sure Mr Laurence could have no nobler monument than the college he so generously endowed; and a home like this will keep Aunt March's memory green as long as it lasts," answered Mrs Meg, always glad to praise the absent.
"We used to believe in fairies, you remember, and plan what we'd ask for if we could have three wishes. Doesn't it seem as if mine had been really granted at last? Money, fame, and plenty of the work I love," said Mrs Jo, carelessly rumpling up her hair as she clasped her hands over her head just as she used to do when a girl.
I ragazzi di Jo
– Se qualcuno mi avesse detto quali straordinari cambiamenti ci sarebbero stati qui, in dieci anni, non ci avrei creduto, – disse la signora Jo alla signora Meg mentre sedevano sotto il portico di Plumfield un giorno d’estate, guardandosi intorno piene di soddisfazione e di orgoglio.
– Questa è la magia che i soldi e il cuore generoso possono creare. Sono sicura che il signor Laurence non potrebbe avere monumento piú nobile del collegio che ha cosí generosamente lasciato in eredità; e una casa come questa, finché esisterà, manterrà sempre viva la memoria di zia March, – rispose la signora Meg sempre contenta di lodare gli assenti.
– Credevamo alle fate, ti ricordi? E pensavamo a che cosa avremmo chiesto se avessimo potuto vedere esauditi tre nostri desideri. Non sembra anche a te che il mio si sia davvero avverato finalmente? Ho il danaro, la fama e un sacco di lavoro che amo fare, – disse la signora Jo, passandosi distrattamente le mani fra i capelli ed arruffandoli come faceva sempre quand’era una ragazza.

(Traduzione: Luca Lamberti)

The Inheritance (L'eredità)
In un verde parco, dove gruppetti di cervi dagli occhi languidi erano sdraiati a riposare sotto alberi cascanti e la limpida distesa del lago faceva da specchio ai fiori che crescevano sulle rive, lì sorgeva, imponente, la dimora di Lord Hamilton, per metà castello e per metà magione. Qua e là spuntava qualche vecchia torretta grigia o un arco ricoperto d'edera, mentre i giardini fioriti che circondavano la casa e i balconi inondati di sole aggiungevano eleganza e bellezza all'antico castello in rovina, rendendolo un'abitazione armonica e gradevole.
(Traduzione: Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci)

A Long Fatal Love Chase
"I tell you I cannot bear it! I shall do something desperate if this life is not changed soon. It gets worse and worse, and I often feel as if I'd gladly sell my soul to Satan for a year of freedom."
An impetuous young voice spoke, and the most intense desire gave force to her passionate words as the girl glanced despairingly about the dreary room like a caged creature on the point of breaking loose. Books lined the walls, loaded the tables and lay piled about the weird, withered old man who was her sole companion. He sat in a low, wheeled chair from which his paralyzed limbs would not allow him to stir without help.
Un lungo fatale inseguimento d'amore
"Vi dico che non lo sopporto! Farò un gesto disperato se questa vita non cambia presto. Non fa che peggiorare, e spesso sento che sarei disposta a vendere l'anima al Demonio in cambio di un anno di libertà!"
Era stata una giovane voce impetuosa a parlar e un intenso desiderio infondeva forza a quelle parole appassionate, mentre la ragazza si guardava intorno angosciata in quella stanza tetra, come una creatura in gabbia sul punto di liberarsi. Le pareti erano coperte di libri, libri s'ammucchiavano sui tavoli e tutt'intorno al suo unico compagno, un vecchio incartapecorito e inquietante. Questi sedeva su una sedia a rotelle dalla quale gli arti paralizzati non gli permettevano d'alzarsi senza aiuto.

(Traduzione: Rossella Bernascone)


Brian Wilson Aldiss (1925)

Supertoys Last All Summer Long (Supertoys che durano tutta l'estate)
Nel giardino della signora Swinton era sempre estate. I delicati alberi di mandorlo che gli facevano ombra erano sempre in fiore. Monica Swinton staccò una rosa color dello zafferano e la mostrò a David.
- Non è incantevole? - gli chiese.
David la guardò e sorrise senza rispondere. Afferrò il fiore e corse lungo il prato, per scomparire dietro il canile, dove era in attesa il tosaerba-coltivaltore, pronto a potare, spazzare e accorrere dove era necessario. La signora Swinton rimase sola sull'impeccabile sentiero coperto di ghiaia di plastica.
"Eppure, ho sempre cercato di volergli bene" pensò.

