Incipit / MA
Le frasi iniziali della letteratura di ogni tempo e paese.

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Amin Maalouf (1949)

Le Premier siècle après Béatrice (Il primo secolo dopo Beatrice)
Degli avvenimenti che affido a queste pagine sono stato soltanto un testimone fra molti, più vicino della folla degli spettatori, ma altrettanto impotente. So che il mio nome è stato menzionato sui libri e, in altri tempi, ne ho tratto motivo di fierezza. Non più adesso. La mosca della favola poteva esultare perché la carrozza era arrivata alla meta ambita: di cosa avrebbe potuto vantarsi se il viaggio si fosse invece concluso in un precipizio? In verità, il mio ruolo fu quello di un volteggiatore superfluo e non particolarmente fortunato. Però non sono stato né credulone né complice.
(Traduzione: Egi Volterrani)

Samarcande (Samarcanda)
In fondo all'Atlantico c'è un libro. Io ne racconterò la storia.
Forse ne conoscete già l'epilogo, riferito dai giornali dell'epoca e da allora ripreso da alcune opere letterarie: quando nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, il
Titanic affondò al largo di Terranova, la vittima più prestigiosa fu un libro, unico esemplare dei Robaiyyat di Omar Khayyam, saggio persiano, poeta, astronomo.
(Traduzione: Emanuela Fubini)


Thomas Babington Macaulay (1800-1859)

The History of England from the Accession of James II (...)
I purpose to write the history of England from the accession of King James the Second down to a time which is within the memory of men still living. I shall recount the errors which, in a few months, alienated a loyal gentry and priesthood from the House of Stuart. I shall trace the course of that revolution which terminated the long struggle between our sovereigns and their parliaments, and bound up together the rights of the people and the title of the reigning dynasty.


Loriano Macchiavelli (1934)

Ombre sotto i portici
Ma se devo iniziare come Dio comanda e com'è giusto e logico iniziare, devo partire dall'ufficio dell'ispettore capo Raimondi Cesare e da Sarti Antonio, sergente, raggomitolato sul sedile dell'auto 28, in giro per la città, a tenersi la pancia per i morsi della colite... E a sognare (Sarti Antonio, sergente) il bagno di casa sua come una liberazione.
Dunque, l'ispettore capo Raimondi Cesare (che se ne sbatte della colite e del bagno) ha steso sul suo tavolo un manifesto, bello, colorato e pieno di scritte.


Arthur Machen (1863-1947)

The Great God Pan (...)
"I am glad you came, Clarke; very glad indeed. I was not sure you could spare the time."
"I was able to make arrangements for a few days; things are not very lively just now. But have you no misgivings, Raymond? Is it absolutely safe?"
The two men were slowly pacing the terrace in front of Dr. Raymond's house. The sun still hung above the western mountain-line, but it shone with a dull red glow that cast no shadows, and all the air was quiet; a sweet breath came from the great wood on the hillside above, and with it, at intervals, the soft murmuring call of the wild doves.


Niccolò Machiavelli (1469-1527)

L'asino
I vari casi, la pena e la doglia
che sotto forma d'un Asin soffersi,
canterò io, pur che fortuna voglia.
Non cerco ch'Elicona altr'acqua versi,
o Febo posi l'arco e la faretra
e con la lira accompagni i miei versi;
sì perché questa grazia non s'impetra
in questi tempi, sì perch'io son certo
ch'al suon d'un raglio non bisogna cetra.
Né cerco averne prezzo, premio o merto;
e ancor non mi curo che mi morda
un detrattore, o palese o coperto;
ch'io so ben quanto gratitudo è sorda
a' preghi di ciascuno, e so ben quanto
de' beneficii un Asin si ricorda.

Belfagor arcidiavolo
Leggesi nelle antiche memorie delle fiorentine cose come già s'intese, per relazione, di alcuno santissimo uomo, la cui vita, apresso qualunque in quelli tempi viveva, era celebrata, che, standosi abstratto nelle sue orazioni, vide mediante quelle come, andando infinite anime di quelli miseri mortali, che nella disgrazia di Dio morivano, all'inferno, tutte o la maggior parte si dolevono, non per altro, che per avere preso moglie essersi a tanta infelicità condotte. Donde che Minos e Radamando insieme con gli altri infernali giudici ne avevano maraviglia grandissima. E, non potendo credere, queste calunnie, che costoro al sesso femmineo davano, essere vere, e crescendo ogni giorno le querele, e avendo di tutto fatto a Plutone conveniente rapporto, fu deliberato per lui di avere sopra questo caso con tutti gl'infernali principi maturo essanime, e pigliarne dipoi quel partito che fussi giudicato migliore per scoprire questa fallacia, o conoscerne in tutto la verità.

Il Principe
Tutti gli stati, tutti e' dominii che hanno avuto e hanno imperio sopra gli uomini, sono stati e sono o republiche o principati. E' principati sono, o ereditarii, de' quali el sangue del loro signore ne sia suto lungo tempo principe, o e' sono nuovi. E' nuovi, o sono nuovi tutti, come fu Milano a Francesco Sforza, o sono come membri aggiunti allo stato ereditario del principe che li acquista, come è el regno di Napoli al re di Spagna. Sono questi dominii così acquistati, o consueti a vivere sotto un principe, o usi ad essere liberi; e acquistonsi o con le armi d'altri o con le proprie, o per fortuna o per virtù.


Maurizio Maggiani (1951)

Meccanica celeste
La notte che ho messo incinta la mia donna Barack Obama è stato eletto quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti d'America. Il fatto è avvenuto poco dopo la mezzanotte, assai prima che la notizia fosse sicura, e se la relazione tra i due avvenimenti è naturale, è anche con assoluta certezza priva di alcun significato: È vero però che quella notte sembrava che il mondo intero palpitasse in un'atmosfera di trepidante attesa; persino noi avevamo eccezionalmente sintonizzato il televisore su una stazione che aveva in programma una vigilia elettorale con ospiti. Solo che la cosa si stava facendo lunga e noiosa.

La Regina disadorna
Oltre la Persia dei Re, sui primi contrafforti calcarei delle montagne dell'Oxiana, cresce un piccolo bulbo, il croco sativo.
Per tutta la ventosa primavera e per la secca estate non fa che vivacchiare, vegetando lentamente cinque lunghe e sottilissime foglie colorate di un verde azzurrino striato d'argento. Poi, con le prime piogge d'autunno, apre il suo fiore, a volte turchino, a volte violetto. È un fiore di cinque petali che si uniscono in un delicato calice; nel calice quattro lunghi stami, sottili come pagliuzze, maturano dal giallo acceso all'arancio.

Il viaggiatore notturno
Ascoltate, è ancora il tramonto sul colle dell'Assekrem. Giallo, ocra, azzurro, oltremare, carminio. Cielo, terra, montagne e valli.
Tutto.
Ma giù nelle gole c'è già il crepuscolo e la notte. Rosa, terra bruciata, viola, nero. Il nulla laggiù.
L'aria è così limpida che l'increspatura dell'ultimo orizzonte potrebbe essere all'altro capo del mondo. Se la Terra fosse piatta. E il fondo della valle su cui sta poggiando la roccia dell'Assekrem, il centro della Terra. Se il cuore della Terra fosse freddo come i crepacci a quest'ora della sera.
Sono seduto su un cumulo di sassi. I sassi sono identici a qualche altro miliardo di sassi disseminati in questo deserto di pietra, ma sono impilati con la massima cura: sono seduto sopra un monumento funerario.
La tomba di un uomo.


William Maginn (1793-1842)

The Man in the Bell
In my younger days, bell-ringing was much more in fashion among the young men of ___, than it is now. Nobody, I believe, practises it there at present except the servants of the church, and the melody has been much injured in consequence. Some fifty years ago, about twenty of us who dwelt in the vicinity of the Cathedral, formed a club, which used to ring every peal that was called for; and, from continual practice and a rivalry which arose between us and a club attached to another steeple, and which tended considerably to sharpen our zeal, we became very Mozarts on our favourite instruments. But my bell-ringing practice was shortened by a singular accident, which not only stopt my performance, but made even the sound of a bell terrible to my ears.
L'uomo nella campana
Quand'ero giovane, suonare le campane era molto di moda tra i giovani di...; oggi non penso ci sia più nessuno che lo faccia, eccetto il sagrestano, e la musica delle campane ne ha certo sofferto. Circa cinquant'anni fa io e una ventina di giovani che abitavano nei dintorni della cattedrale, formavamo un'associazione che suonava tutte le volte che ce n'era bisogno. La pratica continua - e la rivalità che era sorta tra noi e il gruppo di un villaggio vicino e che aveva acuito il nostro ardore - ci aveva fatto diventare veri e propri Mozart del nostro strumento preferito. Ma la mia attività fu bruscamente interrotta da un singolare incidente che non solo mise fine alle mie esibizioni ma trasformò il rintocco delle campane in un suono addirittura insopportabile per le mie orecchie.

(Traduzione: Chiara Zanolli)


Valerio Magrelli (1957)

Condominio di carne
Il mio passato è una malattia contratta nell'infanzia. Perciò ho deciso di capire come. Questo referto, dunque, non vuole essere un teatro anatomico, piuttosto un susseguirsi di fotogrammi, dove quello che conta è il flusso dell'immagine, il corpo sgusciante che vibra sotto di me, la sua forma mutante tra le forme: vasi sanguigni, conchiglie di molluschi, cellette d'api, snodi autostradali, pelvi di uccelli, cristalli e filettature aerodinamiche. Non c'è trama, ma trauma: un esercizio di patopatia. Non c'è teoria, ma racconto di piccole catastrofi, giocate dentro gli spazi interstellari della carne.


Claudio Magris (1939)

Alla cieca
Caro Cogoi, a dire il vero non sono sicuro, anche se sono stato io a scriverlo, che nessuno possa raccontare la vita di un uomo meglio di lui stesso. Certo, quella frase ha un punto di domanda; anzi, se ricordo bene - sono passati tanti anni, un secolo, il mondo qui intorno era giovane, un'alba umida e verde, ma era già una prigione - ho scritto per prima cosa proprio quel punto interrogativo, che si trascina dietro tutto. Quando il dottor Ross mi ha incitato a stendere quelle pagine per l'annuario, mi sarebbe piaciuto - e sarebbe stato onesto - mandargli tanti fogli con un bel punto interrogativo e basta, ma non volevo essere scortese con lui, così benevolo e gentile, a differenza degli altri, e poi non era il caso di irritare uno che ti può togliere da una buona nicchia, come la redazione dell'almanacco della colonia penale, e spedirti nell'inferno di Port Arthur, a prenderti il gatto a nove code sulla schiena se solo per un attimo, sfinito da quei massi e dall'acqua gelida, ti siedi per terra.


Nagib Mahfuz (1911-2006)

Bain el-Qasrain (Tra i due palazzi)
Si svegliò a mezzanotte in punto, come sua abitudine, ogni notte, alla stessa ora, senza aiuto di una sveglia o di altro ma spinta da un desiderio tutto interno che la costringeva, suo malgrado, ad aprire gli occhi con precisa puntualità.
Restò per alcuni momenti al margine della realtà, abbandonata alle visioni dei sogni e ai bisbigli della percezione cosciente finché, prima di sollevare le palpebre, venne colpita dall'improvvisa ansia che la invadeva quotidianamente nel timore che il sonno l'avesse ingannata.

(Traduzione: Clelia Sarnelli Cerqua)

Qasr al-Shawq (Il palazzo del desiderio)
Il sayyed Ahmad Abd el-Gawwad si chiuse alle spalle il portone di casa e, con passo lento e fiacco, attraversò il cortile al fioco chiarore delle stelle, affondando la punta del bastone nella terra polverosa, ogni qualvolta vi si appoggiava nella sua svogliata andatura.
Quel soffocante calore gli arroventava il petto e gli faceva sospirare l'acqua fresca con cui si sarebbe lavato faccia, testa e collo per placare, fosse anche per poco, la calura di luglio e l'arsura che gli bruciava le viscere e la testa. L'idea dell'acqua fresca lo rallegrò a tal punto da far distendere i tratti del suo volto.

(Traduzione: Bartolomeo Pirone)

Es-Sukkariyya (La via dello zucchero)
Le donne se ne stavano intorno al braciere, le teste vicine una all'altra e le mani distese verso la brace ardente: quelle di Amina scarne e con le vene sporgenti; quelle di Umm Hanaft coriacee, come scudi di tartaruga e infine quelle di Naima belle, di un candido bianco.
Sembrava che il freddo di quel mese di gennaio dovesse ghiacciare negli angoli del salone rimasto immutato nel tempo, con le stuoie multicolori e i divani disposti lungo le pareti.
La scomparsa del vecchio lume a gas, sostituito da una lampada elettrica che pendeva dal soffitto, aveva però conferito al salone un aspetto diverso.

(Traduzione: Clelia Sarnelli Cerqua)

Assaràb (Il miraggio)
Quando mi chiedono di scrivere, mi stupisco! Lo scrivere infatti è un'arte che mi era ignota sia come passatempo che come professione. Si può dire che, ad eccezione dei compiti di scuola di quand'ero ragazzo e del lavoro d'ufficio pertinente la mia attività, non ho mai scritto nulla nella maniera più assoluta. Il più strano ancora è che non ricordo di aver mai messo nero su bianco neppure per redigere una lettera o un messaggio per più di un quarto di secolo, il tempo da me trascorso in questa vita. Invero lo scrivere - come il parlare - è segno di vita sociale, manifestazione dei legami che uniscono gli esseri umani in questo mondo. Ma io con tutto ciò non ho nulla a che vedere. Non sfrondiamo forse le piante, togliendo via la parte contorta dei loro rami e i germogli che non servono? Perché allora risparmiamo coloro che non son fatti per questa vita? Perché ci mostriamo tolleranti o indifferenti costringendoli ad esistere, imponendo loro la vita? Per questo essi vagano sulla terra, estranei, impauriti! Per questo talvolta son portati a danneggiare se stessi follemente e a calpestare vittime innocenti sotto i loro piedi incespicanti.
(Traduzione: Rita Di Meglio)

Bidaya wa Nihaya (Principio e fine)
L'ufficiale di polizia lanciò uno sguardo triste all'interminabile galleria su cui si aprivano le aule del terzo e del quarto anno. Su tutto l'Istituto Taufiquì regnava una calma profonda. Si diresse verso una terza, diede qualche colpetto alla porta per annunciarsi, entrò, si avvicinò al professore e gli mormorò qualche parola nell'orecchio. Il professore guardò uno studente della seconda fila e pronunciò ad alta voce il suo nome: "Hasanayn Kamil Ali".
(Traduzione: Olimpia Vozzo)

Hikayat haritna (Il nostro quartiere)
Mi piace molto giocare nello spiazzo tra il tunnel e il monastero. E, come tutti i bambini, mi diverto a osservare i gelsi nel giardino del monastero. Le loro foglie verdi sono un'oasi nel nostro quartiere; i neri frutti sono fonte di desiderio per noi. Il monastero è lì, simile a una piccola fortezza circondata dal giardino. Come sempre, il portone è chiuso con un catenaccio, invalicabile, anche le finestre sono sbarrate; tutto l'edificio assomiglia a qualcosa di irreale, distaccato e indifferente al resto del mondo, a cui tendiamo le nostre mani come se volessimo toccar la luna.<(Traduzione: Valentina Colombo)

Zoqaq al Midaq (Vicolo del Mortaio)
Il tramonto si annunciava e il Vicolo del Mortaio andava coprendosi di un velo bruno, reso ancora più cupo dalle ombre dei muri che lo cingevano da tre lati. Si apriva sulla Sanadiqiyya e poi saliva, in modo irregolare: una bottega, un caffè, un forno.
Di fronte ancora una bottega, un bazar e subito la sua breve gloria terminava contro due case a ridosso, entrambe di tre piani.
Il rumore del giorno si era attutito, facendosi ovattato nella sera. Qui un bisbiglio, là un borbottio: "Ya Rabb! Ya Mu'in! Ya Razzaq! Ya Karim!" "Conceda Iddio una buona fine, ya Rabb". "Tutto è nelle Sue mani".
"Buona serata a tutti". "Venite, è l'ora della veglia!"
"Da bravo, Kamil, chiudi la bottega". "Songor, portaci altra acqua per il narghilè". "E tu, Gaada, spegni il tuo forno".
Il mio cuore era pesante. Da cinque anni pativamo l'oscuramento e le incursioni aeree, a causa della nostra malvagità.

(Traduzione: Paolo Branca)


Norman Mailer (1923-2007)

An American Dream
I met Jack Kennedy in November, 1946. We were both war heroes, and both of us had just been elected to Congress. We went out one night on a double date and it turned out to be a fair evening for me. I seduced a girl who would have been bored by a diamond as big as the Ritz.
She was Deborah Caughlin Mangaravidi Kelly, of the Caughlins first, English-Irish bankers, financiers and priests; the Mangaravidis, a Sicilian issue from the Bourbons and the Hapsburgs; Kelly's family was just Kelly; but he had made a million two hundred times. So there was a vision of treasure, far-off blood, and fear.
Un sogno americano
Ho conosciuto Jack Kennedy nel novembre 1946. Eravamo entrambi eroi di guerra ed eravamo stati da poco eletti al Congresso. Una sera uscimmo con due ragazze, e per me fu decisamente una serata propizia. Sedussi una fanciulla che avrebbe accolto con indifferenza un diamante grosso come il Ritz.
Era Deborah Caughlin Mangaravidi Kelly, dei Caughlin anzitutto, banchieri, finanzieri e preti anglo-irlandesi; dei Mangaravidi, discendenti siciliani dei Borboni e degli Asburgo; la famiglia dei Kelly invece era soltanto Kelly, che però aveva fatto un milione duecento volte. C’era insomma un’immagine di ricchezze sconfinate, di sangue blu e di paura.

(Traduzione: Ettore Capriolo)

Ancient Evenings (Antiche sere)
Rozzi pensieri e feroci forze costituiscono il mio essere. Non so chi sono. Né chi fui. Non ho mani per tastarmi il volto. Non riesco ad udire alcun rumore. Un dolore diverso da qualsiasi dolore patito finora si preannuncia.
È questa la paura che tien saldo l'universo? C'è il dolore alle fondamenta di tutto? E i fiumi, sono vene di pena? E gli oceani, una mente allagata? Ho una sete ch'è simile all'arsura della terra bruciata. Le montagne si torcono. Vedo flutti di fiamme. Scie, strie, lampi, onde di fuoco.

(Traduzione: Pier Francesco Paolini)

The Castle in the Forest
You may call me D.T. That is short for Dieter, a German name, and D.T. will do, now that I am in America, this curious nation. If I draw upon reserves of patience, it is because time passes here without meaning for me, and that is a state to dispose one to rebellion. Can this be why I am writing a book? Among my former associates, we had to swear never to undertake such an action. I was, after all, a member of a matchless Intelligence group. Its classification was SS, Special Section IV-2a, and we were directly under the supervision of Heinrich Himmler. Today, the man is seen a monster, and I would not look to defend him - he turned out to be one hell of a monster. All the same, Himmler did have an original mind, and one of his theses does take me into my literary intentions, which are, I promise, not routine.
Il castello nella foresta
Potete chiamarmi D.T. È l'abbreviazione di Dieter, un nome tedesco, e D.T. andrà benissimo ora che mi trovo in questo strano Paese che è l'America. Se attingo alle mie riserve di pazienza è perché qui per me il tempo scorre senza senso, uno stato che predispone alla ribellione. Sarà per questo che scrivo un libro? Io e i miei ex colleghi eravamo tenuti a giurare di non imbarcarci mai in una simile impresa. Non per niente appartengo a un settore dei servizi segreti unico nel suo genere. Era classificato come SS, Sezione Speciale IV-2a, e noi eravamo sotto la supervisione diretta di Heinrich Himmler. Oggi quell'uomo è considerato un mostro e io mi guarderei bene dal difenderlo: si è rilevato davvero un mostro infernale. Ciò non toglie che Himmler avesse una mente non comune e proprio una delle sue tesi mi introduce ai miei propositi letterari che, ve l'assicuro, esulano dall'ordinario.

(Traduzione: Giovanna Granato)

Barbary Shore (La costa dei barbari)
Probabilmente sono stato in guerra. Ho una cicatrice dietro l'orecchio, una macchia oblunga di carne sterile dove non crescono peli. Adesso è coperta e può essere nascosta anche dal più maldestro dei barbieri, ma nessun barbiere può nascondere la cicatrice che ho sulla schiena. Per quella sarebbe più indicato un sarto.
Quando mi specchio mi viene restituita una faccia senza dubbio più bella dell'originale, ma il naso diritto, il mento scolpito e le guance perfette sono solo la testimonianza dell'arte di qualcun altro. Per quanto cerchi di convincermi che i capelli castani e gli occhi grigi siano sempre stati miei, non c'è niente di me che riesca a riconoscere, neanche l'età.

(Traduzione: Delfina Vezzoli)

The Naked and the Dead
Nobody could sleep. When morning came, assault craft would be lowered and a first wave of troops would ride through the surf and charge ashore on the beach at Anopopei. All over the ship, all through the convoy, there was a knowledge in a few hours some of them were going to be dead.
A soldier lies flat on his bunk, closes his eyes, and remains wide- awake. All about him, like the soughing of surf, he hears the mur- murs of men dozing fitfully. "I won't do it, I won't do it," someone cries out of a dream, and the soldier opens his eyes and gazes slowly about the hold, his vision becoming lost in the intricate tangle of hammocks and naked bodies and dangling equipment.
Il nudo e il morto
Nessuno poteva dormire. All'alba avrebbero calato in mare i mezzi d'assalto, e una prima ondata di truppe, attraverso lo specchio d'acqua, sarebbe sbarcata e avrebbe dato battaglia sulla spiaggia di Anopopei. Sulla nave, in tutto il convoglio si sapeva che, nel giro di poche ore, qualcuno sarebbe morto.
Un soldato se ne sta supino nella sua amaca, con gli occhi chiusi, ma è sveglio. Tutt'intorno a sé, simile all'infrangersi della risacca, egli ode il mormorio degli uomini nel loro sonno agitato. "Non lo farò, non lo farò!" grida qualcuno in sogno, e il soldato apre gli occhi, li gira lentamente per la stiva, e il suo sguardo si perde nell'intrico delle amache, dei corpi nudi e dei sacchi oscillanti.

(Traduzione: Bruno Tasso)


François-Xavier de Maistre (1763-1852)

Voyage autour de ma chambre
Qu'il est glorieux d'ouvrir une nouvelle carrière, et de para&icurc;tre tout à coup dans le monde savant, un livre de découvertes à la main, comme une comète inattendue étincelle dans l'espace! Non, je ne tiendrai plus mon livre -in petto-; le voilà, messieurs, lisez.
J'ai entrepris et exécuté un voyage de quarante-deux jours autour de ma chambre. Les observations intéressantes que j'ai faites, et le plaisir continuel que j'ai éprouvé le long du chemin, me faisaient désirer de le rendre public; la certitude utile m'y a décidé.
Mon coeur éprouve une satisfaction inexprimable lorsque je pense au nombre infini de malheureux auxquels j'offre une ressource assurée contre l'ennui, et un adoucissement aux maux endurent.
Le plaisir trouve à voyager dans sa chambre est à de la jalousie inquiète des hommes; il est indépendant de la fortune.
Viaggio intorno alla mia camera
La gloria di aprire una strada, e comparire d'un tratto nel mondo dei dotti con un libro di scoperte in mano, come inattesa cometa che scintilli nello spazio! no, non terrò più il mio libro -in petto-; è qui, signori, leggetelo.
Ho intrapreso e compiuto un viaggio di quarantadue giorni intorno alla mia camera. Le interessanti osservazioni che ho fatte, e il continuo piacere che ho provato lungo il cammino, mi facevan desiderare di renderlo pubblico; nella certezza di essere utile, mi son deciso.
Il mio cuore prova un'indicibile soddisfazione se penso a tutti quegli infelici ai quali offro un espediente sicuro contro la noia, e un lenimento ai mali che patiscono.
Il piacere che si scopre a viaggiare nella propria camera è al riparo dall'inquieta invidia degli uomini, e non dipende dalla fortuna.

