Incipit / I
Le frasi iniziali della letteratura di ogni tempo e paese.

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Iacopone da Todi (1236-1306)

Laude: Donna de Paradiso
"Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è preso
Iesù Cristo beato.
Accurre, donna e vide
che la gente l'allide;
credo che lo s'occide,
tanto l'ò flagellato".
"Como essere porria,
che non fece follia,
Cristo, la spene mia,
om l'avesse pigliato?".
"Madonna, ello è traduto,
Iuda sì ll'à venduto;
trenta denar' n'à auto,
fatto n'à gran mercato".


Jorge Ibargüengoitia (1928-1983)

Dos crímenes (Due delitti)
La storia che sto per raccontare inizia una notte in cui la polizia violò la Costituzione. Fu anche la notte in cui la Chamuca e io organizzammo una festa per celebrare il nostro quinto anniversario, non di nozze, perché non siamo sposati, ma della sera in cui lei "mi si concesse" su uno dei tavoli da disegno del laboratorio del Dipartimento di Progettazione. C'era un'aria carica di smog che non lasciava vedere neppure il monumento alla Rivoluzione che dista due isolati, io facevo il disegnatore, la Chamuca aveva studiato sociologia, ma aveva un posto da dattilografa, entrambi facevamo gli straordinari, non c'era nessuno nel laboratorio.
(Traduzione: Angelo Morino)

Los relámpagos de agosto (I lampi di agosto)
Da dove cominciare? A nessuno importa dove sono nato, né il motivo della mia nomina a Segretario Privato della Presidenza; tuttavia, voglio mettere bene in chiaro che non sono nato in una stalla, come dice Artajo, che mia madre non era una prostituta, come taluni hanno insinuato, e che non è vero che non ho mai messo piede in una scuola, visto che ho terminato le elementari perfino con gli elogi dei maestri; quanto al posto di Segretario Privato della Presidenza della Repubblica, me l'offrirono in considerazione dei miei meriti personali, tra i quali è bene annoverare la mia raffinata educazione che suscita sempre ammirazione e invidia, la mia onestà a tutta prova, che in certe occasioni mi ha addirittura causato fastidi con la polizia, la mia intelligenza perspicace, e soprattutto, la mia simpatia personale, che a molte persone invidiose riesce insopportabile.
(Traduzione: Angelo Morino)


Masuji Ibuse (1898-1993)

Kuroi ame (La pioggia nera)
Da molti anni a questa parte, Shizuma Shigematsu, che abitava nel villaggio di Kobatake, sentiva su di sé un pesante fardello per via di sua nipote Yasuko. Aveva la sensazione che, come negli anni passati, anche per quelli a venire avrebbe dovuto sopportare questo peso indescrivibile che raddoppiava, triplicava, il carico delle sue responsabilità. La ragione era semplice in apparenza: Yasuko non aveva prospettive di matrimonio. Alla fine della guerra si era diffusa la voce che lei, in quanto membro del contingente femminile, aveva lavorato nelle cucine del Corpo ausiliari della Seconda scuola media della città di Hiroshima. Perciò gli abitanti di Kobatake, che si trova a circa centosessanta chilometri a est di Hiroshima, dicevano che Yasuko era rimasta vittima della bomba atomica. Shigematsu e sua moglie, aggiungevano, tenevano nascosto il fatto che fosse malata. Per questa ragione non c'era nessun matrimonio in vista. Le persone, che nella prospettiva di sposarla, venivano a prendere informazioni dai vicini, non appena sentivano questa diceria, diventavano evasivi e rompevano le trattative.
(Traduzione: Luisa Bienati)


Il'f e Petrov (Il'ja Arnal'dovic Fajnzil'berg, 1897-1937 e Evgenij Petrovic Kataev, 1903-1942)

Dvenadzat' Stul'ev (Le dodici sedie)
A N., piccola città di provincia, così tante erano le botteghe di barbiere e le imprese di pompe funebri da far pensare che i suoi abitanti venissero al mondo con l'unico scopo di farsi la barba, tagliarsi i capelli, ungersi la testa con brillantine rinfrescanti e, quindi, morire. Ma a N., piccola città di provincia, la gente in realtà veniva al mondo , si radeva e moriva piuttosto di rado. La vita a N., piccola città di provincia, trascorreva nel più banale dei modi. Le sere di primavera erano esaltanti. Il fango luccicava come fosse antracite alla luce della luna e tutti i giovanotti della città erano innamoratissimi della segretaria del locale Sindacato inquilini appartamenti di coabitazione: il che alla lunga finiva per intralciare la raccolta delle quote associative.
Ippolit Matveevic Vorob'janinov non era affatto turbato dai problemi dell'amore e della morte, benché di tali problemi si occupasse, per la natura delle sue mansioni, quotidianamente dalle nove del mattino alle cinque della sera, con un intervallo di mezz'ora per il pranzo.