(Traduzione: Riccardo Valla)


Shalom Alechem (Shalom Rabinowitz) (1849-1916)

From the Fair
Everyone wants to compare a man's life to something. For example, a carpenter once said, "Man is like a carpenter. A carpenter lives and lives until he dies - and so does man." A shoemaker once opined that a man's life is like a pair of boots. Once the soles wear away - you can kiss them good-bye. And it's quite natural for a coachman to compare man's life to - forgive the comparison - a horse.
So don't be surprised if a man like me, who has gone through the ups and downs of half a century and is about to write his autobiography, compares his past to a fair.
Tornando dalla fiera
Tutti si sentono indotti a paragonare la vita di un uomo a qualcosa. Una volta, per esempio, un falegname ha detto: "L'uomo è come un falegname. Un falegname cosa fa? Vive, vive, fino al giorno in cui muore. E un uomo fa altrettanto." Un giorno un calzolaio ha avanzato l'idea che la vita di un uomo sia come un paio di scarpe. Quando le suole si sono consumate, puoi salutarlo, e tante grazie. Ed è più che naturale per un carrettiere raffrontare la vita di un uomo scusate il paragone - a un cavallo.
Non stupitevi dunque che un uomo come me, accingendosi a scrivere la propria biografia dopo aver vissuto le alterne vicende di cinquant'anni di vita, paragoni il passato a una fiera.

(Traduzione: Riccardo Mainardi)


Jean-Baptiste Le Rond d'Alembert (1717-1783)

Discours préliminaire de l'Encyclopédie
L' encyclopédie que nous présentons au public, est, comme son titre l'annonce, l'ouvrage d'une société de gens de lettres. Nous croirions pouvoir assûrer, si nous n'étions pas du nombre, qu'ils sont tous avantageusement connus, ou dignes de l'être. Mais sans vouloir prévenir un jugement qu'il n'appartient qu'aux savans de porter, il est au moins de notre devoir d'écarter avant toutes choses l'objection la plus capable de nuire au succès d'une si grande entreprise. Nous déclarons donc que nous n'avons point eu la témérité de nous charger seuls d'un poids si supérieur à nos forces, et que notre fonction d'éditeurs consiste principalement à mettre en ordre des matériaux dont la partie la plus considérable nous a été entierement fournie.
Discorso preliminare dell'Enciclopedia
L'enciclopedia che presentiamo al pubblico è, come annunciato dal titolo, l'opera di un gruppo di letterati. Saremmo in grado di assicurare, se non fossimo anche noi coinvolti, che essi sono tutti ampiamente conosciuti, o degni di esserlo. Ma, senza voler prevenire un giudizio che spetta solo ai lettori, è almeno nostro dovere escludere in anticipo quelle obiezioni che potrebbero nuocere al successo di una così considerevole impresa. Dichiariamo dunque di non avere assolutamente avuto l'ardire di andare oltre le nostre forze, e che la nostra funzione di curatori è stata principalmente quella di mettere in ordine materiali fornitici, per la maggior parte, da altri.


Sibilla Aleramo (Rina Faccio) (1876-1960)

Una donna
La mia fanciullezza fu libera e gagliarda. Risuscitarla nel ricordo, farla riscintillare dinanzi alla mia coscienza, è un vano sforzo. Rivedo la bambina ch'io ero a sei, a dieci anni, ma come se l'avessi sognata. Un sogno bello, che il menomo richiamo della realtà presente può far dileguare. Una musica, fors'anche: un'armonia delicata e vibrante, e una luce che l'avvolge, e la gioia ancora grande nel ricordo.


Juz Aleškovskij (1929)

Nikolaj Nikolaevič. Svetloe putesestvie v mracnom gadjusnike sovetskoj biologii. (Nikolaj Nikolaevič: il donatore di sperma. Viaggio illuminato all'interno dell'oscuro letamaio della biologia sovietica)
E ora stammi a sentire. So già che non ti annoierai. E se ti annoi, significa che sei proprio un coglione e non capisci un cazzo né di biologia molecolare né della mia storia. In confronto a te io sono un vero fustazzo, superequipaggiato, muovo i baffi che è una bellezza, ho una Moskvi#269; che, anche se vecchia, corre da dio; un appartamento che, ti prego di notare, lo stato mi ha dato gratis, e una moglie che presto si piglia pure la tesi di dottorato. Mia moglie, bisogna dirlo, è un enigma. Di un'oscurità più impenetrabile del mistero più profondo.
(Traduzione: Marco Dinelli)


Sherman Alexie (1966)