(Traduzione: Nicola Muschitiello)


Joseph de Maistre (1753-1821)

Les soirées de Saint-Pétersbourg (...)
Au mois de juillet 1809, à la fin d' une journée des plus chaudes, je remontois la Néva dans une chaloupe, avec le conseiller privé de T, membre du sénat de Saint-Pétersbourg, et le chevalier de B, jeune français que les orages de la révolution de son pays et une foule d'événemens bizarres avoient poussé dans cette capitale. L'estime réciproque, la conformité de goûts, et quelques relations précieuses de services et d'hospitalité, avoient formé entre nous une liaison intime. L'un et l'autre m'accompagnoient ce jour-là jusqu'à la maison de campagne où je passois l'été.


Bernard Malamud (1914-1986)

The Fixer
From the small crossed window of his room above the stable in the brickyard, Yakov Bok saw people in their long overcoats running somewhere early in the morning, everybody in the same direction. Vey iz mir, he thought uneasily, something bad has happened. The Russians, coming from streets around the cemetery, were hurrying, singly or in groups, in the spring snow in the direction of the caves in the ravine, some running in the middle of the slushy cobblestone streets. Yakov hastily hid the small tin can in which he saved silver rubles, then rushed down to the yard to find out what the excitement was about.
L’uomo di Kiev
Dalla finestrina della sua camera, sopra la scuderia della fabbrica di mattoni, Yakov Bok, quella mattina sul presto, vide la gente, in cappotto lungo, che correva tutta nella stessa direzione. Vey iz mir [Povero me], pensò a disagio, è successo qualcosa di brutto. I russi, che venivano dalle strade intorno al cimitero, si affrettavano, soli o in gruppi, verso le grotte del burrone; qualcuno correva, sull’acciottolato fangoso, in mezzo alla neve primaverile. Yakov nascose in fretta il minuscolo barattolo dove teneva i rubli d’argento, e scese alla svelta in cortile, per scoprire le cause di tanta agitazione.

(Traduzione: Ida Omboni)


Curzio Malaparte (1898-1957)

Kaputt
Il Principe Eugenio di Svezia si fermò in mezzo alla stanza.
- Ascoltate, - disse.
Attraverso le querce dell'Oakhill e i pini del parco di Veldemarsudden, al di là del braccio di mare che si addentra nella terra fino al Nybroplan, nel cuore di Stoccolma, veniva nel vento un triste, amoroso lamento. Non era il malinconico richiamo delle sirene dei piroscafi, che risalivano dal mare verso il porto, né il grido nebbioso dei gabbiani: era una voce femminile, distratta e dolente.
- Sono i cavalli del "Tivoli", il lunapark che è davanti allo Skansen, - disse il Principe Eugenio a voce bassa.

La pelle
Erano i giorni della "peste" di Napoli. Ogni pomeriggio alle cinque, dopo mezz'ora di punching-ball e una doccia calda nella palestra della P.B.S., Peninsular Base Section, il Colonnello Jack Hamilton ed io scendevamo a piedi verso San Ferdinando, aprendoci il varco a gomitate nella folla che, dall'alba all'ora del coprifuoco, si accalcava tumultuando in Via Toledo.
Eravamo puliti, lavati, ben nutriti, Jack ed io, in mezzo alla terribile folla napoletana squallida, sporca, affamata, vestita di stracci, che torme di soldati degli eserciti liberatori, composti da tutte le razze della terra, urtavano e ingiuriavano in tutte le lingue e i dialetti del mondo. L'onore di esser liberato per primo era toccato in sorte, fra tutti i popoli d'Europa, al popolo napoletano: e per festeggiare un così meritato premio, i miei poveri napoletani, dopo tre anni di fame, di epidemie, di feroci bombardamenti, avevano accettato di buona grazia, per carità di patria, l'agognata e invidiata gloria di recitare la parte di un popolo vinto, di cantare, batter le mani, saltare di gioia fra le rovine delle loro case, sventolare bandiere straniere, fino al giorno innanzi nemiche, e gettar dalle finestre fiori sui vincitori.


Sergio Maldini (1923-1998)

La stazione di Varmo
Non sapevo chi era Gregotti quando venne da noi, quaggiù a Varmo. Ma ebbi subito la certezza che sarebbe stato un uomo importante nella mia vita. Nella Bassa ci sono più cieli e pianure che persone, i giorni trascorrono poveri di imprevisti, il silenzio del Nord-Est è un silenzio speciale, senza i piccoli crepitii e interruzioni degli altri silenzi europei. La nostra pace non ammette deroghe. Siamo tagliati fuori dal mondo, viviamo tra il sonno e una misteriosa felicità. Per tali motivi, quando vidi che Stefano Gregotti occupava la casa di fronte, mi allarmai.


Luigi Malerba (Luigi Bonardi) (1927-2008)

Il fuoco greco
Un cruccio che turbò a lungo i sonni dell'Imperatore Costantino VII Porfirogenito e ne tenne occupati molti pensieri durante gli anni che sedette sul Trono di Bisanzio, fu quello di correggere l'acustica della Sala del Triclinio, luogo eletto dei sontuosi banchetti che si tenevano in occasione delle visite di ospiti eminenti. Durante questi banchetti, che in qualche caso avrebbero dovuto rinsaldare con la cordialità della tavola i rapporti promossi dalla diplomazia bizantina, il dialogo risultava ogni volta gravemente compromesso: le voci rimbalzavano contro le pareti e le colonne di marmo per ritornare agli emittenti con echi e risonanze, e si sovrapponevano e confondevano in un turbine di orribili muggiti.

Le galline pensierose
1
Quando vennero a sapere che la terra è rotonda come una palla e gira velocissima nello spazio, le galline incominciarono a preoccuparsi e furono prese da forti capogiri. Andavano per i prati barcollando come se fossero ubriache e si tenevano in piedi reggendosi l'una all'altra. La più furba propose di andare a cercare un posto più tranquillo e possibilmente quadrato.

Le maschere
Il Cardinale Cosimo Rolando della Torre stava sonnecchiando nello studio al piano nobile del suo palazzo in piazza dell'Oro in fondo a via Giulia. Dietro le vetrate di due alte finestre in vista del Tevere il sole estivo arroventava l'aria suscitando dalla terra umida delle vigne e degli orti lungo il fiume una densa foschia che stagnava su Roma fin dal primo mattino e confondeva i contorni di Castel Sant'Angelo e sfumava tutto il panorama di Borgo e del Colle Vaticano. Già due volte un uccello era venuto a sbattere le ali contro le vetrate nella speranza di trovare un rifugio e forse un po' di cibo, e aveva fatto sobbalzare il Cardinale che si era domandato come mai tutti volessero trovare protezione proprio da lui che aveva già tanti affanni per mantenere la Famiglia installata nel suo palazzo.

Il protagonista
La tana non è una tana. È un appartamento al terzo piano di un palazzo in Via della Dataria a pochi passi dal Quirinale un po’ sopra la Fontana di Trevi all’incrocio di Via dei Lucchesi con Via dell’Umiltà a metà strada fra Piazza Colonna e Piazza Venezia. Siamo al centro della vecchia Roma come avrai capito dai nomi delle piazze e delle strade.
Tana è quella della volpe del tasso della marmotta della talpa e si dice tana anche quella del lupo ma io non sono un animale. Tana è anche quella del ragno ma io chi sono? Lo sapremo fra poco.

Salto mortale
Me lo sogno o lo senti anche tu? Questo ronzio questo ronzare. Da dove viene? Dal Cielo? Dalla Terra? Stai calmo non è niente. Allora sono le mie orecchie. Ma no, viene da fuori. Questo ronzio questo ronzare non sono le mie orecchie. Allora te lo dico io cos'è, sono le antenne di Santa Palomba della Radio Televisione.

STA PARLANDO IL PAPA.

Forse hai ragione, ho sentito delle parole in latino, ha detto magis magisque in questo momento. Certo che il Papa parla in latino, come vuoi che parli? Quella è la sua lingua come il francese per i francesi, sono secoli e secoli che i papi parlano in latino. Ma è una lingua morta, per piacere. Il Papa parla come vuole lui. Va bene il latino ma non può essere il Papa che fa tutto questo ronzio questo ronzare. Guarda che il Papa quando si arrabbia è come il temporale. Uno sciame di mosche sta volando sopra nel cielo di Pavona, secondo me sono loro. E invece ti sbagli, vedrai che è il Papa che parla alla Radio Vaticana.

La scoperta dell'alfabeto
Al tramonto Ambanelli smetteva di lavorare e andava a sedersi a casa con il figlio del padrone perché voleva imparare a leggere e a scrivere.
"Cominciamo dall'alfabeto," disse il ragazzo che aveva undici anni.
"Cominciamo dall'alfabeto."
Prima di tutto c'è A."
"A," disse paziente Ambanelli.
"Pi c'è B."
Perché prima e dopo?" domandò Ambanelli.
Questo il figlio del padrone non lo sapeva.

Il serpente
C’era una guerra in Africa. I soldati attraversavano la città con le divise di tela massaua e le teste di sughero, la testa imbottita di sughero, i caschi di sughero sulla testa. Cantavano quella canzone là che tutti sanno, marciando sulla strada Garibaldi verso la Stazione delle Ferrovie. Che cosa fanno? Dove vanno? Che cosa vanno a fare? Devono essere molto contenti se cantano, mi dicevo. La canzone mi risuonava nelle orecchie cantata o fischiettata per la strada, anche dai caffè e dalle finestre delle case attraverso la voce della radio. La radio continuava a cantare anche di notte, quando smetteva di cantare parlava, continuava a parlare e poi cantava di nuovo, non si fermava mai.


Léo Malet (1909-1996)

Fièvre au Marais (Febbre nel Marais)
Le mani in fondo alle tasche del trench, ero piantato come un picchetto in mezzo a una stanza al terzo piano di una vecchia abitazione di rue des Francs-Bourgeois. Meccanicamente, stringendo nel palmo bagnaticcio il fornello spento della pipa, ascoltavo la venerabile bicocca gemere sotto gli assalti del brutto tempo.
Che primavera marcia!
La pioggia, spinta dal vento che si sentiva ululare, tamburellava contro i pannelli quadrati della finestra senza tende. Attraverso i vetri appannati scoprivo un paesaggio di tetti bagnati sui quali il cielo plumbeo spandeva una deprimente tinta venefica. Dalla mansarda di un palazzo vicino sventolava tristemente un lenzuolo non proprio lindo, come l'emblema di una pietosa resa.

(Traduzione: Federica Angelini)

Le soleil nait derrière le Louvre (Il sole sorge dietro il Louvre)
Quella che faceva avanti e indietro non lontano dall'ingresso del metrò conservava tracce di una buona educazione:
"Buonasera, signore", mi disse quando la raggiunsi.
Risposi: "Buonasera, signora", e proseguii per la mia strada. Non era lei che cercavo.
Imboccai rue des Lavandières Sainte-Opportune.
Una ventata carica di goccioline di pioggia mi colse a tradimento. Sembrava arrivare dal Palazzo di Giustizia di cui s'intravedeva confusamente la massa accovacciata dall'altra parte del fiume, con le torri dritte come orecchie in ascolto. Per un soffio non mi volò via il cappello e mi dissi che avrei fatto meglio ad andare a dormire.
<(Traduzione: Federica Angelini)


Thomas Malory (?-1471)

Le Morte Darthur
It befell in the days of Uther Pendragon, when he was king of all England, and so reigned, that there was a mighty duke in Cornwall that held war against him long time. And the duke was called the Duke of Tintagil. And so by means King Uther sent for this duke, charging him to bring his wife with him, for she was called a fair lady, and a passing wise, and her name was called Igraine. So when the duke and his wife were come unto the king, by the means of great lords they were accorded both. The king liked and loved this lady well, and he made them great cheer out of measure, and desired to have lain by her. But she was a passing good woman, and would not assent unto the king. And then she told the duke her husband, and said, I suppose that we were sent for that I should be dishonoured; wherefore, husband, I counsel you, that we depart from hence suddenly, that we may ride all night unto our own castle.
Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri
Al tempo in cui Uther Pendragon governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome Igraine e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:
"Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello."

(Traduzione: Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini)


Eric Malpass (1910-1996)

Morning's at Seven (Alle sette del mattino il mondo è ancora in ordine)
Alba, e un cielo di pappa d'avena fredda. Alcune placche di neve erano ancora lì, umide, agli angoli del tetto.
Nella grande casa la famiglia era immersa nel letargo della domenica mattina, raggomitolata contro il gelo e il giorno in arrivo.
Ma Gaylord era immune dal freddo. Il giovane Gaylord Pentecost era immune da quasi tutto. Svegliatosi, si mise a saltare sul letto. Poi, stufo, si tirò su, attorno a una misura di vita inesistente, i pantaloni del pigiama, e si accinse a fare un giro della casa tanto per incominciare.
Prima dal Nonno. Faceva scuro in quella camera. Così tirò le tende.

(Traduzione: Giuliana Malaguzzi)


Marco Malvaldi (1974)

La briscola in cinque
Quando cominci a ciondolarti sulle gambe, quando ti accendi un’altra sigaretta per far passare altri cinque minuti anche se hai la gola che ti brucia e la bocca talmente impastata da credere di aver mangiato un copertone, così anche gli altri se ne accendono una e si sta lì ancora un po’, insomma quando è così è veramente ora di andare a letto.
Erano le quattro e dieci di mattina, in pieno agosto, e tre ragazzi stavano in piedi accanto a una Micra verde. Avevano bevuto tutti più dello stretto necessario, il proprietario della Micra più degli altri. Altri che ora stavano cercando di convincerlo a non guidare.
- Ti porto a casa io, scusa - diceva il più basso dei tre, che aveva i capelli rasati dappertutto tranne che sulla sommità del cranio, cosa che gli conferiva un aspetto da palma. – Lasci la macchina qui e ti ci porto io.
Il secondo tentava di negare. Era appena uscito di discoteca e oltre all’alcolemia da disoccupato russo aveva la testa tutta piena di lucine che gli rendevano difficile pensare, ma opponeva comunque le sue ragioni.

Il gioco delle tre carte
Se questa era confusione, allora l’Italia doveva essere il paese più bello del mondo. Questo pensava Koichi Kawaguchi, appena sceso dal volo JL3476 che lo aveva preso in consegna all’aeroporto di Narita e lo aveva fatto atterrare, tra incomprensibili applausi degli italiani presenti sull’aereo, su una delle piste di Roma Fiumicino.
Koichi Kawaguchi era preoccupato perché era la prima volta che usciva dal Giappone, non solo per andare ad un congresso ma in generale, e gli avevano detto che l’Italia era una paese bellissimo, ma estremamente confusionario e disorganizzato. Per di più, Koichi era una persona apprensiva in modo quasi patologico. Quindi l’idea di trovarsi da solo, in un aeroporto sconosciuto, in un paese di cui non conosceva la lingua, a dover prendere un volo interno che partiva solo due ore dopo l’atterraggio da Tokyo gli aveva messo addosso l’ansia da circa un mese.
E invece era andata molto meglio del previsto.

Odore di chiuso
L'aspetto della collina di San Carlo dipende principalmente dall'ora della giornata. Di mattina il sole si alza alle spalle del colle; e poiché il castello è stato costruito un po' sotto la sommità, i suoi raggi diretti non arrivano a penetrare nelle finestre delle camere dove riposano il settimo barone di Roccapendente, i suoi familiari e i suoi (solitamente molti) ospiti, che così possono tranquillamente dormire fino a tardi.

Il re dei giochi
Il biliardo è molto bello.
Le zampe sono grosse, poggiano bene in terra e danno l’impressione di qualcosa di inamovibile, che è sempre stato lì, sin dalla notte dei tempi o prima ancora. Intorno alle pareti, ci sono due rastrelliere che allineano una decina di stecche tutte uguali, il che significa che il biliardo è nuovo e che non c’è stato ancora bisogno di comprare altre stecche in sostituzione di quelle rovinate, o fregate. Sopra il biliardo si affacciano tre lampadari, verdi per tradizione, che hanno intorno, come un simbolo magico, la scritta : biliardi Mari.
Ma tutto questo, uno lo nota solo quando queste luci sono spente.
Quando invece le luci vengono accese, un rettangolo di un verde ipnotico si materializza all’improvviso e illumina la stanza di luce propria. Adesso, più che gravare sul pavimento, il biliardo sembra venirne fuori.
Sul rettangolo verde gravitano delle sfere lucide che si muovono in modo sublime. Viaggiamo direttissime, cozzano tra loro con suoni rassicuranti e rimbalzano sulle sponde come se a governarle fossero delle leggi ideali, geometriche e perfette, isolate dalla rumorosità e vibrante fisica del resto del mondo.

Le regole del gioco. Storie di sport e altre scienze inesatte
La scena che sto per descrivervi si ripete due volte l'anno. Perché, due volte l'anno, c'è il derby.

Il telefono senza fili
Sembrava un tranquillo giorno di mezza estate come tutti gli altri, a Pineta.
Il sole era sorto da est, dietro le colline, come al solito, e tutto faceva pensare che sarebbe tramontato a ovest, cambiando progressivamente colore dal giallo al rosso, per poi immergersi nel mare, come tutte le sere.
Il mare, a sua volta, risultava bagnato al tatto, salato al gusto e ripugnante all'olfatto, a causa delle esalazioni di petrolio e idrocarburi varî che il porto di Livorno recapitava sulle spiagge con diligenza nei giorni di scirocco, cioè tutti da un mese a questa parte.


Goffredo Mameli (1827-1849)

Fratelli d'Italia
Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta;
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

     Stringiamci a coorte!
     Siam pronti alla morte;
     Italia chiamò.


Jean-Patrick Manchette (1942-1995)

Fatale (Fatale)
I cacciatori erano sei. Perlopiù sulla cinquantina e oltre, a parte due giovani dall'aria beffarda. Indossavano camicie a quadri, gilè di montone, soprabiti di tela impermeabili color kaki, scarpe più o meno alte e berretti. Uno dei giovani era piuttosto magro, così come uno dei cinquantenni, un farmacista con occhiali e capelli bianchi a spazzola. Tutti gli altri erano sanguigni e panciuti, soprattutto Roucart. Avevano fucili a due o tre colpi, caricati a pallettoni, buoni per la caccia ai volatili. Avevano tre cani, due bracchi e un setter gordon. Da qualche parte a nord-est dovevano esserci altri cacciatori, perché si sentì un colpo, e poi un altro, a un chilometro, un chilometro e mezzo di distanza.
(Traduzione: Gualtiero De Marinis)

La position du tireur couché (Posizione di tiro)
Era inverno e scendeva la notte. Un vento gelido, che proveniva direttamente dall'Artico, soffiava sul mare d'Irlanda, spazzava Liverpool, sibilava attraverso la pianura del Cheshire (dove i gatti reclinavano le orecchie per il freddo, quando lo sentivano sbuffare nel camino) e, infilandosi attraverso il vetro abbassato, andava a colpire gli occhi dell'uomo seduto nel furgone Bedford.
L'uomo non batteva ciglio.

(Traduzione: Francesco Colombo)

Que d'os (Piovono morti)
Il telefono ha squillato. Ho fatto un sorriso di scusa e ho risposto.
- Studio Tarpon, - ho detto con cautela.
- È lei, Tarpon? Sono Coccioli. Ufficale di polizia Coccioli. Si ricorda, vero?
- Sì.
- Le mando un cliente. La stupisce?
- Un po'.
- Be', è proprio così, - ha detto l'ufficiale di polizia Coccioli. - Ho pensato a lei perché è un caso speciale. Una vecchia signora.

(Traduzione: Luigi Bernardi)


Laura Mancinelli (1933)

Andante con tenerezza
Si prendano tre melanzane, di quelle a forma di pera, che secondo me sono le migliori, saporite ma non piccanti, si taglino a fette alte mezzo centimetro per il lungo, senza sbucciarle e togliendo solo un lembo di buccia alle fette estreme. Si uniscano a due a due, mettendo in mezzo una fetta di prosciutto cotto un po' spessa e una di pecorino fresco. Si passino le coppie nell'uovo e poi nel pangrattato facendo attenzione che il tutto aderisca bene. Si friggano in olio bollente. Sono una variante della parmigiana di melanzane, senza parmigiano, come ognuno può vedere. Io le ho mangiate in Sardegna. Ah dimenticavo! Quando si ritirano dalla padella bisogna metterle su uno strato di carta da pane, perché assorba l'olio in eccedenza. Devono essere croccanti. È meglio mangiarle calde. C'è il rischio di scottarsi. Ahimè, le melanzane imbottite, quando le facevo con le mie mani, erano molto più buone! O forse è un'impressione? Come per tante altre cose che non posso più fare?

Attentato alla Sindone
Il professor Carmine Bauducco chiuse con un sospiro la porta dietro lo studente appena uscito dal suo studio, l'ultimo dell'ora di ricevimento, che come ogni settimana aveva luogo il giovedì dalle diciassette alle diciotto. Dopo aver discusso di Storia delle religioni, la sua materia d'insegnamento, dissipando dubbi, ribadendo concetti particolarmente ostici o correggendo informazioni peregrine d'accatto, il sospiro con cui chiuse la porta dietro l'ultimo dubbioso era di soddisfazione: una soddisfazione mista al piacere di essere finalmente solo nel suo studio e alla prospettiva di legger per una mezz'oretta qualcosa per sé, qualcosa che amava davvero, che lo rilassava dalla fatica della giornata e lo predisponeva a una serata di calma letizia intellettuale.

Il carretto della frutta secca
Era sceso in strada, quel pomeriggio di gennaio, perché aveva udito grida di ragazzi che giocavano: e ora li guardava incuriosito, ragazzi della sua età, ma piuttosto malvestiti, con brache rattoppate e farsetti lisi, senza cappello, spettinati nel vento delle loro corse. C'era anche una ragazzetta, con la sottana lunga, probabilmente della madre, magra e bionda, diversa dalle bambine che frequentava a Salisburgo benché, come loro, fosse precocemente vestita da donna.

La casa del tempo
Perché l'aveva comprata? Che mai avrebbe fatto in quella grande casa, il cui intonaco rosa appariva ormai solo a tratti, quale traccia residua di una antica bellezza?
Che bisogno aveva di quella casa?
Non era certo per stanchezza che stava seduto su un paracarro, sul ciglio della strada, e tenendo l'impermeabile ripiegato sulla ginocchia guardava verso la casa rosa che dal poggio dominava la valle sottostante. Era una fredda giornata d'aprile, percorsa da un vento limpido e teso che da settentrione scivolava sulle erbe piegandole come onda di mare. Solo emergeva a tratti il fiore protervo del tarassaco levando il suo giallo lucente a sfidare il colore del sole.

I dodici abati di Challant
L'uomo che saliva a cavallo fra i boschi verso il castello di Challant mostrava di conoscere bene i sentieri perché li trovava senza alcuna difficoltà pur sotto la spessa neve dell'inverno precoce che aveva coperto tutta la vallata. Eppure era straniero. Lo dicevano i capelli neri e corti, i baffi neri, gli occhi pure incredibilmente neri. Anche il colorito del volto era sensibilmente più scuro di quanto non fosse dato incontrare in quella valle. Il lungo mantello nero col cappuccio, da cui scuoteva ogni tanto la neve che continuava a ricoprirlo, completava la figura misteriosa. Il suo nome era Venafro. Ma forse non era il vero nome.