(Traduzione: Boris Golanov)


Vittorio Imbriani (1840-1886)

Dio ne scampi dagli Orsenigo
Non presumo sputar fuori ned un paradosso, ned una novità; credo, anzi, ripeter cosa, ormai, consentita, da chiunque s'intenda, alcun po', della partita, dicendo "che una relazione è, quasi sempre, più pesante del matrimonio". Sicuro! Impone obblighi maggiori, senza diritti corrispettivi: e la parte piacevole tocca, non di rado, al marito; e la gravosa all'amante. Questo perché l'amore non è da tutte: bensì, da pochissime, arcipochissime. L'amore, anch'esso, è manifestazione della fantasia; la facoltà d'amare è cognata alla virtù poetica. Se una femmina non ha il cervelluzzo congegnato in quel dato modo, ben potrà civetteggiare, condiscendere, eccitare, lusingare, promettere, deludere, crucciare e crucciarsi, bisticciarsi, rappattumarsi, come chiunque sa contar fino a undici può scandire endecasillabi; ma i versi, per sé soli, non fanno poesia, né le condiscendenze, da sole, costituiscono l'amore.


Carolina Invernizio (1851-1916)

Rina, o l'angelo delle Alpi
Qual'è l'italiano che non si senta balzare il cuore in petto alla vista delle Alpi, e non provi la stessa commozione di chi giunge per la prima volta in riva al mare? Non formano difatti questi monti il limite e la rocca d'Italia? Non furono essi insanguinati dagl'invasori della nostra patria? Eppoi, che cosa si vorrebbe trovare di più bello, di più poetico, di questa grandiosa opera del Creatore? Quivi vaghe pendici e floride vallate, amene rive di fiumi, effetti pittoreschi d'acqua e di luce, stupende sinuosità, contrasti di alte cime e di placidi gioghi, di nevi e di fiori: quivi una popolazione buona, tranquilla, religiosa, intelligente, amante del lavoro, che non trova altro diletto che fra i suoi monti, sotto la volta del suo bel cielo e nelle rozze sue capanne.


John Irving (1942)

A Prayer for Owen Meany (...)
I am doomed to remember a boy with a wrecked voice-not because of his voice, or because he was the smallest person I ever knew, or even because he was the instrument of my mother's death, but because he is the reason I believe in God; I am a Christian because of Owen Meany. I make no claims to have a life in Christ, or with Christ-and certainly not for Christ, which I've heard some zealots claim. I'm not very sophisticated in my knowledge of the Old Testament, and I've not read the New Testament since my Sunday school days, except for those passages that I hear read aloud to me when I go to church. I'm somewhat more familiar with the passages from the Bible that appear in The Book of Common Prayer; I read my prayer book often, and my Bible only on holy days-the prayer book is so much more orderly.

The Water-Method Man
Her gynecologist recommended him to me. Ironic: the best urologist in New York is French. Dr. Jean-Claude Vigneron: ONLY BY APPOINTMENT. So I made one.
"You like New York better than Paris?" I asked.
"In Paris, I dared to keep a car."
"My father is a urologist, too."
"Then he must be a second-rate one," Vigneron said, "if he didn't know what was wrong with you."
"It's nonspecific," I said. I knew the history of my ailment well. "Sometimes it's nonspecific urethritis, once it was nonspecific prostatitis. Another time, I had the clap - but that's a different story. Once it was just a common germ. But always, nonspecific."
"It looks very specific to me," Vigneron said.
La cura dell'acqua pura
Fu il ginecologo di lei a raccomandarmelo. C'è un che di ironico nel fatto che il miglior urologo di New York sia francese. "Dottor Jean-Claude Vigneron: SOLO PER APPUNTAMENTO." Quindi ne fissai uno.
"Lei preferisce New York a Parigi?" gli chiesi.
"A Parigi mi arrischiavo a tenere una macchina."
"Anche mio padre è urologo."
"Dev'essere di second'ordine, allora," commentò Vigneron, "se non è riuscito a diagnosticare il suo disturbo."
"È aspecifico," dissi. Conoscevo bene, infatti, la storia della mia malattia. "Talvolta è un'uretrite aspecifica. Una volta era prostatite aspecifica. Un'altra volta ebbi lo scolo - ma questa è un'altra storia. Una volta fu un germe assai comune. Ma sempre aspecifico."
"A me sembra molto specifico invece," disse Vigneron.