Indian Killer
The sheets are dirty. An Indian Health Service Hospital in the late sixties. On this reservation or that reservation. Any reservation, a particular reservation. Antiseptic, cinnamon, and danker odors. Anonymous cries up and down the hallways. Linoleum floors swabbed with gray water. Mop smelling like old sex. Walls painted white a decade earlier, now yellowed and peeling. Old Indian women in a wheelchair singing traditional songs to herself, tapping a rhythm on her armrest, right index finger tapping, tapping. Pause. Tap, tap. A phone ringing loudly from behind a thin door marked PRIVATE. Twenty beds available, twenty beds occupied. Waiting room where a young Indian man sits on a couch and holds his head in his hands. Nurses' lounge. two doctor's offices, and a scorched coffee pot. Old Indian man, his hair bright white and unbraided, pushing his I. V. bottle down the hallway. He is barefoot and confused, searching for a pair of moccasins he lost when he was twelve years old. Donated newspaper and magazines stacked in bundles, months and years out of date, missing pages. In one of the examining rooms, an Indian family of four, mother, father, son, daughter, all coughing blood quietly into handkerchiefs. The phone still ringing behind the PRIVATE door. A cinderblock building, thick windows that distort the view, pine trees, flagpole. A 1957 Chevy parked haphazardly, back door flung open, engine still running, back seat damp and bloodstained. Empty now.
Indian Killer
Lenzuola sporche. Un ospedale dell'Indian Health Service alla fine degli anni Sessanta. In una riserva qualsiasi. Una qualsiasi o una particolare. Antisettico, cinnamomo e altri odori più fradici. Su e giù per le corsie, grida anonime. Pavimenti in linoleum passati con acqua grigiastra. Lo straccio puzza di sesso rancido. Pareti imbiancate dieci anni prima, ormai scrostate e gialle. Una vecchia indiana su una sedia a rotelle canta a se stessa canti tradizionali battendo il tempo sul bracciolo, l'indice destro che batte, che batte. Pausa. Tap, tap. Un telefono squilla lacerante dietro un uscio sottile con la scritta PRIVATO. Venti letti disponibili, venti letti occupati. Sala d'aspetto, c'è un indiano giovane seduto su un divano con la testa tra le mani. La sala degli infermieri, due uffici dei dottori e una caffettiera bruciacchiata. Un vecchio indiano con i capelli bianchi lustri senza trecce spinge per la corsia l'ampolla della sua fleboclisi. È scalzo e confuso, cerca un paio di mocassini che ha perso quando aveva dodici anni. Cataste di giornali e riviste regalati da qualcuno, vecchi di mesi e anni, pagine mancanti. In uno degli ambulatori una famiglia di quattro indiani, madre, padre, figlio e figlia, tutti tossiscono silenziosamente sangue nei fazzoletti. Dietro la porta PRIVATO il telefono continua a squillare. Un edificio di calcestruzzo, finestre spesse che distorcono il paesaggio, pini, asta di bandiera. Una Chevrolet del 1957 parcheggiata alla carlona, il portellone spalancato, il motore ancora acceso, il sedile posteriore umido e macchiato di sangue. Adesso è vuota.

(Traduzione: Massimo Bocchiola)

Reservation Blues (Reservation Blues)
Danzando tutto solo, sentendomi niente bene
È da tanto che nessuno ha capito
Tutto quello che ho visto, è per questo che piango
E per cena ho avuto solo sonno

Sapete che sono solo, che sono tanto solo
Il mio cuore è vuoto e ho tanta fame
Per placare la mia fame mi basta
Qualsiasi cosa potete darmi, prego

(traduzione: Francesco Saba Sardi)


Felipe Alfau (1902-1999)

Locos (Locos)
Il mio amico Fulano era il meno importante degli uomini ed era questa la grande tragedia della sua vita. Era venuto a questo mondo con l'irremovibile intenzione di diventare famoso e aveva fallito completamente, divenendo la più oscura delle persone. Aveva tentato tutti gli stratagemmi possibili per acquistare importanza, popolarità, riconoscimento pubblico eccetera eccetera, e il mondo, con determinazione spietata, si era ostinatamente rifiutato perfino di riconoscere la sua esistenza.
Pare che la personalità di Fulano, se vogliamo concedergliene una, fosse avvolta in una nube di disattenzione che resisteva ai suoi attacchi quasi eroici per aprirvi una breccia.
Benché Fulano compisse sforzi inumani per farsi notare, la gente, immancabilmente, non si accorgeva di lui.