Il fantasma di Mozart
In Borgo Po, quella sera, la luna era sorta tre volte. Una prima volta tutta spostata a levante, bassa sulla nebbia sottile del fiume che passava silenzioso sotto il ponte della Gran Madre di Dio, mentre quei due lo percorrevano evitando fortunosamente le lastre sconnesse dei lavori in corso. Era una bella sera di primo ottobre e l'aria ancora tiepida si stendeva dolcemente materna sugli ippocastani dei viali cittadini e sui vecchi tetti di tegole annerite dal tempo. Per il suolo disagevole, e perché il ponte era straordinariamente buio - erano stati tolti provvisoriamente i pali della luce - i due camminavano tenendosi per mano.

La lunga notte di Exilles
Don Giasset aveva aspettato con impazienza che la notte senza luna scendesse sulla città di Exilles, quando, affacciatosi alla finestrella sul retro della canonica, vide che le tenebre avevano inghiottito tutto, l'orto, il cimitero, e persino le montagne al di là della Dora, , uscì silenziosamente dalla porticina che dava sulle aiuole di ortaggi, le attraversò facendo ben attenzione a non calpestare carote e lattughe, e richiuse alle sue spalle il cancelletto di legno, che serviva più per segnare i confini della canonica che per difendere i prodotti da eventuali furti. E chi avrebbe avuto interesse a rubare cavoli e patate, dal momento che tutti avevano il loro orticello, e quando veniva la gelata veniva per tutti?

Il mistero della sedia a rotelle
- Ci sono! L'ho toccato! - il grido risuonò nella nebbia dei Murazzi, tra una piccola folla di persone che armeggiavano con pali e arpioni sulla riva del Po.
- Sei riuscito ad arpionarlo? - chiedeva un'altra voce.
- Mi è sfuggito. Ora ci riprovo. Ma con questa nebbia... accidenti... Più in qua i fari. Non ci si vede niente- ci fu un mormorio nella folla, poi qualcuno gridò: - Là! A sinistra, si vede una macchia scura, dev'essere qualcosa che galleggia. La corrente la sta spingendo verso il ponte. La vedi?
Un faro spostò la sua luce sullo specchio d'acqua verso sinistra, e apparve una macchia scura galleggiante alla deriva.

Gli occhi dell'imperatore
Sono azzurri, intensi, lontani.
Laggiù, in terra di Puglia, guardano dagli spalti del castello verso settentrione, e la luce che emanano è richiamo d'amore e insieme comando. Occhi di imperatore: anche il segnale del cuore diventa imperativo in essi: dolce e voluttuoso, non ammette esitazioni.
Bianca, in piedi tra i merli della torre ghibellina, guarda verso il meridione, nell'ora del tramonto, quando il sole valica il confine dell'orizzonte e copra il cielo di veli dorati. È il loro appuntamento di ogni sera, il loro incontro. Sull'onda dello sguardo la tensione d'amore unisce le loro menti, varcando i colli boscosi del Monferrato macchiati di vigne, i picchi dell'Appennino, le calde pianure del Tavoliere, e monti e valli, città turrite e umili villaggi, e tutto il vario mondo che si estende dalla Puglia al Monferrato.

Il principe scalzo
"Veni de Libano, sponsa mea..." Gli occhi fermi al bel verso del Cantico di re Salomone, la mente perduta nel sogno, Williram vedeva una terra sconosciuta e favolosa, beata nella sua eterna primavera, dove la pianta della vite maturava dolcissimi grappoli, e il sole dava profumo a spezie rare e inebrianti. Si diceva che vivessero in quel paese donne bellissime, vestite di veli colorati e trasparenti, che nella danza scoprivano grazie proibite... A quel punto il vecchio monaco distolse la mente da quelle immaginazioni.

La sacra rappresentazione
Don Giasset aveva aspettato con impazienza che la notte senza luna scendesse sulla città di Exilles. Quando, affacciatosi alla finestrella sul retro della canonica, vide che le tenebre avevano inghiottito tutto, l'orto, il cimitero e persino le montagne al di là della Dora, uscì silenziosamente dalla porticina che dava sulle aiuole di ortaggi, le attraversò facendo ben attenzione a non calpestare carote e lattughe, e richiuse alle sua spalle il cancelletto di legno, che serviva più per segnalare i confini della canonica che per difendere i prodotti da eventuali furti. E chi avrebbe avuto interesse a rubare cavoli e patate, dal momento che tutti avevano il loro orticello, e quando veniva la gelata veniva per tutti?

I tre cavalieri del graal
- Perché, Fioralba, hai interrotto la lettura? - chiese la contessa Marta alla fanciulla che leggeva da un gran libro mentre un'altra l'accompagnava col suono del liuto.
- Mi par d'avere udito il galoppo d'un destriero, madre, un galoppo che s'avvicina... - e tutta eccitata guardava verso l'alta finestra. - È solo un cavallo, quindi non è il signor padre -
- Certo non è il signor conte, che tornerà solo fra qualche giorno figliola, e tu speri che sia un bel cavaliere... - disse ammiccando al contessa.
La fanciulla si schermì: -Non voglio dir questo, madre. Ma certo è qualcuno che giunge al castello, e che noi non attendiamo.....

L'ultimo postiglione
La carrozza era passata da pochi minuti, e già la neve riempiva i solchi lasciati dalle ruote, tanto nevicava fitto, quella sera senza tramonto, sui tetti di Vienna. L'unica luce era il biancore silenzioso della neve.
Mozart, in piedi dietro la finestra dello studio, guardava i solchi scomparire, e pensava ad altri solchi di ruote, lontani nel passato, i solchi della carrozza di posta che lo portava via da Torino, sulla strada del ritorno dopo il lungo viaggio in Italia. Anche allora nevicava e lui, che sedeva dando le spalle al postiglione, guardava quei segni paralleli, così nitidi e così effimeri, che inducevano nel suo cuore un senso di struggimento.


Osip Emil'evic Mandel'štam (1891-1938)

Putešestvie v Armeniju (Viaggio in Armenia)
Sull'isola Sevan, che si distingue per due pregevolissimi monumenti architettonici del VII secolo così come per le grotte di pidocchiosi eremiti da poco deceduti - capanne sotterranee invase da ortiche e lappole, non più spaventevoli di cantine di dacie abbandonate -, io ho vissuto un mese, godendo dell'immobilità dell'acqua lacustre a un'altezza di quattromila piedi e avvezzandomi alla contemplazione di due o tre decine di tombe disseminate alla maniera di aiuole tra le residenze monastiche ringiovanite dai restauri.
Ogni giorno, alle cinque in punto, il lago pullulante di trote si metteva a bollire come se vi avessero versato una grossa presa di soda. Era una vera e propria seduta mesmerica di cambiamento del tempo, come se un medium comunicasse alla tranquilla acqua di calce dapprima una giocosa increspatura, quindi un inquieto fremito di ali di uccelli, e infine la tempestosa frenesia del Ladoga.

(Traduzione: Serena Vitale)


Gianfranco Manfredi (1948)

Ultimi vampiri
I figli del fiume
Vi parlerò del mio passato religioso. Oh, non vi preoccupate, non provo alcuna nostalgia del Sacro. Il mio modo di credere, già prima che divenissi quel che sono, mi aveva fruttato la scomunica. Nacqui nel 1528 in Moravia. I miei genitori erano seguaci di Carlstadt. Ecco perché mi chiamarono Carl. Scusate, forse qualcuno tra voi non ricorda o non sa. Mi riferisco al più misconosciuto eppure il più conseguente dei Riformatori. Andrea Bodenstein Carlstadt era decano dell'Università di Wittenberg quando vi giunse Martin Lutero. Dicono che l'anziano sia più cauto del giovane, ma non fu così in questo caso: quando Lutero mise in dubbio l'Eucaristia, Carlstadt approvò e soppresse la messa. Poi Lutero criticò il celibato ecclesiastico e Carlstadt prese moglie. Infine Lutero biasimò il culto delle immagini e Carlstadt cominciò a distruggerle sistematicamente: statue, crocefissi, dipinti. Non pago, gettò l'abito talare, vestì l'umile mantello del contadino e per qualche tempo lavorò la terra. Martin Lutero non si sarebbe spinto così avanti. I suoi seguaci neppure. Presero anzi a considerare Carlstadt un discepolo del diavolo.


Valerio Massimo Manfredi (1943)

Aléxandros. Il figlio del sogno
I quattro Magi salivano a passi lenti i sentieri che conducevano alla sommità della Montagna della luce: giungevano dai quattro punti dell'orizzonte portando ognuno una bisaccia con i legni profumati destinati al rito del fuoco.
Il Mago dell'aurora aveva un mantello di seta rosa sfumato in azzurro e calzava sandali di pelle di cervo. Il Mago del tramonto portava una sopravveste cremisi screziata d'oro, e gli pendeva dalle spalle una lunga stola di bisso ricamato con gli stessi colori.
Il Mago del mezzogiorno indossava una tunica di porpora operata con spighe d'oro, e calzava babbucce di pelle di serpente. L'ultimo di loro, il Mago della notte, era vestito di lana nera, intessuta dal vello di agnelli non nati, tempestata di stelle d'argento.

Aléxandros. Le sabbie di Amon
Dall'alto della collina Alessandro si volse a guardare la spiaggia, a contemplare uno spettacolo che si ripeteva quasi uguale a distanza di mille anni: centinaia di navi allineate sulla riva del mare, migliaia e migliaia di guerrieri, ma la città alle sue spalle, Ilio, erede dell'antica Troia, non si preparava ora a un assedio decennale, anzi gli apriva le porte per accoglierlo, lui discendente sia di Achille che di Priamo.
Vide i compagni che salivano a cavallo per raggiungerlo e spronò Bucefalo verso la rocca. Voleva entrare per primo e da solo nell'antichissimo santuario di Atena Iliaca. Affidò lo stallone a un servo e varcò la soglia del tempio.

Aléxandros. Il confine del mondo
Il re si mise in viaggio attraverso il deserto sul finire della primavera, per un'altra via che dall'oasi di Amon raggiungeva direttamente le sponde del Nilo nei pressi di Menfi. Cavalcava da solo per ore e ore in groppa al suo baio sarmatico, mentre Bucefalo gli galoppava a fianco senza finimenti e senza briglie. Da quando Alessandro si era reso conto di quanto lunga fosse ancora la strada che avrebbe dovuto percorrere, cercava di risparmiare al suo cavallo tutte le fatiche inutili, come se volesse prolungargli il vigore dell'età giovanile il più possibile. Ci vollero tre settimane di marcia sotto il sole cocente e fu necessario affrontare ancora durissime privazioni prima di vedere la sottile linea verde che annunciava le fertili sponde del Nilo, ma il re sembrava non sentire né la stanchezza né la fame né la sete, assorto nei suoi pensieri o nei suoi ricordi.

Lo scudo di Talos
Con il cuore pieno di amarezza sedeva il grande Aristarchos e guardava il figlioletto Kleidemos dormire tranquillo nel grande scudo paterno che gli fungeva da culla. E dormiva poco distante, in un lettino appeso al soffitto il maggiore, Brithos.
Il silenzio che avvolgeva l'antica casa dei Kleomenidi era rotto d'un tratto dallo stormire delle querce nel bosco vicino. Un lungo, profondo, sospiro del vento.
Sparta, l'invincibile, era avvolta dalla notte e solo il fuoco che ardeva sull'acropoli mandava bagliori rossastri verso il cielo percorso da nubi nere. Aristarchos si scosse con un brivido ed andò ad aprire l'impannata gettando uno sguardo nella campagna addormentata e scura.


Giorgio Manganelli (1922-1990)

A e B
Signori e signore, l'importante è porre delle ipotesi. Nessuna attività è più nobile di questa, più degna dell'uomo. In primo luogo, qualsivoglia condizione, senza pausa elaborare ipotesi; in secondo luogo, confortarle di documenti, indizi, argomenti, fenomeni, epifenomeni... Ipotizzare è sano, relaxing... è un'attività euforica ed euforizzante, da week-end, come fondare religioni, concepire generali, merendare con consanguinei... Reperire la appropriata documentazione significa, né più né meno, fare l'inventario dell' intero universo, giacchè, rettamente intendo, comete, cavalli, domestiche, dinosauri, sonetti, singhiozzi, altro non sono che documenti: testimonianze che ci svelano un rudissimo, incolto universo, bruto di barba lunga, in ignara attesa della lama del rasoio dell'intelligenza ipotizzante che dovrà mietergli le irte gote.

Agli dèi ulteriori
Che io sia un Re, mi pare sia cosa da non dubitare.
V'è in me un modo di pensare, di opinare, di fantasticare, che non finisce di stupirmi e di allietarmi. Non riesco a pensare a cose umili e povere; ogni cosa deve avere un nome, collocarsi in una gerarchia, incedere o strisciare, ma in modo emblematico. Penso alle alle aquile, specie al primo dilùculo,

Centuria
Il presente volumetto racchiude in breve spazio una vasta ed amena biblioteca; esso infatti raccoglie cento romanzi fiume, ma così lavorati in modo anamorfici, da apparire al lettore frettoloso testi di poche e scarne righe. Dunque, ambisce ad essere un prodigio della scienza contemporanea alleata alla retorica, recente ritrovamento delle locali Università. Libriccino sterminato, insomma; a leggere il quale il lettore dovrà porre in opera le astuzie che già conosce, e forse altre apprenderne: giochi di luce che consentono di leggere tra le righe, sotto le righe, tra le due facce di un foglio, nei luoghi ove si appartano capitoli elegantemente scabrosi, pagine di nobile efferatezza, e dignitoso esibizionismo, lì depositate per vereconda pietà di infanti e canuti.

Dall'inferno
Secondo ragione, dovrei ritenere d'esser morto; e tuttavia non ho memoria di quella lancinante decomposizione, l'opaca decadenza corporale, né delle smanie interiori, terrori e speranze, che dicono accompagnino il percorso verso la morte; ma sì rammento una tal quale aridità e del corpo e della mente; una neghittosità taciturna, un continuato distogliermi da pensieri gravi, per indugiare su immagini tra povere e sordide, quasi giocherellassi con le sfrangiate nappe dei miei terrori.

Encomio del tiranno (scritto all'unico scopo di fare dei soldi)
Egregio editore,
eccomi davanti alla macchina da scrivere, intento a realizzare un mio antico sogno; scrivere un libro il cui scopo è esattamente indicato dal titolo; lei non potrà negare la schiettezza, forse lievemente insultante, del mio assunto; non potrà avere dubbi, perplessità; potrà forse indignarsi, giacché Ella è, in quanto editore, uomo di cultura, laddove io al presente mi glorio, o almeno ambisco con tutte le mie forze, ad essere un pennivendolo, uno sciantoso delle lettere, e dichiaro solennemente di non aver riguardo né ai concetti, né all'utilità per le cose umane, né alla generosa virtù, ma solo allo scopo che è chiaramente indicato nel titolo.

Hilarotragoedia
Se ogni discorso muove da un presupposto, un postulato indomostrabile e indimostrando, in quello chiuso come embrione in tuorlo e tuorlo in ovo, sia, di quel che ora si inaugura, prenatale assioma il seguente: CHE L'UOMO HA NATURA DISCENDITIVA. Intendo e chioso: l'omo è agito da forza non umana, da voglia, o amore, o occulta intenzione, che si intàlebra in muscolo e nerbo, che egli non sceglie, né intende; che egli disarma e disvuole, che gli instà, lo adopera, invade e governa; la quale abbia nome potestà o volontà discenditiva.

La notte
Recentemente, un amico mi incontrò per la strada - un giorno scioccamente di serie - e, tra le altre vanvere e ciance (è un amico diseducato dai troppi funerali cui ama accodarsi), mi ha avvertito che avevo pubblicato un libro. Non lo disse con particolare acrimonia, né, a parer mio, con malignità, sebbene il suo modo di esprimersi faccia sempre sospettare in lui un perverso calunniatore. Ovviamente, la notizia, o la diceria che io avessi pubblicato un libro non poteva lasciarmi indifferente.

L'orfano sannita scopre Parigi
"E ora a noi due!" mi dico, mentre l'aeroporto d'Orly, sommesso e complice come un felino che fa le fusa - un aerogatto internazionale - mi consegna in prima assoluta a Parigi. Un maggiordomo travestito da flic mi addita un benevolo tassì, attraverso una periferia tipo torinese affabile, immersa in un'aria densa, evidentemente importata da Roma. La condizione d'italiano espatriato attiva il complesso dell'orfano sannita, un che di sventurato e diffidente, di irto e rusticamente astuto. Arrivo a Parigi fornito di aspirina, Focillon, cavigliera, temperino (arma impropria?) e guida rilegata in plastica: dopo tutto, D'Artagnan aveva di meno.

Perché io scrivo?
Perché io scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche che la domanda è insieme buffa e sconvolgente. Come domanda buffa, avrà certamente delle risposte buffe: ad esempio, che scrivo perché non so fare altro; o perché sono troppo disonesto per mettermi a lavorare. Rammento G.B.Shaw: "Troppo stanco per lavorare, scrivevo libri". Scrivere è certamente un modo astuto per evitare di 'fare'; intorno a me la gente si preoccupa di vivere, ha famiglia, percepisce stipendi, si ammala e muore. Oh, anch'io percepisco stipendi, ma si può chiamare stipendio quanto si ottiene in cambio di 'scrivere'? Via, non diciamo sciocchezze.

Pinocchio: un libro parallelo
C'era una volta...
- Un Re...
No...
Quale catastrofico inizio, quanto laconico e aspro, una provocazione, se si tiene conto che i destinatari sono i "piccoli lettori", i "ragazzi", soli competenti di fiabe e regole fiabesche. A scrutare tra gli interstizi di queste sette parole, si scopre subito una favola nella favola, qualcosa che è prossimo al cuore d'ogni possibile favola. Il "c'era una volta", è, sappiamo, la strada maestra, il cartello segnaletico, la parola d'ordine del mondo della fiaba. E tuttavia, in questo caso, la strada è ingannevole, il cartello mente, la parola è stravolta. Infatti, varcata la soglia di quel regno, ci si avvede che non esiste il Re.

Il presepio
Nella città in cui vivo, anzi in tutte le città in cui potrei vivere, sta arrivando il Natale. Alcuni dicono il Santo Natale. Sebbene la mia vita sia distratta e disorientata, da molti segni, come gli animali, mi accorgo della imminenza del Natale. L'irrequietezza agita i miei simili; una sorta di inedita tristezza che si accompagna ad una smania, una torbida cupezza, una litigiosità capziosa, non di rado violenta, ma soprattutto aspramente angosciosa. Quando il Natale si approssima, l'infelicità si scatena su tutta la terra, invade gli interstizi, ci si sveglia al mattino con quel sentimento, discontinuo durante l'anno, che vivere a questo modo pare intollerabile, forse disonesto, una bestemmia. Strano che abbia scelto questa parola, sostanzialmente pia, per descrivere l'infelicità natalizia.

Vita di Samuel Johnson
Il mattino del 2 marzo 1737, mercoledì, due giovani lasciavano Lichfield, borgo della Staffordshire, nei Midlands, e prendevano la strada per Londra: centoventi miglia, che avrebbero percorso in quattro giorni. Avevano un cavallo in due, e si davano il cambio a tirar la cavezza e a star in arcioni; in tasca, pochi spiccioli.


Raffaele Mangano (1948)

Andiamo a bere la pioggia
Il moscone si allontanò. Tornò indietro ronzando. Giuseppe alzò la mano per scacciarlo. Gabriele gli bloccò il braccio con mossa rapida.
"Stai fermo, altrimenti si accorge di noi" disse a bassa voce, portando il dito alle labbra. Giuseppe riprese la posizione di prima, limitandosi a scostare l'erba che gli copriva la visuale. Il caldo del primo pomeriggio rendeva l'aria densa e appiccicosa. Attorno il rumoreggiare di cicale e canti di uccelli. L'eco lontana di un trattore.
I ragazzi, le magliette incollate al corpo per il sudore, osservavano un ciliegio a poca distanza dal fossato in secca dove si erano accovacciati. L'albero, dal tronco enorme e i rami carichi di frutti, segnava il limitare del podere di un anziano contadino, Clelio Mantegazza all'anagrafe, ma da sempre conosciuto come Crapùn.

Le lumache non bevono vino
Sono uscito di testa il sei settembre del mille e novecento novantanove. Lo ricordo bene perché era il giorno del mio trentesimo compleanno. La mia data di nascita ha sempre provocato ilarità. Quando dovevo dichiararla, i presenti sorridevano ammiccanti per via del volgare riferimento ad una posizione del Kamasutra, per altro nemmeno troppo originale. Ve ne sono di più interessanti e acrobatiche, ma la gente si accontenta di poco per sghignazzare. E così mi son portato dietro quella data (sei, nove, sessantanove) come se fosse una colpa o un difetto fisico. A dir la verità dovrei ammettere che non sono mai stato del tutto normale e che già da bambino avevo comportamenti inusuali. Probabilmente fu l'approssimarsi del nuovo millennio a provocare la crisi irreversibile.

Il mio amico Abdul
Era una bella giornata di sole. Quando il professore di lettere al liceo leggeva un simile attacco tirava una riga rossa su tutti e quattro i fogli di protocollo e in calce apponeva la sigla nddl: non degno di lettura. Non erano solo i riferimenti alla meteorologia a suscitare stroncature, ma anche i luoghi comuni e le frasi fatte. Alla folla non era concesso di straboccare, né ai paesi di essere ridenti. Il campo di grano presentato come lago dorato provocava una sottolineatura che talvolta bucava la carta.
La prosa doveva essere essenziale e lontana dalla retorica. L'implacabile insegnante non dava voti. In compenso i commenti erano micidiali. Ricordo il più basso della scala: "Questo è l'italiano parlato nel Turkmenistan".

Il pescatore di tonni
«U piscispata s’ammazza da sulu. Un’avi vògghia di fàrisi piscàri.»
Zu Beppe leccò il bordo della cartina in cui le sue mani ruvide avevano sistemato una presa di tabacco, sovrappose i due lembi e iniziò a girare la sigaretta tra le dita. Erano le prime parole che mi rivolgeva dal mio ingresso nella casa, quando avevo trattato con la moglie Angela il prezzo della camera per la settimana di vacanza a Favignana. Lui non aveva aperto bocca né fatto cenni col capo, e nemmeno aveva mosso gli occhi. Eppure, prima di accettare la mia offerta, la moglie gli aveva lanciato un’occhiata. Un gesto appena percettibile, come se lo volesse nascondere, ma avrei potuto scommettere che si fossero scambiati un messaggio. Poi Zu Beppe mi aveva stretto la mano, ma era stata sempre Angela a fare le presentazioni.

L'ultimo terrestre
Guardava e riguardava i dati. Incredulo e stupefatto. Comparava le informazioni che giungevano dal Pioniere alle simulazioni fatte dal laboratorio virtuale, sulla base delle numerose esplorazioni spaziali. Gli scarti fra le due classi di valori erano davvero irrisori. Sembrava che quanto si era supposto trovasse riscontro nella realtà. Troppo presto per spingere in avanti l'immaginazione e la speranza. Ma il Pioniere non sbagliava di certo. Dunque l'enigmatico pianeta dai riflessi azzurrati, il terzo del sistema che avevano raggiunto, era circondato da un'atmosfera di azoto e ossigeno.


