Demasiado corazón
La frontiera si annunciava con una fila di ambulanze parcheggiate nello spiazzo laterale. Gli autisti se ne stavano appoggiati ai cofani, qualcuno fumava o beveva da una lattina, scambiando parole con aria annoiata. Aspettavano i soldati da riportare alla base di San Diego, come ogni domenica mattina. Poco prima dell'alba, sarebbero arrivati uno dopo l'altro sui taxi di Tijuana, spesso così ubriachi da venire scaricati sull'asfalto per restarsene lì, semicoscienti, finché gli infermieri delle ambulanze non li afferravano per braccia e piedi, scaraventandoli senza troppi riguardi sulle lettighe. Era la solita routine della notte tra il sabato e la domenica. Bart Croce abbassò il finestrino e osservò per qualche istante le ambulanze in fila, mentre davanti a lui un enorme autosnodato Kenworth si fermava al casello.
Forfora e altre sventure
Forfora
Prima era solo atterrito dal contenuto della busta gialla; adesso, invece, tutta la sua apprensione si era concentrata su quella che, in fondo, era soltanto una sgradevole conseguenza dell'intera situazione. E lo specchio non si limitata a rimandargli l'immagine dello scempio, ma gli conficcava nella retina il crollo di tanti mesi di sacrifici, attenzioni, rinunce, rievocandogli tutti i sapori dei cibi che il cervello si era imposto di dimenticare. Sfiorò con le dita tremanti il confine tra il naso e la guancia. Ormai non aveva più dubbi: era proprio un attacco di fegato.
In ogni caso nessun rimorso
CHOISY-LE-ROI, SOBBORGHI DI PARIGI, DOMENICA 28 APRILE 1912
Il carro scricchiolava e gemeva, attraversando a lentezza esasperante i sessanta metri del campo incolto. Dall'altra parte della strada, fra gli alberi, centinaia di fucili erano puntati sulla casa. Dopo l'ultima sparatoria, un silenzio assoluto pietrificava la scena: gli uomini sdraiati sul terrapieno e accovacciati dietro i tronchi seguivano il movimento a ritroso del carro, che ormai era così vicino all'obiettivo da invadere la visuale dei mirini.
Mastruzzi indaga
Eppure, vivi qui da sempre
Guardava la parete immaginando la finestra che non c'era, e intanto sentiva tutti i rumori dell'imbrunire - sgasate di autobus, sbraiti di alienati, sgommate e inchiodate, sirene, allarmi e urla di litiganti per un posteggio - proprio come se il suo ufficio di finestre ne avesse almeno tre, una per ogni lato. Sul quarto c'era la porta, e da lì entrava solo la puzza del ristorante cinese e dei suoi pesci marci stesi a seccare come mutande mal lavate.
Nahui
Cammina a passi lenti lungo l'avenida Madero, lo sguardo smarrito nel cielo e il portamento altero, quasi sfidasse la curiosità dei passanti e le risate dei ragazzini che la indicano irriverenti. L'aria svagata, la noncuranza che si impone per difesa, contrastano con la fierezza dell'incedere e la bizzarra ricercatezza del vestire: il vezzo del fiore infilato nella scollatura generosa, i capelli costretti a furia di sforbiciate a seguire una moda dimenticata, ogni dettaglio del suo aspetto la rende ancor più grottesca agli occhi degli sconosciuti che notano i colori sgargianti, la povertà delle stoffe, il taglio antiquato e la consunzione che sta per ridurre i suoi vestiti in stracci.
Outland rock
Outland rock
Un suono arrugginito percorre le due stanze, e fa alzare di scatto il giovane curvo sul tavolo della cucina.
L'improvvisa attività dal campanello esterno al cortile ha il potere di precipitarlo nell'inquietudine. Si avvicina guardingo alla finestra. Vede lo specchietto retrovisore che inquadra perfettamente l'atrio da cui qualcuno gli sta procurando quella fastidiosa emergenza. Sistemato in quel modo, con una staffa imbullonata al tubo esterno del gas, lo specchio gli permette di studiare l'aspetto degli intrusi prima che superino il secondo portone.
La polvere del Messico
Il bere è un rito collettivo. Nessun vero messicano si ubriacherebbe mai da solo" dice don Venustiano arrotolando un altro taquito de carnitas, il mignolo abilissimo nel sostenere l'involtino di tortilla senza perdere una sola goccia di salsa. Don Venustiano avrà almeno settant'anni, ma si muove coi gesti di un ragazzo dallo sguardo malizioso e il sorriso ammiccante. A tradirne l'età è solo la pelle curtida del volto, conciata come il cuoio di una sella che oltre al sole e al vento della Sierra Madre ha dovuto affrontare l'anidride solforosa della megalopoli. Nel profondo, resta il norteño che lasciò Zacatecas mezzo secolo fa, le sue case di pietra rosa ai piedi del deserto dove la División del Norte di Pancho Villa vinse una delle battaglie decisive.
Puerto Escondido
Acido. Pizzichi di luce, ronzio.
Echi di colpi che rimbalzano da una parete all'altra del cranio, immenso come un solaio.
