Incipit / GM-GZ
Le frasi iniziali della letteratura di ogni tempo e paese.

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Ada Gobetti (1902-1968)

Diario partigiano
Credo di dover incominciare il mio racconto da quel momento – verso le 4 del pomeriggio del 10 settembre 1943 – in cui, mentre con Paolo, Ettore e Lisetta stavo distribuendo manifestini all’angolo di via Cernaia e corso Galileo Ferraris, vidi con occhi increduli, passare una fila d’automobili tedesche.


Albrecht Goes (1908-2000)

Unruhige Nacht (Notte inquieta)
Per tutto quel settembre non mi era mai stato possibile lasciare la città, eppure era stato un settembre bellissimo, caldo, un settembre che avrebbe potuto indurre un vecchio camminatore a passeggiare in aperta campagna. Ma si sa come va a finire; si era presi dal proprio servizio quotidiano, si andava avanti e indietro dall’ospedale alle caserme e agli alloggi militari dove, come cappellano, dovevo compiere le mie visite; e non si dimentichi il cimitero militare, che, allestito durante i brevi e violenti scontri intorno a Vinniza nel luglio del ’41, quindici mesi più tardi si era terribilmente ampliato. Ora i fiori di fine estate erano già quasi appassiti sopra le tombe; e se avessi voluto vedere ancora qualcosa dello splendido autunno ucraino, avrei dovuto affrettarmi, perché talvolta, da queste parti, l’inverno comincia già alla fine d’ottobre.
(Traduzione: Ruth Leiser)


Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832)

Dichtung und Wahrheit (Poesia e verità)
Sono venuto al mondo a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749, al suono delle campane di mezzogiorno. La costellazione era fortunata; il sole era nella Vergine, al culmine in quel giorno; Giove e Venere gli ammiccavano amichevolmente, Mercurio senza ostilità; Saturno e Marte erano indifferenti; solo la luna, quasi piena, esercitava la sua forza avversa con maggior intensità perché era entrata nella sua ora planetaria. Essa si oppose dunque alla mia nascita, che non poté succedere fin che quell'ora non fu passata. Questi aspetti fortunati, a cui in seguito gli astrologi diedero molta importanza, possono ben essere stati causa della mia conservazione; perché per inabilità della levatrice io venni al mondo come morto, e solo con molti sforzi riuscirono a farmi vedere la luce. Questa circostanza che aveva messo in gran travaglio i miei, fu però vantaggiosa per i miei concittadini, in quanto mio nonno, il sindaco Giovanni Volfango Textor, ne prese occasione perché fosse assunto un ostetrico e introdotta o riformata l'istruzione delle levatrici; cosa che sarà poi riuscita utile a parecchi di quelli che nacquero dopo di me.
(Traduzione: Emma Sola)

Faust
FAUST.
Habe nun, ach! Philosophie,
Juristerei und Medizin
Und leider auch Theologie
Durchaus studiert, mit heißem Bemühn.
Da steh ich nun, ich armer Tor,
Und bin so klug als wie zuvor!
Heiße Magister, heiße Doktor gar
Und ziehe schon an die zehen Jahr
Herauf, herab und quer und krumm
Meine Schüler an der Nase herum -
Und sehe, daß wir nichts wissen können!
Das will mir schier das Herz verbrennen.
Faust
FAUST.
Filosofia ho studiato,
diritto e medicina,
e, purtroppo, teologia,
da capo a fondo, con tutte le mie forze.
Adesso eccomi qui, povero illuso,
e sono intelligente quanto prima!
Mi chiamano magister, mi chiamano dottore,
e già saranno almeno dieci anni,
di su, di giù, per dritto e per traverso,
che meno per il naso gli studenti...
E nulla, vedo, ci è dato sapere!
Il cuore per poco non mi scoppia.

(Traduzione: Andrea Casalegno)

Urfaust
FAUST
Hab nun, ach! Die Philosophey,
Medizin und Juristerey
Und leider auch die Theologie
Durchaus studirt mit heisser Müh.
Da steh ich nun, ich armer Tohr,
Und binn so klug als wie zuvor.
Heisse Docktor und Professor gar
Und ziehe schon an die zehen Jahr
Herauf, herab und queer und krumm
Meine Schüler an der Nas herum
Und seh, dass wir nichts wissen können:
Das will mir schier das Herz verbrennen.
Urfaust
FAUST
Filosofia ho studiato,
medicina e diritto,
e, purtroppo, la teologia,
da capo a fondo, con ogni sforzo.
Adesso eccomi qui, povero pazzo,
e sono intelligente quanto prima.
Mi chiamano dottore, professore,
e già saranno almeno dieci anni,
di su, di giù, per dritto e per traverso,
che meno per il naso gli studenti,
e nulla, vedo, ci è dato sapere;
il cuore per poco non mi scoppia.

(Traduzione: Andrea Casalegno)

Italienische Reise
Den 3. September 1786
Früh drei Uhr stahl ich mich aus Karlsbad, weil man mich sonst nicht fortgelassen hätte. Die Gesellschaft, die den achtundzwanzigsten August, meinen Geburtstag, auf eine sehr freundliche Weise feiern mochte, erwarb sich wohl dadurch ein Recht, mich festzuhalten; allein hier war nicht länger zu säumen. Ich warf mich, ganz allein, nur einen Mantelsack und Dachsranzen aufpackend, in eine Postchaise und gelangte halb acht Uhr nach Zwodau, an einem schönen stillen Nebelmorgen. Die obern Wolken streifig und wollig die unter schwer. Mir schienen das gute Anzeichen,
Viaggio in Italia
3 settembre 1786
Alle tre del mattino partii di nascosto da Karlsbad, ché altrimenti non m'avrebbero lasciato andar via. Senza dubbio il gruppo di amici che aveva voluto festeggiare con molta cortesia il 28 agosto, mio compleanno, aveva acquisito con ciò un certo diritto a trattenermi; ma non era il caso ch'io restassi più oltre. Da solo, avendo per tutto bagaglio una sacca da viaggio e uno zaino di pelo di tasso, mi infilai in una vettura di posta e alle sette e mezzo, in una bella e quieta mattinata di nebbia, giunsi a Zwota. In alto c'erano nuvole lanose a strisce, più in basso pesanti. Mi parve buon segno.

(Traduzione: Emilio Castellani)

Die Leiden des jungen Werthers
Was ich von der Geschichte des armen Werthers nur habe auffinden können. habe ich mit Fleiß gesammlet, und leg es euch hier vor, und weis, daß ihr mir's danken werdet. Ihr könnt seinem Geist und seinem Charakter eure Bewunderung und Liebe, und seinem Schicksaale eure Thränen nicht versagen.
Und du gute Seele, die du eben den Drang fühlst wie er, schöpfe Trost aus seinem Leiden, und laß das Büchlein deinen Freund seyn, wenn du aus Geschick oder eigner Schuld keinen nähern finden kannst.

am 4. May 1771.
Wie froh bin ich, daß ich weg bin! Bester Freund, was ist das Herz des Menschen!Dich verlassen, den ich so liebe, von dem ich unzertrennlich war, und froh zu seyn! Ich weis, Du verzeihst mir's.

I dolori del giovane Werther
Quanto ho potuto trovare sulla storia del povero Werther, io l'ho raccolto con cura, ed ora lo presento a voi, sapendo che me ne sarete grati. Non potrete negare rispetto e amore alla sua persona e al suo carattere, né lacrime al suo destino.
E tu, anima buona, che provi il suo stesso tormento, prendi conforto dal suo dolore e fa' che questo piccolo libro ti diventi amico, se tu, per avventura o per colpa, non ne hai saputo trovare uno migliore.

4 maggio 1771
Come son contento di essermene venuto via! Carissimo amico, com'è strano il cuore degli uomini! Lasciare te, che amo tanto e da cui ero inseparabile, ed essere così felice! Tu, certo, me lo perdonerai.

(Traduzione: Maria Fancelli)

Das Märchen
An dem großen Flusse, der eben von einem starken Regen geschwollen und übergetreten war, lag in seiner kleinen Hütte, müde von den Anstrengungen des Tages, der alte Fährmann und schlief. Mitten in der Nacht weckten ihn einige laute Stimmen; er hörte, daß Reisende übergesetzt sein wollten. Als er vor die Tür hinaus trat, sah er zwei große Irrlichter über dem angebundenen Kahne schweben, die ihm versicherten, daß sie große Eile hätten und schon an jenem Ufer zu sein wünschten. Der Alte säumte nicht, stieß ab und fuhr, mit seiner gewöhnlichen Geschicklichkeit, quer über den Strom, indes die Fremden in einer unbekannten, sehr behenden Sprache gegeneinander zischten und mitunter in ein lautes Gelächter ausbrachen, indem sie bald auf den Rändern und Bänken, bald auf dem Boden des Kahns hin - und widerhüpften.
Fiaba
Sulle rive del gran fiume, che era allora in piena ed aveva straripato per una forte pioggia, il vecchio barcaiolo stava a dormire nella sua piccola capanna, stanco della fatica del giorno. Alte voci lo svegliarono nel mezzo della notte ed egli capì che alcuni viaggiatori volevano essere traghettati. Quando fu all'uscio, vide aleggiare sulla barca ancorata due grandi fuochi fatui, i quali gli assicurarono che avevano molta fretta e che avrebbero voluto trovarsi già sull'altra sponda. Il vecchio traghettatore non indugiò, sospinse la barca dalla riva e con la consueta abilità tagliò obliquamente la corrente mentre quegli esseri stranieri, in una lingua sconosciuta e molto vivace, si scambiavano parole sibilanti e ogni tanto davano in forti risate saltellando qua e là, ora sui bordi e le panche, ora sul fondo dell'imbarcazione.

(Traduzione: Bonaventura Tecchi. Passigli)

Die Wahlverwandtschaften
Eduard - so nennen wir einen reichen Baron im besten Mannesalter - Eduard hatte in seiner Baumschule die schönste Stunde eines Aprilnachmittags zugebracht, um frisch erhaltene Pfropfreiser auf junge Stämme zu bringen. Sein Geschäft war eben vollendet; er legte die Gerätschaften in das Futteral zusammen und betrachtete seine Arbeit mit Vergnügen, als der Gärtner hinzutrat und sich an dem teilnehmenden Fleiße des Herrn ergetzte.
"Hast du meine Frau nicht gesehen?" fragte Eduard, indem er sich weiterzugehen anschickte.
"Drüben in den neuen Anlagen",versetzte der Gärtner. "Die Mooshütte wird heute fertig, die sie an der Felswand, dem Schlosse gegenüber, gebaut hat. Alles ist recht schön geworden und muß Euer Gnaden gefallen. Man hat einen vortrefflichen Anblick: unten das Dorf, ein wenig rechter Hand die Kirche, über deren Turmspitze man fast hinwegsieht, gegenüber das Schloß und die Gärten".
"Ganz recht", versetzte Eduard; "einige Schritte von hier konnte ich die Leute arbeiten sehen".
Le affinità elettive
Edoardo - daremo questo nome a un ricco barone nel fiore dell'età virile - aveva trascorso l'ora più bella di un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio, per innestare su giovani tronchi delle marze ricevute da poco. Il lavoro era appena terminato. Egli riunì gli attrezzi e li ripose nella custodia. Mentre osservava soddisfatto la propria opera, arrivò il giardiniere, che sorrise compiaciuto per la collaborazione e lo zelo del padrone.
"Hai per caso visto mia moglie?" domandò Edoardo mentre s'accingeva ad andarsene.
"Laggiù nell'area nuova" rispose il giardiniere. "Finiranno oggi la capanna di muschio che la signora ha fatto costruire a ridosso della parete di roccia, di fronte al castello. È riuscito tutto molto bene e piacerà senz'altro a Sua Grazia. C'è una vista stupenda: sotto il paese, un po' a destra la chiesa - e si riesce quasi a vedere al di là del campanile -, di fronte il castello e i giardini."
"È proprio vero" disse Edoardo. "A pochi passi da qui riuscivo a vedere gli uomini al lavoro."

(Traduzione: Ada Vigliani)

Wilhelm Meisters Lehrjahre
Das Schauspiel dauerte sehr lange. Die alte Barbara trat einigemal ans Fenster und horchte, ob die Kutschen nicht rasseln wollten. Sie erwartete Marianen, ihre schöne Gebieterin, die heute im Nachspiele, als junger Offizier gekleidet, das Publikum entzückte, mit größerer Ungeduld als sonst, wenn sie ihr nur ein mäßiges Abendessen vorzusetzen hatte; diesmal sollte sie mit einem Paket überrascht werden, das Norberg, ein junger, reicher Kaufmann, mit der Post geschickt hatte, um zu zeigen, daß er auch in der Entfernung seiner Geliebten gedenke.
Barbara war als alte Dienerin, Vertraute, Ratgeberin, Unterhändlerin und Haushälterin in Besitz des Rechtes, die Siegel zu eröffnen, und auch diesen Abend konnte sie ihrer Neugierde um so weniger widerstehen, als ihr die Gunst des freigebigen Liebhabers mehr als selbst Marianen am Herzen lag.
Anni di apprendistato di Wilhelm Meister
Lo spettacolo durava da gran tempo. La vecchia Barbara si affacciava di tanto in tanto alla finestra, ad ascoltare se si sentisse il rumore delle carrozze. Aspettava Marianna, la sua bella e giovane padrona, che quella sera, camuffata da ufficialetto, aveva mandato in visibilio il pubblico nel balletto finale. E l'aspettava con più impazienza del solito, di quando non aveva da porle innanzi che una modesta cena. Questa volta aveva da farle una sorpresa con un pacchetto che il giovane e ricco mercante Norberg le aveva spedito, per mostrare che, anche di lontano, pensava alla sua bella.
Barbara, nella sua qualità di vecchia domestica, confidente, consigliera, mezzana e massaia, aveva in qualche modo il diritto di rompere i suggelli; e anche quella sera, non aveva potuto resistere alla curiosità, ché il favore del generoso amante stava più a cuore a lei che alla stessa Marianna.