(Traduzione: Pier Francesco Paolini)

A Widow for one Year
One night when she was four and sleeping in the bottom bunk of her bunk bed, Ruth Cole woke to the sound of lovemaking--it was coming from her parents' bedroom. It was a totally unfamiliar sound to her. Ruth had recently been ill with a stomach flu; when she first heard her mother making love, Ruth thought that her mother was throwing up.
It was not as simple a matter as her parents having separate bedrooms; that summer they had separate houses, although Ruth never saw the other house. Her parents spent alternate nights in the family house with Ruth; there was a rental house nearby, where Ruth's mother or father stayed when they weren't staying with Ruth. It was one of those ridiculous arrangements that couples make when they are separating, but before they are divorced--when they still imagine that children and property can be shared with more magnanimity than recrimination.
Vedova per un anno
All'età di quattro anni, mentre dormiva al piano inferiore del letto a castello, Ruth Cole fu svegliata dai suoni di qualcuno che stava facendo l'amore... venivano dalla camera da letto dei suoi genitori. Erano suoni assolutamente sconosciuti per lei. Ruth aveva appena avuto un'influenza con complicazioni intestinali; quando sentì per la prima volta sua madre fare l'amore, pensò che stesse vomitando.
Il fatto è che quell'estate i suoi genitori non avevano soltanto camere da letto separate, ma addirittura case separate, anche se Ruth non vide mai l'altra abitazione. I suoi genitori si alternavano una notte per ciascuno nella casa di famiglia con Ruth; vicino ce n'era un'altra in affitto dove la madre o il padre di Ruth abitavano quando non stavano con lei. Era uno di quei ridicoli accordi che fanno le coppie sul punto di separarsi, ma prima del divorzio, quando ancora s'illudono che figli e averi possano essere condivisi con magnanimità, più che con recriminazioni.

(Traduzione: Francesco Bruno)

The World According to Garp
Garp's mother, Jenny Fields, was arrested in Boston in 1942 for wounding a man in a movie theater. This was shortly after the Japanese had bombed Pearl Harbor and people were being tolerant of soldiers, because suddenly everyone was a soldier, but Jenny Fields was quite firm in her intolerance of the behavior of men in general and soldiers in particular. In the movie theater she had to move three times, but each time the soldier moved closer to her until she was sitting against the musty wall, her view of the newsreel almost blocked by some silly colonnade, and she resolved she would not get up and move again.
Il mondo secondo Garp
La madre di Garp, Jenny Fields, fu arrestata a Boston nel 1942 per aver ferito un uomo, in un cinema. Ciò avvenne poco dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor e la gente era, allora, molto tollerante nei confronti dei militari – poiché tutti, d’un tratto, erano andati soldati – ma Jenny Fields, dal canto suo, era decisa a non tollerare il comportamento degli uomini in genere e in specie dei soldati. In quel cinema le era toccato cambiar posto tre volte, ma il soldato si spostava anche lui, standole sempre più addosso. Quando Jenny venne a trovarsi dietro una stupida colonna che quasi le impediva di guardare lo schermo, decise che non si sarebbe mossa una quarta volta.

(Traduzione: Pier Francesco Paolini)


Washington Irving (1783-1859)

The Legend of Sleepy Hollow
In the bosom of one of those spacious coves which indent the eastern shore of the Hudson, at that broad expansion of the river denominated by the ancient Dutch navigators the Tappan Zee, and where they always prudently shortened sail and implored the protection of St. Nicholas when they crossed, there lies a small market town or rural port, which by some is called Greensburgh, but which is more generally and properly known by the name of Tarry Town. This name was given, we are told, in former days, by the good housewives of the adjacent country, from the inveterate propensity of their husbands to linger about the village tavern on market days.
La leggenda di Sleepy Hollow
In fondo ad una di quelle ampie insenature che movimentano la sponda orientale dell'Hudson, in quel punto dove il fiume si allarga sensibilmente, chiamato Tappan Zee dagli antichi navigatori olandesi, e dove essi serravano sempre prudentemente le vele e imploravano la protezione di San Nicola quando lo attraversavano, là si trova una piccola città sede di un mercato e di un porto rurale, da qualcuno chiamata Greensburgh, ma più generalmente e propriamente nota con il nome di Tarry Town
("città dove ci si attarda"); un nome, si dice, coniato tempo fa dalle brave massaie del paese vicino, vista l'inveterata inclinazione dei loro mariti a soffermarsi nella taverna del villaggio nei giorni di mercato.