Luce violenta. Credo che gli occhi siano aperti. Bianco. Li chiudo, li riapro, il bianco diventa grigio chiaro, torna bianco abbagliante. Un bruciore secco mi ustiona la gola e interrompe le esplorazioni.
Rosso, con piccoli scoppi gialli, cataclisma di un colpo di tosse. Tutti i dolori raccolti dalla memoria crepitano in scosse che affiorano vibrando, mordono la pelle, tornano nel buio. La testa, le braccia, le gambe, il petto... la gola, soprattutto. No, è il fianco. Credo il sinistro. C'è tutto. Mi sento tutto. E vivo.
Un flusso stridente, poi un'onda di suoni grotteschi. Si ripetono, assomigliano a una voce. Ho voglia di ridere.
Punti di fuga
All'Étoile du Berger ti avvertono prima, con tanto di cartello sul vetro. "La nostra macchina ha più di cinquant'anni, non chiedetele caffè ristretti." Ma è per risparmiare, rimanendo fermi alla malinconia tranquilla di chi mandava avanti il bar tre o quattro generazioni fa. E io ci vengo anche per questo, è uno dei tanti cambiamenti a cui ho fatto l'abitudine, e che mi hanno portato a preferire questa broda tiepida al caffè caramelloso che bevevo un tempo. O forse, la verità è che non ho mai vissuto una vera stagione d'amore per il caffè.
| The Postman Always Rings Twice
They threw me off the hay truck about noon. I had swung on the night before, down at the border, and as soon as I got up there under the canvas, I went to sleep. I needed plenty of that, after three weeks in Tia Juana, and I was still getting it when they pulled off to one side to let the engine cool. Then they saw a foot sticking out and threw me off. I tried some comical stuff, but all I got was a dead pan, so that gag was out. They gave me a cigarette, though and I hiked down the road to find something to eat. |
Il postino suona sempre due volte
Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno. C'ero saltato sopra la notte, giù al confine, e appena steso sotto il telone, nel fieno, mi ero addormentato. Sonno ne avevo un bel po', dopo tre settimane a Tia Juana, e dormivo ancora quando si fermarono a uno slargo per far freddare il motore. Videro spuntare un piede e mi tirarono giù. Provai a cavarmela con qualche frottola, ma come parlare al muro: sicché fine della corsa. Però mi diedero una sigaretta, e mi incamminai sulla strada in cerca di qualcosa da mangiare. (Traduzione: Franco Salvatorelli) |
Il barone rampante
Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette
per l'ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo
della nostra villa d'Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del
parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a
quell'ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco
mattiniera Corte di Francia, d'andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento
dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: - Ho detto che non voglio e non
voglio! - e respinse il piatto di lumache. Mai s'era vista disubbidienza più grave.
Il castello dei destini incrociati
In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti.
Passai per un ponte levatoio sconnesso, smontai di sella in una corte buia, stallieri silenziosi presero in consegna il mio cavallo. Ero senza fiato; le gambe mi reggevano appena: da quando ero entrato nel bosco tali erano state le prove che mi erano occorse, gli incontri, le apparizioni, i duelli, che non riuscivo a ridare un ordine né ai movimenti né ai pensieri.
Il cavaliere inesistente
Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l'esercito di Francia. Carlomagno doveva passare
in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano lì; faceva caldo; era
un pomeriggio di prima estate, un po' coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in
pentole tenute a fuoco lento. Non è detto che qualcuno in quell'immobile fila di cavalieri
già non avesse perso i sensi o non si fosse assopito, ma l'armatura li reggeva impettiti
in sella tutti a un modo. D'un tratto, tre squilli di tromba: le piume dei cimieri sussultarono
nell'aria ferma come a uno sbuffo di vento, e tacque subito quella specie di mugghio marino che
s'era sentito sin qui, ed era, si vede, un russare di guerrieri incupito dalle gole metalliche
degli elmi. Finalmente ecco, lo scorsero che avanzava laggiù in fondo, Carlomagno, su un
cavallo che pareva più grande del naturale, con la barba sul petto, le mani sul pomo della
sella. Regna e guerreggia, guerreggia e regna, dài e dài, pareva un po'
invecchiato, dall'ultima volta che l'avevano visto quei guerrieri.
Le città invisibili
Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l'imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore. Nella vita degli imperatori c'è un momento, che segue all'orgoglio per l'ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che ci prende una sera con l'odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne istoriati sulla fulva groppa dei planisferi, arrotola uno sull'altro i dispacci che ci annunciano il franare degli ultimi eserciti nemici di sconfitta in sconfitta, e scrosta la ceralacca dei sigilli di re mai sentiti nominare che implorano la protezione delle nostre armate avanzanti in cambio di tributi annuali in metalli preziosi, pelli conciate e gusci di testuggine: è il momento disperato in cui si scopre che quest'impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.
Le cosmicomiche
Una volta, secondo Sir George H. Darwin, la Luna era molto vicina alla Terra. Furono le maree che a poco a poco la spinsero lontano: le maree che lei Luna provoca nelle acque terrestri e in cui la Terra perde lentamente energia.
Lo so bene! - esclamò il vecchio Qfwfq, - voi non ve ne potete ricordare ma io sì. L'avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata: quand'era il plenilunio - notti chiare come di giorno, ma d'una luce color burro -, pareva che ci schiacciasse; quand'era lunanuova rotolava per il cielo come un nero ombrello portato dal vento; e a lunacrescente veniva avanti a corna così basse che pareva lì lì per infilzare la cresta di un promontorio e restarci ancorata.