(Traduzione: Tom Gnoli)

Wilhelm Meisters theatralische Sendung (La vocazione teatrale di Wilhelm Meister)
Mancavano alcuni giorni alla vigilia di Natale del 174..., quando Benedetto Meister, cittadino e commerciante di M., una città media della Germania, verso le otto di sera lasciò il suo abituale gruppetto di amici per tornarsene a casa. La partita a tarocchi era terminata prima del solito ed egli non era tanto propenso a tornare così presto tra le sue quattro pareti che la moglie non gli rendeva precisamente un paradiso. Non era ancora arrivata l'ora della cena e siccome la moglie non era solita rendergli piacevoli quelle attese, egli per mettersi a tavola preferiva aspettare che la minestra fosse già un po' scotta.
(Traduzione: Marta Bignami)

Wilhelm Meisters Wanderjahre (...)
Im Schatten eines mächtigen Felsen saß Wilhelm an grauser, bedeutender Stelle, wo sich der steile Gebirgsweg um eine Ecke herum schnell nach der Tiefe wendete. Die Sonne stand noch hoch und erleuchtete die Gipfel der Fichten in den Felsengründen zu seinen Füßen. Er bemerkte eben etwas in seine Schreibtafel, als Felix, der umhergeklettert war, mit einem Stein in der Hand zu ihm kam. "Wie nennt man diesen Stein, Vater?" sagte der Knabe.
"Ich weiß nicht", versetzte Wilhelm.
"Ist das wohl Gold, was darin so glänzt?" sagte jener.
"Es ist keins!" versetzte dieser, "und ich erinnere mich, daß es die Leute Katzengold nennen."
"Katzengold!" sagte der Knabe lächelnd, "und warum?"
"Wahrscheinlich weil es falsch ist und man die Katzen auch für falsch hält."


Nikolaj Vasil'evich Gogol' (1809-1852)

Peterburgskie povesti: Nevskij prospekt
Net nicego luchshe Nevskogo prospekta, po krajnej mere v Peterburge; dlja nego on sostavljaet vse. Cem ne blestit zta ulitsa - krasavitsa nashej stolitsy! Ja anaju, chto ni odin iz blednyx i cinovnyx ee dzitelej ne promenjaet na vse blaga Nevskogo prospekta. Ne tol'ko kto imeet dvadtsat' pjat' let ot rodu, prekrasnye ucy i udivitel'no sshityj sjurtuk, no dadze tot, u kogo na podborodke vyskakivajut belye volosa i golova gladka, kak serebrjanoe bljudo, i tot v vostorge ot Nevskogo prospekta. A damy! O, damam eshce bol'she prijaten Nevskij prospekt. Da i komu dze on ne prijaten?
I racconti di Pietroburgo: La prospettiva Nevskij
Non c'è niente di meglio della prospettiva Nevskij, almeno a Pietroburgo, dove essa è tutto. Di che cosa non brilla questa strada, meraviglia della nostra capitale! So con certezza che non uno dei suoi pallidi e impiegatizi abitanti cambierebbe la Prospettiva Nevskij con tutti i beni della terra. Non solamente chi ha venticinque anni d'età, magnifici baffi e un soprabito dal taglio perfetto, ma anche chi si vede già spuntare sul mento i peli bianchi e ha la testa liscia come un piatto d'argento, va in estasi davanti alla Prospettiva Nevskij. E le signore! Oh, per le signore la Prospettiva Nevskij è qualcosa di ancora più piacevole. E per chi del resto non è piacevole?

(Traduzione: Pietro Zveteremich)

Peterburgskie povesti: Nos
Marta 25 cisla slucilos' v Peterburge neobyknovenno strannoe proisshestvie. Tsirjul'nik Ivan Jakovlevich, dzibushcij na Voznesenskom prospekte (familija ego utracena, i dadze na vyveske ego - gde izobradzen gospodin s namylennoju shcekoju i nadpis'ju: "I krov' otvorjajut" - ne vystavleno nicego bolee), tsirjul'nik Ivan Jakovlevich prosnulsja dovol'no rano i uslyshal zapax gorjacego xleba. Pripodnjavshis' nemnogo na krovati, on uvidel, chto supruga ego, dovol'no pochtennaja dama, ocen' ljubivshaja pit' kofij, vynimala iz peci tol'ko chto ispecennye xleby.
- Segodnja ja, Praskov'ja Osipovna, ne budu pit' kofiju, - skazal Ivan Jakovlevich, - a vmesto togo xocetsja mne s'est' gorjacego xlebdza s lukom.
(To est' Ivan Jakovlevich xotel by i togo i drugogo, no znal, chto bylo sovershenno nevozmodzno trebovat' dvux veshcej razom, ibo Praskov'ja Osipovna ocen' ne ljubila takix prixotej.)
I racconti di Pietroburgo: Il naso)
Il 25 marzo a Pietroburgo accadde un avvenimento molto strano. Il barbiere Ivàn Jakovlèvich, abitante sulla Prospettiva Voznesènskij (il suo cognome è andato perduto e nient'altro risulta dalla sua insegna, dov'è raffigurato un signore con una guancia insaponata e c'è la scritta: "Si cava anche sangue"), il barbiere Ivàn Jakovlèvich dunque si svegliò abbastanza presto e sentì odore di panini caldi. Sollevandosi un poco sul letto, vide che sua moglie, una signora abbastanza rispettabile cui piaceva molto bere caffè, sfornava dei panini appena cotti.
"Oggi, Praskòvija Osìpovna, io non prendo il caffè," disse Ivàn Jakovlèvich, "vorrei invece mangiare del pane caldo con la cipolla."
(Ossia, Ivàn Jakovlèvich, avrebbe voluto l'uno e l'altro, ma sapeva che era assolutamente impossibile esigere due cose alle volta, perchè Praskòvija Osìpovna non amava per nulla simili capricci.)

(Traduzione: Pietro Zveteremich)

Peterburgskie povesti: Portret
Nigde ne ostanavlivalos' stol'ko naroda, kak pered kartinnoju lavochkoju na Shchukinom dvore. Zta lavochka predstavljalja, tochno, samoe raznorodnoe sobranie dikovinok: kartiny bol'sheju chast'ju byli pisany masljanymi kraskami, pokryty temno-zelenym lakom, v temno-dzeltyx mishuriyx ramax. Zima s belymi derev'jami, sovershenno krasnyj vecer, poxodzij na zarevo podzara, flamandskij mudzik s trubkoju i bylomannoju rukoju, poxodzij bolee na indejskogo petuxa v mandzetax, pedzeli na celoveka, -vot ix obyknovennye sjudzety. K ztomu nudzno prisovokupit' neskol'ko gravirovannyx izobradzenij: portret Xozreva-Mirzay v baran'ej shatske, portrety kakix-to generalov v treugol'nyx shljapax, s krivymi nosami.
I racconti di Pietroburgo: Il ritratto
In nessun posto si fermava tanta gente come davanti alla bottega di quadri dello Shchukin Dvor. Questa bottega costituiva infatti la più eterogenea collezione di cose strane e rare: i quadri per la maggior parte erano dipinti a olio, ricoperti da una vernice verde cupo, montati in cornici pretenziose color giallo scuro. Un inverno con i suoi alberi bianchi; un tramonto completamente rosso, simile al bagliore di un incendio; un contadino fiammingo con la pipa e il braccio spezzato, più simile a un gallo indiano con i polsini che non a un uomo; ecco i loro abituali soggetti. A ciò bisogna aggiungere alcune stampe: il ritratto di Khozrev-Mirza con il berretto di pelo di montone, altri ritratti di chissà quali generali con il tricorno e con i nasi storti.

(Traduzione: Pietro Zveteremich)

Peterburgskie povesti: Shinél'
V departamente... no luchshe ne nazyvat', v kakom departamente. Nicego net serditee vsjakogo roda departamentov, polkov, kantseljarij i, slovom, vsjakogo roda doldznostnyx soslovij. Teper' udze vsjakij chastnyj celovek scitaet v litse svoem oskorblennym vse obshcestvo. Govorjat, ves'ma nedavno postupila pros'ba ot odnogo kapitan-ispravnika, ne pomnju kakogo-to goroda, v kotoroj on izlagaet jasno, chto gibnut gosudarstvennye postanovlenij i chto svjashcennoe imja ego proiznositsja reshitel'no vsue. A v dokazatel'stvo prilodzil k pros'be preogromnejshij tom kakogo-to romanticeskogo socinenija, gde chrez kadzdye desjat' straniz javljaetsja kapitan-ispravnik, mestami dadze sovershenno v p'janom vide.
I racconti di Pietroburgo: Il cappotto
Nel dipartimento... ma meglio non dire in quale dipartimento. Non c'è nulla di più suscettibile di ogni sorta di dipartimenti, reggimenti, cancellerie, e insomma di ogni genere di categorie professionali. Oggi ormai ogni privato cittadino ritiene offesa nella sua persona tutta la società. Dicono che recentemente è pervenuto l'esposto di un capitano di polizia, non ricordo di quale città, in cui egli denuncia a chiare lettere che le leggi dello stato stanno andando in malora e che il suo sacro nome viene pronunciato decisamente invano. E come prova ha allegato all'esposto un enorme volumone di non so che opera di narrativa, dove ogni dieci pagine compare un capitano di polizia, in alcuni punti addirittura in istato di ubriachezza.

(Traduzione: Emanuela Guercetti)

Peterburgskie povesti: Zapiski sumasshedshego
Oktjabrja 3.
Segodnjashnego dnja slucilos' neobyknovennoe prikljucenie. Ja vstal poutru dovol'no pozdno, i kogda Mavra prinesla mne vycishcennye sapogi, ja sprosil, kotoryj chas. Uslyshavshi, chto udze davno bilo desjat', ja pospeshil poskoree odet'sja. Priznajus', ja by sovsem ne poshel v departament, znaja zaranee, kakuju kisluju minu sdelaet nash nachal'nik otdelenija. On udze davno mne govorit: "Chto zto u tebja, bratets, v golove vsegda eralash takoj? T'i inoj raz metaesh'sja kak ugorelyj, delo podchas tak sputaesh', chto sam satana ne razberet, v titule postavish' malen'kuju bukvu, ne vystavish' ni cisla, ni nomera". Prokljataja tsaplja! On, verno, zaviduet, chto ja sidzu v direktorskom kabinete i ocinivaju per'ja dlja ego prevosxoditel'stva.
I racconti di Pietroburgo: Le memorie di un pazzo
3 ottobre
Oggi è successo un fatto insolito. Questa mattina mi sono alzato abbastanza tardi e, quando Mavra mi ha portato le scarpe pulite, ho domandato che ora fosse. Saputo che erano passate da un pezzo le dieci, ho cominciato in fretta a vestirmi. Confesso che non sarei andato al ministero, perchè sapevo in anticipo che faccia acida avrebbe fatto il nostro caposezione. È già un pezzo che mi dice: "Che ti piglia, mio caro, che hai sempre in testa un tale guazzabuglio? Certe volte ti agiti come un indemoniato, imbrogli talmente le cose che nemmeno Satana ci capisce più nulla, nei titoli metti la minuscola, ti dimentichi i numeri e le date." Airone maledetto! Di certo è invidioso perché sto nell'ufficio del direttore e tempero le penne per sua eccellenza.

(Traduzione: Pietro Zveteremich)

Pochozdenija Cicikova ili mertvyja dushi (Le anime morte)
Nel portone di un albergo della città di N., capoluogo di governatorato, entrò un calessino non grande, abbastanza decoroso, molleggiato, sul tipo di quelli in cui viaggiano gli scapoli, i tenenti colonnelli in congedo, i capitani in seconda, i proprietari di un centinaio di anime di contadini, in una parola, tutti coloro che sono detti signori di mezza tacca. Nel calessino stava seduto un signore, non bello, ma neppure brutto, né troppo grasso, né troppo magro, che non si sarebbe potuto dir vecchio, ma nemmeno molto giovane. Il suo ingresso non suscitò in città scalpore alcuno e non fu seguito da nulla di straordinario; soltanto due contadini russi, in piedi presso la porta dell'osteria, dirimpetto all'albergo, fecero alcune osservazioni riguardanti, del resto, più il veicolo che il viaggiatore.
(Traduzione: Laura Simoni Malavasi)

Rim (Roma)
Prova a guardare un lampo nell'attimo preciso in cui erompe con immane fulgore da nubi nere come il carbone. Così sono gli occhi di Annunziata di Albano. Tutto in lei ricorda quei tempi antichi in cui brillavano gli scalpelli degli scultori e il marmo si animava. I suoi folti capelli d'ebano, uniti in una grossa treccia, le coronano due volte la testa e quattro lunghi riccioli le ricadono sul collo. Comunque volga il suo niveo viso, la sua immagine si imprime a fondo nel cuore.
(Traduzione: Fiorina Antonini)

Taras Bul'ba (Taras Bul'ba)
"Ma girati un po', figlio! Come sei buffo! Che razza di tonache da pope avete mai indosso? Vanno dunque tutti in giro vestiti così all'accademia?". Con queste parole il vecchio Bul'ba accolse i suoi due figlioli che studiavano alla Bursa di Kiev ed erano tornati a casa dal padre.
I suoi figlioli erano appena smontati da cavallo. Erano due robusti giovani, che guardavano di sotto in su come seminaristi che hanno da poco terminato il seminario. I loro volti forti e sani erano coperti dalla prima peluria che il rasoio non aveva ancora toccata. Essi erano molto imbarazzati da quell'accoglienza del padre e se ne stavano lì impalati con gli occhi a terra.