Marco Manilio (sec. I a.C.-sec. I d.C.)

Astronomica
Carmine diuinas artes et conscia fati
sidera diuersos hominum uariantia casus,
caelestis rationis opus, deducere mundo
aggredior primusque nouis Helicona mouere
cantibus et uiridi nutantis uertice siluas
hospita sacra ferens nulli memorata priorum.
Hunc mihi tu, Caesar, patriae princepsque paterque,
qui regis augustis parentem legibus orbem
concessumque patri mundum deus ipse mereris,
das animum uiresque facis ad tanta canenda.
Iam propiusque fauet mundus scrutantibus ipsum
et cupit aetherios per carmina pandere census.
Il poema degli astri
Mi volgo con questo mio canto a trarre dall'universo le arti
arcane, le stelle conscie del destino che variano
i differenti casi degli uomini, attivo effetto della ragione
celeste, e a sollecitare per primo con parola inaudita
l'Elicona e le sue selve, trepide nelle verdi cime,
peregrine offerte non evocate innanzi da alcuno.
Tu, Cesare, padre della patria e sovrano, che governi
un mondo obbediente alle tue leggi auguste e acquisti
pere tua natura divina la sede beata concessa a tuo padre,
me ne dai l'ardire e ne svegli la forza per l'ardua impresa.
L'universo arride benigno a chi vi fissa intensi gli sguardi
e spinge ad aprire agli accenti del verso l'esame degli spazi eterei.

(Traduzione: Riccardo Scarcia)


Heinrich Mann (1871-1950)

Professor Unrat oder das Ende eines Tyrannen (L'angelo azzurro)
Poiché si chiamava Raat, a scuola tutti lo chiamavano Unrat. Nulla di più semplice e naturale. Questo o quel professore, ogni tanto, cambiava pseudonimo. Arrivava una nuova infornata di alunni, scopriva nell'insegnante, con sadica gioia, un tratto comico non abbastanza apprezzato dall'infornata precedente, e, implacabile, gliel'affibbiava come soprannome. Ma, il suo, Unrat lo portava da più generazioni, in città era d'uso corrente, e i suoi colleghi lo usavano fuori di ginnasio e, appena voltava la schiena, anche dentro.
(Traduzione: Bruno Maffi)


Thomas Mann (1875-1955)

Bekentnisse des Hochstaplers Felix Krull (Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull)
Mentre prendo la penna per affidare alla carta paziente, in pieno ozio e ritiro - sano del resto, se anche stanco, molto stanco (cosí che potrò procedere solo a piccole tappe e con riposi frequenti) - mentre dunque mi dispongo a vergare le mie confessioni nella nitida e piacevole calligrafia che mi è propria, sono pur colto dalla fuggevole preoccupazione se in realtà io sia, per preparazione e per studi, adeguato all'impresa. Siccome però tutto quanto ho da comunicare trae materia dalle mie immediate esperienze, mancanze e passioni, cosí che son perfetto padrone dell'argomento, quel dubbio potrebbe al più riferirsi al mio tatto, alla compostezza nell'esprimermi - cose per le quali a mio avviso non sono decisivi gli studi regolarmente seguiti, ma piuttosto il naturale ingegno e la buona educazione.
(Traduzione: Lavinia Mazzucchetti)

Buddenbrooks (I Buddenbrook)
"Come dice?... come... dice?..."
"Eh, perbacco, c'est la question, ma très chère demoiselle!"
La moglie del console Buddenbrok che stava seduta accanto a sua suocera sul sofà rettangolare, verniciato di bianco e ornato con una testa di leone dorata - il materassino era rivestito di una fodera giallochiara - lanciò un'occhiata al marito seduto accanto a lei su una sedia a braccioli, e accorse in aiuto della figliola che il nonno, stando accanto alla finestra, teneva sulle ginocchia.

(Traduzione: Ervino Pocar)

Doctor Faustus (Doctor Faustus)
Se a queste notizie sulle vicende del defunto Adrian Leverkühn alla prima e certo molto provvisoria biografia dell'uomo diletto, cosí terribilmente provato, innalzato e abbattuto dal destino, alla vita del geniale musicista premetto alcune parole su me stesso e sulle mie condizioni, dichiaro in modo assoluto che non lo faccio per il desiderio di mettere avanti la mia persona. M'induce a questo passo unicamente la supposizione che il lettore - dirò meglio, il futuro lettore, poiché per il momento non sussiste ancora la minima probabilità che questo scritto veda la luce, - a meno che, per un miracolo, esso possa lasciare la nostra fortezza europea minacciata da tutte le parti e recare a quelli di fuori un vago sentore dei segreti della nostra solitudine; ...
(Traduzione: Ervino Pocar)

Herr und Hund (Cane e padrone)
Quando la bella stagione fa onore al proprio nome, e il cinguettio degli uccelli sia riuscito a svegliarmi presto, avendo io concluso la giornata precedente a ora opportuna, volentieri già prima di colazione, e senza cappello, esco per trascorrere mezz'oretta all'aperto, lungo il viale davanti a casa o anche più lontano, onde respirare qualche boccata d'aria fresca e, prima che il lavoro mi riassorba, partecipare un poco alle gioie del limpido mattino.
(Traduzione: Francesco Saba Sardi)

Joseph-Tetralogie: Die Geschichten Jaakobs (Giuseppe e i suoi fratelli: Le storie di Giacobbe)
Profondo è il pozzo del passato. Non dovremmo dirlo insondabile?
Insondabile anche, e forse allora più che mai, quando si parla e discute del passato dell'uomo: di questo essere enigmatico che racchiude in sé la nostra esistenza per natura gioconda ma oltre natura misera e dolorosa. È ben comprensibile che il suo mistero formi l'alfa e l'omega di tutti i nostri discorsi e di tutte le nostre domande, dia fuoco e tensione a ogni nostra parola, urgenza a ogni nostro problema.

(Traduzione: Bruno Arzeni)

Joseph-Tetralogie: Der junge Joseph (Giuseppe e i suoi fratelli: Il giovane Giuseppe)
Or dunque si narra: Giuseppe aveva diciassette anni quando divenne guardiano di greggi con i suoi fratelli e il ragazzo stava con i figli di Bilha e di Silpa, le mogli del padre. Ciò è vero, e anche ciò che vi si aggiungeva nei "bei colloqui": che avesse l'abitudine di riportare al padre ogni voce maligna contro i fratelli; noi ne abbiamo prove. Senza difficoltà si potrebbe trovare un punto di vista da cui egli apparirebbe soltanto un ragazzaccio insopportabile. Era il punto di vista dei fratelli. Noi non lo condividiamo, o, dopo averlo accettato per un istante, lo abbandoniamo subito, perché Giuseppe era qualcosa di più.
(Traduzione: Bruno Arzeni)

Joseph-Tetralogie: Joseph in Ägypten (Giuseppe e i suoi fratelli: Giuseppe in Egitto)
"Dove mi conducete?" domandò Giuseppe a Kedma, uno dei figli del vecchio, quando, giunti in una bassa regione collinosa illuminata dalla luna, ai piedi dei monti chiamati "l'Albareto", piantarono le tende per passarvi la notte.
Kedma lo guardò dall'alto in basso.
"Sai che sei buono!" gli disse; e scosse la testa per fargli capire che non intendeva "buono" ma molte altre cose come "ingenuo", "sfacciato", "strano". "Dove ti conduciamo? Forse che ti conduciamo? Noi non ti conduciamo affatto. Tu sei per caso con noi, perché mio padre ti ha comprato da duri padroni, e vieni con noi dove noi andiamo. E ciò non si può certo chiamare "condurre."

(Traduzione: Bruno Arzeni)

Joseph-Tetralogie: Joseph, der Ermährer (Giuseppe e i suoi fratelli: Giuseppe il nutritore)
Nelle sfere e nelle gerarchie celesti regnava allora, come sempre in occasione simili, una soddisfazione lievemente ironica, una maligna gioia che cercava di mostrarsi il meno possibile, espressa, quando s'incontravano, solo con rapidi sguardi sotto ciglia pudicamente abbassate, tra un appuntarsi contegnoso di labbra. Ancora una volta la misura era colma, esaurita era la mitezza, l'ora della giustizia era suonata. Iddio, molto contro voglia e contro i suoi progetti, sotto la pressione del Regno del Rigore (davanti al quale, del resto, il mondo non poteva esistere come, d'altra parte, non si sarebbe nemmeno potuto edificarlo sul troppo molle terreno della semplice mitezza e della misericordia) si vide costretto in regale accoramento, per restituire una volta ancora l'antico ordine, a intervenire, a radere al suolo e a distruggere: come al tempo del diluvio, come il giorno della pioggia di zolfo, quando il Lago di Sale aveva inghiottito le città del vizio.
(Traduzione: Bruno Arzeni)

Königliche Hoheit (Altezza Reale)
La scena si svolge in via Alberto che unisce Piazza Alberto ed il Vecchio Castello alla Caserma dei Fucilieri della Guardia. A mezzogiorno, un giorno di una stagione qualsiasi. Non piove, eppure il cielo è uniformemente grigiastro, comune, senza festosità; nella strada è una luce opaca che esclude ogni mistero, ogni stranezza dell'anima. Il movimento è mediocre, senza molto rumore né folla, secondo il carattere piuttosto povero della città.I tranvai scivolano regolarmente, un paio di carrozzelle passano rullando. Sui marciapiedi si avvicenda una folla incolore.
(Traduzione: I. Douglas-Scott)

Lotte in Weimar (Carlotta a Weimar)
In una giornata ancor quasi estiva del tardo settembre 1816 al cameriere dell'Albergo all'Elefante di Weimar, un tal Mager, uomo non senza istruzione, toccò un caso che lo commosse e gioiosamente lo turbò. Non che l'evento fosse fuor del naturale, e tuttavia si può dire che per un istante a Mager parve di sognare.
In quel giorno,al mattino poco dopo le 8, arrivarono con la posta ordinaria da Gotha e scesero davanti alla ben nota locanda sulla piazza del mercato tre donne che a un primo sguardo - ed anche a un secondo - non offrivano nulla di particolare.

(Traduzione: Lavinia Mazzucchetti)

Der Tod in Venedig (La morte a Venezia)
Gustav Aschenbach, o von Aschenbach, come ufficialmente ne suonava il nome dal giorno del suo cinquantesimo compleanno, era uscito un pomeriggio di primavera di quell'anno 1900 che per mesi mostrò al nostro continente un volto così truce, dalla sua abitazione sulla Prinzregentenstrasse a Monaco di Baviera, per compiere una lunga passeggiata solitaria. Sovreccitato dal lavoro difficile e insidioso cui si era dedicato nelle ore antimeridiane, e che proprio allora esigeva estrema attenzione, prudenza, acume e severa volontà, lo scrittore non era stato in grado, neppure dopo il pranzo, di metter freno al continuo urgere, dentro di lui, dell'impulso creativo, di quel motus animi continuus in cui, secondo Cicerone, consiste l'essenza della facondia, né aveva avuto il sollievo del sonno che a metà giornata, con il progressivo logorio delle forze, gli tornava tanto necessario.
(Traduzione: Francesco Saba Sardi)

Tonio Kröger
Die Wintersonne stand nur als armer Schein, milchig und matt hinter Wolkenschichten über der engen Stadt. Naß und zugig war's in den giebeligen Gassen, und manchmal fiel eine Art von weichem Hagel, nicht Eis, nicht Schnee.
Die Schule war aus. Über den gepflasterten Hof und heraus aus der Gatterpforte strömten die Scharen der Befreiten, teilten sich und enteilten nach rechts und links.
Tonio Kröger
Il sole invernale non era che un pallido chiarore, lattiginoso e stanco, dietro le coltri di nubi sulle vie raccolte della città. I vicoli chiusi dai frontoni delle case erano bagnati e percorsi dal vento, e di tanto in tanto vi cadeva una specie di grandine molle, né neve, né ghiaccio.
La scuola era finita. I ragazzi, finalmente liberi, fluivano a schiere per il cortile lastricato e, usciti dal cancello, si separavano e si allontanavano in fretta, a destra e a sinistra.

(Traduzione: Anna Rosa Azzone Zweifel)

Tristan (Tristano)
Questo è l'Eremo, il sanatorio! Bianco e rettilineo si stende, un lungo edificio principale e due ali, in mezzo al vasto giardino impreziosito di grotte, pergolati e piccoli padiglioni di scorza d'albero, e dietro i suoi tetti di ardesia i monti si drizzano al cielo, verdi di abeti massicci e dolcemente frastagliati.
Come un tempo, è il dottor Leander a dirigere l'istituto. Con la sua barba nera a due punte, che è dura e crespa come il crine che serve a imbottire le poltrone, le sue grosse lenti scintillanti e quell'aspetto d'uomo che la scienza ha reso freddo, ha indurito e riempito di un calmo, indulgente pessimismo, egli domina con modi bruschi e taciturni, i pazienti - tutti quegli individui che, troppo deboli per imporre a se stessi leggi e osservarle, gli delegano il potere di proteggerli con la sua severità.

(Traduzione: Francesco Saba Sardi)

Der Zauberberg (La montagna incantata)
Un giovanotto di aspetto semplice e comune era partito in piena estate da Amburgo, sua città natale, diretto a Davos, nel Canton dei Grigioni, dove contava di rimanere tre settimane in visita presso un suo parente.
È un viaggio lungo da Amburgo fin lassù, troppo lungo anzi in rapporto ad un soggiorno tanto breve. Si passa attraverso varie terre, si sale, e si scende dall'altopiano meridionale tedesco fino alle rive del "mare svevo" di cui si solcano in vapore le onde, sopra abissi ritenuti in altri tempi senza fondo.

(Traduzione: Bice Giachetti-Sorteni)


Agostino Manni (15??-?)

Rappresentatione di Anima, et di Corpo
Auueduto
Voi che all'aspetto mi parete sensato, e prudente giouanetto, ditemi di gratia, che vi pare di questa nostra Vita mortale, che gli huomini pregiano tanto? In che concetto la tenete voi? desidero il parer nostro: percioche anch'io vorrei viuer'in modo, che giungendo al termine di essa, non mi trouassi, come à molti interuiene, da falsa speranza ingannato.

Prudentio
Io non posso sodisfare à pieno al vostro desiderio, perche gli anni miei acerbi non comportano, ch'io in questo soggetto habbi veduto molto: pure per quanto hò possuto odorare di lontano, e per quello che hò imparato dagli huomini sauij, che l'hanno con occhio accorto trapassata; mi pare, ch'ella sia una mostra, & apparenza di vanità; vna bella veste, che ricopre le deformità dei corpo infermo: & vn'herboso Prato, che con le verdi gramegne nasconde il velenoso serpe. E voi, che diresti che ella fusse?


Simonetta Mannino (1968)

L'odore della felicità
Non mi hai ascoltata, nemmeno stavolta. Hai girovagato fra le stanze della tua casa, le vecchie ciabatte ai piedi, i capelli arruffati dopo un’altra notte senza sonno, senza sogni, senza un solo pensiero che potesse aiutarti a resistere, a non mollare. Hai acceso un’altra sigaretta, il fumo denso dentro al tuo corpo consumato dagli anni e dai pianti. Hai continuato a pensare al passato, è questo il veleno che ti ostini a bere.
La neve è scesa per giorni interi, erano anni che non nevicava così. La gente cammina per le strade inzuppate di neve e fango, batuffoli bianchi come panna imbiancano gli alberi. Mentre tu scivoli via, come una foglia d’autunno cadi.


Salvatore Mannuzzu (1930)

Un morso di formica
Forse qualcuno non crede che Sergio è mio nipote: questo rapporto di parentela talvolta si finge per nasconderne altri e il ragazzo risulta, come dire, un po' chiacchierato; un poco, non tanto. Al Residence, dove mi capita di scendere per colazione o per cena, oppure giù nella spiaggetta e nel piccolo molo di Tamerici, c'è chi mi domanda se sono il padre e come rispondo no ("E' mio nipote, non ho figli") magari nasce l'equivoco, tra coloro che come me sono qui di passaggio. Non mi pesa, persino arriva un po' a divertirmi. Stiamo noi due soli, in questa casa ai margini d'una lottizzazione il cui terreno si è sempre chiamato Tamerici. Apparteneva tutto alla famiglia di Carla, la madre di Sergio: e questa loro casa esisteva già quando all'inizio degli anni '60 lo vendettero. Per un prezzo consistente; ma è gente che ha denaro da generazioni.

Procedura
1º giugno 1979
Stamattina sono ripassato per viale Caprera. Credo sia stata l'ultima volta. I tigli profumavano ormai verdi e fioriti contro il cielo nuvolo; e da altoparlanti di lontane automobili arrivavano gli annunci degli ultimi comizi: finisce anche la campagna elettorale.


Katherine Mansfield (Kathleen Mansfield Beauchamp) (1888-1923)

Bliss
Although Bertha Young was thirty she still had moments like this when she wanted to run instead of walk, to take dancing steps on and off the pavement, to bowl a hoop, to throw something up in the air and catch it again, or to stand still and laugh at - nothing - at nothing, simply.
What can you do if you are thirty and, turning the corner of your own street, you are overcome, suddenly, by a feeling of bliss - absolute bliss! - as though you'd suddenly swallowed a bright piece of that late afternoon sun and it burned in your bosom, sending out a little shower of sparks into every particle, into every finger and toe?
Felicità
Nonostante i suoi trent'anni, Bertha Young aveva momenti come quello, che si sentiva la voglia di correre anziché di camminare, di abbozzare passi di ballo su e giù dal marciapiede, di giocare al cerchio, di buttar qualche cosa per aria e riprenderlo al volo, di starsene lì a ridere di nulla, semplicemente di nulla.
Che farci se avete trent'anni e, svoltando l'angolo della vostra strada, vi sentite sopraffatta d'improvviso da un senso di felicità - una felicità assoluta - come aveste inghiottito un frammento luminoso di questo tardo sole pomeridiano, che vi arda giù nel fondo, mitragliandovi di una piccola gragnuola di raggi in ogni particella, in ogni dito della mano e del piede?

(Traduzione: Giacomo Debenedetti)

The Dove's Nest (Il nido delle colombe)
Dopo pranzo, Milly e sua madre sedevano come al solito sul balcone della sala ammirando per la cinquecentesima volta le violacciocche, le rose, l'erbetta lucente sotto le palme, e gli aranci contro una linea ondulata di blu, quando Marie portò un biglietto da visita. A Villa Martin i visitatori erano molto rari. Sì, era venuto il Pastore inglese, Mr. Sandiman, e poi era ritornato con la moglie a prendere i tè, ma in questa seconda occasione era accaduta una cosa terribile. Mamma aveva commesso un errore. Aveva detto: "Ancora un po' di tè, Mr. Sandybags?". Oh, che cosa tremenda! Come aveva potuto? Ancora adesso Milly avvampava al solo pensiero. Ed era chiaro che lui non aveva perdonato: non era tornato mai più. Perciò questo biglietto le mise entrambe in grande agitazione.
(Traduzione: Giulia Arborio Mella)

The Garden Party
And after all the weather was ideal. They could not have had a more perfect day for a garden-party if they had ordered it. Windless, warm, the sky without a cloud. Only the blue was veiled with a haze of light gold, as it is sometimes in early summer. The gardener had been up since dawn, mowing the lawns and sweeping them, until the grass and the dark flat rosettes where the daisy plants had been seemed to shine. As for the roses, you could not help feeling they understood that roses are the only flowers that impress people at garden-parties; the only flowers that everybody is certain of knowing. Hundreds, yes, literally hundreds, had come out in a single night; the green bushes bowed down as though they had been visited by archangels.
Garden-Party
E poi il tempo era ideale. Non avrebbero potuto avere una giornata più adatta per una festa in giardino nemmeno se l'avessero ordinata per l'occasione. Senza vento, tiepida, neanche una nuvola. L'azzurro era appannato soltanto da una leggera nebbiolina dorata, come accade all'inizio dell'estate. Il giardiniere era in piedi dall'alba; aveva falciato e rastrellato i prati finché l'erba e le corone di terra scura dove prima c'erano le margherite parevano risplendere. Quanto alle rose, sembrava che sapessero d'essere gli unici fiori che fanno colpo sugli invitati: gli unici fiori che tutti sono certi di riconoscere. Ne erano sbocciate a centinaia, sì addirittura a centinaia in una sola notte; i cespugli verdi s'inchinavano fino a terra come se fossero stati visitati da un arcangelo.

(Traduzione: )

In a German Pension
Bread soup was placed upon the table. "Ah," said the Herr Rat, leaning upon the table as he peered into the tureen, "that is what I need. My magen has not been in order for several days. Bread soup, and just the right consistency. I am a good cook myself" - he turned to me.
"How interesting," I said, attempting to infuse just the right amount of enthusiasm into my voice.
"Oh yes - when one is not married it is necessary. As for me, I have had all I wanted from women without marriage." He tucked his napkin into his collar and blew upon his soup as he spoke.
Una pensione tedesca
Il pancotto fu messo in tavola. "Ah," disse Herr Rat, curvandosi sulla tavola e dando una sbirciata nella zuppiera "proprio quello di cui ho bisogno. Il mio magen è in disordine da parecchi giorni. Pancotto, e proprio della consistenza giusta. Sono un bravo cuoco anch'io!" e si volse verso di me.
"Che cosa interessante" dissi, sforzandomi di infondere alla mia voce proprio la giusta quantità di entusiasmo.
"Oh sì - è necessario, quando non si è sposati. Quanto a me, dalle donne ho avuto tutto quello che ho voluto senza matrimonio". Si infilò il tovagliolo nel colletto e continuò a parlare soffiando sulla minestra.

(Traduzione: )

Something Childish But Very Natural (Qualcosa di infantile ma di molto naturale)
Se avesse dimenticato come gli andava o se la sua testa dall'estate scorsa gli si fosse davvero ingrossata, Henry non era in grado di deciderlo. Ma il cappello di paglia gli faceva male: gli pizzicava la fronte e gli dava un sordo dolore alle due ossa proprio sopra le tempie. Perciò si prese un posto d'angolo in una terza 'fumatori', si tolse il cappello e lo depose sulla rete con la grossa cartella di fibra nera e i guanti regalatigli da zia B. per Natale. La carrozza puzzava orribilmente di caucciù bagnato e di fuliggine. C'erano dieci minuti da far passare prima della partenza del treno, perciò Henry decise di andare a dare un'occhiata al chiosco dei libri.
(Traduzione: Giacomo Debenedetti)


Paolo Mantegazza (1831-1910)

Un giorno a Madera
La mattina del 9 giugno 185... alle undici precise io mi imbarcava nel golfo di Southampton Water sopra un piccolo vaporetto che doveva portarmi sul Thames, grosso steamer postale, che coi fuochi accesi e le àncore levate, stava aspettando con impazienza i passeggieri per il Brasile ed il Rio de la Plata.
In quel vaporetto c'era tal folla che non poteva muovermi, e i parenti e gli amici si accalcavano intorno ai viaggiatori, stringendoli per le mani, accarezzandoli, piangendo con essi. Quante passioni, quante speranze, quanti dolori si espandevano senza riguardi in mezzo all'andare e al venire dei marinai avvinazzati dall'orgia notturna, e le parole d'amore, e i sospiri si perdevano fra il fracasso dei bauli, delle casse, fra lo strepito del vapore, che insensibile a tanta poesia, buttava fuori i suoi buffi regolari di fumo nero e di fumo bianco e insensibile a tanto strazio incomposto di sentimenti umani, faceva girare le sue ruote con matematica regolarità.