La giornata d'uno scrutatore
Amerigo Ormea uscì di casa alle cinque e mezzo del mattino. La giornata si annunciava piovosa. Per raggiungere il seggio elettorale dov'era scrutatore, Amerigo seguiva un percorso di vie strette e arcuate, ricoperte ancora di vecchi selciati, lungo muri di case povere, certo fittamente abitate ma prive, in quell'alba domenicale, di qualsiasi segno di vita. Amerigo, non pratico del quartiere, decifrava i nomi delle vie sulle piastre annerite - nomi forse di dimenticati benefattori - inclinando di lato l' ombrello e alzando il viso allo sgrondare della pioggia.
Lezioni americane
Dedicherò la prima conferenza all'opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d'aver più cose da dire. Dopo quarant'anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro.
Marcovaldo
Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s'accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati da fieno che starnutano per pollini di fiori d'altre terre.
Un giorno, sulla striscia d'aiola d'un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore, e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che prendeva proprio lì ogni mattina il tram. Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l'attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto.
Palomar
Il mare è appena increspato e piccole onde battono sulla riva sabbiosa. Il signor Palomar è in piedi sulla riva e guarda un'onda. Non che egli sia assorto nella contemplazione delle onde. Non è assorto, perché sa bene quello che fa: vuole guardare un'onda e la guarda. Non sta contemplando, perché per la contemplazione ci vuole un temperamento adatto, uno stato d'animo adatto e un concorso di circostanze esterne adatto: e per quanto il signor Palomar non abbia nulla contro la contemplazione in linea di principio, tuttavia nessuna di queste tre condizioni si verifica per lui. Infine non sono le "onde" che intende guardare, ma un'onda singola e basta: volendo evitare le sensazioni vaghe, egli si prefigge per ogni suo atto un oggetto limitato e preciso.
Il sentiero dei nidi di ragno
Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.
Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.
Se una notte d'inverno un viaggiatore
Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo "Se una notte d'inverno un
viaggiatore" di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero.
Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di
là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: "No, non voglio
vedere la televisione!" Alza la voce, se no non ti sentono: "Sto leggendo! Non voglio
essere disturbato!" Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più
forte, grida: "Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!" O se non
vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.
Sotto il sole giaguaro
Come epigrafi di un alfabeto indecifrabile, di cui metà delle lettere siano state cancellate dallo smeriglio del vento carico di sabbia, così voi resterete, profumerie, per l'uomo futuro senza naso. Ancora ci aprirete le porte a vetri silenziose, attutirete i nostri passi sui tappeti, ci accoglierete nel vostro spazio da scrigno, senza spigoli, tra le rivestiture di legno laccato delle pareti, ancora commesse e padrone colorate e carnose come fiori artificiali ci sfioreranno con le tonde braccia armate di spruzzatori o con l'orlo della gonna tendendosi sulla punta dei piedi in cima agli sgabelli: ma i flaconi le boccette le ampolle dai tappi di vetro cuspidati o sfaccettati continueranno invano a intrecciare da uno scaffale all'altro la loro rete di accordi consonanze dissonanze contrappunti modulazioni progressioni: le nostre sorde narici non coglieranno più le note della gamma: gli aromi muschiati non si distingueranno dai cedrini, l'ambra e la reseda, il bergamotto e il benzoino saranno muti, sigillati nel calmo sonno dei flaconi.
La speculazione edilizia
Alzare gli occhi dal libro (leggeva sempre, in treno) e ritrovare pezzo per pezzo il paesaggio - il muro, il fico, la noria, le canne, la scogliera - le cose viste da sempre di cui soltanto ora, per esserne stato lontano, s'accorgeva: questo era il modo in cui tutte le volte che vi tornava, Quinto riprendeva contatto col suo paese, la Riviera. Ma siccome da anni durava questa storia, della sua lontananza, e dei suoi ritorni sporadici, che gusto c'era? Sapeva già tutto a memoria: eppure, continuava a cercare di fare nuove scoperte, così di scappata, un occhio sul libro l'altro fuori dal finestrino, ed era ormai soltanto una verifica di osservazioni, sempre le stesse.
Però ogni volta c'era qualcosa che gli interrompeva il piacere di quest'esercizio e lo faceva tornare alle righe del libro, un fastidio che non sapeva bene neanche lui. Erano le case.
Ti con zero
Secondo i calcoli di H.Gerstenkorn, sviluppati da H.Alfven, i continenti terrestri non sarebbero che frammenti della Luna caduti sul nostro pianeta. La Luna in origine sarebbe stata anch'essa un pianeta gravitante attorno al Sole, fino al momento in cui la vicinanza della Terra non la fece deragliare dalla sua orbita. Catturata dalla gravitazione terreste, la Luna s'accostò sempre di più, stringendo la sua orbita attorno a noi. A un certo momento la reciproca attrazione prese a deformare la superficie dei due corpi celesti, sollevando onde altissime da cui si staccavano frammenti che vorticavano nello spazio tra Terra e Luna, soprattutto frammenti di materia lunare che finivano per cadere sulla Terra. In seguito, per influsso delle nostre maree, la Luna fu spinta a riallontanarsi, fino a raggiungere la sua orbita attuale. Ma una parte della massa lunare, forse la metà, era rimasta sulla terra, formando i continenti.