Christopher Isherwood (1904-1986)

Goodbye to Berlin
From my window, the deep solemn massive street. Cellarshop where the lamps burn all day, under the shadow of top-heavy balconied façades, dirty plaster frontages embossed with scrollwork and heraldic devices. The whole district is like this: street leading into street of houses like shabby monumental safes crammed with the tarnished valuables and second-hand furniture of a bankrupt middle class.
I am a camera with its shutter open, quite passive, recording, not thinking. Recording the man shaving at the window opposite and the woman in the kimono washing her hair. Some day, all this will have to be developed, carefully printed, fixed.
Addio a Berlino
Dalla mia finestra vedo la strada fonda, solenne, massiccia. Botteghe seminterrate dove tutto il giorno ardono i lumi, all'ombra di facciate cariche di pesanti balconi, di sporchi frontoni di stucco ornati di scudi, nastri svolazzanti e altri simboli araldici. Tutto il quartiere è così: strade e strade di case che fanno pensare a vecchie monumentali casseforti, colme dei beni deprezzati e dei brutti mobili di una classe media fallita.
Io sono una macchina fotografica con l'obiettivo aperto; non penso, accumulo passivamente impressioni. Registro l'uomo che si rade alla finestra di fronte e la donna in chimono che si lava i capelli: un giorno tutto ciò dovrà essere sviluppato, attentamente stampato, fissato.

(Traduzione: Maria Martone)

Mr. Norris Changes Trains
My first impression was that the stranger's eyes were of an unusually light blue. They met mine for several blank seconds, vacant, unmistakably scared. Startled and innocently naughty, thay half reminded me of an incident I couldn't quite place; something which had happened a long time ago, to do with the upper fourth form classroom. They were the eyes of a schoolboy surprised in the act of breaking one of the rules. Not that I had caught him, apparently, at anything except his own thoughts: perhaps he imagined I could read them.
Mr Norris se ne va
La prima cosa che notai fu che gli occhi dello sconosciuto erano di un insolito colore azzurro chiaro. Quegli occhi incontrarono i miei, imbarazzati, per alcuni secondi, ed erano vuoti di ogni espressione, sgomenti. Allarmati e soffusi di innocente malizia, mi ricordavano confusamente un incidente che non potevo inquadrare; qualcosa che aveva a che fare coi primi anni di scuola. Erano gli occhi di uno scolaro sorpreso nell'atto di qualche marachella. Non che l'avessi colto, in apparenza, in qualcosa di male, eccetto che nei suoi pensieri: immaginava forse che potessi leggere anche in quelli.

(Traduzione: Pietro Leon)


Kazuo Ishiguro (1954)

Never Let Me Go
My name is Kathy H. I'm thirty-one years old, and I've been a carer now for over eleven years. That sounds long enough, I know, but actually they want me to go on for another eight months, until the end of this year. That'll make it almost exactly twelve years. Now I know my being a carer so long isn't necessarily because they think I'm fantastic at what I do. There are some really good carers who've been told to stop after just two or three years. And I can think of one carer at least who went on for all of fourteen years despite being a complete waste of space. So I'm not trying to boast.
Non lasciarmi
Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, a da più di undici sono un'assistente. Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni. Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me. Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici, malgrado fosse un'assoluta nullità. Quindi non ho nessuna intenzione di darmi delle arie.

(Traduzione: Paola Novarese)

A Pale View of Hills (Un pallido orizzonte di colline)
Niki, il nome che finalmente demmo alla mia seconda figlia, non è un'abbreviazione, è un compromesso al quale giunsi con suo padre. Paradossalmente, infatti, chi voleva darle un nome giapponese era lui, e io - forse per l'egoistico desiderio che non mi richiamasse il passato - insistevo per un nome inglese. Alla fine il padre accettò Niki, pensando che avesse una vaga risonanza orientale.
Niki è venuta a trovarmi quest'anno in aprile, quando i giorni erano ancora freddi e piovigginosi. Forse aveva intenzione di fermarsi più a lungo, non so. Ma la mia casa di campagna e la pace che la circonda l'hanno resa irrequieta, e quasi subito mi accorsi che Niki era ansiosa di tornare alla sua vita di Londra.