Antonio Manzini (1964)

La costola di Adamo
Erano giorni di marzo, giorni che regalano sprazzi di sole e promesse della primavera che verrà. Raggi ancora tiepidi, magari fugaci, che però colorano il mondo e aprono alla speranza.
Ma non ad Aosta.

Pista nera
Gli sciatori se n'erano andati e il sole, appena sparito dietro le cime rocciose grigio azzurre dove s'era impigliata qualche nuvola, colorava la neve di rosa. La luna aspettava il buio per poter illuminare tutta la valle fino al mattino successivo.
Gli impianti di risalita erano fermi e gli chalet in quota avevano spento le luci. Si sentiva solo il brontolio dei motori dei gatti che andavano su e giù per risistemare il fondo delle piste da sci scavate tra boschi e rocce sulle costole delle montagne.


Alessandro Manzoni (1785-1873)

Il cinque maggio
Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.

Fermo e Lucia
Quel ramo del lago di Como d'onde esce l'Adda e che giace fra due catene non interrotte di monti da settentrione a mezzogiorno, dopo aver formati varj seni e per così dire piccioli golfi d'ineguale grandezza, si viene tutto ad un tratto a ristringere; ivi il fluttuamento delle onde si cangia in un corso diretto e continuato di modo che dalla riva si può per dir così segnare il punto dove il lago divien fiume. Il ponte che in quel luogo congiunge le due rive, rende ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione: perché gli argini perpendicolari che lo fiancheggiano non lasciano venir le onde a battere sulla riva ma le avviano rapide sotto gli archi; e presso quegli argini uno può quasi sentire il doppio e diverso romore dell'acqua, la quale qui viene a rompersi in piccioli cavalloni sull'arena, e a pochi passi tagliata dalle pile di macigno scorre sotto gli archi con uno strepito per così dire fluviale.

Appendice storica su la Colonna infame
Due femminelle, Catterina Rosa, e Ottavia Boni, standosi, sgraziatamente alla finestra di buon mattino, il giorno 21 di Giugno, nella contrada della Vetra de' Cittadini, videro un uomo coperto d'una cappa nera, con un cappellaccio su gli occhi, venire dal corso di Porta Ticinese, di verso il Carobbio, entrare nella via della Vetra, camminar rasente il muro, sotto la gronda (pioveva), scrivere sur una carta che teneva nella mano sinistra, poi levata la destra dal foglio fregarla al muro, e ad un certo punto della via volgersi indietro, tornare verso il Corso dond'era venuto, rispondere sull'angolo al saluto d'uno che entrava nella via, e sparire. Quella sciaurata Catterina chiese dalla finestra al sopravvegnente chi fosse l'uomo dalla cappa nera, e l'interrogato rispose ch'egli lo conosceva appena di vista, e che doveva essere un commissario della sanità, e seguì la sua strada.
"È che ho visto colui fare certi atti che non mi piacciono", disse quella Catterina, e scese rapidamente nella via, a vedere che segni avesse lasciato l'uomo sospetto. Il romore si diffuse immediatamente, il vicinato accorse, si guardò alle muraglie, e si vide, o si credette vederle imbrattate s'un unto giallognolo.

I promessi sposi (ediz. 1827)
Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, viene quasi a un tratto a ristringersi e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia riviera di riscontro; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lasciano l'acqua distendersi e allentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.

I promessi sposi (ediz. 1840)
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.

Storia della colonna infame
La mattina del 21 di giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra d'un cavalcavia che allora c'era sul principio di via della Vetra de' Cittadini, dalla parte che mette al corso di Porta Ticinese (quasi dirimpetto alle colonne di san Lorenzo), vide venire un uomo con una cappa nera, e il cappello sugli occhi, e una carta in mano, sopra la quale, dice costei nella sua deposizione, metteua su le mani, che pareua che scrivesse. Le diede nell'occhio che, entrando nella strada, si fece appresso alla muraglia delle case, che è subito dopo voltato il cantone, e che a luogo a luogo tiraua con le mani dietro al muro. All'hora, soggiunge, mi viene in pensiero se a caso fosse un poco uno di quelli che, a' giorni passati, andauano ongendo le muraglie. Presa da un tal sospetto, passò in un'altra stanza, che guardava lungo la strada, per tener d'occhio lo sconosciuto, che s'avanzava in quella; et viddi, dice, che teneua toccato la detta muraglia con le mani.


Carlo Manzoni (1909-1975)

Che pioggia di sberle, bambola!
"Il Bourbon deve essere doppio" dico "altrimenti non è buono."
Prende un bicchiere e lo mette sul banco, poi prende la bottiglia e fa per versare.
Gli levo il bicchiere di sotto con un colpo che lo manda a finire a terra al di là del banco.
"E non si può mettere un Bourbon doppio in un bicchiere così piccolo" dico "non ci sta."
"Dovevate dirmelo prima che lo volevate in una caraffa da birra" dice.
"Giovanotto" dico "ho forse l'aria di uno che fa rifornimento col contagocce, io?"

Ti svito le tonsille, piccola!
Età, più di settanta certamente. Facciamo settantadue, settantatré, va bene? Anni, naturalmente. Altezza, non più di un metro e mezzo di sicuro, peso, non lo so. Credo niente.
Credo proprio che il peso l'abbia lasciato a casa o che le sia scivolato fuori da qualche piega. Per me, quella, avrebbe potuto entrare anche senza aprire la porta, comunque entra e viene avanti galleggiando fino alla poltrona verde che sta davanti alla mia scrivania e intanto io tengo il fiato perché mi pare si possa rompere da un momento all'altro. Lei, dico, non la mia poltrona verde, accidenti, tanto mi sembra fragile e leggera e messa insieme con miracoli di equilibrio, come si mette insieme un castello con le carte da gioco, tanto per cercare di spiegarvi la mia impressione.
Siede, apre una grande borsa, ne toglie un'àncora legata a una catena e lascia scorrere la catena fino a quando l'àncora tocca terra.
Meno male. Si è ormeggiata alla mia poltrona, così posso smetterla di tenere il fiato.

Un colpo in testa e sei più bella, angelo!
Sono due mesi circa che non faccio lavorare le mie cellule grigie.
Niente, se ne stanno lì a girare i pollici tutto il giorno, e non è neanche colpa loro. Il fatto è che non c'è niente da fare in questo periodo.
Non crediate con questo che la gente della mia città abbia messo giudizio o siano andati tutti a chiudersi in un convento.
Non è così: è che nessuno ha bisogno di me anche se gli uffici della polizia lavorano a orario continuato. Tutto liscio e facile.
Uno ammazza un altro e lascia il suo indirizzo col numero di telefono e l'orario delle visite, sul cadavere, così tutto diventa semplice.
Pare che i criminali abbiano perso la fantasia e siano diventati tutti scemi improvvisamente.


Sándor Márai (1900-1989)

Az igazi (La donna giusta)
Ehi, guarda quell'uomo. Aspetta, fa' come se niente fosse, continuiamo a chiacchierare... Se si voltasse potrebbe vedermi, e io non voglio che mi saluti. Ecco, adesso puoi guardarlo... Quello basso, tarchiato, con il cappotto dal collo di martora? Ma figurati! Quello alto, pallido, con il cappotto nero, che sta parlando con la commessa. Si fa incartare della scorza d'arancia candita. Strano, a me non l'ha mai comprata, la scorza candita.
(Traduzione: Laura Sgarioto e Krisztina Sándor)

Csutora (Truciolo)
Attento, lettore! Questa è la storia di una cane.
Innanzitutto, sarebbe il caso di spiegare che genere di debolezza sia mai quella che, nel corso della loro carriera, coglie talvolta gli scrittori, persino i più sofisticati, e che li induce a distogliere la loro attenzione e i loro intenti creativi dall'eterno, nobile modello, l'uomo, per volgerli verso creature di rango inferiore, verso i semplici figuranti che si muovono sul vasto palcoscenico del creato. Negli scritti ispirati al mondo animale si avverte un tono di condiscendenza. Il poeta si degna di abbassare benevolmente lo sguardo verso le sfere infime dell'esistenza, forse perché ormai sconcertato o disgustato dalla tragicommedia che egli contempla dalla sua prospettiva di bipede - ma è pur sempre con bonarietà, con indulgenza che getta il suo sguardo accigliato verso uno dei gradini inferiori della gerarchia del creato, dal quale lo osserva un essere di disarmante innocenza, un suo lontano e primitivo parente, l'animale. "Ah, il cane!..." pensa con indulgenza. Poi gli fa un fischio ed escono insieme a passeggio.

(Traduzione: Laura Sgarioto e Krisztina Sándor)

Egy polgár vallomásai (Confessioni di un borghese)
Le case a tre piani, in città, non erano più di una dozzina: quella in cui abitavamo noi, le due caserme dell'esercito e qualche edificio pubblico. Più tardi, per ospitare il Comando del corpo d'armata, fu costruito un altro palazzo di tre piani dotato anche di ascensore elettrico. Ma la nostra casa sul Corso aveva un aspetto davvero metropolitano: era un autentico palazzo, con un'ampia facciata, un vasto androne e una larga scalinata perennemente esposta alle correnti d'aria, dove i venditori ambulanti, con il loro mantelli di bigello e i berretti in pelle di montone, si accampavano seduti sugli scalini per mattinate intere sbocconcellando lardo, fumando la pipa e sputacchiando in giro.
(Traduzione: Marinella D'Alessandro)

Eszter hagyatéka (L'eredità di Eszter)
Non so che cosa mi riservi ancora il Signore. Ma prima di morire voglio narrare la storia del giorno in cui Lajos venne per l'ultima volta a trovarmi e mi spogliò di tutti i miei beni. Rimando ormai da tre anni la stesura di questi appunti. Ora invece mi pare che una voce, contro la quale mi sento impotente, mi esorti a descrivere gli eventi di quella giornata e a riferire tutto ciò che so di Lajos, perché è mio dovere e il tempo a mia disposizione è contato. È una voce inequivocabile. Dunque obbedisco, nel nome del Signore.
(Traduzione: Giacomo Bonetti)

A gyertyák csonkig égnek (Le braci)
In mattinata il generale si soffermò a lungo nella cantina del vigneto. Vi si era recato all'alba insieme al vignaiolo perché due botti del suo vino avevano cominciato a fermentare. Quando finì di imbottigliarlo e fece ritorno a casa, erano già le undici passate. Ai piedi delle colonne, sotto il portico lastricato di pietre umide ricoperte di muffa, lo attendeva il guardiacaccia, che porse una lettera al padrone appena arrivato.
"Cosa vuoi?" disse il generale, e si arrestò con aria seccata. Spinse indietro sulla fronte il cappello di paglia a tesa larga che gli ombreggiava il viso arrossato. Da anni ormai non apriva né leggeva lettere. La corrispondenza veniva aperta e selezionata da un impiegato dell'ufficio dell'intendente.

(Traduzione: Marinella D'Alessandro)

A ńovér (La sorella)
Mi accingo a raccontare qui l'esperienza che mi accadde di vivere in quella strana notte di Natale. Era il terzo dall'inizio della seconda guerra mondiale. È passato molto tempo da allora, e i giorni e le notti che seguirono a quella serata ci hanno portato miseria e sofferenze. Ma il ricordo di quell'incontro è rimasto sempre vivo nel mio cuore e nella mia mente: non sono riusciti ad affievolirlo né l'annuncio della distruzione di intere città, né il dubbio e l'angoscia che in quel tempo turbavano gli animi riguardo al futuro dell'umanità, e neppure le immani disgrazie che si abbatterono su di noi con inaudita crudeltà. Ciò che appresi non riguardava la sorte di interi popoli o di continenti, bensì il destino di un solo uomo: ma il fato può scagliarsi contro un solo uomo con la stessa cieca e inesorabile ferocia con la quale si abbatte sulla sorte di interi popoli.
(Traduzione: Antonio Sciacovelli)

Válás Budán (Divorzio a Buda)
Settembre era cominciato con un caldo fuori dell'ordinario. In uno di quei pomeriggi di primo autunno, quando le giornate sembrano protrarre la torrida calura estiva, il giovane magistrato Kristóf Kömives esaminava nel suo ufficio gli atti delle cause di divorzio.
Una, in particolare, interessava il giudice, poiché - sia pure alla lontana - egli conosceva le parti in causa. Lo sventurato eroe dell'udienza fissata per l'indomani, il marito, un giovane medico di una certa fama, direttore del laboratorio chimico di uno degli ospedali di Budapest, era stato compagno di scuola di Kömives; avevano frequentato insieme le medie, e in seguito, ai tempi dell'università, si erano di tanto in tanto incontrati in qualche occasione mondana, alle serate danzanti e alle riunioni studentesche. Il giudice ricordava sempre con piacere quel suo compagno modesto, i suoi modi discreti, il suo contegno riservato.

(Traduzione: Laura Sgarioto)

Vendégjáték Bolzanóban (La recita di Bolzano)
Si accomiatò dai gondolieri a Mestre. Balbi, quel monaco depravato, per poco non era riuscito anche stavolta a farlo cadere in mano agli sbirri: lo aveva cercato invano mentre la diligenza stava per partire e alla fine lo aveva rintracciato in un caffè dove, sorbendo allegramente una tazza di cioccolato, faceva il cascamorto con la cameriera. A Treviso si trovò a corto di quattrini; si dileguarono insieme attraverso i campi passando per Porta San Tommaso, avanzarono furtivi tra gli orti, al limitare dei boschi, e verso il tramonto raggiunsero le prime case di Valdobbiadene. Qui egli tirò fuori il pugnale, minacciò il fastidioso compagno di strada, quindi i due si diedero appuntamento a Bolzano e si separarono.
(Traduzione: Marinella D'Alessandro)

A zendülök (I ribelli)
Ábel, il figlio del medico, era steso sul letto con le membra rigide e contratte. Aveva il corpo madido di sudore e si sentiva la febbre addosso. Fissava il riquadro della finestra, dove le sagome spigolose della strada - un albero, il tetto di un edificio, tre finestre - sfumavano lentamente nella penombra. Dal comignolo della casa di fronte un sottile filo di fumo saliva dritto verso l'alto. A quell'ora, nella stanza dal basso soffitto a volte, l'oscurità del tramonto era più densa di quanto non lo fosse all'aria aperta. Dalla finestra spalancata entrava a ondate il caldo afoso dell'estate incipiente, e i lampioni a gas emanavano una luce verdognola tra i vapori del crepuscolo.
(Traduzione: Marinella D'Alessandro)


Dacia Maraini (1936)

Bagheria
Bagheria l'ho vista per la prima volta nel '47. Venivo da Palermo dove ero arrivata con la nave da Napoli e prima ancora da Tokyo con un'altra nave, un transatlantico.
Due anni di campo di concentramento e di guerra. Una traversata sull'oceano minato. Sopra il ponte ogni giorno si facevano le esercitazioni per buttarsi ordinatamente in mare, con il salvagente intorno alla vita, nel caso che la nave incontrasse una mina.
Di quella nave conservo una piccola fotografia in cui si vede un pezzo di ponte battuto dal vento e una bambina con un vestito a fiori che le sventola sulle gambe magre. Quella bambina ero io, avevo i capelli corti, quasi bianchi tanto erano biondi, le scarpe da tennis rosse ed ero tenuta per mano da un ufficiale americano.

Colomba
Quando le chiedono come nasce un suo romanzo, la donna dai capelli corti risponde che tutto comincia con un personaggio che bussa alla sua porta. Lei apre. Il personaggio entra, si siede. Lei prepara un caffè; qualche volta ci saranno pure dei biscotti appena fatti o del pane e burro con un poco di sale spruzzato sopra, per chi preferisce il salato al dolce. Il personaggio berrà il caffè che gli viene offerto. Sgranocchierà un biscotto o due. Alcuni fra di loro timidamente dicono di preferire un tè a quell'ora del pomeriggio e vorrebbero assaggiare quella marmellata di albicocche per cui è conosciuta fra gli amici.

Dolce per sé
3 ottobre 1988.
Cara Flavia, sono passai sei mesi dall'ultima volta che ci siamo viste. Da quando sei entrata, come un angelo infuriato, nella sala d'ingresso dell'Hotel Bellevue, il cappellino rosso ciliegia in testa, la gonna scozzese che ti saltellava sulle ginocchia, le scarpe rosso pomodoro col fiocchetto da ballerina. Vedendomi, hai gettato a terra i giornali di tuo padre per correre ad abbracciarmi.
Non sapevo che ci saremmo separate per tanto tempo, non sapevo che ne avrei sofferto, non sapevo che saresti entrata nelle mie peregrinazioni mentali come la "bambina delle feste". Ma dove sono ormai quelle feste? Voltandomi indietro ho paura di fare la fine della moglie di Lot.

Isolina
Verona, 16 gennaio 1900: due lavandaie sono chine a insaponare delle lenzuola sul greto dell'Adige poco sotto il ponte Garibaldi.
Da alcune fotografie dell'epoca possiamo ricostruire come si presentava il fiume allora: torbido, irruente, da poco costretto dentro gli argini nuovi (l'Adige era straripato nel 1882 distruggendo mezza città); movimentato da un continuo passaggio di barche che trasportavano sabbia, di chiatte dalle vele larghe marrone, di traghetti che facevano la spola fra una sponda e l'altra. Dove l'acqua era più fonda e turbinosa si alzavano i mulini galleggianti che agitavano le pale sporche e gocciolanti con un rumore di legni in movimento.
Lungo gli argini, su dei lembi di spiaggia pietrosa, file di donne imbacuccate stavano chine e lavare i panni, che il tempo fosse bello o brutto, chiacchierando allegramente fra di loro.

La lunga vita di Marianna Ucrìa
Un padre e una figlia eccoli lì: lui biondo, bello, sorridente, lei goffa, lentigginosa, spaventata. Lui elegante e trasandato, con le calze ciondolanti, la parrucca infilata di traverso, lei chiusa dentro un corsetto amaranto che mette in risalto la carnagione cerea.
La bambina segue nello specchio il padre che, chino, si aggiusta le calze bianche sui polpacci. La bocca è in movimento ma il suono delle parole non la raggiunge, si perde prima di arrivare alle sue orecchie quasi che la distanza visibile che li separa fosse solo un inciampo all'occhio. Sembrano vicini ma sono lontani mille miglia.


Marchesa Colombi (Maria Antonietta Torriani Torelli-Viollier) (1846-1920)

In risaia
C'era un cascinale tra Novara e Trecate, con un tenimento annesso coltivato ad orto.
Ci si giungeva per un viale senza alberi costeggiato da una siepe viva di robinie, che metteva nel cortile. In fondo al cortile c'era la casa; dietro la casa si stendeva l'orto.
A destra di chi entrava nel cortile passava una fonte, un canale scoperto, che serviva ad irrigare il terreno, a lavare erbaggi e panni, a far diguazzare le oche.
La casa somigliava a tutte le case coloniche del basso novarese.

Un matrimonio in provincia
È difficile immaginare una gioventù più monotona, più squallida, più destituita d'ogni gioia della mia. Ripensandoci, dopo tanti e tanti anni, risento ancora l'immensa uggia di quella calma morta che durava, durava inalterabile, tutto il lungo periodo di tempo, da cui erano separati i pochissimi avvenimenti della nostra famiglia.
Non conobbi mia madre, che morì nel primo anno della mia vita. La famiglia si componeva del babbo, notaio Pietro Dellara; d'una vecchia zia di lui, una zitellona piccola, secca come un'aringa, che dormiva in cucina dove aveva messo un paravento per nascondere il letto, e passava la vita al buio dietro quel paravento; di mia sorella maggiore Caterina, che si chiamava Titina; e di me, che avevo ereditato dal mio compare il nome infelice di Gaudenzia, ridotto, per uso di famiglia, al diminutivo ridicolo di Denza.


Margherita di Navarra principessa di Angoulême (1492-1549)

L'heptaméron (...)
Le premier jour de septembre, que les baings des montz Pirenées commencent entrer en leur vertu, se trouverent à ceulx de Cauderès plusieurs personnes tant de France que d'Espaigne; les ungs pour y boire de l'eaue, les autres pour se y baigner et les autres pour prendre de la fange; qui sont choses si merveilleuses que les malades habandonnez des medecins s'en retournent tout guariz. Ma fin n'est de vous declarer la scituation ne la vertu desdits baings, mais seullement de racompter ce qui sert à la matiere que je veulx escripre. En ces baings là demeurerent plus de trois sepmaines tous les mallades jusques ad ce que, par leur amendement, ilz congnurent qu'ilz s'en pouvoient retourner.


Michele Mari (1955)

Di bestia in bestia
Partimmo alla volta di Dièfzarca con cuore leggero. Dopo venticinque mesi di segregazione in laboratorio l'idea di compiere un viaggio in quelle regioni sperdute mi attirava ancor più della prospettiva di comunicare al mondo della scienza le mie scoperte sulla deltabioresi degli isopropattoni a bassissima fotonía, e credo che anche il professor Pesúmai si allontanasse con un certo sollievo dalla nostra prigione. Ci accompagnava con funzioni di interprete la mia segretaria, la signorina Ebebléchei.

Euridice aveva un cane
Scalna non è mai stato un paese. Scalna finiva dove finivano i ciottoli del vialetto, a quel cancello verde e al muro che da una parte e dell'altra abbracciava il nostro giardino giungendo a Nord sino al fienile e alla legnaia, a Sud fino alla casa. Quella era Scalna, quel giardino e quelle tre costruzioni, e il grande orto che si stendeva dietro la casa, delimitato dall'alta rete metallica coperta di rampicanti. A quanto esulava non concedevo dignità di nome: era soltanto "il paese". Le cartine geografiche e gli orarî ferroviarî non mi confondevano: certo, recavano il nome, ma chi ce lo aveva messo, io lo sapevo, intendeva riferirsi essenzialmente alla nostra casa; e anche le frecce della segnaletica stradale non indicavano che quella casa, siccome museo o basilica antica.

Io venìa pien d'angoscia a rimirarti

9     FEBBRAJO     1813

Se il mio signor Padre sapesse che sono ormai alcune settimane ch'io vo disertando la Santissima Scrittura del Diodati per attendere a coteste carte, oh allora sì che sarei servito! Quanto alla signora Madre, nemmen oso pensare al tremendo castigo cui mi serberebbe, ché certo saprebbe scovarne uno buono de' suoi! Ma in cotesta casa è sempre andato e sempre andrà che si debba vivere come sorvegliati da' birri, e che non s'abbia pace neanche nel chiuso della propria stanza.
Tardegardo sta studiando in Biblioteca. Dover tener celati cotesti fogli anche a' suoi occhi è un affanno che si aggiunge al precedente, a tacer che osservarlo così un po' da lungi, e secretamente (io che gli ho sempre aperto le porte del mio cuore, fidandomi seco non come a un fratello, ma come a un altro me stesso), m'equivale a carpirne la fede, e a far di me un terzo birro che s'aggiri per casa.

Roderick Duddle
«In verità… io… mi chiamo Michele Mari».
«Mi prendi per scemo? Affedidio che ti farò assaggiare il mio staffile, pendaglio da forca!»
«Ma davvero, io…»
«Silenzio, canaglia! Non è ancora nato il gaglioffo capace di menare per il naso il vecchio Salamoia, cosa ne dici Scummy?»
«Dico che è cosí, sacramento!», ringhiò l’uomo chiamato Scummy sputando un bolo di tabacco nel fosso.
«Allora moccioso, per l’ultima volta: qual è il tuo nome?»
«Ma ve l’ho detto, io…»

Rondini sul filo
... il 1981... successe allora... io non potevo saperlo... l'anno della mia morte, l'ho scoperto undici anni dopo... ora è un bel po' che lo so, ne sto morendo di nuovo, ma è nell'81 che sono morto davvero... a poco a poco fino al gran giorno, il Giorno dei Morti... è così, non sarà mai diverso da così...