Il visconte dimezzato
C'era una guerra contro i turchi. Il visconte Medardo di Terralba, mio zio, cavalcava per la
pianura di Boemia diretto all'accampamento dei cristiani. Lo seguiva uno scudiero a nome Curzio.
Le cicogne volavano basse, in bianchi stormi, traversando l'aria opaca e ferma.
-
Perché tante cicogne? - chiese Medardo a Curzio, - dove volano?
Mio zio era nuovo
arrivato, essendosi arruolato appena allora, per compiacere certi duchi nostri vicini impegnati
in quella guerra. S'era munito d'un cavallo e d'uno scudiero all'ultimo castello in mano
cristiana, e andava a presentarsi al quartiere imperiale.
- Volano ai campi di battaglia, -
disse lo scudiero, tetro, - Ci accompagneranno per tutta la strada.
Le ali della sfinge
Ma indove erano andate a finire quelle prime matinate nelle quali, appena arrisbigliato, si sintiva attraversato da una speci di correnti di filicità pura, senza motivo?
Non si trattava del fatto che la jornata s'appresentava priva di nuvole e vento e tutta tirata a lucido dal sole, no, era un'altra sensazione che non dipinniva dalla sò natura di meteoropatico, a volersela spiegare era come un sintirisi in armonia con l'universo criato, perfettamente sincronizzato a un grande ralogio stillare ed esattamente allocato nello spazio, al punto priciso che gli era stato destinato fino dalla nascita.
Minchiate? Fantasie? Possibile.
Gli arancini di Montalbano
La prova generale
La nottata era proprio tinta, botte di vento arraggiate si alternavano a rapide passate d'acqua tanto malintenzionate che parevano volessero infilzare i tetti. Montalbano era tornato a casa da poco, stanco perché il travaglio della jornata era stato duro e soprattutto faticante per la testa. Riaprì la porta-finestra che dava sulla verandina: il mare si era mangiato la spiaggia e quasi toccava la casa. No, non era proprio cosa, l'unica era farsi una doccia e andarsi a coricare con un libro. Sì, ma quale? A eleggere il libro col quale avrebbe passato la notte condividendo il letto e gli ultimi pinsèri era macari capace di perderci un'orata.
Il birraio di Preston
Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa. Il non ancora decino Gerd Hoffer, ad una truniata più scatasciante delle altre, che fece trimoliare i vetri delle finestre, si arrisbigliò con un salto, accorgendosi, nello stesso momento, che irresistibilmente gli scappava. Era una storia vecchia, questa della scappatina di pipì: i medici avevano diagnosticato che il picciliddro era lento d'incascio, cioè di reni, fin dalla nascita, e che quindi era naturale che si liberasse a letto. Ma il padre, l'ingegnere minerario Fridolin Hoffer, da quell'orecchio mai aveva voluto sentirci, non si dava pace d'avere messo al mondo un figlio tedesco di scarto, e quindi sosteneva che non si trattava di cure ma di kantiana educazione della volontà, per cui ogni mattina che Dio mandava in terra si metteva a ispezionare, sollevando coperta e lenzuolo a secondo di stascione, il letto del figlio e, infilata la mano inquisitoria, al subito immancabile vagnaticcio reagiva con una potenta timbulata al bambino la cui guancia colpita a vista d'occhio pigliava a gonfiarsi come un muffoletto di pane ad opera di lievito di birra.
Il cane di terracotta
A stimare da come l'alba stava appresentandosi, la iurnata s'annunziava certamente sméusa, fatta cioè ora di botte sole incaniato. ora di gelidi stizzichii di pioggia, il tutto condito da alzate improvvise di vento. Una di quelle iurnate in cui chi è soggetto al brusco cangiamento di tempo, e nel sangue e nel cirveddo lo patisce, capace che si mette a svariare continuamente di opinione e di direzione, come fanno quei pezzi di lattone, tagliati a forma di bannéra o di gallo, che sui tetti ruotano in ogni senso ad ogni minima passata di vento.
La concessione del telefono
A Sua Eccellenza Illustrissima
Vittorio Parascianno
Prefetto di
Montelusa
Vigàta li 12 giugno 1891
Eccellenza,
Il sottoscritto GENUARDI Filippo, fu Giacomo Paolo e di Posacane Edelmira, nato in Vigàta (provincia di Montelusa), alli 3 del mese di settembre del 1860 e quivi residente in via dell'Unità d'Italia n. 75, di professione commerciante in legnami, desidera venire a conoscenza degli atti occorrenti per ottenere la concessione di una linea telefonica per uso privato.
Gratissimo per la benigna attenzione che V.E. vorrà dedicare alla richiesta, si professa devot.mo in fede
Genuardi Filippo
La forma dell'acqua
Lume d'alba non filtrava nel cortiglio della "Splendor", la società che aveva in appalto la nettezza urbana di Vigàta, una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si cataminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi dal suo sonno piombigno, già si faticava a scangiare parole. Il caposquadra, prima di assegnare i posti, comunicò che per quel giorno, e altri a venire, Peppe Schèmmari e Caluzzo Brucculeri sarebbero stati assenti giustificati. Più che giustificata infatti l'assenza: i due erano stati arrestati la sera avanti mentre tentavano di rapinare il supermercato, armi alla mano.