(Traduzione: Luigi Vittorio Nadai)


Arthur Golden (1956)

Memoirs of a Geisha
Suppose that you and I were sitting in a quit room ovelooking a garden, chatting and snipping at our cups of green tea while we talked about something that had happened a long while ago, and I said to you, "That afternoon when I meet so-and-so... was the very best afternoon of my life, and also the very worst afternoon." I expect you might put down your teacup and say, "Well, now, which was it? Was it the best or the worst? Because it can't possibly have been both!" Ordinarily I'd have to laugh at myself and agree with you. But the truth is that the afternoon when I met Mr. Tanaka Ichiro really was the best and the worst of my life. He seemed so fascinating to me, even the fish smell on his hands was a kind of perfume. If I had never known him, I'm sure I would not have become a geisha.
Memorie di una geisha
Immaginiamo di essere seduti, voi e io, in una stanza silenziosa affacciata su un giardino, a parlare del più e del meno e a sorseggiare una tazza di tè verde, e che il discorso cada su un fatto avvenuto tanto tempo prima e che io vi dica: "Il pomeriggio in cui incontrai quell'uomo... fu il più bello della mia vita, e anche il più brutto". Sono convinta che mettereste giù la vostra tazza e replichereste: "Be', come'è possibile? Era il più bello o il più brutto? Una cosa esclude l'altra!" Di solito riderei di me stessa, dichiarandomi d'accordo con voi, ma la verità è che il pomeriggio in cui incontrai il signor Tanaka Ichiro fu al tempo stesso il migliore e il peggiore della mia vita. Mi era sembrato un uomo così affascinante che persino il sentore di pesce che proveniva dalle sue mani aveva un che di profumato. Ma, se non l'avessi conosciuto, sono sicura che non avrei mai fatto la geisha.

(Traduzione: Donatella Cerutti Pini)


William Golding (1911-1993)

Lord of the Flies
The boy with fair hair lowered himself down the last few feet of rock and began to pick his way toward the lagoon. Though he had taken off his school sweater and trailed it now from one hand, his grey shirt stuck to him and his hair was plastered to his forehead. All round him the long scar smashed into the jungle was a bath of heat. He was clambering heavily among the creepers and broken trunks when a bird, a vision of red and yellow, flashed upwards with a witch-like cry; and this cry was echoed by another.
"Hi!" it said. "Wait a minute!"
The undergrowth at the side of the scar was shaken and a multitude of rainfropsfell pattering.
Il Signore delle mosche
Il ragazzo dai capelli biondi si calò giù per l'ultimo tratto di roccia e cominciò a farsi strada verso la laguna. Benché si fosse tolto la maglia della scuola, che ora gli penzolava da una mano, la camicia grigia gli stava appiccicata addosso, e i capelli gli erano come incollati sulla fronte. Tutt'intorno a lui il lungo solco scavato nella giungla era un bagno a vapore. Procedeva a fatica tra le piante rampicanti e i tronchi spezzati, quando un uccello, una visione di rosso e di giallo, gli saettò davanti con un grido da strega; e un altro grido gli fece eco.
"Ohè! Aspetta un po'!"
Qualcosa scuoteva il sottobosco da una parte del solco, e cadde crepitando una pioggia di gocce.

(Traduzione: Filippo Donini)


William Goldman (1931)

The Princess Bride
This is my favorite book in all the world, though I have never read it.
How is such a thing possible? I'll do my best to explain. As a child, I had simply no interest in books. I hated reading, I was very bad at it, and besides, how could you take the time to read when there were games that shrieked for playing?
La principessa sposa
Tra tutti i libri del mondo questo è il mio preferito, anche se non l’ho mai letto.
Come mai? Vediamo di spiegarlo. Da bambino i libri non mi interessavano, punto e basta. Odiavo leggere, facevo fatica, e poi dove l’avrei trovato, il tempo, quando c’erano tutti quei giochi ansiosi di farsi giocare?

(Traduzione: Massimiliana Brioschi)


Gloria Goldreich (19??)

Dinner with Anna Karenina (A cena con Anna Karenina)
Trish Bartlett diede un'occhiata all'orologio mentre percorreva in fretta la 87ª Strada. Le sei meno un quarto. Non era in ritardo, ma non voleva presentarsi esattamente in orario, né essere la prima ad arrivare. Rallentò il passo e si attardò al mercato coreano all'angolo della strada di Cynthia, dove esaminò i fiori recisi, le iris ormai appassite e sbiadite, le ultime rose della stagione che cominciavano a perdere i petali. Si soffermò, infine, su un vaso di zinnie color ambra che, pensò, avrebbe costituito un allegro centrotavola per la cena che segnava il primo incontro dell'anno del gruppo di lettura. Tuttavia, mentre pagava i fiori, già era pentita dell'acquisto. Conoscendo Cynthia, ci sarebbe stato un costoso addobbo floreale, abbinato alle tovaglie e alle porcellane. Faceva parte dello stile di Cynthia, un'eleganza informale, ottenuta facilmente grazie a una strisciata di carta di credito e alla sicurezza che Mae, la sua governante, sarebbe stata a portata di mano per spuntare i gambi e posizionare il vaso esattamente nel punto più adatto dell'elegante tavolo.
(Traduzione: Rita Gatti)


Oliver Goldsmith (1730-1774)

The Vicar of Wakefield
I was ever of opinion, that the honest man who married and brought up a large family, did more service than he who continued single, and only talked of population. From this motive, I had scarce taken orders a year before I began to think seriously of matrimony, and chose my wife as she did her wedding gown, not for a fine glossy surfaces but such qualities as would wear well. To do her justice, she was a good-natured notable woman; and as for breeding, there were few country ladies who could shew more. She could read any English book without much spelling, but for pickling, preserving, and cookery, none could excel her.
Il vicario di Wakefield
Sono sempre stato dell'opinione che un onestuomo che si sposi e che tiri su una famiglia numerosa sia più utile di colui che rimane celibe pur continuando a parlare di progenie. Per questa ragione cominciai a pensare seriamente al matrimonio già appena un anno dopo che ebbi preso gli ordini, e scelsi mia moglie allo stesso modo in cui lei scelse il suo abito nuziale: non per l'aspetto brillante e grazioso ma per quelle qualità che si sarebbero mantenute inalterate nel tempo. Devo renderle merito dicendo che era una donna laboriosa e buona e poche gentildonne di campagna potevano superarla in fatto di buone maniere. Era in grado di leggere qualunque libro inglese che non contenesse un linguaggio troppo astruso, ma era insuperabile in fatto di sottaceti, conserve e arte culinaria.

(Traduzione: Barbara Bartoletti)


Alessandro Golinelli (1963)

Come ombre
Walter strizzò gli occhi per mettere a fuoco: la luce del museo, intensa e gialla, raddoppiava le linee geometriche rosse, verdi e celesti del disegno. Era ammirato, per la quarta volta dopo solo cinque sale, e pensò di esserlo stato troppo spesso e provò a ricredersi. "In fondo cosa han fatto? Lo avrei impostato anch'io così. La collina s'arrotonda e si doveva seguire la curva. Però è bello... Sono bravi, con tutte le schifezze che ho visto prima, poi." Guardò la targhetta accanto. "Finlandesi, bene. Hanno usato anche tanto legno, giusto, sono i loro materiali. E poi è semplice." Provò una sensazione piacevole.


Anne (Simone Changeux) (1921) e Serge (Vsevolod Sergeijvič Goloubinov) (1903-1972) Golon

Angélique - Marquise des Anges (Angelica. La marchesa degli angeli)
"Nutrice" chiese Angelica, "perché Gilles di Retz uccideva tanti fanciulli?"
"Per il demonio, figlia mia. Gilles di Retz, l'orco di Machecoul, voleva essere il più potente signore del suo tempo. Nel suo castello non c'erano che storte, ampolle, pentole piene di rosse brode e di orrendi vapori. Il diavolo voleva che gli fosse offerto in sacrificio il cuore di un bambino. Così cominciarono i delitti. E le madri atterrite s'indicavano il nero torrione di Machecoul circondato di corvi, tanti erano nelle prigioni i cadaveri degli innocenti."
"Li mangiava tutti?" chiese con voce tremante Maddalena, la sorellina di Angelica.
"Non tutti, non ce l'avrebbe fatta," rispose la nutrice.

(Traduzione: Roberto Ortolani)


Witold Gombrowicz (1904-1969)

Ferdydurke (Ferdydurke)
Quel martedì mi svegliai nello smorto evanescente attimo quando la notte vera e propria è ormai finita e l'alba non riesce ancora a farsi strada. Destato di soprassalto, stavo già per precipitarmi in taxi alla stazione pensando di dover partire. Mi ci volle un minuto buono per rendermi conto che nessun treno, ahimè, mi aspettava alla stazione, e che non era quella la mia ora. Giacevo in una luce lattiginosa, il corpo pervaso da una paura insopportabile che mi opprimeva angosciosamente l'anima, l'anima opprimeva il corpo e ogni infima fibra si torceva nel presentimento che niente sarebbe successo, niente cambiato, niente sopraggiunto e qualunque cosa avessi intrapreso il risultato sarebbe sempre stato zero via zero. Era il terrore di non esistere, la paura del non essere, l'ansia del non vivere, il timore della non realtà, l'urlo biologico di tutte le mie cellule davanti alla lacerazione, alla dispersione, allo sparpagliamento interiore.
(Traduzione: Vera Verdiani)

Kosmos (Cosmo)
Vi racconterò un'altra avventura, più strana ancora...
Sudore. Fucsio cammina, io dietro a lui, calzoni, tacchi, sabbia, ci trasciniamo, trasciniamo, terra, carreggiate, zolle, scintillio di sassi luccicanti, luce, brusio dell'aria infuocata, calura tremolante, nero, abbaglio del sole, le case, le recinzioni, i campi, i boschi, questa strada, questa marcia, perché, come mai, sarebbe lunga a raccontarla, a dir la verità mi ero stufato di mio padre e di mia madre, e di tutta la famiglia in generale, e poi volevo dare perlomeno un esame, oltre che respirare aria nuova, evadere, stare lontano per un po'.

(Traduzione: Francesco M. Cataluccio e Donatella Tozzetti)

Opetani (Gli indemoniati)
"Non vede che qui c'è una targhetta con scritto: 'E' pericoloso sporgersi'? Per lei le disposizioni delle autorità non contano nulla?"
L'osservazione fu rivolta al giovanotto che si sporgeva dal finestrino da un anziano, scialbo signore con gli occhiali. Il fatto avveniva in treno, a una certa distanza da Lublino. Il giovane ritrasse la testa e si voltò.
"Sa dirmi quale sarà la prossima stazione?" chiese.
"Credo di averle chiesto se è a conoscenza del divieto di sporgersi dal finestrino di un treno in movimento, e penso che prima di fare domande a sua volta, dovrebbe forse rispondere alla mia", disse seccamente il signore dalla faccia da pesce e dai capelli setolosi, con una catenella d'oro che gli attraversava l'area dello stomaco.
Il giovanotto rispose subito con tono disinvolto e svagato: "Mi scuso".

(Traduzione: Pietro Marchesani)

Wspomnienia Polskie (Un giovinezza in Polonia)
"Sono nato e cresciuto in una casa quanto mai rispettabile." L'ironica frase che apre uno dei miei racconti, - Il diario di Stefan Czarniecki - , potrebbe fare altrettanto bene da incipit a questi ricordi. In effetti ero il figlio di papà di una famiglia, come suol dirsi, "rispettabile": qui, però, l'aggettivo "rispettabile" va preso senza ironia, trattandosi veramente di una famiglia perbene e provvista di sani principi.
Mio padre, proprietario di un piccola tenuta nella regione di Sandomierz, lavorava nell'industria. All'epoca della mia adolescenza era presidente della centrale dei rottami in ferro, oltre che membro di vari consigli di sorveglianza e di amministrazione: cariche che gli rendevano molto più che non la piccola tenuta di Maloszyce. Mia madre era figlia di Ignacy Kotkowski, un proprietario terriero della regione di Sandomierz.

(Traduzione: Vera Verdiani)


Ivan Aleksandrovich Goncharov (1812-1891)

Oblomov
V Gorohovoj ulitse, v odnom iz bol'shih domov, narodonaselenije kotorogo stalo by na tselyj uezdnyj gorodok, lezhal utrom v posteli, na svoej kvartire, Il'ja Il'jich Oblomov.
Eto byl chelovek let tridzati dvuh-treh ot rodu, srednego rosta, prijatnoj naruzhnosti, s tiomno-serymi glasami, no s otsutstviem vsiakoj opredelennoy idei, vsiakoj sosredotochennosti v certah litsa.
Oblomov
Sulla via Goròchovaia, in uno dei grandi edifici i cui inquilini sarebbero bastati essi soli a popolare tutta una cittadina distrettuale, nel suo appartamento, Ilià Ilìc' Oblomov stava passando la mattinata a letto.
Egli era un uomo di circa trentadue anni, di media statura, di aspetto piacente, con gli occhi di un grigio scuro, ma sui tratti del suo volto non v'era segno di un'idea ben definita né di una qualunque forma di concentrazione mentale.

(Traduzione: Laura Simoni Malavasi)


Edmond de Goncourt (1822-1896) e Jules de Goncourt (1830-1870)

Journal
ANNÉE 1851
2 Décembre 1851. - Au jour du jugement dernier, quand les âmes seront amenées à la barre par de grands anges, qui, pendant les longs débats, dormiront, à l'instar des gendarmes, le menton sur leurs deux gants d'ordonnance, et quand Dieu le Père, en son auguste barbe blanche, ainsi que les membres de l'Institut le peignent dans les coupoles des églises, quand Dieu m'interrogera sur mes pensées, sur mes actes, sur les choses auxquelles j'ai prêté la complicité de mes yeux, ce jour-là: "Hélas! Seigneur, répondrai-je, j'ai vu un coup d'État!"
Diario
ANNO 1851 (dicembre)
Nel giorno del giudizio universale, quando tutte le anime saranno condotte alla sbarra da grandi angeli che durante i processi dormiranno come gendarmi, col mento sui guanti bianchi incrociati sopra il pomo della spada; quando Dio padre con la sua grande barba bianca, come lo dipingono sulle cupole i membri dell'Institut, quando Dio padre, dopo avermi interrogato sulle mie azioni, m'interrogherà su ciò che ho visto, su tutto ciò che ha implicato la complicità del mio sguardo, mi chiederà infallibilmente: "Creatura che ho fatto umana e buona, non hai visto per caso la corrida alla Barrière du Combat? O cinque mastini affamati che dilaniavano a colpi di zanne un vecchio asino magro e indifeso?" "Ohimè, Signore", risponderò, "ho visto di peggio: ho visto un colpo di Stato".