Bellissima, purtroppo anche allora... veramente anormale, vasti occhi egiziani circondati di ombra, bovini, due occhiaie profonde, di una lutulenza cupo-lucida, roba da streghe, tenebra e scintillio... una strega burrosa... guardatura guazzosa mostosa, come la Mazzafirra, da scioglier le entragne... personaggio maestoso! fascino puro! lo dico io che l'ho arrovesciata come il collo di un'antica capretta... delibata lembo a lembo, basta! non fatemi dire di più, la materia è incivile...

Rosso Floyd
"Potevano continuare a chiamarsi Geoff Mott and the Mottoes..."
"Nome orribile invero fra quanti mai".
"O Ramblers..."
"La grande sciocchezza!"
"Ammetto, ma se si fermavano li´ noi ci saremmo salvati".
"E tormentiamoci, su. Per un po' furono anche i Newcomers..."
"Poi i Those Without, sic!"
"Eh, sicsic! Intanto adesso non saremmo ridotti cosí".
"Anche Hollerin' Blues, giunsero a chiamarsi".
"E Jokers Wild no? Jokers Wild!"
"Un momento, bisogna vedere chi c'era..."
"Basta ce ne fosse uno, sai com'erano fatti, no? Scomporsi e ricomporsi, includerne altri, farsi adottare, ritrovarsi, non era solo questione di nomi, erano instabili dentro, come cercassero la giusta combinazione... Disgregarsi e riaggregarsi, ogni volta avvicinandosi di un passo alla meta..."

La stiva e l'abisso
L'albatros che avesse sorvolato quel lembo d'oceano per ore ed ore non avrebbe scorto altro che un'immensa distesa d'acqua, e solo dopo numerose volute nel cielo, aguzzando la vista, avrebbe riconosciuto una piccola macchia. Attratto dal segno, l'avrebbe puntato dapprima in obliqua picchiata, poi più cauto con lente spirali fino a discernere, sbiadita nella foschia, una nave.
Il pesce che ne avesse visto la nera mole passare al di sopra ne ignorerebbe la forma, ma vivrebbe. Questo pesce invece è affiorato, e vede che quella nave è un veliero: un vascello a tre alberi.

Tu, sanguinosa infanzia
I giornalini
Quando seppe che sarebbe diventato padre, il professor *** si chiuse a lungo nel suo studio per riordinare le idee. Nell'incertezza del futuro uscì da quella stanza con una certezza: i giornalini, i cari giornalini della sua infanzia dovevano essere messi in salvo.
Da trent'anni l'amato malloppino occupava uno dei palchetti più alti della sua vasta biblioteca, in una posizione che se relegava quegli album fra le impervie altitudini degli Urania e delle storie di mostri, anche li ingloriava di un'eminenza cui tutti gli altri libri - i libri "veri", i libri "seri" - dovevano inchinarsi.

Tutto il ferro della torre Eiffel
Walter Benjamin alza lo sguardo alla volta di ferro e di vetro del passage des Princes, e ancora una volta s'incanta. Quella strada coperta che per il suo lucore larvale gli ha sempre ricordato un acquario è insieme un esterno e un interno, un limbo fra la strada e la casa: e un mentito scintillio di vetrine in assenza di luce; una mostra di merci nella mostra dell'onta (abitano lí sopra, i negozianti, i cui bambini e i cui vecchi occhieggiano dalle lunule che sormontano le vetrine); un riparo dalla violenza della città, e l'intuizione più intima di cosa sia, la città, come vederla in sezione, come vederla sognare... E in quel sognante corridoio dove si vorrebbe sedere come in una camera, e in quella camera in cui vorrebbe andare avanti e indietro come in un corridoio, Walter Benjamin, il sognatore, si sente invadere da una pregnanza che lo giustifica com'è giustificato il pesce dall'acqua.

Verderame
Dimidiata da un colpo preciso di vanga, la lumaca si contorceva ancora un attimo: poi stava. Tutto il vischioso lucore le rimaneva dietro, perché la scissione presentava una superficie asciutta e compatta che il colore viola-marrone assimilava al taglio di una bresaola in miniatura. Dunque della sua bavosa vergogna l'animale si doveva liberare in continuazione per rimanere puro nell'intimo suo, e a questa nobile pena era premio la metamorfosi dell'immonda deiezione in splendida scaglia iridescente.
Corrigato da solchi paralleli e regolari, il tegumento esterno era di un rossiccio che teneva del boleto: ciò che distingueva il nostro mollusco come lumaca rossa ovvero lumaca francese: più tozza e più chiara delle nostrali, con una sagoma più vicina alla balena che al serpente, e corna più corte e meno facili alla protrusione.


Maria di Francia (sec. XII)

Guildeluec ha Guilliadun
D'un mult anciën lai Bretun
Le cunte e tutte la raisun
Vus dirai, si cum jeo entent
La verité mun esciënt.
Eliduc
D'un lai brettone antico io vi racconterò l'argomento e l'origine, tal quale io li so, senza nulla mutare.
En Bretaigne ot un chevalier
Pruz e curteis, hardi e fier.
Eliduc ot nun, ceo m'est vis,
N'ot si vaillant hume el païs.
Femme ot espuse, noble e sage,
De halte gent, de grant parage.
Ensemble furent lungement,
Mult s'entramerent leialment;
Mes puis avint par une guerre
Que il ala soldees querre:
Iluec ama une meschine,
Fille ert a rei e a reïne,
Guilliadun ot nun la pucele,
El reialme nen ot plus bele.
In Brettagna v'era un cavaliere prode e cortese, ardito e fiero, che aveva nome Eliduc ed era di tutta la contrada il più valoroso. Egli aveva in isposa una dama nobile e savia, di nobile nascita e di gran parentado. Insieme eran vissuti molto tempo e s'erano sempre amati l'un l'altro, ma poi avvenne per una guerra, che gli fu mossa, che egli andò lontano a cercare servizio e soldo, e ivi s'innamorò d'una fanciulla, figlia di un re e di una regina. Ella aveva nome Guilliadun; non v'era altra fanciulla più bella in tutto il regno.
(Traduzione: Ezio Levi)


Javier Marías (1951)

El hombre sentimental
No sé si contaros mis sueños. Son sueños viejos, pasados de moda, más propios de un adolescente que de un ciudadano. Son historiados y a la vez precisos, algo despaciosos aunque de gran colorido, como los que podría tener un alma fantasiosa pero en el fondo simple, un alma muy ordenada. Son sueños que acaban cansando un poco, porque quien los sueña despierta siempre antes de su desenlace, como si el impulso onírico quedara agotado en la representacíon del los pormenores y se desentendiese del resultado, como si le actividad de soñar fuese la única aún ideal sin objetivo
L'uomo sentimentale
Non so se raccontarvi i miei sogni. Sono sogni vecchi, passati di moda, più adatti a un adolescente che a un uomo fatto. Sono pieni di dettagli e allo stesso tempo precisi, piuttosto lenti anche se molto colorati, come quelli che potrebbe fare un animo fantasioso ma in fondo semplice, un animo molto ordinato. Sono sogni che finiscono per stancare un po', perché chi li sogna si sveglia sempre prima della loro conclusione, come se l'impulso onirico si esaurisse nella rappresentazione dei particolari e si disinteressasse del risultato, come se l'attività di sognare fosse l'unica ancora ideale e senza scopo.

(Traduzione: Glauco Felici)

Los enamoramientos
La última vez que vi a Miguel Desvern o Deverne fue también la última que lo vio su mujer, Luisa, lo cual no dejó de ser extraño y quizá injusto, ya que ella era eso, su mujer, y yo era en cambio una desconocida y jamás había cruzado con él una palabra.
Gli innamoramenti
L'ultima volta che vidi Miguel Desvern o Deverne fu anche l'ultima volta che lo vide la moglie, Luisa, il che continua ad apparire strano e forse ingiusto, dal momento che lei era questo, sua moglie, e io ero invece una sconosciuta e non avevo mai scambiato con lui una sola parola.

(Traduzione: Glauco Felici)

Mala Índole (Malanimo)
Nessuno sa cosa significhi essere perseguitato se non l'ha vissuto personalmente e se la persecuzione non è stata costante e attiva, realizzata deliberatamente e con determinazione e con vigore e senza sosta, con perseveranza o con fanatismo, come se i persecutori non avessero altro da fare nella vita che inseguire qualcuno e ancor prima cercarlo, stargli addosso, spiarne i movimenti, localizzarlo e al massimo aspettare l'occasione migliore per regolare i conti.
(Traduzione: Paola Tomasinelli)

Mañana en la batalla piensa en mí
Nadie piensa nunca que pueda ir a encontrarse con una muerta entre los brazos y que ya no verá más su rostro cuyo nombre recuerda. Nadie piensa nunca que nadie vaya a morir en el momento más inadecuado a pesar de que esto succede todo el tempo, y creemos que nadie que no esté previsto habrá de morir junto a nosostros. Muchas vezes se ocultan los hechos o las circunstancias: a los vivos y al que se muere - si tiene tempo de darse cuenta - les avergüenza a menudo la forma de la muerte posible y sus apariencias, también la causa.
Domani nella battaglia pensa a me
Nessuno pensa mai che potrebbe ritrovarsi con una morta tra le braccia e non rivedere mai più il viso di cui ricorda il nome. Nessuno pensa mai che qualcuno possa morire nel momento più inopportuno anche se questo capita di continuo, e crediamo che nessuno se non chi sia previsto dovrà morire accanto a noi. Molte volte si nascondono i fatti e le circostanze: i vivi e quello che muore - se ha il tempo di accorgersene - spesso provano vergogna per la forma della morte possibile e per le sue apparenze, e anche per la causa.

(Traduzione: Glauco Felici)

Negra espalda del tiempo
Creo no haber confundido todavía nunca la ficcíon con la realidad, aunque si las he mezclado en más de una ocasíon como todo el mundo, no sólo los novelistas, no sólo los escritores sino cuantos han relatado algo desde que empezó nuestro conocido tiempo, y en ese tiempo conocido nadie ha hecho otra cosa que contar y contar, o preparar y meditar su cuento, o maquinarlo.
Nera schiena del tempo
Credo di non aver confuso ancora mai la finzione con la realtà, anche se le ho mescolate in più di una circostanza come tutti quanti, non soltanto i romanzieri, non soltanto gli scrittori ma coloro che hanno raccontato qualcosa da quando è cominciato il nostro tempo conosciuto, e in questo tempo conosciuto nessuno ha fatto altro che raccontare e raccontare, o preparare e meditare il suo racconto, o ordirlo.

(Traduzione: Glauco Felici)

Todas las almas
Dos de los tres han muerto desde que me fui de Oxford, y eso me hace pensar, supersticiosamente, que quizá esperaron a que yo llegara y consumiera mi tiempo allí para darme ocasíon de conocerlos y para que ahora pueda hablar de ellos. Puede, por tanto, que - siempre supersticiosamente - esté obligado a hablar de ellos. No murieron hasta que yo dejé de tratarlos. De haber seguido en sus vidas y en Oxford (de haber seguido en sus vidas cotidianamente), tal vez áun estuvieran vivos. Este pensamiento no es sólo supersticioso, es también vanidoso.
Tutte le anime
Due di loro tre sono morti dopo che ho lasciato Oxford, è ciò mi fa pensare, in maniera superstiziosa, che forse hanno aspettato che io arrivassi là e che ci consumassi il mio tempo per darmi l'occasione di conoscerli e perché adesso possa parlare di loro. Può darsi, perciò, che - sempre in maniera superstiziosa - io sia obbligato a parlare di loro. Non sono morti fino a quando io non ho smesso di frequentarli. Se fossi rimasto nelle loro vite e a Oxford (se fossi rimasto nelle loro vite in maniera quotidiana), forse sarebbero ancora vivi. Questo pensiero non è soltanto superstizioso, è anche vanitoso.

(Traduzione: Glauco Felici)


Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944)

Gli indomabili
Come definire "Gli Indomabili"? Romanzo d'avventura? poema simbolico? romanzo fantastico? fiaba? visione filosofico-sociale? - Nessuna di queste denominazioni può caratterizzarlo. È un libro paolibero. Nudo crudo sintetico. Simultaneo policromo umorista. Vasto violento dinamico. Certo lo avevo nelle mie vene libere e nei miei liberi muscoli quando giocavo bambino nudo coi monelli negri nudi sulle dune roventi di Ramleh. Una tenda beduina bruna ornata di cani scheletrici stracci carogne immondizie. Silenzioso rosso delle facce dei negri accovacciati intorno ad un fuoco aromatico. Crepitio. Spirale del fumo azzurro. Silenzio assoluto. Cristallo ansioso dell'aria. Il silenzio geme. Un flauto. Sogna forse di spremere la dolcezza della purissima sera verde.

Mafarka il futurista
-Come! Scorpione! Vipera cornuta!...Lascia quella negra!...Ti proibisco di toccarle un capello!...Ma dove si è cacciato il mio primo capitano?...
Abdallà!
Abdallà! Abdallà!...


Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux (1688-1763)

Le paysan parvenu (...)
Le titre que je donne à mes Mémoires annonce ma naissance; je ne l'ai jamais dissimulée à qui me l'a demandée, et il semble qu'en tout temps Dieu ait récompensé ma franchise là-dessus; car je n'ai pas remarqué qu'en aucune occasion on en ait eu moins d'égard et moins d'estime pour moi.
J'ai pourtant vu nombre de sots qui n'avaient et ne connaissaient point d'autre mérite dans le monde, que celui d'être né noble, ou dans un rang distingué. Je les entendais mépriser beaucoup de gens qui valaient mieux qu'eux, et cela seulement parce qu'ils n'étaient pas gentilshommes; mais c'est que ces gens qu'ils méprisaient, respectables d'ailleurs par mille bonnes qualités, avaient la faiblesse de rougir eux-mêmes de leur naissance, de la cacher, et de tâcher de s'en donner une qui embrouillât la véritable, et qui les mît à couvert du dédain du monde.

La vie de Marianne (...)
Comme on pourrait soupçonner cette histoire-ci d'avoir été faite exprès pour amuser le public, je crois devoir avertir que je la tiens moi-même d'un ami qui l'a réellement trouvée, comme il le dit ci-après, et que je n'y ai point d'autre part que d'en avoir retouché quelques endroits trop confus et trop négligés. Ce qui est de vrai, c'est que si c'était une histoire simplement imaginée, il y a toute apparence qu'elle n'aurait pas la forme qu'elle a. Marianne n'y ferait ni de si longues ni de si fréquentes réflexions: il y aurait plus de faits, et moins de morale; en un mot, on se serait conformé au goût général d'à présent, qui, dans un livre de ce genre, n'est pas favorable aux choses un peu réfléchies et raisonnées.


Petros Markaris (1937)

Αμυνα ζωνης (Difesa a zona)
Tutto è iniziato con un sussulto quasi impercettibile, come se qualcuno corresse al piano di sopra.
"Terremoto!" grida Adriana in preda al panico. Epidemie, terremoti e cataclismi vari sono la sua specialità.
"Ma va' a quel paese!" replico sollevando lo sguardo dal vocabolario del Dimitrakos sul quale sto leggendo il lemma "ferale" = funebre, luttuoso, nulla a che vedere con "feriale" = attinente alle ferie, periodo di riposo per lo più estivo.

(Traduzione: Andrea Di Gregorio)

Βασικος μετοχος (La lunga estate calda del commissario Charitos)
"Spieghi la candidata perché ha scelto questo argomento."
Indossa una blusa rossa e quei jeans che non si toglie quasi mai. È come se la vedessi con indosso gli abiti di sempre. L'unica differenza è la giacca blu con una spilla sul risvolto, che ha messo appositamente per l'occasione. Le brilla il viso in un insieme di ansia e caldo, perché siamo a giugno e a Salonicco l'umidità è insopportabile.

(Traduzione:Andrea Di Gregorio)

Νυχτερινο δελτιο (Ultime della notte)
Ogni mattina, alle nove, ci guardiamo. Lui sta in piedi, davanti alla mia scrivania, con lo sguardo fisso su di me, non esattamente all'altezza degli occhi, un po' più in alto, più o meno tra la base della fronte e le ciglia. "Sono un povero stronzo," mi dice.
(Traduzione: Grazia Loria)

Παλια, Πολυ Παλια (La balia)
La Madre di Dio mi guarda dall'alto con un'espressione severa, quasi di deplorazione. Almeno, così mi sembra, ma potrebbe anche essere autosuggestione, o il solito complesso di superiorità greco-ortodosso. Perché mai la Madonna dovrebbe prendersela proprio con me? Contempla il suo gregge che si accalca nello sconfinato nartece. Del tutto casualmente mi ci trovo anch'io, con la mia consorte e uno stuolo di turisti ateniesi.
(Traduzione: Andrea Di Gregorio)


Stephen Marlowe (Milton S. Lesser) (1928-2008)

The Lighthouse at the End of the World (Il faro alla fine del mondo)
"Lei è il signor Edgar Allan Poe, non è vero?"
Fossi stato prudente, avrei risposto di no. Con il suo unico occhio ammiccante (l'altro era coperto da una benda), le guance floride e la nervatura di capillari scoppiati che gli colorivano di un viola intenso il naso a bulbo, il capitano del battello a vapore
Columbus, diretto da Norfolk a Baltimora, era fin troppo palesemente un amante della buona compagnia.
(Traduzione: Pietro Ferrari)


Giuseppe Marotta (1902-1963)

Gli alunni del sole
Tutta la mitologia che so la appresi a suo tempo da don Federico Sòrice, nel rione Stella e altrove, sui muretti o sotto gli alberi o presso qualche fontanella del Serino o su qualche grosso carretto che aspettava con le stanghe in aria un'imprecisabile utilizzazione: era un'ora qualunque di una giornata serena e spesso festiva, il sole vinceva o perdeva la sua partita con le nuvole o col buio e noi ascoltavamo illimitatamente, fra rumori di ogni sorta, ciò che il nostro vecchio amico ci raccontava degli Dèi.


Don Marquis (1878-1937)

Hermione and Her Little Group of Serious Thinkers (...)
I visited one night, of late,
Thoughts Underworld, the Brainstorm Slum,
The land of Futile Piffledom;
A salon weird where congregate
Freak, Nut and Bug and Psychic Bum.
There, there, they sit and cerebrate:
The fervid Pote who never potes,
Great Artists, Male or She, that Talk
But scorn the Pigment and the chalk,
And Cubist sculptors wild as Goats,
Theosophists and Swamis, too,
Musicians mad as Hatters be--
(E'en puzzled Hatters, two or three!)


Edith Ngaio Marsh (1895-1982)

Enter a Murderer
On May 25th Arthur Surbonadier, whose real name was Arthur Simes, went to visit his uncle, Jacob Saint, whose real name was Jacob Simes. Jacob was an actor before he went into management and had chosen Saint as his stage name, and stuck to it for the rest of his life. He made bad jokes about it—'l'm no Saint' and wouldn't allow his nephew to adopt it when he in turn took to the boards.
Delitto a teatro
Il 25 maggio Arthur Surbonadier, registrato all’anagrafe come Arthur Simes, andò a trovare lo zio, Jacob Saint, registrato all’anagrafe come Jacob Simes. Prima di darsi agli affari, Jacob aveva fatto l’attore scegliendo Saint quale cognome d’arte, cognome che aveva poi deciso di conservare per il resto della vita e sul quale faceva battute modestamente spiritose («Non sono un santo»), proibendo al nipote di usarlo a sua volta quando anche Arthur aveva cominciato a calcare le scene.

(Traduzione: Franca Pece)


Bruce Marshall (1899-1987)

All Glorious Within (Il mondo, la carne e Padre Smith)
Mentre scivolava a ruota libera per la lunga discesa il Padre Smith si ricordò con un senso di irritazione che, come membro della Lega di San Colomba, s'era impegnato a recitare ogni giorno un Pater, Ave e Gloria per la conversione della Scozia. E per la domenica non c'eran dispense, neanche per i preti che dovevano farsi venti miglia di bicicletta a stomaco vuoto per andare a dir due messe e far prediche in parrocchie lontane, senza contare l'Uffizio e un'altra predica la sera, alla Benedizione. "Padre nostro che sei nei cieli", cominciò; ma dopo le prime due o tre ripetizioni ci rinunciò, perché la pioggia gli gocciolava giù per il collo e perché aveva l'impressione che, tanto, pregare per la conversione della Scozia servisse a poco o a nulla: nel 1908 infatti la fiera e selvaggia Caledonia, malgrado l'intercessione della Beata Vergine, continuava a mantenersi irriducibilmente presbiteriana e mancante d'immaginazione.
(Traduzione: M. Santi Farina)

Father Malachy's Miracle (Il miracolo di padre Malachia)
In una nebbiosa mattina di novembre, un piccolo vecchio prete, che indossava un abito nero ormai consunto, salì nel compartimento di terza classe di un treno fermo alla Queen Street Station di Glasgow, dispose sulla reticella la sua sdrucita valigia marrone, si sedette, chiuse i vecchi occhi stanchi quanto meglio poté per liberarsi del mondo, e cominciò a meditare sulla follia di tutte le ambizioni umane, sulla saggezza di Dio onnipotente, sull'amore di Nostro Signore Gesù Cristo e sul modo in cui lo Spirito Santo è sceso sulla terra, ora alitando come un filo di vento, ora assumendo la forma di un fiore, ora splendendo in un trionfo di tinte rosse e gialle.
(Traduzione: Gilberto Forti)


Yann Martel (1963)

Beatrice and Virgil
Henry's second novel, write, like his first, under a pen name, had done well. It had won prizes and was translated into dozens of languages. Henry was invited to book launches and literary festivals around the world; countless schools and book clubs adopted the book; he regularly saw people reading it on planes and trains; Hollywood was set to turn it into a movie; and so and so forth.
Beatrice e Virgilio
Il secondo romanzo di Henry, scritto sotto pseudonimo come il primo, era andato bene. Aveva vinto premi ed era stato tradotto in decine di lingue. Henry era stato invitato a lanci e a festival letterari in tutto il mondo; moltissime scuole e moltissimi club del libro avevano adottato e acquisito il suo testo; in treno e in aereo gli capitava regolarmente di vedere gente che lo leggeva; Hollywood era intenzionata a farne un film, eccetera, eccetera.

(Traduzione: Anna Rusconi)

Life of Pi
My suffering left me sad and gloomy.
Academic study and the steady, mindful practice of religion slowly brought me back to life. I have kept up what some people would consider my strange religious practices. After one year of high school, I attended the University of Toronto and took a double-major Bachelor's degree. My majors were religious studies and zoology. My fourth-year thesis for religious studies concerned certain aspects of the cosmogony theory of Isaac Luria, the great sixteenth-century Kabbalist from Safed. My zoology thesis was a functional analysis of the thyroid gland of the three-toed sloth. I chose the sloth because its demeanour - calm, quiet and introspective - did something to soothe my shattered self.
Vita di Pi
La mia dolorosa esperienza mi lasciò triste e depresso.
Furono gli studi universitari e le pratiche religiose a riportarmi lentamente alla vita. Ancora oggi conservo quelle che alcuni considerano le mie strane inclinazioni in fatto di culto. Dopo un anno di scuola superiore, mi iscrissi all'Università di Toronto e presi due lauree. In teologia e in zoologia. La mia tesi di teologia esplorava alcuni aspetti della cosmogonia di Isaac Luna, il grande cabalista del sedicesimo secolo originario di Safed. Quella di zoologia era un'analisi funzionale della ghiandola tiroidea del bradipo tridattilo. Scelsi il bradipo perché la sua indole calma, pacifica e introspettiva era un balsamo per la mia anima a pezzi.