La gita a Tindari
Che fosse vigilante, se ne faceva capace dal fatto che la testa gli funzionava secondo logica e non seguendo l'assurdo labirinto del sogno, che sentiva il regolare sciabordìo del mare, che un venticello di prim'alba trasìva dalla finestra spalancata. Ma continuava ostinatamente a tenere gli occhi inserrati, sapeva che tutto il malumore che lo maceriava dintra sarebbe sbommicato di fora appena aperti gli occhi, facendogli fare o dire minchiate delle quali doppo avrebbe dovuto pentirsi.
Il giro di boa
Nuttata fitusa, 'nfami, tutta un arramazzarsi, un votati e rivotati, un addrummisciti e un arrisbigliati, un susiti e un curcati. E non per colpa di una mangiatina eccessiva di purpi a strascinasali o di sarde a beccafico fatta la sira avanti, perchè almeno uno scascione di quell'affannata insonnia ci sarebbe stata, invece, nossignore, manco questa soddisfazione poteva pigliarsi, la sira avanti aviva avuto lo stomaco accussì stritto che non ci sarebbe passato manco un filo d'erba.
Il ladro di merendine
S'arrisbigliò malamente: i linzòla, nel sudatizzo del sonno agitato per via del chilo e mezzo di sarde a beccafico che la sera avanti si era sbafàto, gli si erano strettamente arravugliate torno torno il corpo, gli parse d'essere addiventato una mummia. Si susì, andò in cucina, riaprì il frigorifero, si scolò mezza bottiglia d'acqua aggilàta. Mentre beveva, taliò fòra dalla finestra spalancata. La luce dell'alba prometteva giornata bona, il mare una tavola, il cielo chiaro senza nuvole. Montalbano, soggetto com'era al tempo che faceva, si sentì rassicurato circa l'umore che avrebbe avuto nelle ore a venire.
Un mese con Montalbano
La lettera anonima
Annibale Verruso ha scoperto che sua moglie gli mette le corna e vuole farla ammazzare. Se la cosa càpita, la responsabilità è vostra!
La lettera anonima, scritta a stampatello, con una biro nìvura, era partita da Montelusa genericamente indirizzata al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Vigàta. L'ispettore Fazio, che era addetto a smistare la posta in arrivo, l'aveva letta e immediatamente consegnata al suo superiore, il commissario Salvo Montalbano. Il quale, quella matina, dato che tirava libeccio, era insitàto sull'agro, ce l'aveva a morte con se stesso e con l'universo criato.
La mossa del cavallo
"Dominivobisco."
"Etticummi spiri totò" risposero una decina di voci sperse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.
"Itivìnni, la missa è."
Ci fu una rumorata di seggie smosse, la prima messa del mattino era finita. Una fìmmina ebbe una botta di tosse, patre Artemio Carnazza fece una mezza inginocchiata davanti all'altare maggiore, scomparse di prescia nella sacrestia dove il sacrestano, moro di sonno com'era sempre, l'aspettava per aiutarlo a spogliarsi dei paramenti.
La paura di Montalbano
Giorno di febbre
Appena arrisbigliatosi, decise di telefonare in commissariato per avvertire che quel giorno proprio non era cosa, non ce l'avrebbe fatta ad andare in ufficio, durante la nottata una botta d'influenza l'aveva assugliato di colpo come uno di quei cani che manco abbaiano e li vedi solo quando già ti hanno azzannato alla gola. Fece per susìrisi, ma si fermò a mezzo, le ossa gli dolevano, le giunture scricchiolavano, dovette ripigliare il movimento con quatèla, finalmente arrivò all'altezza del telefono, allungò il braccio e in quel preciso momento la soneria squillò.
"Pronti, dottori? Parlo con lei di pirsona pirsonalmente? Mi arriconobbe? Catarella sono."
"Ti arriconobbi, Catarè. Che vuoi?"
"Nenti voglio, dottori."
"E allora perché mi chiami?"
"Ora vengo e mi spiego, dottori. Io di pirsona pirsonalmenti non voglio nenti da lei, ma c'è il dottori Augello che ci vorrebbe dire una cosa. Che faccio, ci lo passo o no?"
"Va bene, passamelo."
"Ristasse al parecchio che ci faccio parlari."
La pazienza del ragno
S'arrisbigliò di colpo, sudatizzo, col sciato grosso. Per qualichi secondo non capì indovi s'attrovava,doppo fu il respiro leggero e regolare di Livia addrummisciuta allato a lui a riportarlo alle dimensioni accanosciute e rassicuranti. Era nella sò cammara di letto a Marinella. A tirarlo fora dal sonno era stata una fitta gelida come una lama alla ferita della spalla mancina. Non ebbe bisogno di taliare il ralogio sul comodino per sapiri che erano le tri e mezza di notte, per la precisione le tri ,ventisette primi e quaranta secondi.