(Traduzione: Eva Kampmann)


Vittorio Alfieri (1749-1803)

Della tirannide
ALLA LIBERTÀ
Soglionsi per lo più i libri dedicare alle persone potenti, perché gli autori credono ritrarne chi lustro, chi protezione, chi mercede. Non sono, o DIVINA LIBERTÀ, spente affatto in tutti i moderni cuori le tue cocenti faville: molti ne'loro scritti vanno or qua or là tasteggiando alcuni dei tuoi più sacri e più infranti diritti. Ma quelle carte, ai di cui autori altro non manca che il pienamente e fortemente volere, portano spesso in fronte il nome o di un principe, o di alcun suo satellite; e ad ogni modo pur sempre, di un qualche tuo fierissimo naturale nemico. Quindi non è meraviglia, se tu disdegni finora di volgere benigno il tuo sguardo ai moderni popoli, e di favorire in quelle contaminate carte alcune poche verità avviluppate dal timore fra sensi oscuri ed ambigui, ed inorpellate dall'adulazione.

La virtù sconosciuta
DIALOGO
INTERLOCUTORI: FRANCESCO GORI, VITTORIO ALFIERI

VITTORIO
Qual voce, quale improvvisa e viva voce dal profondo sonno mi appella e mi trae? Ma, che veggio? al fosco e muto ardere della notturna mia lampada un raggiante infuocato chiarore si è aggiunto! Soavissimo odore per tutta la cameretta diffondesi... Son io, son io ben desto, o in dolce sogno rapito?

FRANCESCO
E che? non conosci la voce, l'aspetto non vedi del già dolce tuo amico del cuore, e dell'animo?

Vita
Il parlare, e molto più lo scrivere di sé stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di sé stesso. Io dunque non voglio a questa mia Vita far precedere né deboli scuse, né false o illusorie ragioni, le quali non mi verrebbero a ogni modo punto credute da altri; e della mia futura veracità in questo mio scritto assai mal saggio darebbero. Io perciò ingenuamente confesso, che allo stendere la mia propria vita inducevami, misto forse ad alcune altre ragioni, ma vie più gagliarda d'ogni altra, l'amore di me medesimo; quel dono cioè, che la natura in maggiore o minor dose concede agli uomini tutti; ed in soverchia dose agli scrittori, principalissimamente poi ai poeti, od a quelli che tali si tengono.


Francesco Algarotti (1712-1764)

Viaggi di Russia
[Lettera I]
A Mylord Hervey
Vice Ciambellano d’Inghilterra a Londra.
Helsingor 10 giugno 1739.
Dopo diciannove giorni di fortunosa navigazione ecco finalmente che abbiam dato fondo nel Sund. E già parmi esser certo, Mylord, che per assai meno accidenti, che noi non incontrammo in questo nostro tragitto, furono fatti e si faranno tuttavia dei giornali. Ogni viaggiatore, Ella ben sa, facilmente si persuade, e si vorrebbe persuadere altrui, che i mari, ch’egli ha corso, sono i più pericolosi; che le corti, ch’egli ha veduto, sono le più brillanti del mondo; e non manca di tenere di ogni cosa un esatto registro.


Marcel Allain (1885-1969) e Pierre Souvestre (1874-1914)

Fantômas (Fantômas)
- Fantômas!
- Come dite?
- Ho detto... Fantômas.
- E cosa significa?
- Tutto... e niente!
- E allora chi è?
- Nessuno. Eppure è qualcuno!
- Ma, insomma, che cosa fa questo qualcuno?
- Fa paura.

La cena era appena terminata ed era giunto il momento di passare nel salone.
Avviandosi di fretta verso il camino, la marchesa di Langrune aveva raccolto in un canestro un grosso pezzo di legno e ora lo gettava dentro il focolare, sulla brace rosseggiante; il ciocco crepitò, la fiamma rischiarò il salone di una vivida luce chiara; istintivamente gli ospiti della marchesa si avvicinarono al fuoco.

(Traduzione: Luigi Bernardi e Francesca Raimondi)


Isabel Allende (1942)

Afrodita
Me arrepiento de las dietas, de los platos deliciosos rechazados por vanidad, tanto como lamento las ocasiones de hacer el amor que he dejado pasar por ocuparme de tareas pendientes o por virtud puritana. Paseando por los jardines de la memoria, descubro que mis recuerdos están asociados a los sentidos. Mi tía Teresa, la que se fue transformando en ángel y murió con embriones de alas en los hombros, está ligada para siempre al olor de las pastillas de violeta. Cuando esa dama encantadora aparecía de visita, con su vestido gris discretamente iluminado por un cuello de ancaje y su cabeza de reina coronada de nieve, los niños corríamos a su encuentro y ella abría con gestos rituales su vieja cartera, siempre la misma, extraía una pequeña caja de lata pintada y nos daba un caramelo color malva.
Afrodita
Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l'amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavoro in sospeso o per virtù puritana. Passeggiando per i giardini della memoria, scopro che i miei ricordi sono associati ai sensi. Mia zia Teresa, quella che si trasformò lentamente in angelo e che quando morì aveva germogli di ali sulle spalle, è legata per sempre all'odore delle pastiglie alla violetta. Quando quell'incantevole signora faceva capolino per una visita, con il vestito grigio illuminato con discrezione da un colletto di pizzo e il capo regale incorniciato dalla neve, noi bambini le correvamo incontro e lei apriva con gesti rituali la sua vecchia borsetta, sempre la stessa, estraeva una scatoletta di latta dipinta e ci dava una caramella color malva.