(Traduzione: Chiara Nubile)


George R. R. Martin (1948)

A Game of Thrones
"We should start back," Gared urged as the woods began to grow dark ariund them. "The wildlings are dead."
"Do the dead frighten you?" Ser Waymar Royce asked with just the hint of a smile.
Gared did not rise to the bait. He was an old man, past fifty, and he had seen the lordlings come and go. "Dead is dead," he said. "We have no business with the dead."
Il Trono di Spade
Le tenebre stavano avanzando.
"Meglio rientrare." Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. "I bruti sono morti."
"Da quando hai paura dei morti?" C'era l'accenno di un sorriso sui lineamenti di ser Waymar Royce.
Gared non raccolse. Era un uomo in età, oltre i cinquanta, e di nobili ne aveva visti andare e venire molti. "Ciò che è morto resta morto" disse "e noi non dovremmo averci niente a che fare."

(Traduzione: Sergio Altieri)


Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895)

Manifest der Kommunistischen Partei
Ein Gespenst geht um in Europa - das Gespenst des Kommunismus. Alle Mächte des alten Europa haben sich zu einer heiligen Hetzjagd gegen dies Gespenst verbündet, der Papst und der Zar, Metternich und Guizot, französische Radikale und deutsche Polizisten.
Wo ist die Oppostitionspartei, die nicht von ihren regierenden Gegnern als kommunistisch verschrien worden wäre, wo die Oppositionspartei, die der fortgeschritteneren Oppositionsleuten sowohl wie ihren reaktionären Gegnern den brandmarkenden Vorwurf des Kommunismus nicht zurückgeschleudert hätte?
Zweierlei geht aus dieser Tatsache hervor.
Der Kommunismus wird bereits von allen europäischen Mächten als eine Macht anerkannt.
Es ist hohe Zeit, daß die Kommunisten ihre Anschauungsweise, ihre Zwecke, ihre Tendenzen vor der ganzen Welt offen darlegen und dem Märchen vom Gespenst des Kommunismus ein Manifest der Partei selbst entgegenstellen.
Zu diesem Zweck haben sich Kommunisten der verschiedensten Nationalität in London versammelt und das folgende Manifest entworfen, das in englischer, französischer, deutscher, italienischer, flämischer und dänischer Sprache veröffentlicht wird.
Il Manifesto del Partito Comunista
Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi.
Dov'è il partito di opposizione che non sia stato bollato di comunismo dai suoi avversari al governo, dove il partito di opposizione che non abbia ritorto l'infamante accusa di comunismo sia contro gli esponenti più progressisti dell'opposizione che contro i suoi avversari reazionari?
Di qui due conseguenze.
Il comunismo viene ormai riconosciuto da tutte le potenze europee come una potenza.
È ormai tempo che i comunisti espongano apertamente a tutto il mondo la loro prospettiva, i loro scopi, le loro tendenze, e oppongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito.
A questo scopo si sono radunati a Londra comunisti delle più diverse nazionalità e hanno redatto il seguente manifesto, che viene pubblicato in lingua inglese, francese, tedesca, italiana, fiamminga e danese.

(Traduzione: Lucio Caracciolo)


Paolo Mascheri (1978)

Poliuretano
Ho una depressione di merda e mio padre che è un medico mi ha dato delle gocce di iperico.
L'iperico, dice mio padre, ha la stessa potenza degli antidepressivi di sintesi senza averne gli effetti collaterali.
Quindi non mi ammoscerà l'uccello come il Prosac.
Comincio a prendere le gocce di iperico e sento come se facessi ogni movimento con più forza, sento come una spinta invisibile dietro ogni movimento. Mi sento però anche nervoso e di notte mi succede di sentire il cuore palpitarmi accellerato come se stesse per scappare dalla gabbia toracica.


Richard Mason (1977)

The Drowning People
My wife of more than forty-five years shot herself yesterday afternoon.
At least that is what the police assume, and I am playing the part of grieving widower with enthusiasm and success. Life with Sarah has schooled me in self-deception, which I find - as she did - to be an excellent training in the deceiving of others. Of course I know that she did nothing of the kind. My wife was far too sane, far too rooted in the present to think of harming herself. In my opinion she never gave a thought to what she had done. She was incapable of guilt.
It was I who killed her.
Anime alla deriva
Mia moglie si è sparata ieri pomeriggio.
O almeno questo è quanto ritiene la polizia, e io interpreto la parte del vedovo affranto con entusiasmo e con successo. Vivere con Sarah mi ha insegnato a ingannare me stesso, e l'ho trovato anch'io, come lei, un eccellente modo per imparare a ingannare gli altri. Naturalmente io so che lei non ha fatto niente del genere. Mia moglie era troppo equilibrata, troppo ancorata al presente per pensare di farsi del male. È mia opinione che non si sia mai preoccupata di quello che aveva fatto. Era incapace di provare rimorso.
Sono stato io a ucciderla.

(Traduzione: Stefania Bertola)


Jeffrey Moussaieff Masson (1941)

The Pig Who Sang to the Moon
Walk into any bookstore and say that you want to read something about farm animals and you will be sent to the children's section. There is nothing for adults about farm animal behavior, let alone farm animal emotions.
Il maiale che cantava alla luna
Entrate in una libreria e dite che cercate qualcosa sugli animali da fattoria: vi spediranno nel reparto per bambini. Se non esistono pubblicazioni sul comportamento degli animali da fattoria, figuriamoci sulle loro emozioni.

(Traduzione: Giuditta Ghio)


Edgar Lee Masters (1869-1950)

Spoon River Anthology
The Hill
Where are Elmer, Herman, Bert, Tom and Charley,
The weak of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the fighter?
All, all, are sleeping on the hill.

One passed in a fever,
One was burned in a mine,
One was killed in a brawl,
One died in a jail,
One fell from a bridge toiling for children and wife -
All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.

Antologia di Spoon River
La collina

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso nella miniera,
uno fu ucciso in una rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
(Traduzione: Fernanda Pivano)


Andrew Masterson (1961)

The Last Days (Gli ultimi giorni)
A questo ci si riduce.
Non molto tempo prima era una ragazza, una giovane donna, coi suoi pregi e i suoi difetti, fragile e dura, debole e forte. Una peccatrice che inseguiva una stentata redenzione tra i lamenti della strada.
Una parte della ragazza, per lo meno.
Adesso era una testa recisa, falciata, gli occhi aperti sul cielo, vicino al cordolo di granito e al canaletto di scolo d'ardesia. I capelli neri svolazzavano con impeto preraffaelita nello scorrere dell'acqua piovana, si intrecciavano a biglietti del tram vagabondi, rami secchi, e alle ultime, ridondanti foglie d'olmo dell'inverno.

(Traduzione: Vittorio Curtoni)


Paola Mastrocola (1956)

Una barca nel bosco
Non è per il tram. Il tram lo devo prendere per cinque anni alle sette di mattina. Ma non mi pesa. Mi pesa tutto quello che viene prima, quando sono ancora a casa al buio, e la luce non la posso accendere se no mia madre si sveglia e, visto che viene a letto così tardi, meglio di no; mi pesa che devo lavarmi al freddo perché il riscaldamento non è ancora partito, mettermi su il latte nel pentolino e stare attento quando sfrigola che non si metta a bollire, se no se ne esce tutto sul fuoco, ed è incredibile quanto puzza il latte quando cade sul fuoco.


Lucio Mastronardi (1930-1979)

L'assicuratore
Impiegato d'ordine
Camminavo per una strada popolare di Milano. Stavo andando in una agenzia matrimoniale. Era il tramonto, l'aria afosa. Intappato com'ero, con giacca e cravatta, avevo il corpo sudato.
La gente che passava, scamiciata e in libertà, mi faceva pesare di più il vestito, pesante e invernale. Era l'unico buono che avevo.
L'agenzia stava al primo piano di un caseggiato. Salii una rampa di baselli alti; arrivato alla porta suonai. Il campanello aveva un suono familiare.

Il calzolaio di Vigevano
A Vigevano l'hanno sempre conosciuto come Micca. Fa Mario Sala di nome e viene dalla più antica famiglia di artigiani scarpai. Tozzo, piccoletto, le orecchie a bandiera, e due occhi che diventano fuoco a sentire parlare di lavoro e quibus.
Dopo morto diventerà conte, in virtù di un decreto emanato dalla regina Teodolinda dei Longobardi, sempre valido. Conti furono i suoi bisnonni e i suoi nonni.
Il padre di Mario, non discorriamone l'artigiano che era; basta dire che in paese, per intendere uno coi soldi, si diceva che mostrava i suoi pé a Micca il vecchio.
Secondo i libri dello storico locale Anselmi, la Piazza Ducale costruita sotto Lodovico il Moro è stata affrescata da Leonardo da Vinci. I medaglioni sopra le colonne, i motti, le allegorie, tutta opera sua. Anche l'altro storico, il Colombini, concorda. Oltre a basarsi su date, fatti, circostanze storiche, i due prof. tenevano in gran conto lui, il genio, il Leo, che nelle notti pari compariva in sogno a uno, nelle dispari all'altro.

Il maestro di Vigevano
Sono un maestro elementare e ho famiglia. Ho moglie e figlio e il mio guadagno è sufficiente per arrivare alla fine del mese. Ada, mia moglie, mi ripete spesso:
"Lasciami andar a lavorare!". Oppure:
"A Vigevano lavorano tutte le donne!".
Ella vede che mi esaurisco fra scuola e lezioni private e ne profitta: "Perché non mi lasci andare a lavorare?"
Comprendo che il suo lavoro sarebbe essenziale all'economia della casa, oltreché delle mie forze; ma il pensiero che mia moglie - moglie di un piccolo borghese - entri in fabbrica, si metta alla stregua degli operai, mi è insopportabile. "Devi pensare alla casa" le rispondo.
Nella mia casa non c'è in verità molto da fare. Siamo io, Ada e nostro figlio Rino.
"Sei smorbio e vanitoso" mi rimprovera Ada.

Il meridionale di Vigevano
Sto camminando verso l'ufficio. È sabato. C'è mercato nella Piazzetta del mercato. Quello di Vigevano è un mercato silenzioso: non si sente nessun richiamo. Gli ambulanti se ne stanno seduti dietro i banchi, con gli scaldini in scossa; oppure in piedi, a scaldarsi vicino ai fuochi accesi tra un banco e l'altro.
Sulla porta delle Poste, ancora chiusa, dei vecchietti se ne stanno seduti coi libretti delle pensioni in mano. Dinnanzi al palazzo delle Poste, c'è un bar, dove ogni mattina vado a prendermi il primo caffè. A quest'ora è pieno di impiegati che, mentre fanno colazione con cappuccini e brioches, affondano lo sguardo su pagine di giornali. Dietro il banco, il padrone sta trafficando alla macchina dell'espresso, mentre un garzoncino d'una dozzina d'anni, con l'aria spaurita e tesa di chi è al primo lavoro, lava tazzine e bicchieri e cucchiaini, e serve.


Richard Matheson (1926-2013)

I Am Legend
On those cloudy days, Robert Neville was never sure when sunset came, and sometimes they were in the streets before he could get back.
If he had been more analytical, he might have calculated the approximate time of their arrival; but he still used the lifetime habit of judging nightfall by the sky, and on cloudy days that method didn't work. That was why he chose to stay near the house on those days.
Io sono leggenda
Nei giorni di cielo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del suo rientro.
Se fosse stato più analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l'abitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perché in quelle occasioni non si allontanava mai troppo.

(Traduzione: Simona Fefè)

The Incredible Shrinking Man
First he thought it was a tidal wave. Then he saw that the sky and ocean were visible through it and it was a curtain of spray rushing at the boat.
He'd been sunbathing on top of the cabin. It was just coincidence that he pushed up on his elbow and saw it coming.
"Marty!" he yelled. There was no answer. He scuttled across the hot wood and slid down the deck. "Hey, Marty!"
The spray didn't look menacing, but for some reason he wanted to avoid it. He ran around the cabin, wincing at the hot planks underfoot. It would be a race.
Which he lost. One moment he was in sunlight. The next he was being soaked by the warm, glittering spray.
Tre millimetri al giorno
All'inizio pensò che fosse un'ondata di marea. Poi vide che il cielo e l'oceano si vedevano ancora e che si trattava di un velo di schiuma che si avvicinava velocemente alla barca.
Stava prendendo il sole sul tetto della cabina. Fu per una pura coincidenza che si alzò su un gomito e la vide arrivare.
"Marty!" gridò. Non ci fu risposta. Corse sul legno riscaldato dai raggi del sole e scivolò sul ponte. "Ehi, Marty!"
La schiuma non sembrava minacciosa, ma per qualche ragione voleva evitarla. Corse tutto intorno alla cabina, sobbalzando sulle tavole incandescenti. Era una vera e propria gara.
Ma quella gara lui la perse. Un istante prima si trovava alla luce del sole. Un istante dopo si ritrovò imbevuto di quella calda schiuma rilucente.

(Traduzione: Paolo Prezzavento)


Harry Mathews (1930)

Singular Pleasures
Dressed in a cotton playsuit, an eleven-year-old girl is masturbating in an empty sitting room in Glasgow. She is squatting astride a rugby ball, rocking back and forth at moderate speed. On the television set in front of her, running barelegged rugby players keep smashing into one another. As she reached a climax, she tilts the blunt tip of the ball hard against her pubis.
Piaceri singolari
Vestita di una tuta di cotone, un'undicenne si masturba in un soggiorno vuoto, a Glasgow. Accosciata su un pallone da rugby, si dondola avanti e indietro a velocità moderata. Sullo schermo del televisore davanti a lei, giocatori di rugby corrono a gambe nude, scontrandosi tra di loro. Quando gode, sposta la punta arrotondata del pallone premendola con forza contro il pube.

(Traduzione: Nadya Cardis)


Brice Matthieussent (1950)

Vengeance du traducteur

*


* Je loge sous cette fine barre noire. Voici mon lieu, mon séjour, ma tanière. Les murs sont peints en blanc, puis couverts de nombreuses lignes de minces caractères noirs, comme une frise irrégulière, un papier peint changeant. Bienvenue à toi, cher lecteur, franchis donc le seuil de mon antre. Ce n'est pas aussi spacieux que chez mon voisin d'au-dessus, mais en son absence j'accueille ici ses visiteurs déroutés par cette désertion inexpliquée. Je sais que c'est lui que tu venais voir, et tu tombes sur moi. Il faudra t'en accommoder.

La vendetta del traduttore

*


* Abito qui, sotto questo tratto nero. È il mio posto, la mia dimora, la mia tana. Le pareti dipinte di bianco sono coperte da sottili strati di lettere nere, una specie di irregolare ondulazione di cangiante carta da parati. Benvenuto, mio caro lettore, accomodati pure oltre la soglia del mio antro. Non è certo spazioso come quello del mio vicino di sopra, ma in sua assenza accolgo qui i visitatori sviati da questa inspiegabile diserzione. So bene che eri venuto a trovare lui, caro lettore, e sei cascato qui da me. Dovrai accontentarti.
(Traduzione: Elena Loewenthal)


Charles Robert Maturin (1782-1824)

The Castle of Leixlip (Il castello di Leixlip)
Gli avvenimenti di questa storia non solo sono basati su fatti reali, ma sono addirittura accaduti nella mia famiglia in tempi non molto lontani. Il matrimonio dei due protagonisti, la loro improvvisa e inspiegabile separazione e l'estraniamento in cui vissero fino alla morte sono tutti elementi accertabili con facilità. Non posso garantire che la soluzione soprannaturale data ai suoi eventi misteriosi corrisponda al vero, ma devo ammettere che a tutt'oggi considero questa storia come un bellissimo esempio di orrori gotici; e non dimenticherò mai l'impressione che mi fece la prima volta che la sentii raccontare insieme a molte altre leggende raccapriccianti dello stesso genere.
(Traduzione: Chiara Zanolli)

Melmoth the Wanderer
In the autumn of 1816, John Melmoth, a student in Trnity College, Dublin, quitted it to attend a dying uncle on whom his hopes for independence chiefly rested. John was the orphan son of a younger brother, whose small property scarce could pay John's college expences; but the uncle was rich, unmarried, and old; and John from, his infancy, had been brought up to look on him with that mingled sensation of awe, and of the wish, without the means to conciliate, (that sensation at once attractive and repulsive), with which we regard a being who (as nurse, domestic, and parent have tutored ur to believe) holds the very threads of our existence in his hand, and may prolong or snap them when he pleases.
Melmoth l'uomo errante
Nell'autunno dell'anno 1816, John Melmoth, allievo del Trinity College di Dublino, interrompeva il suo corso di studi per andare a trovare uno zio morente, nel quale riponeva tutte le sue speranze di autonomia economica. John era orfano; suo padre, che era figlio cadetto, gli aveva lasciato un patrimonio esiguo, col quale egli riusciva appena a pagarsi la retta dell'università; ma lo zio era ricco, celibe, e vecchio; e John, fin dalla prima infanzia, era stato abituato a considerarlo (secondo i precetti di bambinaie, domestici e genitori) con quella vicenda di timore e vana volontà di piacere, quell'amalgama di attrazione e repulsione, con cui consideriamo chi tiene la nostra esistenza praticamente in pugno, padrone di darle corda o di reciderla.

(Traduzione: Diana Bonacossa)


Robin Maugham (1916-1981)

The Servant (Il servo)
Quella sera d'estate, Londra era avvolta in un alito bollente. Decisi di tornare a casa in autobus. Trovai un posto al piano superiore e mi misi a osservare gli impiegati, le segretarie e la gente in giro per compere che sciamava lungo le strade calde e polverose. "Ho trent'anni" pensai, "e cinque sterline in tasca". Avvertii il peso della cartella dell'ufficio sulle ginocchia e me la presi con me stesso. "Sei entrato a lavorare in una casa editrice, se non ti piace stare lì a redigere le schede dei dattiloscritti, saresti dovuto tornare a fare l'avvocato non appena smobilitato dall'esercito".
Scesi a Sloane Square e mi incamminai per Kings Road verso la mia casetta in Oakley Street.

(Traduzione: Lorenzo Pavolini)


William Somerset Maugham (1874-1965)

Of Human Bondage
The day broke gray and dull. The clouds hung heavily, and there was a rawness in the air that suggested snow. A woman servant came into a room in which a child was sleeping and drew the curtains. She glanced mechanically at the house opposite, a stucco house with a portico, and went to the child's bed.
"Wake up, Philip," she said.
She pulled down the bed-clothes, took him in her arms, and carried him downstairs. He was only half awake.
"Your mother wants you," she said.
She opened the door of a room on the floor below and took the child over to a bed in which a woman was lying. It was his mother. She stretched out her arms, and the child nestled by her side. He did not ask why he had been awakened. The woman kissed his eyes, and with thin, small hands felt the warm body through his white flannel nightgown. She pressed him closer to herself.
"Are you sleepy, darling?" she said.
Schiavo d'amore
L'alba spuntò grigia e cupa. Le nuvole incombevano, e c'era nell'aria una crudità che preannunciava la neve. Una bambinaia entrò nella stanza in cui un bimbo dormiva e tirò le tende. Diede macchinalmente un'occhiata alla casa di fronte, una casa rivestita di stucco con un porticato; quindi si avvicinò al letto del bimbo.
"Svégliati, Filippo" disse.
Tirò giù le coperte, lo prese in braccio e lo portò al piano inferiore. Il bimbo era ancora mezzo addormentato.
"La mamma ti vuole."
Aperse l'uscio di una stanza e portò il bimbo presso un letto nel quale giaceva una donna. Era la madre. Ella tese le braccia e il piccino si accoccolò accanto a lei. Non chiese perché lo avevano svegliato. La donna lo baciò sugli occhi e con le mani fragili sentí il calore del corpicino attraverso la camicia da notte di flanella. Lo strinse a sé.
"Dormi, tesoro?" gli chiese.

(Traduzione: Ada Salvatore)

Liza of Lambeth
It was the first Saturday afternoon in August; it had been broiling hot all day, with a cloudless sky, and the sun had been beating down on the houses, so that the top rooms were like ovens; but now with the approach of evening it was cooler, and everyone in Vere Street was out of doors.
Vere street, Lambeth, is a short, straight street leading out of the Westminster Bridge Road; it has forty houses on one side and forty houses on the other, and these eighty houses are very much more like one another than ever peas are like peas, or young ladies like young ladies.
Liza di Lambeth
Era il primo pomeriggio di un sabato d'agosto. Tutti i giorni il caldo era stato soffocante, con un cielo senza nubi e il sole che batteva a piombo sui tetti sì che le stanze degli ultimi piani sembravano forni; ma ora, con l'avvicinarsi della sera, faceva più fresco e in Vere Street tutti erano fuori delle porte.
Vere Street, nel quartiere di Lambeth, è il proseguimento di Westminster Bridge Road: una stradina corta e stretta, con quaranta case da una parte e quaranta dall'altra; e quelle ottanta case si somigliano tutte come le gocce d'acqua... o le ragazze.

(Traduzione: Beatrice Boffito Serra)

The Magician
Arthur Burdon and Dr Porhoët walked in silence. They had lunched at a restaurant in the Boulevard Saint Michel, and were sauntering now in the gardens of the Luxembourg. Dr Porhoët walked with stooping shoulders, his hands behind him. He beheld the scene with the eyes of the many painters who have sought by means of the most charming garden in Paris to express their sense of beauty. The grass was scattered with the fallen leaves, but their wan decay little served to give a touch of nature to the artifice of all besides. The trees were neatly surrounded by bushes, and the bushes by trim beds of flowers.
Il mago
Arthur Burdon e il dottor Porhoët passeggiavano in silenzio. Avevano pranzato in un ristorantesul Boulevard Saint Michel, e ora facevano quattro passi per i giardini del Luxembourg. Il dottor Porhoët camminava con le spalle curve, le mani dietro la schiena. Osservava la scena con gli occhi dei tanti pittori che hanno cercato di esprimere il loro senso della bellezza attraverso il giardino più affascinante di Parigi. L'erba era disseminata di foglie secche, ma il loro languido disfarsi ben poco contribuiva a conferire un tocco di naturalezza all'artificiosità dello sfondo. Gli alberi erano circondati da cespugli ben ordinati, e i cespugli, a loro volta, da aiuole ben curate.

(Traduzione: Paola Faini)

The Merry Go-Round (La giostra)
Per tutta la vita la signorina Elizabeth Dwarris aveva messo a dura prova il suo prossimo. Donna facoltosa, tiranneggiava un ampio stuolo di cugini indigenti, utilizzando il suo bilancio patrimoniale come gli scorpioni di Roboamo per castigarli severamente; e, come molte altre pie creature, rendeva a ciascuno la vita eccessivamente misera per il bene della sua anima. Nutrita durante la giovinezza dai precetti evangelici, insisteva sul fatto che i parenti dovessero cercare la salvezza secondo il suo modo di vedere le cose, e con lingua affilata e amare beffe, faceva proprio il compito costante di persuaderli della loro estrema indegnità. Organizzava le vite come le pareva, e si premurava non solo di ordinare gli usi e i costumi, ma anche i pensieri reconditi di quelli che le stavano intorno; il Giudizio Universale non poteva più far paura a chiunque avesse affrontato il suo esame minuzioso.
(Traduzione: Walter Mauro)

The Moon and Sixpence
I confess that when first I made acquaintance with Charles Strickland I never for a moment discerned that there was in him anything out of the ordinary. Yet now few will be found to deny his greatness. I do not speak of that greatness which is achieved by the fortunate politician or the successful soldier; that is a quality which belongs to the place he occupies rather than to the man; and a change of circumstances reduces it to very discreet proportions. The Prime Minister out of office is seen, too often, to have been but a pompous rhetorician, and the General without an army is but the tame hero of a market town. The greatness of Charles Strickland was authentic.
La luna e sei soldi
Confesso che quando per la prima volta feci conoscenza con Charles Strickland non mi resi conto nenache per un attimo che in lui vi fosse qualcosa fuori del normale. Eppure oggi sono ben pochi coloro che negano la sua grandezza. Non parlo di quella grandezza che ottiene il politico fortunato o il soldato di successo; quella è una grandezza che appartiene alla posizione piuttosto che all'uomo; ed un volgere delle circostanze la riduce a proporzioni molto discrete. Troppo spesso ci si accorge che il primo ministro non più in carica è solo un uomo pieno di boria e incline alla retorica, e il generale senza il proprio esercito non è che il timido eroe di una città di provincia. La grandezza di Charles Strickland era autentica.