La presa di Macallè
Venne arrisbigliato, a notti funna, da un gran catunio di vociate e di chianti che veniva dalla càmmara di mangiari. Ma era cosa stramma assà pirchì tanto le vociate quanto i chianti erano assufficati, squasiche chi stava facendo catunio non vulisse fari sentiri il catunio che stava facendo.
Michilino, che era un picciliddro vicino a se' anni ma sperto, di subito, dal lettino dove stava corcato, taliò nel letto granni indovi dormivano sò patre e sò matre. Non c'erano, si erano susuti e quindi dovevano essere loro a catuniare: infatti, appizzate le grecchie, sentì distintamente che a fare vociate che non si capivano e a chiangiri era 'a mamà, mentre inveci 'u papà ogni tanto interveniva a mezza voce:
"Basta, Ernestì! Basta che stai arrisbigliando 'u paìsi! Accura, Ernestì, che se m'incazzo io finisce a schifìo!".
La prima indagine di Montalbano
I dù òmini che sinni stavano arriparati sutta la tettoia che era stata messa alla firmata, aspittando con santa pacienza l'arrivata della circolare notturna, macari senza acconoscersi si scangiarono un surriseddro pirchì da dintra di un grosso scatolone di cartone arrovisciato in un angolo proveniva un runfuliare accussì forte e persistente che manco una sega elettrica. Un povirazzo, un pizzente certamente, che aveva trovato provisorio riparo al friddo e all'acqua di cielo e che, conortato da quel tanticchia di calore del suo stesso corpo che il cartone tratteneva, aveva addiciso che la meglio era inserrare gli occhi, futtirisinni di lu munnu sanu sanu e bonanotti. Finalmente la circolare arrivò, i dù òmini acchianarono, ripartì. Di cursa arrivò uno: "Ferma! Ferma!". Il conducente sicuramente lo vitti, ma tirò di longo.
Privo di titolo
Verso la metà d'aprile del 1941, il professore di cultura militare del ginnasio-liceo "Empedocle" di Giurgenti, avvocato Francesco Mormino, principiò, previa autorizzazione del signor preside s'intende, a firriare classi classi per spiegare a noi alunni (io allora andavo in prima liceo), il comu e il pirchì della grande adunata giovanilfascista che si sarebbe svolta a Caltanissetta il 21 di quello stesso mese.
E correva voce che a quell'adunata avrebbero partecipato macari avanguardisti e giovani italiane di tutte le altre province siciliane.
Nella nostra classe il professore avvocato Mormino s'appresentò a mezza matinata interrompendo una tirribili interrogazione di greco. E perciò fu ricevuto dalla classe in piedi, venne salutato romanamente e ricevette uno spontaneo applauso liberatorio.
Il re di Girgenti
Ora comu ora, i Zosimo se la passavano bona. Ma sidici anni avanti, quanno erano di frisco maritati, Gisuè e Filònia la fame nìvura avevano patito, quella che ti fa agliuttiri macari il fumo di la lampa. Erano figli e niputi di giornatanti e giornatanti essi stessi, braccianti agricoli stascionali che caminavano campagne campagne a la cerca di travaglio a sicondo del tempo dei raccolti e quanno lo trovavano, il travaglio, potevano aviri la furtuna di mangiare per qualiche simanata, pre sempio una scanata di pane con la calatina, il companaticu ca poteva essere un pezzo di cacio, una sarduzza salata, una caponatina di milanciani.
La scomparsa di Patò
Il "Mortorio" a Vigàta
La stagione della caccia
Il pacchetto a vapore che faceva navetta postale da Palermo, il "Re d'Italia" - ma dai siciliani testardamente continuato a chiamare "Franceschiello" per un miscuglio di abitudine, luffarìa e omaggio al re borbone che aveva istituito il servizio - attraccò, spaccando il minuto, alle due dopopranzo del capodanno del 1880, nel porto di Vigàta.
Mentre dalla traballanti farlacche prontamente accostate al fianco del postale s'avventavano a terra i passeggeri di stiva in un subisso di vociare saluti pianti ceste di frutta sacchi di patate carusi panieri di pane mazzi di galline e pietre di sale, da una più dignitosa ma peggio traballante biscaglina rigida principiarono a scendere quattro passeggeri di gabina debitamente riveriti dal capitano Cumella, ralogio alla mano a significare che lui e la sua nave, mare d'oglio o mare d'aceto, sempre puntuali s'appresentavano.
La voce del violino
Che la giornata non sarebbe stata assolutamente cosa il commissario Salvo Montalbano se ne fece subito persuaso non appena raprì le persiane della càmmara da letto. Faceva ancora notte, per l`alba mancava perlomeno un`ora, però lo scuro era già meno fitto, bastevole a lasciar vedere il cielo coperto da dense nuvole d`acqua e, oltre la striscia chiara della spiaggia, il mare che pareva un cane pechinese. Dal giorno in cui un minuscolo cane di quella razza, tutto infiocchettato, dopo un furioso scaracchìo spacciato per abbaiare, gli aveva dolorosamente addentato un polpaccio, Montalbano chiamava così il mare quando era agitato da folate brevi e fredde, che provocavano miriadi di piccole onde sormontate da ridicoli pennacchi di schiuma. Il suo umore s`aggravò, visto e considerato che quello che doveva fare in matinata non era piacevole: partire per andare a un funerale.