(Traduzione: Gaspare Bona)

The Remains of the Day (Quel che resta del giorno)
Appare sempre più probabile che riuscirò davvero ad intraprendere la spedizione che da alcuni giorni ormai tiene completamente occupata la mia fantasia. Spedizione, vorrei aggiungere, che intraprenderò da solo nella comodità della Ford di Mr Farraday; e che, a quanto prevedo, attraverso gran parte della più bella campagna inglese, mi condurrà fino alla costa occidentale del paese e riuscirà a tenermi lontano da Darlington Hall per cinque o sei giorni almeno. L'idea di un simile viaggio era nata, mi preme sottolinearlo, da una proposta delle più cortesi avanzatami da Mr Farraday in persona un pomeriggio di quasi due settimane orsono mentre spolveravo i ritratti in biblioteca.
(Traduzione: Maria Antonietta Saracino)

The Unconsoled
The taxi driver seemed embarrassed to find there was no one-not even a clerk behind the reception desk-waiting to welcome me. He wandered across the deserted lobby, perhaps hoping to discover a staff member concealed behind one of the plants or armchairs. Eventually he put my suitcases down beside the elevator doors and, mumbling some excuse, took his leave of me.
The lobby was reasonably spacious, allowing several coffee tables to be spread around it with no sense of crowding. But the ceiling was low and had a definite sag, creating a slightly claustrophobic mood, and despite the sunshine outside the light was gloomy.
Gli inconsolabili
Il taxista parve imbarazzato quando vide che non c'era nessuno - nemmeno un portiere dietro il banco della reception - ad accogliermi. Attraversò l'atrio deserto, forse sperando di scoprire un dipendente dell'albergo nascosto dietro una pianta o una poltrona. Alla fine posò le mie valigie accanto alla porta dell'ascensore e borbottando una scusa mi lasciò.
L'atrio era abbastanza spazioso perché i numerosi tavolini da caffè sparsi in giro non dessero una sensazione di affollamento, ma il soffitto, basso e visibilmente incurvato, induceva una lieve claustrofobia. La luce, sebbene fuori splendesse il sole, era tetra.

(Traduzione: Gaspare Bona)

When We Were Orphans
It was the summer of 1923, the summer I came down from Cambridge, when despite my aunt's wishes that I return to Shropshire, I decided my future lay in the capital and took up a small flat at Number 14b Bedford Gardens in Kensington. I remember it now as the most wonderful of summers. After years of being surrounded by fellows, both at school and at Cambridge, I took great pleasure in my own company. I enjoyed the London parks, the quiet of the Reading Room at the British Museum; I indulged entire afternoons strolling the streets of Kensington, outlining to myself plans for my future, pausing once in a while to admire how here in England, even in the midst of such a great city, creepers and ivy are to be found clinging to the fronts of fine houses.
Quando eravamo orfani
Era l'estate del 1923, l'estate del mio addio a Cambridge, la stessa in cui, a dispetto del desiderio di mia zia che mi rivoleva nello Shropshire, decisi che il mio futuro sarebbe stato nella capitale e affittai un piccolo appartamento al numero 14b di Bedford Gardens a Kensington. La ricordo ora come la più meravigliosa delle stagioni. Dopo anni nei quali ero stato circondato da una folla di compagni, tanto al liceo come a Cambridge, la solitudine mi risultò gradevolissima. Mi godevo i parchi di Londra, il silenzio della sala di lettura del British Museum; trascorrevo interi pomeriggi a passeggiare per le strade di Kensington delineando piani per il mio futuro e fermandomi di quando in quando a considerare ammirato come in Inghilterra, persino nel cuore di una cosí grande città, edera e rampicanti decorino le facciate di raffinati edifici.