(Traduzione: Mario Lavagetto)

Madame Gervaisais (...)
- quarante scudi?
- oui, signora.
- cela fait, n' est-ce pas, en monnaie de France, deux cents francs?
- deux cents francs? ... -fit la romaine qui montrait l'appartement à l'étrangère: elle parut chercher, compter dans sa tête. - oui, oui... deux cents francs. Mais la signora n'a pas bien vu... et, jetant son châle brusquement sur un lit défait, elle se mit à marcher de chambre en chambre avec de vives ondulations de taille, en parlant avec la volubilité d'une padrona de chambres meublées:
- voyez-vous, ils sont partis ce matin... une famille anglaise... des gens malpropres, qui jetaient de l'eau partout... tout est en désordre... on n'a eu le temps de rien ranger...

Renée Mauperin (...)
Vous n'aimez pas le monde, mademoiselle? - vous ne le direz pas? J'y avale ma langue... voilà l'effet que me fait le monde, à moi. Peut-être ça tient à ce que je n'ai pas eu de chance. Je suis tombée sur des jeunes gens sérieux des amis à mon frère, des jeunes gens à citations, comme je les appelle. Les jeunes personnes, on ne peut leur parler que du dernier sermon qu'elles ont entendu, du dernier morceau de piano qu'elles ont étudié, ou de la dernière robe qu'elles ont mise: c'est borné, l'entretien avec mes contemporaines.
- vous restez, je crois, toute l'année à la campagne, mademoiselle?
-oui... oh! Nous sommes si près de Paris... est-ce joli ce qu'on a joué à l' opéra-comique ces jours-ci? Avez-vous vu?


Allegra Goodman (1967)

The Cookbook Collector
Rain at last. Much-needed rain, the weatherman called it. Rain drummed the little houses skyrocketing in value in Cupertino and Sunnyvale. Much-needed rain darkened the red tile roofs of Stanford, and puddled Palo Alto's leafy streets. On the coast, the waves were molten silver, rising and melting in the September storm. Bridges levitated, and San Francisco floated like a hidden fortress in the mist.
La collezionista di ricette segrete
Finalmente la pioggia. La tanto sospirata pioggia, come aveva detto il metorologo. Batteva sulle piccole case di Cupertino e Sunnyvale, che aumentavano di valore ogni giorno di più. La tanto sospirata pioggia offuscava i tetti di tegole rosse di Stanford, infangava i viali alberati di Palo Alto. Sulla costa, onde d'argento fuso si increspavano e si mischiavano nella tempesta settembrina. I ponti sembravano levitare e San Francisco galleggiava come una fortezza nascosta nella nebbia.

(Traduzione: Carla De Caro)


Nadine Gordimer (1923-2014)

The House Gun
Something terrible happened.
They are watching it on the screen with their after-dinner coffee cups beside them. It is Bosnia or Somalia or the earthquake shaking a Japanese island between apocalytic teeth like a dog; whatever were the disasters of that time. When the intercom buzzes each looks to the other with a friendly reluctance; you go, your turn. It's part of the covenant of living together. They made the decision to give up the house and move into this townhouse complex with grounds maintained and security-monitored entrance only recently and they are not yet accustomed, or rather are inclined momentarily to forget that it's not the barking of Robbie and the old-fangled ring of the front door bell that summons them, now.
Un'arma in casa
È successa una cosa terribile.
Seguono la notizia alla televisione dopo cena, con una tazza di caffè appoggiata lì accanto. Bosnia, Somalia o il terremoto che come un mastino scuote tra fauci apocalittiche un'isola giapponese: uno qualsiasi dei disastri di quel periodo. Quando suona il citofono si guardano con amichevole riluttanza; vai tu, tocca a te. Fa parte del patto che si stringe vivendo insieme. La decisione di lasciare la loro casa e trasferirsi in questo complesso residenziale con giardiniere e ingresso sorvegliato è recente e non sono ancora abituati, o piuttosto tendono momentaneamente a dimenticare che adesso a convocarli non è l'abbaiare di Robbie o l'antiquato squillo del campanello della porta d'ingresso.

(Traduzione: Grazia Gatti)

The Pickup
A lustered predators round a kill. It's a small car with a young woman inside it. The battery has failed and taxis, cars, minibuses, vans, motorcycles butt and challenge one another, reproach and curse her, a traffic mob mounting its own confusion. Get going. Stupid bloody woman. Idikazana lomlungu, le! She throws up hands, palms open, in surrender. They continue to jostle and blare their impatience. She gets out of her car and faces them. One of the unemployed black men who beg by waving vehicles into parking bays sidles his way deftly through fenders, signals with his head - Oka-ay, Oka-ay go inside, go! - and mimes control of the steering wheel.
L'aggancio
Un branco di predatori intorno alla vittima. È un'utilitaria con a bordo una vivace donna. La batteria l'ha mollata e taxi, automobili varie, pulmini, furgoni e motociclette cercano di avanzare ostacolandosi a vicenda, mentre la coprono di invettive, un ingorgo che si autoalimenta. E muoviti. Maledetta scema.
Idikazana lomlungo, le! Lei alza le mani, i palmi aperti, in segno di resa. Gli altri continuano a strombazzare la propria impazienza. La ragazza scende dalla macchina, li affronta. Uno dei disoccupati di colore che segnalano agli automobilisti i parcheggi liberi in cambio di un'elemosina si avvicina sgusciando tra i paraurti, le fa cenno con la testa, "Oka-ay, Oka-ay salga in macchina, avanti!", e mima i movimenti delle mani sul volante.
(Traduzione: Eva Kampmann)


Catherine Grace Frances Gore (1799-1861)

Cecil, or, The Adventures of a Coxcomb
Biographers are fond of attributing the dispositions of their heroes to heroic sources. Since it is my fate to tell my own story. I choose to tell it in my own way; and am free to confess that the leading trait of my character has its origin in the first glimpse I caught of myself, at twelve months old, in the swing-glass of my mother's dressing-room. I looked, and became a coxcomb for life!
Cecil, ovvero, Le avventure di un damerino
I biografi amano attribuire i temperamenti dei loro eroi a fonti eroiche. Quindi il mio destino è di raccontare personalmente la mia storia. Voglio raccontarla a modo mio, e posso tranquillamente confessare che la principale peculiarità del mio carattere trae la sua origine dalla prima occhiata che diedi a me stesso, quando avevo un anno, nello specchio girevole dello spogliatoio di mia madre. Mi guardai, e divenni un damerino per tutta la vita!


Maksim Gor'kij (Aleksej Maksimovich Peshkov) (1868-1936)

Mat
Kazhdyj den' nad rabochej slobodkoj, v dymnom, maslianom vozduhe, drozhal i revel rabochij gudok, i, poslushnye zovu, iz malen'kih seryh domov vybegali na ulitsu, tochno ispugannye taracany, ugrjumye liudi, ne uspevshie snom osvezhit' svoi muskuly.
V holodnom sumrake oni shli po nemoschenoj ulitse k vysokim kamennym kletkam fabriki, ona s ravnodushnoj uverennost'ju zhdala ih, osveschaja griaznuju ulitsu desiatkami zhirnyh, kvadratnyh glaz.
La madre
Ogni giorno, nell'aere fumoso e denso del sobborgo operaio, fremevano e sibilavano le note acute delle sirene delle fabbriche, e al loro appello, dalle grigie casette, uscivano gli uomini accigliati, che non avean potuto col sonno ristorare i muscoli affaticati, e si mettevano a correre per la via, come tanti conigli sbandati.
Nel freddo crepuscolo camminavano sulle strette vie sterrate verso le fabbriche, quelle colossali gabbie di pietra che attendevan gli uomini con impassibile tranquillità, mentre rischiaravan loro la via con diecine di occhi quadrangolari, d'un giallo sporco e unto.

(Traduzione: Cesare Castelli)


Edmund William Gosse (1849-1928)

Father and Son (...)
This book is the record of a struggle between two temperaments, two consciences and almost two epochs. It ended, as was inevitable, in disruption. Of the two human beings here described, one was born to fly backward, the other could not help being carried forward. There came a time when neither spoke the same language as the other, or encompassed the same hopes, or was fortified by the same desires. But, at least, it is some consolation to the survivor, that neither, to the very last hour, ceased to respect the other, or to regard him with a sad indulgence.


Salvator Gotta (1887-1980)

La saga dei Vela
Il giorno 10 di novembre dell'anno 1858 ebbe luogo l'inaugurazione della strada ferrata di Ivrea.
La Dora Baltea, "giornale amministrativo-statistico-letterario della Divisione" aveva pubblicato che il treno sarebbe partito dalla stazione di Porta Susa a Torino alle ore undici della mattina e sarebbe arrivato verso l'una pomeridiana, "all'incirca". Pur tuttavia, fin dalle prime ore di quel brumoso 10 novembre, la piccola città capitale del Canavese fu animata da un insolito trambusto. Carri, carrette d'ogni forma e dimensione, agresti trabiccoli antiquati e fiammanti carrozze padronali, veicoli trainati da ronzini, da mucche, da muli, da somarelli e da scalpitanti puledri, portarono in città molta popolazione del contado.


Gottfried von Strassburg (XII-XIII sec.)

Tristan
Gedaehte mans ze guote niht,
von dem der werlde guot geschiht,
sô waere ez allez alse niht,
swaz guotes in der werlde geschiht.
Der guote man swaz der in guot
und niwan der werlt ze guote tuot,
swer daz iht anders wan in guot
vernemen wil, der missetuot.
Ich hoere es velschen harte vil,
daz man doch gerne haben wil:
dâ ist des lützelen ze vil,
dâ wil man, des man niene wil.
Ez zimet dem man ze lobene wol,
des er iedoch bedürfen sol,
und lâze ez ime gevallen wol,
die wîle ez ime gevallen sol.
Tristano
Se il pensiero non va grato
a chi oprò il bene del mondo,
sarebbe tutto pari a nulla
quanto di bene al mondo vien fatto.
Ciò che si fa per il bene,
e solo il bene del mondo,
chi giudica altro che bene
agisce contro giustizia.
Odo assai spesso sminuire
ciò che con brama si cerca:
è segno di gran piccolezza
cercare quel che non piace.
All'uomo conviene lodare
ciò di cui sente il bisogno
e lasciar che gli giunga gradito
in tanto in quanto gli piace.

(Traduzione: Laura Mancinelli)


Michele Governatori (1972)

Carbonio
Lavoravo da quasi dieci anni per Ambiente Nostro. Ero entrato come tuttofare dopo la laurea e poi via via mi avevano dato qualche compito più interessante ma dovevo ancora spesso star dietro a rotture di scatole come il giornalino per gli associati e i testi delle lettere di richiesta di donazioni per singole iniziative o campagne indicate dalla direzione. Piuttosto preferivo l'attività d'ufficio stampa che consisteva nel telefonare a una lista di giornalisti che sui temi ambientali si erano rivelati leggermente meno ignoranti e faciloni della media dei loro colleghi.

La città scomparsa
La prima Alfa Romeo Giulia Super che si è vista a Tagliacozzo è stata quella di Gilberto Timone.
Aveva la vernice rosso cupo, i doppi fari tondi, lo scarico cromato e dietro la scritta "Super" vicino al bordo del baule. Per il paese verso le sette di sera si è sentito il rombo che veniva da Avezzano dove Timone aveva appena ritirato la Giulia dal rivenditore Alfa Romeo Pasquarelli.
Era l'ottobre 1966 e a Gilberto Timone di stare attento al rodaggio dell'auto nuova non gliene importava niente. Si vedeva da come guidava. Tirava le marce e faceva ruggire il motore e intanto trafficava col pomello della radio stereofonica che aveva fatto montare direttamente da Pasquarelli.
Del resto il rodaggio era la tipica cosa che interessava a quelli che avevano paura del domani, e invece un domani Gilberto Timone la macchina l'avrebbe di sicuro cambiata con qualche modello ancora più nuovo e più veloce, ne era convinto, e quindi tutte le magagne meccaniche sarebbero state un problema semmai per qualcun altro.

Il paese delle cicogne
Il posto dove lui è nato io e mia moglie non l'avevamo mai visto.
Oltre all'ostetrica e alla madre probabilmente nella stanza c'era un ragazzo di corporatura grossa coi capelli neri crespi quasi a riccioli, sudato e con le maniche della camicia tirate su.
Era Don Massimo.
Due giorni dopo la madre di sicuro è stata avvolta dal puzzo della centrale a carbone che arrivava mescolato a quell'altro di cavoli lessi e di panni sporchi. Per raggiungere la strada c'erano pochi gradini e lei li ha scesi probabilmente con un bagaglio molto piccolo.
Poi è andata via con una Fiat 126 rossa in versione polacca che traballava e faceva rumore.

Venere in topless
Ditemi voi come si fa a fissare l'incontro coi professori il sabato mattina. Ditemi, forza. Che testa bisogna avere? Il sabato mattina. Allora cosa l'ha iscritto a fare il figlio a una scuola privata se poi non le evita nemmeno le rotture di scatole tipo questa?
Il sabato mattina.
Alle undici di mattina, con tutte le sue amiche già bell'e prenotate dall'estetista e dal parrucchiere, a lei le tocca andare dai professori a colloquio.
Tebah, la figlia più piccola, sei anni, in confronto non le causa nessunissima rottura. Oggi per dire esce da danza a mezzogiorno meno un quarto con la filippina pronta fuori che l'aspetta e poi la riporta a casa e la piazza davanti al megaschermo surround.
Professori che poi, frustrati come sono poveretti, cosa vuoi che abbiano da raccontare. Gente che un lavoro serio non ha neanche idea di cosa vuol dire, di come bisogna darsi da fare per avere quel minimo di quattrini necessari, che è incredibile quanti ce ne vogliono per una vita cosa dico normale, ma anche solo appena appena dignitosa.
Figurarsi che perfino la filippina Fiko guadagna più di uno di quei professorini appena arrivati a ruolo.