Il Paese degli zii ed altre novelle filosofiche
I luoghi dell'infanzia appaiono immiseriti a chi vi torni adulto, lo sanno tutti. E tutti sanno che questa ripetuta esperienza suscita talora un triste presagio: anche le cose oggi per noi decisive e importanti potrebbero rivelarsi un giorno irrilevanti e mediocri. I vecchi, volgendo al passato uno sguardo ormai estraneo, non valutano forse sorridendo, talora francamente ridendo, l'intero corso della loro vita?
| Os Lusíadas
As armas e os barões assinalados, Que da ocidental praia Lusitana, Por mares nunca de antes navegados, Passaram ainda além da Taprobana, Em perigos e guerras esforçados, Mais do que prometia a força humana, E entre gente remota edificaram Novo Reino, que tanto sublimaram; |
I Lusiadi
L'armi ed i gentiluomini famosi che dall'estrema riva lusitana per mari inesplorati e tenebrosi si spinsero fin oltre Taprobana guerre e rischi affrontando numerosi molto al di sopra d'ogni forza umana; e che eressero regni, nei remoti lidi, da loro resi illustri e noti; (Traduzione: Riccardo Averini) |
Un altare per la madre
Davanti alla chiesa si era formata una piccola folla, ragazzi. donne e uomini di tutte le età, che si andavano raggruppando secondo i gradi di parentela o secondo il caso: bastava che uno dicesse una parola e un altro rispondesse perché tra loro due si facessero compagnia. Io mi sono ritrovato solo e ultimo.
Alcuni ragazzi han sollevato la bara a spalla e si sono avviati attraverso la campagna, gli altri dietro, in fila indiana.
La città del sole
INTERLOCUTORI
OSPITALARIO e GENOVESE NOCHIERO DEL COLOMBO
OSPITALARIO - Dimmi, di grazia, tutto quello che t'avvenne in questa navigazione.
GENOVESE - Già t'ho detto come girai il mondo tutto e poi come arrivai alla Taprobana, e fui forzato metter in terra, e poi, fuggendo la furia di terrazzani, mi rinselvai, ed uscii in un gran piano proprio sotto l'equinoziale.
OSPITALARIO - Qui che t'occorse?
GENOVESE - Subito incontrai un gran squadrone d'uomini e donne armate, e molti di loro intendevano la lingua mia, li quali mi condussero alla Città del Sole.
Agosto, moglie mia non ti conosco
"Figliuolo."
"Papà."
"Questo mi pare proprio l'albergo che fa per noi."
"Te lo stavo per dire."
"Pulito. Elegante. Almeno a giudicare dall'esterno. Ci staremo come papi. E di': sei contento di questo matrimonio?"
"Se sei contento tu, sono contento anch'io."
"Ma sei tu che devi sposare, figlio mio."
"Sono io? Oh, credevo che fossi tu."
Amiamoci in fretta
Erano circa le 7 di sera. Chiamai:
"Battista".
Nel tardo pomeriggio estivo, Battista dormiva seduto.
"Un momento," mi disse, senza aprir gli occhi "sto facendo un sogno importante."
L'eterno sognatore! Battista è superstizioso, crede ai sogni e, per trarre presagi, dorme spesso la notte e qualche volta un poco il giorno.
"Hai finito?" gli chiesi dopo qualche minuto.
Battista s'alzò.
"Continuerò dopo" disse.
Cantilena all'angolo della strada
La pretesa freschezza della natura all'alba è un'illusione. Tutto è così come l'avevamo lasciato al sopraggiungere della notte. Giacciono, sparsi sul lastrico della città, i rottami del giorno precedente. Senza contare che, in tutto il mondo, continuamente fa giorno. Se il telefono ce lo comunicasse, udiremmo a ogni istante, del giorno e della notte: spunta il sole, spunta il sole, spunta il sole. Vero è che riceveremmo continuamente altrettanti annunzi: il sole tramonta, il sole tramonta, il sole tramonta. Perciò, quando sembra che, al primo raggio che indora i fili di ragno fra i cespugli bagnati di rugiada, tutto il creato canti: "È giorno, è giorno", non è tutto il Creato che canta, e in quel momento c'è anche a qualche distanza da noi un luogo dove, sentendosi il primo brivido della sera, pare che il Creato mormori sul pianto delle cose: "Pentimento, pentimento, il giorno è finito!" Ma anche qui non è tutto il Creato, è un piccolo punto del Creato.
Celestino e la famiglia Gentilissimi
Miei cari,
vi ho promesso esatte relazioni della villeggiatura che sto facendo in questa amena spiaggia, ospite nella villa dei conti Gentilissimi, e voi sapete che non son uomo da non tener fede alla parola. Vi descriverò, per cominciare, la scena del mio arrivo, così come ho potuto ricostruirla per mezzo di frasi udite attraverso la parete di comunicazione.
Sono arrivato ch'era vicino mezzogiorno. Non avevo dato alcun preavviso, perché volevo fare un'improvvisata, e anche per evitare che i signori Gentilissimi mi facessero dire che non erano in casa. Quando Amalasunta, la cameriera, è venuta ad aprirmi la porta e mi ha visto con le mie due valige, mi ha fatto un mondo di feste.