(Traduzione: Annagrazia Bassi)

Mrs Craddock
This book might called also The Triumph of Love.
Bertha was looking out the window at the bleakness of the day. The sky was grey and the clouds were heavy and low; the neglected drive leading to the gates was swept by the bitter wind, and the elm trees that bordered it were bare of leaf; their nacked branches seemed to shiver with horror of the cold. It was the end of November and the day was cheerless. The dying year seemed to have cast over all nature the terror of death; the imagination would not bring to the wearied mind thoughts of the merciful sunshine, thoughts of the spring coming as a maiden to scatter from her baskets the flowers and the green leaves.
La signora Craddock
Forse questo libro avrebbe potuto anche avere come titolo
Il Trionfo dell'Amore.
Bertha guardava attraverso i vetri la tristezza di quella giornata. Il cielo era grigio e coperto da nuvole basse e cariche di pioggia: il viale trasandato che giungeva fino al cancello era spazzato dal vento freddo, e da una parte e dall'altra del viale gli olmi apparivano spogli di foglie; i rami nudi sembravano tremare di freddo. Era una triste giornata della fine di novembre. L'anno che stava per finire sembrava avesse avvolto tutta la natura con il terrore della morte; la mente stanca non riusciva a riportare il pensiero alla luce gioiosa del sole e della primavera che viene, come una fanciulla, a distribuire dai suoi cestini fiori e foglie verdi.

(Traduzione: Maria Casini)

The Narrow Corner
All this happened a good many years ago.

Dr Saunders yawned. It was nine o'clock in the morning. The day lay before him and he had nothing in the world to do. He had already seen a few patients. There was no doctor on the island and on his arrival such as had anything the matter with them seized the opportunity to consult him. But the place was not unhealthy and the ailments he was asked to cure were chronic, and he could do little; or they were trifling, and responded quickly to simple remedies. Dr Saunders had practiced for fifteen years in Fu-chou and had acquired a great reputation among the Chinese for his skill in dealing with the ills that affect the eye, and it was to remove a cataract for a rich Chinese merchant that he had come to Takana.

Acque morte
Tutto questo accadde molti anni fa.

Il dottor Saunders sbadigliò. Erano le nove del mattino. Aveva tutta la giornata davanti a sé e niente da fare. Aveva già visitato alcuni pazienti. Sull'isola non c'erano medici, e chi soffriva di qualche disturbo approfittava del suo arrivo per consultarlo. Ma il luogo era salubre, e le infermità che gli chiedevano di guarire erano croniche, e lui poteva fare ben poco; oppure lievi, e bastavano semplici rimedi. Il dottor Saunders aveva esercitato per quindici anni a Fuchu, acquistando grande reputazione fra i cinesi per la sua abilità nel curare le malattie degli occhi; ed era per operare di cateratta un ricco mercante cinese che era venuto a Takana.
(Traduzione: Franco Salvatorelli)

The Painted Veil
She gave a startled cry.
'What's the matter?' he asked.
Notwithstanding the darkness of the shuttered room he saw her face on a sudden distraught with terror.
'Someone just tried the door.'
'Well, perhaps it was the amah, or one of the boys.'
'They never come at this time. They know I always sleep after tiffin.'
'Who else could it be?'
'Walter.' she wishpered, her lips trembling.
She pointed to his shoes. He tried to put them on, but his nervousness, for her alarm was affecting him, made him clumsy, and besides, they were on the tight side. With a faint gasp of impatience she gave him a shoe horn.
She slipped into a kimono and in her bare feet went over to her dressing-table.
Il velo dipinto
Kitty diede un grido sgomento.
"Cosa c'è?" chiese lui.
La stanza era al buio, ma poté vederle la faccia stravolta dal terrore.
"Qualcuno ha tentato di aprire la porta".
"Sarà stata la amah, o uno dei boy".
"Non vengono mai a quest'ora. Sanno che dormo, dopo pranzo".
"Chi altro poteva essere?".
"Walter" bisbigliò lei con labbra tremanti.
Gli indicò le scarpe. Egli cercò di mettersele, ma erano scarpe strette, e il nervosismo comunicatogli dall'agitazione di Kitty gli impacciava le dita. Con un ansito d'impazienza lei gli diede un calzatoio, e infilata la vestaglia andò a piedi nudi alla toeletta.

(Traduzione: Franco Salvatorelli)

The Razor's Edge (Il filo del rasoio)
Mai ho cominciato un romanzo con tanta titubanza. Lo chiamo romanzo solo perché non saprei come chiamarlo altrimenti. La storia che ho da raccontare non è gran cosa, e non termina con una morte né con un matrimonio. La morte pone fine a tutto e quindi è la conclusione esauriente di una storia, ma anche il matrimonio è un approdo assai opportuno, e i raffinati hanno torto a beffarsi di quello che per convenzione si suole chiamare lieto fine. Per sano istinto, la gente comune è persuasa che giunti alle nozze tutto ciò che occorre dire si è detto.
(Traduzione: Franco Salvatorelli)

Theatre (La diva Julia)
La porta si aprì e Michael Gosselyn alzò gli occhi. Julia entrò.
"Ehilà! Un momento, finisco di firmare qualche lettera".
"Fai con comodo. Sono venuta solo per vedere che posti sono stati mandati ai Dennorant. Cosa ci fa qui quel giovanotto?".
Adattando istintivamente, da attrice consumata, il gesto alle parole, Julia accennò con la bella testa alla stanza per cui era passata.
"È il ragioniere. Viene da Lawrence & Hamphreys. È qui da tre giorni".
"Sembra molto giovane".

(Traduzione: Franco Salvatorelli)


Guy de Maupassant (1850-1893)

Bel Ami
Quand la caissière lui eut rendu la monnaie de sa pièce de cent sous, Georges Duroy sortit du restaurant.
Comme il portait beau par nature et par pose d'ancien sous-officier, il cambra sa taille, frisa sa moustache d'un geste militaire et familier, et jeta sur les dîneurs attardés un regard rapide et circulaire, un de ces regards de joli garçon, qui s'étendent comme des coups d'épervier.
Bel Ami
Avuto dalla cassiera il resto alla sua moneta da cento franchi, Georges Duroy uscì di trattoria.
Sfoggiando il suo bel portamento, naturale in parte e in parte posa d'ex sottufficiale, spinse in fuori il petto, s'arricciò i baffi con gesto militaresco divenutogli abituale, e lanciò su quanti erano ancora a tavola una rapida occhiata avvolgente, una di quelle occhiate da bel giovanottone, gittate a tondo come il giacchio in mare.

(Traduzione: Giorgio Caproni)

Fort comme la mort
Le jour tombait dans le vaste atelier par la baie ouverte du plafond. C'était un grand carré de lumière éclatante et bleue, un trou clair sur un infini lointain d'azur, où passaient, rapides, des vols d'oiseaux.
Mais à peine entrée dans la haute pièce sévère et drapée, la clarté joyeuse du ciel s'attenuait, devenait douce, s'endormait sur les étoffes, allait mourir dans les portières, éclarait à peine les coins sombres où, seuls, les cadres d'or s'allumaient emprisonnés là dedans, la paix des maisons d'artistes où l'âme humaine a travaillé.
Forte come la morte
La luce cadeva nell'ampio studio dalla vetrata aperta nel soffitto. Era un grande quadrato di luce abbagliante, cilestre, un foro luminoso su di un lontano infinito azzurro, per ove passavano rapidi voli d'uccelli.
Ma appena entrata nell'alta stanza severa e drappeggiata, la gioiosa luminosità del cielo s'attenuava, s'addolciva, s'addormentava sulle stoffe, andava a morir nelle portiere, rischiarava appena gli angoli scuri in cui solo i quadri dalle cornici dorate s'accendevano come fuochi. La pace e il sonno sembravano imprigionati là dentro, quella pace delle case d'artisti in cui lo spirito umano ha lavorato.

(Traduzione: Giorgio Monicelli)

Pierre et Jean
- Zut! S'écria tout à coup le père Roland qui depuis un quart d'heure demeurait immobile, les yeux fixés sur l'eau, et soulevant par moments, d'un mouvement très léger, sa ligne descendue au fond de la mer.
Mme Roland, assoupie à l'arrière du bateau, à côté de Mme Rosémilly invitée à cette partie de pèche, se réveilla, et tournant la tête vers son mari:
-Eh bien!... eh bien!...Gérôme!
Le bonhomme furieux répondit:
- Ça ne mord plus de tout. Depuis midi je n'ai rien pris. On ne devrait jamais pécher qu'entre hommes; les femmes vous font embarquer toujours trop tard.
Pierre e Jean
"Accidenti!" esclamò a un tratto Roland padre, che da un quarto d'ora se ne stava immobile, con gli occhi fissi sull'acqua, sollevando ogni tanto, con movimento leggerissimo, la lenza dal fondo.
La signora Roland, assopita nel battello accanto alla signora Rosémilly, invitata quel giorno alla pesca, si svegliò e, volgendo la testa verso il marito, esclamò: "Che c'è?... Gèrome!... Che c'è?".
Furente, il brav'uomo rispose: "Non abboccano più. È da mezzogiorno che non ne prendo uno. A pesca si dovrebbe andare solo fra uomini; le donne ti fanno imbarcare sempre troppo tardi".

(Traduzione: Arnaldo Colasanti)

Une vie
Jeanne, ayant fini ses malles, s'approcha de la fenêtre, mais la pluie ne cessait pas.
L'averse, toute la nuit, avait sonné contre les carreaux et les toits. Le ciel bas et chargé d'eau semblait crevé, se vidant sur la terre, la délayant en bouillie, la fondant comme du sucre. Des rafales passaient pleines d'une chaleur lourde. Le ronflement des ruisseaux débordés emplissait les rues désertes où les maisons, comme des éponges, buvaient l'humidité qui pénétrait au-dedans et faisait suer les murs de la cave au grenier.
Jeanne, sortie la veille du couvent, libre enfin pour toujours, prête à saisir tous les bonheurs de la vie dont elle rêvait depuis si longtemps, craignait que son père hésitât à partir si le temps ne s'éclaircissait pas, et pour la centième fois depuis le matin elle interrogeait l'horizon.
Una vita
Giovanna, fatte le valigie, s'avvicinò alla finestra: che insistenza, la pioggia!
L'acquazzone aveva battuto tutta la notte lastrico e tetti. Il cielo basso, carico d'acqua, sembrava rompersi e vuotarsi sopra la terra; e spappolarla, la terra, fonderla come zucchero. Passavano raffiche piene d'un calore pesante. Il mugliare dei ruscelli straripati empiva le strade deserte là dove le case bevevano l'umidità come spugne; l'umidità che invade gl'interni e fa sudare i muri dalla cantina al solaio.
Giovanna era appena uscita di convento; ormai liberata per sempre, pronta a cogliere tutte le gioie della vita che sognava da cosí gran tempo.Or ella temeva che suo padre esitasse a partire se il cielo non si schiariva, e interrogava l'orizzonte senza tregua, fin dal mattino.

(Traduzione: Marino Moretti)


Paolo Maurensig (1943)

Canone inverso
Qualche tempo fa, a un'asta di strumenti musicali da Christie's, a Londra, riuscii ad aggiudicarmi per sole ventimila sterline un violino di Jakob Stainer, uno dei più apprezzati liutai tirolesi dei Seicento. Mi considerai fortunato: per averlo sarei stato disposto a pagare qualsiasi prezzo.
Lo strumento mi venne recapitato la mattina dopo, all'albergo Dorchester, dov'ero alloggiato. Sulla scheda informativa, come ultimo proprietario figurava il nome di un istituto psichiatrico di Vienna che conoscevo bene.

La Tempesta, il mistero di Giorgione
Tornavo a Venezia, cinque anni dopo che Olimpia era uscita dalla mia vita. in tutto questo tempo, dal momento della nostra separazione, non avevo avuto più sue notizie.
Al mio arrivo, mi recai a casa di suo padre. Venne lui in persona ad accogliermi. Indossava una pesante giacca da camera e calzava delle babbucce dalla punta rialzata. Inaspettatamente mi abbracciò.
"Grazie per aver risposto al mio invito", sussurrò con un filo di voce.

L'uomo scarlatto
Un'estate di alcuni anni fa, durante un giro di conferenze in America Latina, mi fermai per qualche giorno a Buenos Aires.
Una sera, alla vigilia della partenza, lasciai l'albergo per fare una breve passeggiata e, a una certa ora, entrai in una piola per mangiare qualcosa. Al momento di chiedere il conto, però, mi accorsi che non avevo più il portafogli. Pensai subito al peggio e a tutte le conseguenze che sarebbero derivate dal trovarmi all'estero senza denaro né documenti. Mi sosteneva la tenue speranza di averlo lasciato in camera. Prima di uscire, infatti, mi ero cambiato d'abito e il portafogli poteva essermi scivolato di tasca.

La variante di Lüneburg
Sembra che l'invenzione degli scacchi sia legata a un fatto di sangue.
Narra infatti una leggenda che quando il gioco fu presentato per la prima volta a corte il sultano volle premiare l'oscuro inventore esaudendo ogni suo desiderio. Questi chiese per sé un compenso apparentemente modesto, di avere cioè tanto grano quanto poteva risultare da una semplice addizione: un chicco sulla prima delle sessantaquattro caselle, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza, e così via...
Ma quando il sultano, che aveva in un primo tempo accettato di buon grado, si rese conto che a soddisfare una simile richiesta non sarebbero bastati i granai del suo regno, e forse neppure quelli di tutta la terra, per togliersi dall'imbarazzo stimò opportuno mozzargli la testa.
La leggenda sottace il fatto che quel sovrano dovette pagare in seguito un prezzo ben maggiore: egli si appassionò al nuovo gioco fino a smarrirne la ragione. L'esosità del mitico inventore, infatti, è pari solo a quella del gioco stesso.

Venere lesa
Nel vecchio quartiere residenziale della nostra città c'è un viale alberato che potremmo percorrere assieme. È una strada tranquilla, lontana dal traffico, costeggiata da filari di platani. Il bosso e il ligustro si alternano alle cancellate di ferro battuto, e di là dalle siepi, tanto alte da celare ogni vista, i cani da guardia ci precedono in silenzio, fiutando le nostre figure per coglierci al varco là dove qualche breccia nel fogliame concederà loro di spingere il muso fino alla rete. Vi è una trattenuta minaccia nel loro mutismo, una tensione che si accresce mentre ci avviciniamo, per estinguersi, via via, quando i nostri passi si allontanano.

Vukovlad, il signore dei lupi
Erano gli ultimi giorni di luglio 1939. Avevo venticinque anni ed ero arruolato come sottotenente nell'esercito polacco. La Polonia si stava preparando a respingere una duplice invasione da fronti opposti: quella russa dall'Ucraina e quella tedesca dai Carpazi. Anche se ufficialmente i movimenti delle nostre truppe si svolgevano all'insegna della normale esercitazione, ormai ci si aspettava il peggio e, proprio come in una partita a scacchi, si posizionavano torri, cavalli e alfieri nei punti strategici, preparandoci a contenere l'offensiva tedesca.


Ilaria Mavilla (1980)

Miradar
Via dei Confini collegava Campi Bisenzio a Prato. Era una strada a scorrimento veloce costeggiata da campi incolti e qualche fabbrica abbandonata. In fondo, prima del semaforo, un distributore di benzina e un albergo decrepito con un’insegna luminosa che funzionava a giorni alterni, il Miradar. A seconda di quante lettere decidevano di illuminarsi, il suo nome diventava Radar, Mira, Ira, Ar. Avevo bisogno di un lavoro e sapevo che all'interno dell’albergo c’era un locale, una specie di discoteca anni ottanta che il proprietario stava cercando di svecchiare.


Peter May (1951)

The Blackhouse
They are just kids. Sixteen years old. Emboldened by alcohol, and hastened by the approaching Sabbath, they embrace the dark in search of love, and find only death.
Unusually, there is just a light wind. And for once it is warm, like breath on the skin, caressing and seductive. A slight haze in the August sky hides the stars, but a three-quarters moon casts its pale, bloodless light across the compacted sand left by the outgoing tide. The sea breathes gently upon the shore, phosphorescent foam bursting silver bubbles over gold. The young couple hurry down the tarmac from the village above, blood pulsing in their heads like the beat of the waves.
L'isola dei cacciatori di uccelli
Sono solo ragazzi. Di sedici anni. Vanno in cerca dell'abbraccio del buio, resi audaci dall'alcol e frettolosi dall'imminenza del giorno del Signore.
Stranamente c'è solo un vento leggero. E per una volta è tiepido come l'alito sulla pelle, carezzevole e seducente. Una lieve foschia nel cielo d'agosto nasconde le stelle, ma tre quarti di luna gettano la loro luce pallida ed esangue lungo la sabbia compatta, residuo della marea calante. Il mare respira delicato sulla riva, mentre la sua schiuma fosforescente fa scoppiare bolle argentee sul fondo dorato. La giovane coppia scende di corsa dal villaggio lungo la strada di catrame, con il sangue che pulsa nelle tempie al ritmo delle onde.

(Traduzione: Anna Mioni)


Flora Macdonald Mayor (1872-1932)

The Rector's Daughter
Dedmayne is an insignificant village in the Eastern counties. There were no motor buses in the days of which I write, and Cayley, the nearest station, was six miles off. Dedmayne was ashamed of this, because without a station the most interesting feature for a picture post-card was not available. There was no great house with park or garden to give character to the village. Progress had laid hold of it fifty years before, and pulled down and rebuilt the church, the Rectory, and most the cottages. Part of Dedmayne was even ugly; there was a bit of straight flat road near the church, with low dusty hedges, treeless turnip fields, and corrugated iron roofs of barns which might rank with Canada.
La figlia del reverendo
Dedmayne è un villaggio insignificante nelle contee orientali. Ai tempi di cui scriviamo non c'erano corriere, e Cayley, la stazione più vicina, distava sei miglia. Per Dedmayne era uno smacco, perché senza stazione manca il soggetto più interessante di una cartolina. Non c'era una grande casa con parco e giardino che desse tono al villaggio. Cinquant'anni prima era arrivato il progresso, e aveva demolito e ricostruito la chiesa, la canonica e la maggior parte delle ville. Buona parte di Dedmayne era semplicemente brutta: un tratto di strada diritta e piatta vicino alla chiesa, con siepi basse e polverose, campi di rape senza un albero, fienili con tetti in lamiera ondulata degni del Canada.

(Traduzione: Vincenzo Mingiardi)


Margaret Mazzantini (1961)

Non ti muovere
Non hai rispettato lo stop. Sei passata in volata con la tua giacca di finto lupo, gli auricolari del walkman pressati nelle orecchie. Aveva appena piovuto, e presto sarebbe tornato a piovere. Oltre le ultime fronde dei platani, oltre le antenne, gli storni affollavano la luce cinerea, folate di piume e garriti, chiazze nere che oscillavano, si sfioravano senza ferirsi, poi si aprivano, si sperdevano, prima di tornare a serrarsi in un altro volo. In basso, i passanti avevano il giornale o anche solo le mani sulla testa per proteggersi dalla grandine di sterco che pioveva dal cielo e s'accumulava sull'asfalto insieme alle foglie bagnate cadute dagli alberi, spargendo in giro un odore dolciastro e opprimente che tutti avevano fretta di lasciarsi alle spalle.


Melania G. Mazzucco (1966)

Il bacio della Medusa
C'è qualcosa di straziante nella minuziosa irrilevanza dei grafici che riproducono l'andatura delle precipitazioni nevose sui rilievi alpini nel mese d'ottobre del 1905. Suscitano la stessa sensazione di impotenza e di superiorità immotivata che si prova sfogliando un giornale ingiallito che reclamizza prodotti allora all'avanguardia ma di cui ci si è già dimenticati, lo stesso sgomento che attanaglia quando si contempla una pagina bianca che ci invita, ci chiama e insieme ci esclude.

La camera di Baltus
Di tanto in tanto una scaglia, lo strascico di un vestito, una lancia, una gamba, una mano, si sbriciolano in coriandoli di malta. I colori cedono. Si aggrumano, si screpolano, si staccano; svanisce il prezioso lapislazzuli, il bianco e il cinabro diventano neri, l'azzurrite verdastra, le tempere disfatte dall'umidità s'impastano con la polvere, l'intonaco si fende, si solleva, s'increspa e cade. Il contorno corroso dei corpi e delle teste si cancella come un'impronta sulla sabbia dilavata dalla marea. Le figure che hanno avuto un senso, una storia, un nome, svaniscono. Restano solo le ombre silenziose.

Un giorno perfetto
Roma si addormenta lentamente, sprofondando nel torpore della notte. In lontananza echeggia una sirena. Gli ultimi autobus, vuoti e illuminati, sfrecciano sull'asfalto umido, e nell'edicola un uomo intabarrato in un giaccone sistema una pila di giornali. Davanti al Viminale alcuni operai del gas, arancioni nei giubbotti fosforescenti, aggiustano un tubo. Hanno acceso un fanale che squarcia la condensa, fantomatico e accecante. Ogni tanto sibila la fiamma ossidrica, sprizzando fasci di scintille. La volante della polizia, con la sirena che ulula, risale via Cavour, costeggia la basilica e i fagotti che dormono sulle panchine, svolta a destra e imbocca via Carlo Alberto.

Vita
Questo luogo non è più un luogo, questo paesaggio non è più un paesaggio. Non c'è più un filo d'erba, non una spiga, un arbusto, una siepe di fichi d'India. Il capitano cerca con lo sguardo i limoni e gli aranci di cui gli parlava Vita - ma non vede neanche un albero. Tutto è bruciato. Incespica di continuo nelle buche delle granate, lo avviluppano cespugli di filo spinato. Ecco, qui dovrebbe esserci il pozzo - ma i pozzi sono avvelenati da quando ci hanno gettato dentro i cadaveri dei fucilieri scozzesi, caduti durante il primo assalto alla collina. O forse erano i tedeschi. O i civili. C'è odore di cenere, di petrolio, di morte. Non deve distrarsi, perché la strada è disseminata di bombe inesplose. Sono qui, panciute al centro della strada, come carogne. Dozzine di caricatori vuoti, fucili inservibili.


Roberto Mazzucco (1927-1989)

I sicari di Trastevere
Come tutte le sere a quell'ora, Raffaele Sonzogno era al suo tavolo da lavoro. Terminava di comporre i titoli della prima pagina che l'indomani - domenica 7 febbraio - La Capitale avrebbe riportato con il solito taglio aggressivo.
Da fuori giungevano echi di carnevale.
Era il sabato grasso del 1875. Dopo una giornata spazzata dalla tramontana, alla sera il vento era calato ma la temperatura rimaneva rigida.

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