Corrado Govoni (1884-1965)

Il volo d’amore
Malgrado l’intirizzimento rabbioso che, dopo poche ore, mi procurava sempre il fango della trincea, un fango gelido che s’incrostava subito alle scarpe e ai calzoni, tenace come una colla di ghiaccio sporco; le notti che non si era disturbati dal cannoneggiamento o da qualche allarme di sentinella nervosa, m’ero avvezzato a dormire d’un sonno pesante che rassomigliava alla morte.


John Gower (1330 ca.-1408)

Confessio Amantis (...)
Of hem that writen ous tofore
The bokes duelle, and we therfore
Ben tawht of that was write tho:
Forthi good is that we also
In oure tyme among ous hiere
Do wryte of newe som matiere,
Essampled of these olde wyse
So that it myhte in such a wyse,
Whan we ben dede and elleswhere,
Beleve to the worldes eere
In tyme comende after this.


Guido Gozzano (1883-1916)

La signorina Felicita ovvero la Felicità
Signorina Felicita, a quest'ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest'ora che fai? Tosti il caffè:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
all'avvocato che non fa ritorno?
E l'avvocato è qui: che pensa a te.

I tre talismani
Quando i polli ebbero i denti
e la neve cadde nera
(bimbi state bene attenti)
c'era allora, c'era... c'era...

... un vecchio contadino che aveva tre figliuoli. Quando sentì vicina l'ora della morte li chiamò attorno al letto per l'estremo saluto.
- Figliuoli miei, io non son ricco, ma ho serbato per ciascuno di voi un talismano prezioso. A te, Cassandrino, che sei poeta e il più miserabile, lascio questa borsa logora: ogni volta che v'introdurrai la mano troverai cento scudi. A te, Sansonetto, che sei contadino e avrai da sfamare molti uomini, lascio questa tovaglia sgualcita: ti basterà distenderla in terra o sulla tavola, perché compaiano tante portate per quante persone tu voglia. A te, Oddo, che sei mercante e devi di continuo viaggiare, lascio questo mantello: ti basterà metterlo sulle spalle e reggerlo alle cocche delle estremità, con le braccia tese, per diventare invisibile e farti trasportare all'istante dove tu voglia.


Françoise d'Issembourg d'Happoncourt, Madame de Graffigny (1695-1758)

Lettres d'une jeune péruvienne (...)
LETTRE 1
Aza, mon cher Aza! Les cris de ta tendre Zilia, tels qu' une vapeur du matin, s' exhalent, et sont dissipés avant d' arriver jusqu'à toi; en vain je t'appelle à mon secours, en vain j'attends que tu viennes briser les chaînes de mon esclavage: hélas! Peut-être les malheurs que j'ignore sont-ils les plus affreux! Peut-être tes maux surpassent-ils les miens!
La ville du soleil, livrée à la fureur d'une nation barbare, devrait faire couler mes larmes; et ma douleur, mes craintes, mon désespoir ne sont que pour toi.
Qu'as-tu fait dans ce tumulte affreux, chère âme de ma vie? Ton courage t'a-t-il été funeste ou inutile? Cruelle alternative! Mortelle inquiétude!


Winston Graham (1908-2003)

Ross Poldark
Joshua Poldark died in March 1783. In February of that year, feeling that his tenure was becoming short, he sent for his brother from Trenwith.
Charles came lolloping over on his great roan horse one cold grey afternoon, and Prudie Paynter, lank-haired and dark-faced and fat, showed him straight into the bedroom where Joshua lay possed up with pillows and cushions in the big box bed. Charles looked askance round the room with his small watery blue eyes, at the disorder and the dirt, then lifted his coat-tails and subsided upon a wicker chair which creaked under his weight.
Ross Poldark
Joshua Poldark morì nel marzo del 1783. Nel febbraio di quell'anno, consapevole del fatto che non gli restava molto da vivere, mandò a chiamare suo fratello a Trenwith.
Charles arrivò in un pomeriggio freddo e grigio caracollando in sella al suo robusto cavallo roano, e Prudie Paynter, una donna grassa, dai capelli flosci e dal volto scuro, lo accompagnò nella camera dove Joshua giaceva sul grande letto chiuso da pannelli, sostenuto da guanciali e cuscini. Charles si guardò attorno con occhi azzurri, piccoli e acquosi, notando il disordine e la sporcizia, quindi sollevò le code della giacca e si accomodò su una sedia a dondolo che scricchiolò sotto il suo peso.

(Traduzione: Alfredo Colitto)

Demelza
There could have been prophecy in the storm that blew up at the time of Julia's birth.
May month was not a time for heavy gales, but the climate of Cornwall is capricious as any child ever born. It had been a kindly enough spring, as kindly as the summer and winter that had gone before it; mild, soft, comfortable weather; and the land was already heavy with green things. Then May broke rainy and gusty, and the blossom suffered here and there and the hay leaned about looking for support.
Demelza
C'era qualcosa di profetico nella tempesta che si scatenò la notte in cui nacque Julia.
Maggio non era un periodo di violente bufere, ma il clima della Cornovaglia era capriccioso come un bambino. La primavera era stata piuttosto mite, come l'estate e l'inverno che l'avevano preceduta; il tempo era buono e piacevole, e la terra già carica di verde. E poi maggio all'improvviso si era riempito di vento e piogge che avevano ferito la vegetazione appena sbocciata, e il fieno si piegava come in cerca di un sostegno.

(Traduzione: Matteo Curtoni e Maura Parolini)


Kenneth Grahame (1859-1932)

The Wind in the Willows
The Mole had been working very hard all the morning, spring-cleaning his little home. First with brooms, then with dusters; then on ladders and steps and chairs, with a brush and a pail of whitewash; till he had dust in his throat and eyes, and splashes of whitewash all over his black fur, and an aching back and weary arms. Spring was moving in the air above and in the earth below and around him, penetrating even his dark and lowly little house with its spirit of divine discontent and longing. It was small wonder, then, that he suddenly flung down his brush on the floor, said "Bother!" and "O blow!" and also "Hang spring-cleaning!" and bolted out of the house without even waiting to put on his coat.
Il vento nei salici
Per tutta la mattina la Talpa aveva atteso di lena alla ripulitura primaverile della sua casetta. Prima con scope, poi con cenci da polvere; quindi su scale e sgabelletti e seggiole, con un pennello e un secchio d'acqua di calce; finché ebbe polvere in gola e negli occhi, e schizzi di bianco su tutto il pelo nero, e la schiena dolorante e le braccia stremate. La primavera spaziava nell'aria lassù e nella terra e sotto e tutto intorno, penetrando anche la sua casina senza luce e spazio del suo spirito di divino scontento e desiderio. Nulla di strano, quindi, se tutto d'un subito gettò il pennello sull'impiantito, sbottò: -Stufa sono! - e - Basta così! - e anche - All'inferno la ripulitura di primavera! - e uscì decisamente di casa senza manco indugiarsi a infilar la giacchetta.

(Traduzione: Beppe Fenoglio)


Seth Grahame-Smith (1976)

Pride and Prejudice and Zombies
Ii is a truth universally acknowledged that a zombie in possession of brains must be in want of more brains. Never was this truth more Plain than during the recent attacks at Netherfield Park, in which a household of eighteen was slaughtered and consumed by a horde of the living dead.
Orgoglio e pregiudizio e zombie
È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di altro cervello. E tale verità si era dimostrata in tutta la sua evidenza nel corso delle recenti aggressioni a Netherfield Park, durante le quali una famiglia di diciotto persone era stata massacrata e divorata da un’orda di morti viventi.

(Traduzione: Isa Maranesi - testo Jane Austen - e Roberta Zuppet)


Massimo Gramellini (1960)

Fai bei sogni
Come ogni anno, l'ultimo dell'anno sono passato a prendere Madrina per accompagnarla dalla mamma.
Madrina è un legno antico ben conservato. Vive da sola in una casa piena di luce, dove legge libri gialli e chiacchiera con le fotografie incorniciate di suo marito. Ogni tanto cambia mensola e parla con la foto della mamma, principalmente di me.
Suppongo le taccia le informazioni più scabrose.
Che ho avuto due mogli, sia pure una alla volta. E che non ho poi fatto l'avvocato.

L'ultima riga delle favole
C'era una volta - e c'è ancora - un'anima curiosa che vagava per gli spazi infiniti senza trovare un amore dentro il quale tuffarsi. Stava andando alla deriva negli abissi di un mare di noia quando sentì pulsare qualcosa. Una luce, fatta di musica: E rimase inebetita da tanta bellezza. Disse solo una parola e si tuffò dentro di te.


Amanda Grange (19??)

Mr. Darcy's Diary
Monday 1st July
Have I done the right thing in establishing Georgiana in London, I wonder? The summer is proving to be very hot, and when I visited her this morning, I found her lacking her usual energy. I think I will send her to the coast for a holiday.
Il diario di Mr. Darcy
Lunedì, 1° luglio
Mi chiedo se far stabilire Georgiana a Londra sia stata la scelta migliore. L’estate si sta rivelando molto calda e, quando sono stato a farle visita questa mattina, l’ho trovata priva della sua consueta energia. Penso di mandarla sulla costa per una vacanza.

(Traduzione: Gabriella Parisi)


Günter Grass (1927-2015)

Die Blechtrommel (Il tamburo di latta)
Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c'è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti.
Il mio infermiere non può dunque essermi nemico. Ho preso a volergli bene a questo controllore appostato dietro lo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita; cosí, nonostante lo spioncino che gli è d'ostacolo, impara a conoscermi.

(Traduzione: Lia Secci)

Die Rättin (La ratta)
Per Natale ho desiderato un ratto, visto che ero in cerca di spunti per una poesia sull'educazione del genere umano. Veramente avrei preferito scrivere del mare, la mia pozzanghera baltica; ma la bestia ha vinto. Il mio desiderio è stato esaudito. Sotto l'albero di Natale ho trovato la sorpresa del ratto.
Non in disparte, macché, sotto il tetto dei rami d'abete, correlata ai penduli ornamenti dell'albero, in alternativa alla mangiatoia col suo notorio personale s'era piazzata, più lunga che larga, una gabbia di fil di ferro che ha le sbarre laccate di bianco e l'interno ammobiliato con una casetta di legno, il biberon e la ciotola della pappa. Disinvolta la strenna occupava il suo spazio come se non ci fosse niente da eccepire, come se una donazione di questa specie fosse la più naturale del mondo: sotto l'abete natalizio il ratto.

(Traduzione: Bruna R. Bianchi)

Ein weites Feld (È una lunga storia)
Noi dell'archivio lo chiamavamo Fonty; no, molti di coloro nei quali si imbatteva dicevano: "Allora, Fonty, di nuovo posta da Friedlaender? E come sta la figliola? Dappertutto si parla delle nozze di Mete, non solo al Prenzlberg. Cosa c'è di vero, Fonty?"
Persino la sua Ombra Perenne esclamava: "Ma no, Fonty! È stato anni prima dei moti rivoluzionari, quando Lei, alla luce delle candele, ha offerto ai suoi compagni del Tunnel qualcosa di scozzese, una ballata..."
D'accordo: suona un po' stupido, come Honni o Gorbi, ma Fonty deve restare Fonty. Persino il suo desiderio dell'ypsilon finale dobbiamo vidimarlo con un timbro ugonotto.

(Traduzione: Claudio Groff)


Robert Graves (1895-1985)

Claudius the God and his Wife Messalina
Two years have gone by since I finished writing the long story of how I, Tiberius Claudius Drusus Nero Germanicus, the cripple, the stammerer, the fool of the family, whom none of his ambitious and bloody-minded relatives considered worth the trouble of executing, poisoning, forcing to suicide, banishing to a desert island or starving to death - which was how they one by one got rid of each other-how I survuved them all, even my insane nephew Gaius Caliguls, and was one day unexpectedly acclaimed Emperor by the corporals and sergeants of the Palace Guard.
Il Divo Claudio
Due anni sono trascorsi da quando finii di scrivere il lungo racconto delle strane vicende che permisero a me, Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, lo storpio, il balbuziente, l'idiota, che nessuno dei suoi ambiziosi e sanguinari parenti giudicò mai che valesse la pena di decapitare o avvelenare o costringere al suicidio o confinare in un'isola deserta per lasciarvelo morire di fame, - metodi spicci che essi solevano usare per sbarazzarsi gli uni degli altri, - permisero a me, dicevo, di sopravvivere ad ognuno di essi, e persino a quel pazzo pericoloso che fu il mio nipote Caio Caligola, e di vedermi inaspettatamente un bel giorno acclamato Imperatore dai capisquadra e dai soldati della Guardia di Palazzo.