(Traduzione: Elena Liverani e di Simona Geroldi)

De amor y de sombra
El primer día de sol evaporó la humedad acumulada en la tierra por los meses de invierno y calentó los frágiles huesos de los ancianos, que pudieron pasear por los senderos ortopédicos del jardín. Sólo el melancólico permaneció en su lecho, porque era inútil sacarlo al aire puro si sus ojos sólo veían sus propias pesadillas y sus oídos estaban sordos al tumulto de los pájaros. Josefina Bianchi, la actriz, vestida con el largo traje de seda que medio siglo antes usara para declamar a Chejov y llevando una sombrilla para proteger su cutis de porcelana trizada, avanzaba lentamente entre los macizos que pronto se cubrirían de flores y abejorros.
D'amore e ombra
Il primo giorno di sole fece evaporare l'umidità accumulata sulla terra dai mesi invernali e riscaldò le fragili ossa degli anziani, cui fu possibile passeggiare lungo i sentieri ortopedici del giardino. Solo il melanconico se ne rimase a letto, perché era inutile portarlo all'aria aperta se i suoi occhi vedevano solo i propri incubi e le sue orecchie erano sorde allo schiamazzo degli uccelli. Josefina Bianchi, l'attrice, vestita col lungo abito di seta che mezzo secolo prima aveva indossato per declamare Checov, reggendo un parasole per proteggersi l'epidermide di porcellana screpolata, avanzava lentamente fra i cespugli che ben presto si sarebbero ricoperti di fiori e di api.

(Traduzione: Angelo Morino)

La casa de los espiritus
Barrabás llegó a la familia por vía marítima, anotó la niña Clara con su delicada caligrafía. Ya entonces tenía el hábito de escribir las cosas importantes y más tarde, cuando se quedó muda, escribía también las trivialidades, sin sospechar que cincuenta años después, sus cuadernos me siervirían para rescatar la memoria del pasado y para sobrevivir a mi propio espanto. El día que llegó Barrabás era Jueves Santo. Venía en una jaula indigna, cubierto de sus propios excrementos y orines, con una mirada extraviada de preso miserable e indefenso, pero ya se adivinaba - por el porte real de su cabeza y el tamaño de su esqueleto - el gigante legendario que llegó a ser. Aquél era un día aburrido y otoñal, que en nada presagiaba los acontecimientos que la niña escribió para que fueran recordados y que ocurrieron durante la misa de doce, en la parroquia de San Sebastián, a la cual asistió con toda su familia.
La casa degli spiriti
Barrabás arrivò in famiglia per via mare, annotò la piccola Clara con la sua delicata calligrafia. Già allora aveva l'abitudine di scrivere le cose importanti e più tardi, quando rimase muta, scriveva anche le banalità, senza sospettare che, cinquant'anni dopo, i suoi quaderni mi sarebbero serviti per riscattare la memoria del passato, e per sopravvivere al mio stesso terrore. Il giorno in cui arrivò Barrabás era Giovedí Santo. Stava in una gabbia lercia, coperto dei suoi stessi escrementi e della sua stessa orina, con uno sguardo smarrito di prigioniero miserabile e indifeso, ma già si intuiva - dal portamento regale della sua testa e dalla dimensione del suo scheletro - il gigante leggendario che sarebbe diventato. Era quello un giorno noioso e autunnale, che in nulla faceva presagire gli eventi che la bimba scrisse perché fossero ricordati e che accaddero durante la messa delle dodici, nella parrocchia di San Sebastián, alla quale assistette con tutta la famiglia.