(Traduzione: Susanna Basso)


Vsevolod Vjaceslavovic Ivanov (1895-1963)

Agasfer (Asvero)
Poiché una contusione mi aveva trattenuto a lungo nelle retrovie, ne approfittai per proporre a uno stabilimento cinematografico di scrivere una sceneggiatura su "Asvero". Avevo letto questa leggenda al fronte. L'immagine dell'uomo che resta immortale attraverso molte decine di generazioni e che appare in diversi posti del mondo aveva colpito la mia immaginazione. È da supporre che le morti che avevo visto in gran numero avessero favorito la mia immaginazione.
I cineasti mi avevano accolto con benevolenza. "Può essere un film originale - aveva detto uno dei registi, e aveva aggiunto sopra pensiero: - Sì, e poi il tema è vicino allo spettatore occidentale, mentre noi gli dedichiamo pochi film. Molto originale".

(Traduzione: Rossana Platone)

Sizif, syn Eola (Sisifo figlio di Eolo)
Il soldato li riconobbe subito, i monti natii!
A mezzogiorno i monti sono tetri, dentellati, grigi, solcati da profonde gole arancione. Riconobbe subito anche la strada di Skiron che s'intravedeva presso il ripido lato meridionale della montagna, sembrava una sferza da pastore piegata in cerchio. Così l'aveva vista il soldato Poliandro nell'infanzia, così era rimasta. La strada gode di cattiva fama, Il viandante vi può scorgere all'improvviso sangue stillante o altri segni di prossime sventure.
Ma che importano a Poliandro le sventure? Gliene è stata assegnata una misura ben colma, le ha bevute da un calice pieno. Anzitempo si è fatto vizzo e giallo, come per una tabe.

(Traduzione: Rossana Platone)


Jean-Claude Izzo (1945-2000)

Chourmo (Chourmo. Il cuore di Marsiglia)
Dall'alto dei gradini della stazione Saint-Charles, Guitou, come lo chiamava ancora sua madre, contemplava Marsiglia. "La grande città". Sua madre ci era nata, ma non gliel'aveva mai fatta vedere. Malgrado le promesse. Adesso era lì. Solo. Come un adulto.
E tra due ore, avrebbe rivisto Naïma.
Per questo era venuto.
Con le mani infilate nelle tasche dei jeans e una Camel tra le labbra, scese lentamente la scalinata. Di fronte alla città.
"In fondo alle scale" gli aveva detto Naïma, "trovi il boulevard d'Athènes. Lo segui fino alla Canabière. Giri a destra. Verso il Vieux-Port. Ancora a destra, dopo duecento metri, vedrai un grande bar all'angolo, La Samaritaine. Ci incontriamo lì. Alle sei. Non puoi sbagliarti".
Le due ore che aveva davanti lo rassicuravano. Poteva trovare il bar. Essere puntuale. Non voleva far aspettare Naïma. Era ansioso di rivederla. Di prenderla per mano, di stringerla tra le braccia, di baciarla. Quella sera avrebbero dormito insieme. Per la prima volta. La prima volta, per lei e per lui. Mathias, un compagno di liceo di Naïma, gli prestava il monolocale. Sarebbero stati soli, loro due. Finalmente.

(Traduzione: Barbara Ferri)

Solea (Solea)
La sua vita era laggiù, a Marsiglia. Laggiù, dietro quelle montagne che, stasera, il sole al tramonto colorava di un rosso vivo. "Domani ci sarà vento" pensò Babette.
Da quando, quindici giorni prima, era arrivata a Le Castellas, un villaggio delle Cévennes, alla fine della giornata saliva sul crinale. Percorrendo il sentiero dove Bruno portava le capre.
Qui, aveva pensato il mattino del suo arrivo, nulla cambia. Tutto muore e rinasce. Anche se ci sono più villaggi morenti che vivi. Sempre, prima o poi, un uomo reinventa i gesti più antichi. E tutto ricomincia. I sentieri, coperti dalla sterpaglia, ritrovano la loro ragione di esistere.

(Traduzione: Barbara Ferri)