(Traduzione: Carlo Coardi)

Hercules, My Shipmate (Il vello d'oro)
Anceo il Lelego, dalla fiorita Samo, fu abbandonato una sera d'estate sulla sabbiosa riva meridionale dell'isola di Maiorca, la più grande fra le isole delle Esperidi, o, come qualcuno le chiama, isole di Frombolieri, o isole degli Uomini Nudi, che si stendono, vicinissime l'una all'altra, all'estremo occidente del mare, a non più di un giorno di navigazione dall'Iberia, se il vento è buono. Gli abitanti, stupiti dalla sua apparizione, non lo misero a morte, ma lo condussero, con malcelato disprezzo per i suoi sandali greci, la tunichetta corta sporca per il viaggio e il mantello pesante da uomo di mare, dalla Grande Sacerdotessa e Governatrice di Maiorca, che viveva nell'antro del Serpente, la più lontana dalla Grecia fra tutte le entrate dell'oltretomba.
(Traduzione: Francesca Antonini)

Homer's Daughter
When my childhood had slipped by, and the days no longer seemed eternal but had shrunk to twelve hours or less, I began to think seriously about death. It was my grandmother's funeral procession, in which half the women of Drepanum marched, lamenting like curlews, that made me conscious of my own morality. Soon I should marry, bear children, grow stout, old and ugly - or thin, old and ugly - and presently die. Leaving what behind? Nothing. Expecting what? Worse than nothing: everlasting half-darkness, where the ghosts of my ancestors and ancestresses wander about an unfeatured plain, gibbering like bats; skilled in all the lore of past and future, yet forbidden to profit from it, still endowed with such human passions as jealousy, lust, hatred and greed, but powerless to consummate them. How long is a day when one is dead?
La figlia di Omero
Quando la mia infanzia fu trascorsa veloce e le giornate, non più eterne, si furono ristrette a dodici ore o meno, cominciai a pensare seriamente alla morte. Fu il corteo funebre della mia nonna, che la metà delle donne di Drepana seguirono lamentandosi come chiurli, a rendermi conscia della mia mortalità. Ben presto mi sarei sposata, avrei generato figli, sarei diventata grassa, vecchia e brutta (oppure magra, vecchia e brutta) e dopo un po' sarei morta. Lasciando che cosa dietro di me? Nulla. Aspettandomi che cosa? Peggio che nulla: un'eterna penombra, dove già gli spettri dei miei antenati vagano qua e là, in una pianura indistinta, ciacolando come pipistrelli; dotti in tutto lo scibile passato e futuro, ma con la proibizione di usufruirne; ancora dotati di passioni umane come la gelosia, la concupiscenza, l'odio e l'avidità, ma incapaci di esplicarle. Quanto dura un giorno da, morti?

(Traduzione: Marcella Hannau)

I, Claudius
I. Tiberius Claudius Drusus Nero Germanicus This-that-and-the-other (for I shall not trouble you yet with all my titles) who was once, and not so long ago either, known to my friends and relatives and associates as "Claudius the Idiot", or "That Claudius", or "Claudius the Stammerer", or "Clau-Clau-Claudius" or at best as "Poor Uncle Claudius", am now about to write this strange history of my life; starting from my earliest childhood and continuing year by year until I reach the fateful point of change where, some eight years ago, at the age of fifty-one, I suddendly found myself caught in what I may call the "golden predicament" from which I have never since become disentangled.
Io, Claudio
Io, Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico eccetera eccetera (perché non voglio infastidirvi enumerando tutti i miei nomi), che ero una volta, e non molto tempo addietro, noto a parenti e amici e conoscenti sotto gli appellativi di Claudio l'Idiota, o quel Claudio, o Claudio il Balbuziente, o Cla-Cla-Claudio, o nel migliore dei casi Povero Zio Claudio, mi accingo a narrare la strana storia della mia vita; a partire dalla mia prima fanciullezza via via, anno per anno, fino a quella svolta fatale in cui, circa otto anni fa, mi trovai subitamente impegolato in una crisi che chiamerò "aurea" e dalla quale non ho mai più potuto districarmi.

(Traduzione: Carlo Coardi)

Seven Days in New Crete
"I am an authority on English," the man in the white suit said in a curiously colourless accent and with a good deal of hesitation, like an authority on Sanscrit trying to talk conversational Sanscrit. "I hope that you will pardon us for having brought you so far, i.e., so many generations ahead of your epoch. You are Mr Edward Venn-Thomas, are you not?"
I nodded, still a little confused by the sudden change of scene but wide awake.
"Do I speak with correctitude?" he asked anxiously.
"With great correctitude," I assured him, trying not to smile, "but without the modulations of tone we English use to express, or disguise, our feelings."
Sette giorni fra mill'anni
"Io sono un'autorità in fatto di inglese" disse l'uomo dal vestito bianco con una strana inflessione priva di colore e una marcata esitazione, quasi fosse un professore di sanscrito che cercasse di parlare in quella lingua. "Spero che ci perdonerete per avervi portato così lontano nell'avvenire, tante generazioni dopo la vostra epoca. Voi siete il signor Edoardo Venn-Thomas, non è vero?"
Feci un cenno affermativo, un po' confuso ancora per l'improvviso cambiamento di scena, ma perfettamente sveglio.
"Sto parlando correttamente?" domandò, con una certa ansietà.
"Con la più grande correttezza" lo rassicurai, cercando di non sorridere, "ma senza quelle speciali inflessioni di voce che noi inglesi usiamo per esprimere o per nascondere i nostri sentimenti."

(Traduzione: Francesco Santoliquido)


Graham Greene (1904-1991)

The End of the Affair (...)
A story has no beginning or end: arbitrarily one chooses that moment of experience from which to look back or from which to look ahead. I say "one chooses" with the innacurate pride of a professional writer who-when he has been seriously noted at all- has been praised for his technical ability, but do I in fact of my own will choose that black wet January night in the Common, in 1946, the sight of Henry Miles slanting across the wide river of rain, or did these images choose me? It is convenient, it is correct according to the rules of my craft to begin just there, but if I had believed in a God, I could also have believed in a hand plucking at my elbow, a suggestion, "Speak to him: he hasn't seen you yet."

Our Man in Havana (...)
"That nigger going down the street," said Dr Hasselbecher standing in the Wonder Bar, "he reminds me of you Mr Wormold." It was typical of Dr Hasselbecher that after fifteen years of friendship he still used the prefix Mr - friendship procedeed with the slowness and assurance of a careful diagnosis. On Wormold's death-bed, when Dr Hasselbecher came to feel his failng pulse, he would perhaps become Jim.

The Power and the Glory
Mr Tench went out to look for his ether cylinder, into the blazing Mexican sun and the bleaching dust. A few vultures looked down from the roof with shabby indifference: he wasn't carrion yet. A faint feeling of rebellion stirred in Mr Tench's heart, and he wrenched up a piece of the road with splintering finger-nails and tossed it feebly towards them.
Il potere e la gloria
Il signor Tench uscì a cercare il suo cilindro di etere: nell'abbagliante sole messicano e nella polvere scolorante. Alcuni avvoltoi guardarono giù dal tetto con vile indifferenza: non era ancora una carogna. Un tenue senso di ribellione si destò nel cuore del sign. Tench, ed egli strappò con forza un pezzo di cemento dal margine della strada, spezzandosi le unghie, poi lo scagliò debolmente contro di essi.

(Traduzione: Elio Vittorini)

The Quiet American
After dinner I sat and waited for Pyle in my room over the rue Catinat: he had said: "I'll be with you at latest by ten," and when midnight had struck I couldn't stay quiet any longer and went down into the street. A lot of old women in black trousers squatted on the landing; it was February and I suppose too hot for them in bed. One trishaw driver pedalled slowly by towards the river front, and I could see lamps burning where they had disembarked the new American planes. There was no sign of Pyle anywhere in the long street.
L'americano tranquillo
Dopo cena rimasi ad aspettare Pyle nel mio appartamento affacciato su rue Catinat. "Sarò da te alle dieci al massimo" mi aveva detto. Quando suonò la mezzanotte non riuscii più a starmene tranquillo, e scesi giù in strada. Un gruppo di vecchie in pantaloni neri stavano accovacciate sul pianerottolo: era febbraio, e credo che per loro facesse troppo caldo per stare a letto. Un conducente di risciò pedalava lentamente in direzione del fiume, e potevo scorgere luci accese là dove avevano sbarcato i nuovi aerei americani. Da un capo all'altro della lunga via, non vi era traccia di Pyle.

(Traduzione: Alessandro Carrera)

Stamboul Train
The purser took the last landing-card in his hand and watched the passengers cross the grey wet quay, over a wilderness of rails and points, round the corners of abandoned trucks. They went with coat-collars turned up and hunched shoulders; on the tables in the long coaches lamps were lit and glowed through the rain like a chain of blue beads. A giant crane swept and descended, and the clatter of the winch drowned for a moment the pervading sounds of water, water falling from the overcast sky, water washing against the sides of channel steamer and quay. It was half past four in the afternoon.
Il treno d'Istanbul
Il commissario di bordo prese fra le dita l'ultimo biglietto di sbarco e seguì con lo sguardo i passeggeri che attraversavano il molo grigio e bagnato, su un caos di rotaie e di scambi, girando intorno ad autocarri abbandonati. Camminavano con i baveri alzati e le spalle ingobbite; sui tavolini, nei lunghi vagoni, le lampade erano accese e splendevano attraverso la pioggia come una collana di perline azzurre. Una gru gigantesca ruotò e si abbassò; il cigolio dell'argano coprì per un momento gli scrosci pervadenti dell'acqua, l'acqua che scendeva dal cielo nuvoloso, l'acqua che sciabordava contro il molo e le fiancate del battello della Manica. Erano le quattro e mezzo del pomeriggio.

(Traduzione: Bruno Oddera)


Kerry Greenwood (1954)

Cocaine Blues
The glass in the French window scattered. The Guests screamed. Over the general exclamation could be heard the shrill shriek of Madame St Clair, wife on the ambassador, 'Ciel! Mes bijoux!'
Phryne Fisher stood quietly and groped for a cigarette lighter. So far the evening had been tedious. After the strenuous preparations for what was admittedly the social event of the year, the dinner had been a culinary masterpiece - but the conversation had been boting.
Il re della neve
Il vetro dela portafinestra andò in mille pezzi. Gli ospiti gridarono. L'urlo di Madame St Clair, moglie dell'ambasciatore, sovrastò il clamore generale:
Ciel! Mes bijoux!.
Phryne Fisher si alzò tranquillamente in piedi e frugò nella borsetta in cerca dell'accendino. Fino a quel momento la serata era stata tediosa; dopo i faticosi preparativi per quello che era considerato l'evento mondano dell'anno, la cena si era rivelata un vero capolavoro d'arte culinaria, ma la conversazione era stata noiosa.

(Traduzione: Franca Pece)


Andrew Sean Greer (1970)

The Confessions of Max Tivoli
APRIL 25, 1930
We are each the love of someone's life.I wanted to put that down in case I am discovered and unable to complete these pages, in case you become so disturbed by the facts of my confession that you throw it into the fire before I get to tell you of great love and murder. I would not blame you. So many things stand in the way of anyone ever hearing my story. There is a dead body to explain. A woman three times loved. A friend betrayed. And a boy long sought for. So I will get to the end first and tell you we are each the love of someone's life.
Le confessioni di Max Tivoli
25 aprile 1930
Siamo tutti il grande amore di qualcuno.
Lo voglio dire, in caso io venga scoperto o non possa terminare queste pagine, in caso le mie confessioni vi turbino al punto da gettarle nel fuoco prima che io arrivi a raccontarvi d'amore e di assassinio. E come biasimarvi? Tante cose possono impedire di ascoltare il mio racconto. C'è da spiegare un cadavere. Una donna amata tre volte. Un amico tradito. E un bambino cercato a lungo. Così comincerò dalla fine, dicendovi che siamo tutti il grande amore di qualcuno.

(Traduzione: Elena Dal Pra)

The Story of a Marriage
We think we know the ones we love.
Our husbands, our wives. We know them - we are them, sometimes; when separated at a party we find ourselves voicing their opinions, their taste in food or books, telling an anecdote that never happened to us bur happened to them. We watch their tics of conversation, of driving and dressing, how they touch a sugar cube to their coffee, and stare as it turns white to brown, then drop it, satisfied, into the cup. I watched my own husband do that every morning; I was a vigilant wife.
We think we know them. We think we love them. But what we love turns out to be a poor translation, a translation we ourselves have made, from a language we barely know. We try to get past it to the original, but we never can. We have seen it all. But what have we really understood?
One morning we awaken. Beside us, that familiar sleeping body in the bed: a new kind of stranger.
La storia di un matrimonio
Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo.
Nostro marito, nostra moglie. E li conosciamo davvero, anzi a volte siamo loro: a una festa, divisi in mezzo alla gente, ci troviamo a esprimere le loro opinioni, i loro gusti in fatto di libri e di cucina, a raccontare episodi che non sono nostri, ma loro. Li osserviamo quando parlano e quando guidano, notiamo come si vestono e come intingono una zolletta nel caffè e la guardano mentre da bianca diventa marrone, per poi, soddisfatti, lasciarla cadere nella tazza. Io osservavo la zolletta di mio marito tutte le mattine: ero una moglie attenta.
Crediamo di conoscerli, di amarli. Ma ciò che amiamo si rivela una traduzione scadente da una lingua che conosciamo appena. Risalire all’originale è impossibile. E pur avendo visto tutto quello che c’era da vedere, che cosa abbiamo capito?
Una mattina ci svegliamo. Accanto a noi, nel letto, il corpo familiare che dorme: uno straniero di tipo nuovo.

(Traduzione: Giuseppina Oneto)


Federico Gregotti (19??) e Filippo Sergi (19??)

Preludi e fughe per undici tele di Vermeer
La stradina
È inquietudine. Una sorta di ronzio nella testa che non mi dà tregua, un'idea martellante che bussa al cervello e, senza averne avuto il permesso, entra e con prepotenza se ne impossessa colmandolo di quella sua vernice nera che impedisce l'ingresso del benché minimo raggio di sole e imprigiona la vita in una densa melassa dove i colori si spengono e ogni gesto, ogni pensiero sono trascinati a prezzo di un'immane fatica.


Jean-Baptiste-Louis Gresset (1709-1777)

Ver-Vert (...)
Vous, près de qui les graces solitaires
brillent sans fard, et regnent sans fierté,
vous, dont l'esprit, né pour la vérité,
sçait allier à des vertus austeres
le goût, les ris, l'aimable liberté;
puisqu' à vos yeux vous voulez que je trace
d'un noble oiseau la touchante disgrace,
soyez ma muse, échauffez mes accens,
et prêtez-moi ces sons intéressans,
ces tendres sons que forma votre lyre,
lorsque Sultane, au printems de ses jours,
fut enlevée à vos tristes amours,
et descendit au ténébreux empire:
de mon héros les illustres malheurs,
peuvent aussi se promettre vos pleurs.