(Traduzione: Angelo Morino e Sonia Piloto di Castri)

Eva Luna
Me llamo Eva, que quiere decir vida, según un libro que mi madre consultó para escoger mi nombre. Nací en el último cuarto de una casa sombría y crecí entre muebles antiguos, libros en latín y momias humanas, pero eso no logró hacerme melancólica, porque vine al mundo con un soplo de selva en la memoria. Mi padre, un indio de ojos amarillos, provenía del lugar donde se juntan cien ríos, olía a bosque y nunca mirabla al cielo de frente, porque se había criado bajo la cúpola de los árboles y la luz le parecía indecente. Consuelo, mi madre, pasó la infancia en una región encantada, donde por siglos los aventureros han buscado la ciudad de oro puro que vieron los conquistafores cuando se asomaron a los abismos de su propia ambición. Quedó marcada por el paisaje y de algún modo se las arregló para traspasarme esa huella.
Eva Luna
Mi chiamo Eva, che vuol dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome. Sono nata nell'ultima stanza di una casa buia e sono cresciuta fra mobili antichi, libri in latino e mummie, ma questo non mi ha resa malinconica, perché sono venuta al mondo con un soffio di foresta nella memoria. Mio padre, un indiano dagli occhi gialli, veniva dal luogo in cui si uniscono cento fiumi, odorava di bosco e non guardava mai direttamente il cielo, perché era cresciuto sotto la cupola degli alberi e la luce gli sembrava indecorosa. Consuelo, mia madre, aveva trascorso l'infanzia in una regione incantata, dove per secoli gli avventurieri hanno cercato la città di oro puro vista dai conquistatori spagnoli allorché si affacciarono sugli abissi della loro ambizione. Quel paesaggio aveva lasciato in lei una traccia che in qualche modo riuscì a trasmettermi.

(Traduzione: Angelo Morino)

Cuentos de Eva Luna (Eva Luna racconta)
Ti toglievi la fascia dalla vita, ti strappavi i sandali, gettavi in un angolo l'ampia gonna, era di cotone, mi sembra, e scioglievi il nodo che ti stringeva i capelli in una coda. Avevi la pelle d'oca e ridevi. Eravamo talmente vicini che non potevamo vederci, assorti entrambi in quel rito urgente, avvolti nel calore e nell'odore che emanavamo insieme. Mi aprivo il passo per le tue vie, le mie mani nella tua vita protesa e le tue impazienti. Sfuggivi, mi percorrevi, mi scalavi, mi avvolgevi con le tue gambe invincibili, mi dicevi mille volte vieni con le labbra sulle mie.
(Traduzione: Gianni Guadalupi)

Hija de la fortuna
Todo el mundo nace con algún talento especial y Eliza Sommers descubrió temprano que ella tenia dos: buen olfato y buena memoria. El primero le sirvió para ganarse la vida y el segundo para recordarla, si no con precisión, al menos con poética vaguedad de astrólogo. Lo que se olvida es como si nunca hubiera sucedido, pero sus recuerdos reales o illusorios eran muchos y fue como vivir dos veces. Solía decirle a su fiel amigo, el sabio Tao Chi'en, que su memoria era como la barriga del buque donde se conocieron, vasta y sombría, repleta de cajas, barriles y sacos donde se acumulaban los acontecimientos de toda su existencia.
La figlia della fortuna
Tutti nascono con qualche talento speciale ed Eliza Sommers scoprì presto di possederne due: un buon naso e una buona memoria. Il primo le servì per guadagnarsi da vivere e il secondo per potersene ricordare, se non con precisione, almeno con la poetica vaghezza degli astrologi. Quel che si dimentica è come se non fosse mai successo, e i suoi ricordi reali o illusori erano talmente tanti che per lei fu come vivere due volte. Diceva sempre al suo fedele amico, il saggio Tao Chi'en, che la sua memoria era come il ventre della nave su cui si erano conosciuti, buia e spaziosa, zeppa di casse, barili e sacchi in cui si erano accumulati gli episodi di tutta la sua esistenza.

(Traduzione: Elena Liverani)

Paula
Escucha, Paula, voy a contarte una historia, para que cuando despiertes no estés tan perdida.
La leyenda familiar comienza a principios del siglo pasado, cuando un fornido marinero vasco desembarcó en las costas de Chile, con la cabeza perdida en proyectos de grandeza y protegido por el relicario de su madre colgado al cuello, pero para qué ir tan atrás, basta decir que su descendencia fue una estirpe de mujeres impetuosas y hombres de brazos firmes para el trabajo y corazón sentimental. Algunos de caráter irascible murieron achando espumarajos por la boca, pero tal vez la causa no fue rabia, como señalaron las malas lenguas, sino alguna peste local.
Paula
Ascolta, Paula, ti voglio raccontare una storia, così quando ti sveglierai non ti sentirai tanto sperduta.
La leggenda familiare inizia i primi anni del secolo scorso, quando un robusto marinaio basco sbarcò sulle coste cilene con la testa piena di progetti di grandezza e protetto dal reliquiario di sua madre appeso al collo; ma perché risalire così indietro, basta dire che la sua discendenza fu una stirpe di donne impetuose e di uomini dalle braccia forti per il lavoro e dal cuore sentimentale. Alcuni, dal carattere irascibile, morirono sputando schiuma dalla bocca, ma forse la causa non fu la rabbia, come vollero le malelingue, ma qualche pestilenza locale.