Le soleil des mourants
L'hiver, Titi le portait en lui. Il lui sembla même, à cet instant, que le froid était plus mordant dans son corps que dans la rue. C'était peut-être pour ça, se dit-il, qu'il avait cessé de grelotter. Parce qu'il n'était plus qu'un bloc de glace, comme l'eau dans les caniveaux.
Une enseigne lumineuse, au-dessus de l'entrée d'une pharmacie, indiquait la température: -8 °C. Et l'heure: 20 h 01. Titi, à peine abrité sous le porche d'un immeuble, avait regardé s'égrener les minutes depuis 19 h 30. Puis l'air glacial avait brouillé sa vue. Il avait réalisé alors que la camionnette blanche des Restaurants du Coeur ne passerait pas, qu'il était inutile de l'attendre plus longtemps.
Il sole dei morenti
L'inverno Titì se lo portava dentro. In quell'istante, gli sembrò perfino che il freddo fosse più pungente nel suo corpo che fuori, per strada. Forse per questo non batteva più i denti, aveva pensato. Ormai non era che un unico blocco di ghiaccio, come l'acqua nei canaletti lungo i marciapiedi.
Un'insegna luminosa sopra la porta di una farmacia indicava la temperatura: 8° sotto zero. E l'ora: 20,01. Riparandosi a malapena in un androne, dalle 19,30 in poi Titì era stato a guardare i minuti sfilare. Poi l'aria gelida gli aveva annebbiato la vista. Si era reso conto che il furgoncino bianco dei
Restaurants du coeur non sarebbe più passato, e che era inutile continuare ad aspettarlo.
(Traduzione: Franca Doriguzzi)

Les marins perdus (Marinai perduti)
Marsiglia quel mattino aveva colori da mare del Nord. Diamantis trangugiò in fretta un Nescafé nella sala comune deserta. Poi scese sul ponte fischiettando Besame mucho, il motivo che più spesso gli tornava in mente. Anche l'unico che sapesse fischiare. Tirò fuori una Camel da un pacchetto stropicciato, l'accese e si appoggiò al parapetto. A Diamantis quel tempo non spiaceva. Non quel giorno lì, per lo meno. Si era svegliato con un umore già impiastrato di grigio.
Lasciò vagare lo sguardo sul mare, verso il largo, come per allontanare il momento in cui, come tutti gli altri marinai dell'
Aldébaran, avrebbe dovuto prendere una decisione. Decidere non era il suo forte. Da venticinque anni ormai si lasciava portare dalla vita. Da un cargo all'altro. Da un porto all'altro.
(Traduzione: Franca Doriguzzi)

Total Khéops
Il n'avait que son adresse. Rue des Pistoles, dans le Vieux Quartier. Cela faisait des années qu'il n'était pas venu à Marseille. Maintenant il n'avait plus le choix.
On était le 2 juin, il pleuvait. Malgré la pluie, le taxi refusa de s'engager dans les ruelles. Il le déposa devant la Montée-des-Accoules. Plus d'une centaine de marches à gravir et un dédale de rues jusqu'à la rue des Pistoles. Le sol était jonché de sacs d'ordures éventrés et il s'élevait des rues une odeur âcre, mélange de pisse, d'humidité et de moisi. Seul grand changement, la rénovation avait gagné le quartier. Des maisons avaient été démolies. Les façades des autres étaient repeintes, en ocre et rose, avec des persiennes vertes ou bleues, à l'italienne.
De la rue des Pistoles, peut-être l'une des plus étroites, il n'en restait plus que la moitié, le côté pair. L'autre avait été rasée, ainsi que les maisons de la rue Rodillat. À leur place, un parking. C'est ce qu'il vit en premier, en débouchant à l'angle de la rue du Refuge. Ici, les promoteurs semblaient avoir fait une pause. Les maisons étaient noirâtres, lépreuses, rongées par une végétation d'égout.
Casino Totale
Aveva solo l'indirizzo. Rue des Pistoles, nel Vieux Quartier. Erano anni che non tornava a Marsiglia. Ora non aveva più scelta.
Era il 2 giugno, pioveva. Nonostante la pioggia, il tassista rifiutò di inoltrarsi nei vicoli. Lo fece scendere davanti a Montée-des-Accoules. Un centinaio e più di scalini da salire e un dedalo di strade fino a rue des Pistoles. Il suolo era cosparso di sacchi di spazzatura sventrati e dalle strade saliva un odore acre, un misto di piscio, umidità e muffa. Unico grande cambiamento, il restauro del quartiere. Alcune case erano state demolite. Le facciate di altre ridipinte, in ocra e rosa, con persiane verdi e blu,
all'italiana.
Di rue des Pistoles, probabilmente una delle più strette, rimaneva solo una metà, il lato pari. L'altro era stato raso al suolo, così come le case di rue Rodillat. Al loro posto, un parcheggio. Fu la prima cosa che vide sbucando all'angolo di rue du Refuge. Qui, sembrava che i costruttori avessero fatto una pausa. Le case erano luride, fatiscenti, divorate da una vegetazione merdosa.

(Traduzione: Barbara Ferri)

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