Zane Grey (1875-1939)

Riders of the Purple Sage (...)
A sharp clip-crop of iron-shod hoofs deadened and died away, and clouds of yellow dust drifted from under the cottonwoods out over the sage.
Jane Withersteen gazed down the wide purple slope with dreamy and troubled eyes. A rider had just left her and it was his message that held her thoughtful and almost sad, awaiting the churchmen who were coming to resent and attack her right to befriend a Gentile.
She wondered if the unrest and strife that had lately come to the little village of Cottonwoods was to involve her. And then she sighed, remembering that her father had founded this remotest border settlement of southern Utah and that he had left it to her.


Franz Grillparzer (1791-1872)

Der arme Spielmann
In Wien ist der Sonntag nach dem Vollmonde im Monat Juli jedes Jahres samt dem darauffolgenden Tage ein eigentliches Volkfest, wenn je ein Fest diesen Namen verdient hat. Das Volk besucht es und gibt es selbst; und wenn Vornehmere dabei erscheinen, so können sie es nur in ihrer Eigenschaft als Glieder des Volks. Da ist keine Möglichkeit des Absonderung; wenigstens vor einigen Jahren noch war keine.
Il povero suonatore
Ogni anno, a Vienna, si celebra una vera festa popolare, ammesso che una festa abbia mai meritato di essere chiamata in tal modo: ogni anno, a luglio, per due giorni, a partire dalla domenica dopo la luna piena. Il popolo, da protagonista, vive e offre quella festa; i signori, se vogliono, possono parteciparvi, ma soltanto come membri del popolo. Conservare distinzioni, qui, non è possibile; così era almeno fino ad alcuni anni fa.

(Traduzione: Giovanni Rossi e Rita Svandrlik)


Hans Jakob Christoffel von Grimmelshausen (1621-1676)

Der abentheurliche Simplicius Simplicissimus
Es eröffnet sich zu dieser unserer Zeit (von welcher man glaubt, daß es die letzte sei) unter geringen Leuten eine Sucht, in der die Patienten, wenn sie daran krank liegen, und so viel zusammen geraspelt und erschachert haben, daß sie neben ein paar Hellern im Beutel ein närrisches Kleid auf die neue Mode mit tausenderlei seidenen Bändern antragenkönnen, oder sonst etwa durch Glücksfall mannhaft und bekannt worden, gleich rittermäßige Herren und adelige Personen von uraltem Geschlecht sein wollen; da sich doch oft befindet, daß ihre Voreltern Taglöhner, Karchelzieher und Lastträger; ihre Vettern Eseltreiber; ihre Brüder Büttel und Schergen; ihre Schwestern Huren; ihre Mütter Kupplerinnen oder gar Hexen; und in Summa ihr ganzes Geschlecht von allen 32 Anichen her also besudelt und befleckt gewesen, als des Zuckerbastels Zunft zu Prag immer sein mögen; ja sie, diese neuen Nobilisten, sind oft selbst so schwarz, als wenn sie in Guinea geboren und erzogen wären worden
L'avventuroso Simplicissimus
Ai nostri tempi (che taluni considerano l'ultima èra del mondo), domina, tra la gente di bassa estrazione, una mania per cui, quelli che ne sono affetti, quando hanno racimolato e rubacchiato quel tanto che basta a sentirsi risuonar qualche pillaro in saccoccia e a comprarsi un pazzo vestito all'ultima moda con nastri e fronzoli di seta, o son riusciti a mettersi un po' in vista grazie a qualche fortunata combinazione, vogliono passar per cavalieri e nobili di antichissimo lignaggio: ma spesso spesso, dopo diligenti ricerche, si trova solo che i loro ascendenti erano spazzacamini, braccianti, carrettieri e facchini, i loro cugini mulattieri, giocolieri, ciarlatani e saltimbanchi, i loro fratelli sbirri e carcerieri, le sorelle cucitrici, lavandaie, granataie o addirittura puttane, le madri ruffiane o magari streghe, insomma, tutta la sequela dei loro trentadue antenati era così sporca e maculata quanto può esserlo la corporazione dei frittellai di Praga; già, questi nuovi nobili, il più delle volte, sono addirittura neri come se fossero nati e cresciuti nella Guinea.

(Traduzione: Ugo Dèttore e Bianca Ugo)


Massimiliano Griner (1970)

Nel baco del calo del malo
Quando ero ancora piccolo, la descrizione che mio padre mi faceva del suo lavoro conservava ancora un certo fascino. Si alzava molto presto, qualunque tempo vi fosse. Pioggia, grandine, nevischio o neve, vento o temporale, lui alle sei meno un quarto usciva di casa dopo aver bevuto una tazza di caffè nero bollente che mia madre si alzava apposta per preparargli. Inforcava il suo motorino e spariva oltre l'angolo.


John Grisham (1955)

The Broker
In the waning hours of a Presidency that was destined to arouse less interest from historians than any since perhaps that of William Henry Harrison (thirty-one days from inauguration to death), Arthur Morgan huddled in the Oval Office with his last remaining friend and pondered his final decisions. At that moment he felt as though he'd botched every decision in the previous four years, and he was not overly confident that he could, somehow, so late in the game, get things right. His friend wasn't so sure either, though, as always, he said little and whatever he did say was what the president wanted to hear.
Il broker
Nelle ore del tramonto di una presidenza destinata a suscitare negli storici meno interesse di tutte le altre dai tempi di William Henry Harrison (trentun giorni dall'insediamento alla morte), Arthur Morgan se ne andò nell'Ufficio Ovale a confabulare con l'ultimo amico rimastogli e a riflettere sulle sue decisioni finali. In quel momento gli sembrava di aver sempre preso decisioni sbagliate nei quattro anni precedenti e non era molto convinto di riuscire in qualche modo, proprio all'ultimo minuto, a rimettere a posto le cose. Anche il suo amico non era per niente sicuro, anche se, come sempre, parlava poco e tutto ciò che diceva era quello che il Presidente voleva sentirsi dire.

(Traduzione: Arcangelo Canè)

The Client
Mark was eleven and had been smoking off and on for two years, never trying to quit but being careful not to get hooked. He preferred Kools, his ex-father's brand, but his mother smoked Virginia Slims at the rate of two packs a day, and he could in an average week pilfer ten or twelve from her. She was a busy woman with many problems, perhaps a little naive when it came to her boys, and she never dreamed her eldest would be smoking at the age of eleven.
Il cliente
Mark aveva undici anni e fumava saltuariamente già da due. Non cercava si smettere ma stava attento a non prendere il vizio. Preferiva le Kool, la marca del suo ex padre, ma sua madre fumava le Viriginia Slim, due pacchetti al giorno, e in media Mark riusciva a fregarne dieci o dodici la settimana. Sua madre era una donna molto indaffarata e con molti problemi, magari un po' ingenua quando c'erano di mezzo i suoi figli, e non immaginava neppure lontanamente che il maggiore fumasse a dodici anni.

(Traduzione: Roberta Rambelli)


Kathleen Grissom (19??)

The Kitchen House
There was a strong smell of smoke, and new fear fueled me. Now on the familiar path, I raced ahead, unmindful of my daughter behind me, trying to keep up. My legs were numb, unused to this speed, and my lungs felt as though they were scorched. I forbade myself to think I was too late and focused all my strength on moving toward home.
Il mondo di Belle
L'odore di fumo era forte, e una nuova ondata di paura mi spinse a correre. Raggiunto il sentiero che conoscevo, partii a rotta di collo senza badare a mia figlia che tentava di starmi dietro. Non sentivo più le gambe, non abituate a quella velocità, e i polmoni erano in fiamme quasi si fossero ustionati. Mi proibii di pensare che forse era già troppo tardi e usai tutte le forze che mi erano rimaste per arrivare a casa.

(Traduzione: Chiara Brovelli)


David Grossman (1954)

Ayen Erekh: Ahavà (Vedi alla voce: amore)
Era andata così, che qualche mese dopo che Nonna Heni fu morta e seppellita sottoterra, Momik ebbe un nuovo nonno. Questo nonno arrivò nel mese di Shevat dell'anno cinquemilasettecentodiciannove, che in lingua straniera sarebbe il mille novecento e cinquantanove, e non venne dal Dipartimento per la Ricerca dei Congiunti e Nuovi Immigranti, la cui trasmissione Momik doveva stare a sentire tutti i giorni tra l'una e venti e l'una e mezzo mentre mangiava la colazione, e star ben bene attento se alla radio dicevano uno dei nomi che il babbo gli aveva scritto su un foglio: no, il nonno era arrivato con un'ambulanza della Stella-di-Davide-Azzurra che si era fermata nel pomeriggio nel bel mezzo di una bufera di pioggia davanti alla Drogheria-Caffè di Bella Markus, e ne era sceso un uomo grasso e abbronzato ma non uno di quelli neri bensì uno dei nostri, e aveva chiesto a Bella se conosceva qui nella strada la famiglia Neuman, e Bella si era spaventata e si era asciugata presto presto le mani al grembiule e aveva chiesto sì sì è successo qualcosa Dio liberi?
(Traduzione: Gaio Sciloni)

Baguf ani mevina (Col corpo capisco)
Lei mi interrompe dopo la terza frase: ieri ho visto un programma alla televisione e ho pensato a te.
Poso i fogli, non riesco a credere che mi interrompa in questo modo. Mi sono svegliata alle tre di notte, dice, e non avevo niente da fare. Il suo viso gonfio si muove a fatica sul cuscino. Era un programma su certi pazzi in America che salvano gli uccelli andati a sbattere contro un grattacielo.
Resto in attesa. Il nesso non mi è chiaro.

(Traduzione: Alessandra Shomroni)

Misheu Laruz Ito (Qualcuno con cui correre)
Un cane corre per strada, inseguito da un ragazzo. Una lunga corda li unisce, si impiglia nelle gambe dei passanti che brontolano, si infuriano, il ragazzo non fa che mormorare "scusi, scusi" e tra le scuse urla al cane: "Fermati! Stop!". Ma quello prosegue la sua corsa.
Vola in avanti, attraversa strade piene di traffico, ignora i semafori rossi. Il mantello dorato sparisce e riappare agli occhi del ragazzo, tra le gambe della gente, come un segnale misterioso.

(Traduzione: Alessandra Shomroni)

Sefer HaDikduk HaPnimi (Il libro della grammatica interiore)
Aharon si alzò sulla punta dei piedi, per vedere meglio quello che stava succedendo sotto, suo padre e sua madre che uscivano a prendere un po' d'aria verso la fine di una giornata di caldo soffocante. Così piccoli da qui. Il gusto della polvere gli si rivoltò sulle labbra e dentro il naso. Come così. Così da sopra. Sono proprio minuscoli, da qui. Come due bambole. Una grande, grassa e lenta, l'altra piccola e tutta affilata. Non è bello così. Ma è anche buffo. E quel che è buffo fa anche un briciolo paura. E soprattutto, quel che fa arrabbiare è che anche Zachi e Ghideon, accanto a lui, li vedevano così. Ma a strapparsi da quell'immagine non riuscì.
(Traduzione: Sarah Kaminski e Elena Loewenthal)

Shetehi Li HaSakin (Che tu sia per me il coltello)
3 aprile

Myriam,
tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.
Ti ho vista l'altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamata "professoressa". Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. È tutto quello che so di te, ed è forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me. Insomma, vorrei poterti raccontare di me (ogni tanto) scrivendo.

(Traduzione: Alessandra Shomroni)


Vasilij Semënovič Grossman (1905-1964)

Žizn' i sud'ba (Vita e destino)
La nebbia copriva la terra. Il bagliore dei fanali delle automobili rimbalzava sui fili dell'alta tensione che correvano lungo la strada.
Non aveva piovuto, ma all'alba il terreno era umido e, quando si accendeva il semaforo, sull'asfalto bagnato si spandeva un alone rossastro. Il respiro del lager si percepiva a chilometri di distanza - lì convergevano i fili della luce, sempre più fitti, la strada e la ferrovia. Era uno spazio riempito di linee rette, uno spazio di rettangoli e parallelogrammi che fendevano la terra, il cielo d'autunno, la nebbia.

(Traduzione: Claudia Zonghetti)


Arnon Grunberg (1971)

Blauwe maandagen (Lunedì blu)
Mio padre commerciava in francobolli, almeno così credevamo mia madre e io. Lei mi aveva raccontato che mio nonno paterno aveva una drogheria, cioè un carretto con cui girava per le strade di Berlino. "Un giorno l'hanno trovato morto su quel carretto,ma non erano state le SA, l'aveva ammazzato l'acquavite." E aveva continuato: "Invece i miei avevano un negozio di mobili, al quale poi se ne aggiunse una altro, ma alla fine non ne abbiamo ricavato neanche un soldo".
(Traduzione: Raffaella Novità)


Giovanni Guareschi (1908-1968)

Il destino si chiama Clotilde
Alle 9 antimeridiane del 14 maggio 1885, il Delfino levava le ancore dal porto di Nevaslippe e prendeva il mare.
Mezz'ora dopo il signor Filimario Dublè udiva bussare discretamente alla porta della sua cabina e questo pur modesto avvenimento provocava nel celebre gentiluomo giustificato compiacimento. Effettivamente già da parecchio il signor Filimario Dublè attendeva che qualcuno bussasse alla porta della sua cabina: per essere più precisi, già da sessanta minuti il signor Filimario Dublè aspettava l'apparizione della signorina Clotilde Troll.
Ed era la cosa più logica che egli potesse aspettare, dopo la singolare lettera ricevuta la sera precedente:
Egregio signore,
domattina il mio panfilo leverà l'ancora per una breve crociera; alle 8,30 vi attendo a bordo. Vorrei mettervi a parte di una curiosa idea sbocciata nel mio cuore già da qualche tempo.
Vi ringrazio. Nel frattempo non rifiutate un piccolo bacio da

CLOTILDE TROLL

Don Camillo - Mondo Piccolo
Don Camillo era uno di quei tipi che non hanno peli sulla lingua e, la volta che in paese era successo un sudicio pasticcio nel quale erano immischiati vecchi possidenti e ragazze, don Camillo durante la messa aveva cominciato un discorsetto generico e ammodino, poi a un bel momento, scorgendo in prima fila proprio uno degli scostumati, gli erano scappati i cavalli e, interrotto il suo dire, aveva gettato un drappo sulla testa di Gesù dell'altare maggiore perché non sentisse e, piantandosi i pugni sui fianchi, aveva finito il discorso a modo suo, e tanto era tonante la voce che usciva dalla bocca di quell'omaccione, e tanto grosse le diceva, che il soffitto della chiesetta tremava.
Naturalmente don Camillo, venuto il tempo delle elezioni, s'era espresso in modo così esplicito nei riguardi degli esponenti locali delle sinistre che, una bella sera, tra il lusco e il brusco, mentre tornava in canonica, un pezzaccio d'uomo intabarrato gli era arrivato alle spalle schizzando fuor da una siepe e, approfittando del fatto che don Camillo era impacciato dalla bicicletta, al manubrio della quale era appeso un fagotto con settanta uova, gli aveva dato una robusta suonata con un palo, scomparendo poi come inghiottito dalla terra.