(Traduzione: Gianni Guadalupi)

El plan infinito
Iban por los caminos del oeste sin prisa y sin rumbo obligatorio, cambiando la ruta de acuerdo al capricho de un istante, al signo premonitorio de una bandada de pájaros, a la tentatión de un nombre desconocido. Los Reeves interrumpían su errático peregrinaje donde los sorprendiera el cansancio o encontraran a alguien dispuesto a comprar su intangible mercadería. Vendían esperanza. Así recorrieron el desierto en una y otra direccíon, cruzaron las montañas y una madrugada vieron aparecer el día en una playa del Pacífico.
Il piano infinito
Andavano per le vie dell'Ovest senza fretta e senza meta precisa, mutando rotta secondo il capriccio di un istante, al segnale premonitore di uno stormo di uccelli, alla tentazione di un nome ignoto. I Reeves interrompevano il loro errare pellegrinare ove li cogliesse la stanchezza o incontrassero qualcuno disposto ad acquistare la loro impalpabile mercanzia. Vendevano speranza. Così percorsero il deserto nell'una e nell'altra direzione, valicarono le montagne e una mattina videro apparire il giorno su una spiaggia del Pacifico.

(Traduzione: Edda Cicogna)

Retrato en sepia
Vine al mundo un martes de otoño de 1880, bajo el techo de mis abuelos maternos, en San Francisco. Mientras dentro de esa laberíntica casa de madera jadeaba mi madre montaña arriba con el corazón valiente y los huesos desesperados para abirme una salida, en la calle bullía la vida salvaje del barrio chino con su aroma ideleble a cocinería exótica, su torrente estrepitoso de dialectos vociferados, su muchedumbre inagotable de abejas humanas yendo y viniendo deprisa. Nací de madrugada, pero en Chinatown los relojes no obedecen reglas y a esa hora empieza el mercado, el tráfico de carretones y los labridos tristes de los perros en sus jaulas esperando el cuchillo del cocinero. He venido a saber los detalles de mi nacimiento bastante tarde en la vida, pero peor sería no haberlos descubierto nunca; podrían haberse extraviado para siempre en los vericuetos del olvido.
Ritratto in seppia
Sono venuta al mondo un martedì d'autunno del 1880, nella dimora dei miei nonni materni, a San Francisco. Mentre all'interno di quella labirintica casa di legno mia madre, grondante di sudore, ansimava per aprirmi un varco, il cuore intrepido e le ossa disperate, nella strada ribolliva la vita selvaggia del quartiere cinese con il suo aroma indelebile di cucina esotica, il suo chiassoso torrente di dialetti sbraitati, la sua inestinguibile folla di api umane in un frettoloso andirivieni. Nacqui di buon mattino, ma a Chinatown gli orologi non si attengono ad alcuna regola e a quell'ora prende vita il mercato, il traffico di carretti e i latrati tristi dei cani nelle loro gabbie, in attesa del coltello del cuoco. Solo parecchio tempo dopo sono venuta a conoscenza dei particolari della mia nascita, ma sarebbe stato ancora peggio non averli mai appresi; si sarebbero potuti smarrire per sempre negli impervi sentieri dell'oblio.

(Traduzione: Elena Liverani)


Margery Allingham (1904-1966)

The Allingham Case-Book (Casi da manuale)
Una questione di altezza
Il tempo a Londra era terribile. Le strade erano lucide di nevischio gelato e l’aria appariva densa e nera, come se fosse contaminata da un gas velenoso.
Ma dentro la cabina smaltata che sovrastava il bar circolare del Platelayers’ Arms l’atmosfera era confortevole e amena.
In quel nido, dotato di una scaletta privata che dava accesso alla strada, i clienti privilegiati potevano godere della privacy di un club di St James senza rinunciare alla libertà e al calore soffocante e fumoso di un pub.

(Traduzione: Igor Longo)

Mr Campion and Others
The Widow
The second prettiest girl in Mayfair was thanking Superintendent Stanislaus Oates for the recovery of her diamond bracelet and the ring with the square-cut emerald in it, and Mr Campion, who had accompanied her to the ceremony, was admiring her technique.
She was doing it very charmingly: so charmingly, in fact, that the Superintendent's depressing little office had taken on an air of garden-party gaiety which it certainly did not possess in the ordinary way, while the Superintendent himself had undergone an even more sensational change.
Tredici volte Campion
La vedova
La seconda ragazza più bella di Mayfair stava ringraziando il sovrintendente Stanislaus Oates per il recupero del suo braccialetto di diamanti e del suo anello di smeraldi, e Albert Campion, che l’aveva accompagnata a quella cerimonia, stava ammirando la sua tecnica incomparabile.
Era così graziosa che il deprimente ufficio del sovrintendente aveva acquisito la gaia vitalità di un garden party e lo stesso Oates pareva singolarmente trasformato.

(Traduzione: Igor Longo)

The Return of Mr Campion (Provaci ancora Campion)
Il mio amico Campion
Secondo me, la cosa più strana del mio amico Campion è che siamo ormai nel 1935, lo conosco da otto anni e non ho la più pallida idea di chi sia, come non so affatto in che razza di avventure andrà a cacciarsi nel prossimo romanzo. So che Albert Campion non è il suo vero nome e anche se ho raccolto qualche casuale informazione che si è lasciato sfuggire durante le sue imprese, non so quale sia la sua vera identità o come si chiami davvero. Non è che non possa o non voglia dirvelo, semplicemente non lo so.

(Traduzione: Igor Longo)


Francesco Tullio Altan (1942)

Anni frolli
Prima vignetta di 'Anni frolli'

Banane
Prima vignetta di 'Banane'


Corrado Alvaro (1895-1956)

Gente in Aspromonte
Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d'inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque. I pastori stanno nelle case costruite di frasche e di fango, e dormono con gli animali. Vanno in giro coi lunghi cappucci attaccati ad una mantelletta triangolare che protegge le spalle, come si vede talvolta raffigurato qualche dio greco pellegrino e invernale. I torrenti hanno una voce assordante. Sugli spiazzi le caldaie fumano al fuoco, le grandi caldaie nere sulla bianca neve, le grandi caldaie dove si coagula il latte tra il siero verdastro rinforzato d'erbe selvatiche. Tutti intorno coi neri cappucci, coi vestiti di lana nera, animano i monti cupi e gli alberi stecchiti, mentre la quercia verde gonfia le ghiande pei porci neri.

Mastrangelina
è mio proposito raccontare quello che accadde nella città di Turio nel 1914. Costretto a vivere nella biblioteca comunale di questa città, vado occupando il mio tempo in un lavoro che possa tornare utile a quelli che vorranno rintracciare un momento della storia dei turiesi, o turioti come si suol dire. Naturalmente, questo momento, o il breve periodo che mi metto a descrivere, comprenderà un poco del passato, giacché le persone che vi si incontreranno hanno una storia che raggiunge il suo punto più interessante proprio in quest'anno. Spero che la pazienza per scrivere di queste cose mi assista fino in fondo, e che non mi scoraggi il fatto di vedermi attorno tanti libri negli scaffali, in cui è scritto tutto e in cui tutte le combinazioni della fantasia umana sono esaurite.


Gualberto Alvino (1953)

Là comincia il Messico
E tuttavia ti farò credito, ancora una volta, l'ultima, bada, purché non ceda più alla tentazione di sfuggirmi, e smetta quel ghigno saputo, insolente, quell'aria di sfida e di ottusa spavalderia con cui cerchi inutilmente d'opporti all'evidenza.
Inutilmente, già, non abbassare la testa. Sei patetico quando abbassi la testa, sbatti le palpebre, increspi la radice del naso e scuoti le braccia quasi a scacciare una mosca. Guàrdati: sembri il buffone del re, dov'è il tuo contegno? Un cane sotto la tavola, che dico?, un pezzente con la mano stesa sarebbe più dignitoso.


Minnie Alzona (1920-2008)

Viaggio angelico
Cairo, settembre 1220

Al sovrano dell'Egitto come schiava devota
al condottiero dell'Islam come nemica dei mussulmani

non so se mi riuscirà di portare a termine questa storia inebriante e tormentosa, padroneggiare una vicenda la cui verità mi crocifigge, liberare immagini che mi forzavo di condannare all'oblio.
Se il cuore di un esule è sempre diviso tra il timore di essere soverchiato dai ricordi e la voluttà di abbandonarvisi, quello di un vinto, ferito dalle ingannevoli illusioni che lo hanno trascinato alla sconfitta, perentoriamente si nega alle memorie.

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