Il marito in collegio
La signora Leonida Foulard vedova Madellis aveva appena suonato il campanello per far portare il caffè, quando Giusmaria, il vecchio maggiordomo, entrò e disse con aria stravolta:
"E' qui!"
La signora Leo, le figlie Elisabetta e Flaminia e la nipote Robinia impallidirono. Il signor Gastone Food aggrottò minacciosamente le sopracciglia. Il giovane Edo Food fece spallucce e Carlotta disse allegramente "Oh!", ma venne considerata da tutti con orrore.
Il signor Casimiro Wonder era tornato improvvisamente dopo un'assenza di quasi due anni: di lì a poco infatti entrò in sala da pranzo come al solito, col cappellaccio in testa e col sigaro fra i denti. Diede un'occhiata panoramica alla famiglia assisa al desco, poi disse:
"Che accidente gli è successo al vecchio da fargli rinunciare al desinare?"
"Il signor Saffo Madellis è morto!" rispose sdegnosamente la signora Leo.
"Poteva avvertire - borbottò Casimiro - Ho detto cento volte che in casa mia non si deve far niente senza il mio permesso."

Lo zibaldino
Giacomino
Questa notte sono venuti a riprendere Giacomino. Erano oramai due mesi che Giacomino stava con me e mi ci ero affezionato. Giacomino ora non mi sorriderà più, seduto sul carrello della mia macchina da scrivere, ma io sono contento lo stesso.
È una storia vecchia di due mesi, dunque.
La mezzanotte era passata da parecchio e io continuavo a raccontare le mie piccole vicende alla macchina da scrivere che poi le raccontava in blu al foglio bianco.
Mi, parve, a un tratto, di sentire un fruscio d'ali fuori del balcone e interruppi il mio lavoro.
Effettivamente era un fruscio d'ali. Forse un piccione sperduto.


Riccardo Guarino (1971)

Destinazione Sardegna
Spiaggia
Respiro il vento, tocco la sabbia, ascolto le onde.
Nei ginepri, anni di questa solitaria bellezza profumano il legno di un aroma caldo, solare.
Amo questi tronchi, contorti come vecchi spiriti, posati su frammenti di vite trascorse, ora sabbia dorata.
Ho trascorso una notte con loro e mi sembra di aver vissuto mille anni.
Eppure, soltanto mentre lascio le dune riacquisto il mio peso, come un corpo che esce dall'acqua, o da un utero materno.


Luigi Guarnieri (1962)

La doppia vita di Vermeer
Alla fine di maggio del 1945, ad Amsterdam, due ufficiali del Servizio di Sicurezza olandese si presentarono al portone di una grande dimora aristocratica sul Keizersgracht. Per la verità si aspettavano che l'incontro con l'irascibile, eccentrico e riservato personaggio che vi abitava, un pittore assai noto anche come collezionista e in apparenza molto stimato dai vicini, si risolvesse in una pura formalità se non addirittura in una stucchevole perdita di tempo. Non avevano alcun motivo di sospettare che il signor Han van Meegeren avesse intrattenuto disdicevoli rapporti d'affari col nemico. Di lui si sapeva che aveva dilapidato ingenti quantità di denaro durante la guerra, ma in fin dei conti aveva vinto il primo premio alla Lotteria Nazionale - qualcuno, anzi, affermava che l'aveva addirittura vinto per ben due volte.


Francesco Guccini (1940)

Cittanòva blues
E ancora una volta, come in un'infinita Rail Road Stéscion, si cambia, ma non per Carpi-Suzara Mantova, non solo appartamento o quartiere, non quadrante o sestiere, non da via Pistolazzi a via Fracazzo da Velletri, non da qui a lì. Cambi tutto. Todo.
Definitivamente. Cambi cità. Es la Despedida.

Croniche Epafàniche
Il fiume è il fiume per eccellenza, per antonomasia, non c'è Orinoco o Rio delle Amazzoni che tenga. Il Po, altro fiume, si sa che nasce dal Monviso, per definizione, ma è più invenzione letteraria che geografia. Il Reno esiste, ma quando si incontra col fiume cambia nome e genera un territorio indefinito, che si chiama appunto "i due fiumi", e la larga iara attorno, perché il fiume non è affluente di nessuno, esiste in sé, quasi come Dio.
Non nasce, è; sopra la Diga si chiama Bacino, più in su è territorio misterioso e inesplorato, come le sorgenti del Nilo.
Dalla Diga in avanti è appunto il fiume.

Vacca d'un cane
Non è micca un lavoro facile, andare a stare in cità. Che senso ha, cosa vuol dire, dov'è la necessità? Lì d'atorno hai la tua vita, tutta intera, quello che ti basta, tutto il tuo bisogno senza stare a cercare inutilità più o meno vaghe, di località remote e di posti sentiti dire ma non conosciuti, e forse paurosi. Hai un fiume, dei monti, degli alberi e delle stagioni, della gente che conosci e incontri tutti i giorni. E allora? Non si vive? Non si mangia? Non siamo già coperti e rincalzati, protetti dal freddo e da altri eventuali spiacevoli imporovvisi accadimenti atmosferici?
Siamo garantiti o no? Cosa c'è da andare a cercare in luoghi che non sai?
Cos'è. Questo improvviso desiderio d'avventura, di cambiamento, d'emigrazione, di Patagònia?


Francesco Guccini (1940) e Loriano Macchiavelli (1934)

Macaronì
Il 15 di agosto 1938 don Quinto Magnanelli lasciò presto la canonica. Aveva finito di dire la prima messa e appena terminato di fare colazione.
"Vado giù al paese vicino, al mio paese" disse alla Perpetua. "Oggi là c'è la festa, sapete."
La Perpetua borbottò qualcosa di assenso. Lo sapeva, era tradizione che don Quinto, ogni anno, per la grande festa patronale del paese vicino vi si recasse, celebrasse la Messa Solenne cantata con il locale parroco don Enrico e si fermasse là a mangiare, invitato a pranzo dal collega.

Malastagione
Adùmas, un cinghiale e un piede
Stirò le gambe, che cominciavano a formicolare alle giunture. Era seduto su un cuscino naturale di soffice muschio in un avvallamento del terreno, la schiena appoggiata a un tronco di castagno. Non sapeva di preciso quanto avrebbe dovuto aspettare. Anni prima non avrebbe scelto quella posizione, ma si sarebbe seduto su un ramo a forcella. L'età, anche se non era poi così avanzata, ormai lo costringeva a scelte più comode.

Tango e gli altri. Romanzo di una raffica, anzi tre
Tese le mani quasi a volerli fermare.
Due brevi raffiche. Bob sobbalzò, respinto all'indietro fin contro il tronco; con gli occhi sgranati li guardò per l'ultima volta. Mulinò le braccia, poi scivolò a terra segnando con il sangue la corteccia ruvida del castagno.
Tango gli si avvicinò, lo guardò, estrasse la pistola e sparò il colpo di grazia. "Svelti, seppellitelo."


Einar Már Gudmundsson (1954)

Englar alheimsins (Angeli dell'universo)
Dopo essere arrivato a Kleppur, l'ospedale psichiatrico che si erge come un gigantesco castello sul mare, mi tornò alla mente quel giorno grigio di pioggia e di nebbia in cui, bambino, ero rimasto sulla via dissestata a osservare le case e le pozzanghere.
Il mio sguardo s'era fissato all'improvviso su un uomo di mezza età: stava scendendo le scale bagnate di pioggia davanti a una delle case. Insieme a lui c'era suo figlio, un ragazzo smilzo sulla ventina.
Il figlio aveva capelli scuri, ricci. Indossava una corta giacca di pelle con un collo scuro di pelo, mentre il padre portava una giacca a vento chiara e larghi pantaloni da lavoro, puliti.

(Traduzione: Fulvio Ferrari)


Denis Guedj (1940)

Le théorème du perroquet (Il teorema del pappagallo)
Come ogni sabato, Max aveva fatto un giro al mercato delle pulci di Porte de Clignancourt, raggiungendolo a piedi dal lato nord della collina di Montmartre. Da principio si era limitato a curiosare sul banco del venditore presso il quale Lea aveva cambiato le Nike macchiate che Perrette le aveva regalato la settimana prima. Poi entrò nel capannone dov'erano esposti articoli coloniali di provenienza militare, e stava frugando in un gran mucchio di oggetti eterogenei quando scorse, in fondo al locale, due tizi piuttosto ben messi e molto agitati.
(Traduzione: Lidia Perria)


Francesco Guicciardini (1483-1540)

Ricordi
1. Quelli cittadini che appetiscono onore e gloria nella cittá sono laudabili e utili, pure che non la cerchino per via di sètte e di usurpazione, ma con lo ingegnarsi di essere tenuti buoni e prudenti, e fare buone opere per la patria; e Dio volessi che la republica nostra fussi prima di questa ambizione. Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la grandezza, perché chi la piglia per idolo non ha freno alcuno, né di giustizia, né di onestá, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi.

2. Chi non è in veritá buono cittadino non può lungamente essere tenuto per buono; però ancora che non desiderano piú presto parere buoni che essere, bisogna che si sforzino di essere; altrimenti alla fine non possono parere.


João Guimarães Rosa (1908-1967)

Grande sertão (Grande sertão)
Nonnulla. I colpi che vossignoria ha sentito non erano di rissa di uomini, no, Dio ne guardi. Ho sparato contro un albero, dietro la casa, dalla parte del torrente. Per esercizio. Lo faccio tutti i giorni, mi piace; fin da quando ero appena un ragazzo. E lì, sono venuti a chiamarmi. Per via di un vitello: un vitello bianco, erratico, gli occhi che manco un cristiano - che era apparso; e con faccia di cane. Così m'hanno detto; io non l'ho voluto vedere.
(Traduzione: Edoardo Bizzarri)


Woody Guthrie (1913-1967)

Bound for Glory
I could see men of all colors bouncing along in the boxcar. We stood up. We laid down. We piled around on each other. We used each other for pillows. I could smell the sour and bitter sweat soaking through my own khaki shirt and britches, and the work clothes, overhauls and saggy, dirty suits of the other guys. My mouth was full of some kind of gray mineral dust that was about an inch deep all over the floor. We looked like a gang of lost corpses heading back to the boneyard. Hot in the September heat, tired, mean and mad, cussing and sweating, raving and preaching. Part of us waved our hands in the cloud of dust and hollered out to the whole crowd. Others was too weak, too sick, too hungry or too drunk even to stand up.
Questa terra è la mia terra
Vedevo uomini di tutte le razze sballottati nel vagone merci. Stavamo in piedi, o sdraiati, buttati qui e là, uno accanto all'altro, uno sopra l'altro. Sentivo l'odore acre e salato del sudore che inzuppava i miei calzoni e la mia camicia cachi, e i vestiti da lavoro, le tute, gli abiti sgualciti e sporchi degli altri. Avevo la bocca impastata da una specie di polvere grigiastra, quella stessa che copriva il pavimento, spessa un centimetro. Sembravamo una processione di cadaveri. Eravamo sfiniti dal caldo di settembre, stanchi, sudati, abbrutiti e imbestialiti: chi blaterava, chi bestemmiava, chi dava i numeri. Una parte stavamo in piedi gesticolando e urlando avvolti da una nuvola di polvere. Gli altri erano troppo deboli, malati, affamati o sbronzi per riuscire a reggersi in piedi.

(Traduzione: Cristina Bertea)


Pedro Juan Gutiérrez (1950)

Nuestro GG en La Habana (Il nostro GG all'Avana)
Un clipper quadrimotore della Pan American proveniente da Chicago entrò nel corridoio aereo che costeggiava l'Avana a est e a sud. Scese dolcemente, centrò l'asse della pista principale e atterrò nel piccolo aeroporto di Rancho Boyeros all'una e dieci del pomeriggio. Era un giorno d'estate, umido, nuvoloso ed eccezionalmente caldo. Un gruppo di una quarantina di turisti americani allegri e spensierati, alcuni dei quali in camicia a fiori e pantaloni bianchi, sbrigò velocemente le formalità doganali. L'ufficiale si fermò qualche secondo in più con un uomo magrolino e bassetto che viaggiava con passaporto britannico. Esaminò la foto, guardò il viso del passeggero, verificò che fossero identici, appose il timbro e gli disse gentilmente: "Welcome, mister".
(Traduzione: Tiziana Gibilisco)


Richard Gwyn (19??)

The Colour of a Dog Running Away (Color cane che fugge)
Il sole è appena tramontato dietro la pianura occidentale. Sono rimasto a guardarlo da una roccia a ridosso della torre, tra l'odore della legna del camino, poi sono rientrato e ho accatastato altri ceppi d'ulivo sul fuoco. Il cane è rannicchiato nell'ombra, ai miei piedi.
L'inverno scorso ho investito qualche soldo in un computer portatile e in questo bel tavolo di quercia. Una stravaganza, ma ne è valsa la pena.
Piccoli dettagli come questi fanno una bella differenza.

(Traduzione: Luca Fusari)

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