- Accomodatevi, - mi ha detto - avverto subito i signori.
Mentre aspettavo, ho potuto intercettare dalla stanza accanto il seguente dialogo, benché esso si svolgesse a bassa voce:
DOMESTICA - C'è il signor Celestino.
CONTESSA GENTILISSIMI - Il signor Celestino? E che vuole?
CONTE GENTILISSIMI - Sarà venuto dalla città. Hai detto che ci siamo?
DOMESTICA - Sì.
CONTE GENTILISSIMI - Accidenti alla cretina che sei.
Chiarastella
Era vicina l'ora del tramonto e le sabbie, dopo avere scottato per una intera giornata, divenivano a poco a poco fresche. Nulla è più dolce di questa ora nel deserto. Il cielo prendeva colore e, avendo il sole quasi raggiunto l'estremo limite dell'orizzonte, la mia ombra s'allungava smisurata dietro di me.Nella grande solitudine non s'udiva il minimo rumore e qualche alito di vento, portando l'annuncio dell'imminente freschezza, pareva dire: Fra poco, qui, si farà una notte che nessuno vedrà.
Quando, all'improvviso, udii gridare: - Si tolga, si tolga di là! Presto!
Giovinotti, non esageriamo!
Il 12 di quel mese, sapete, quel mese così conosciuto, di cui si parla tanto, specialmente in poesia, ma sì, quel mese che fa rima con quella cosa, ce l'ho sulla punta della lingua.
Insomma il 12 di quel mese, al Chrystal Palace di Londra i 200.001 occhi degli spettatori che assistevano a una partita di calcio...
"Oh," diranno i lettori "c'era uno spettatore con un occhio di più."
No. C'era uno spettatore con un occhio di meno.
Un simpatico vecchietto a nome Peterson, che non mancava mai alle grandi partite di calcio, dovunque esse si svolgessero. Per assistervi, quest'uomo irrequieto compiva lunghi viaggi e spendeva un monte di quattrini. Una volta, in un resoconto, si lesse che la partita era seguita da centotrentamila occhi.
"Oh," dissero tutti "è morto Peterson."
In campagna è un'altra cosa
Giovedì.
Eccomi in campagna a visitare i miei possedimenti.
(Posseggo, difatti, in questa ubertosa regione, uno zio, una zia e due cugini.)
LO ZIO ALESSANDRO.
Mio zio vorrebbe che m'alzassi presto la mattina, per godere lo spettacolo della natura. Benedetto uomo. Gli dico: "Guardalo tu e riferiscimi". Ma non ci sente da quest'orecchio e insiste. L'umanità si divide in due categorie: quelli che s'alzan tardi e quelli che s'alzan presto. I primi se ne stanno tranquilli e buoni. Gli altri, invece, sostengono a spada tratta la necessità per tutti d'alzarsi presto.
Ma che cosa è quest'amore?
Alle 7 del mattino, Carl'Alberto entrò nella stazione di Roma e un facchino l'accompagnò al treno di Napoli.
"Veramente" osservò il giovane "io debbo andare a Firenze."
"Salga!" disse il facchino.
"Sempre prepotenze!" mormorò Carl'Alberto, prendendo posto nel treno di Napoli.
Mancava qualche minuto alla partenza.
Il povero Piero
La stanza da letto di Piero era caratterizzata dal disordine tipico delle camere dove da tempo giace un ammalato, che quasi non riceve visite, all'infuori di quelle del medico a ore fisse, le quali lasciano il tempo che trovano. I primi tempi veniva anche qualche amico, o, un po' meno, qualche parente. Poi, come succede, visto che la cosa prendeva per le lunghe non venne più nessuno. L'ultima volta, dopo una silenziosa e noiosa sosta accanto al letto (non sapevano di che cosa parlare), i visitatori, andandosene, dissero a bassa voce, sulla porta, alla moglie: "Ci avverta, se c'è qualcosa di nuovo": intendendo: "Se avviene la catastrofe". E lasciarono il numero del telefono. La moglie promise di telefonare; ma le cose erano stazionarie, non c'erano state necessità di chiamate, e nessuno s'era più fatto vivo.
Se la luna mi porta fortuna
È un peccato che lo spettacolo della levata del sole si svolga la mattina presto. Perché non ci va nessuno. D'altronde, come si fa ad alzarsi a quell'ora? Se si svolgesse nel pomeriggio o, meglio, di sera sarebbe tutt'altro. Ma così come stanno le cose, va completamente deserto ed è sprecato. Soltanto se un geniale impresario lo facesse diventare alla moda, vedremmo la folla elegante avviarsi di buon'ora in campagna per occupare i posti migliori; in questo caso, pagheremmo persino il biglietto, per assistere alla levata del sole, e prenderemmo in affitto i binocoli. Ma per ora allo spettacolo si trova presente qualche raro zotico che non lo degna nemmeno d'una occhiata e preferisce occuparsi di patate, o di pomodori.
L'attore americano
Questa giornata d'ottobre è iniziata con un'aura di aggressività e sfiga che aleggia tutt'intorno, a cominciare dal cielo parigino grigio piombo, dalla pioggia sottile e continua, una rottura di coglioni che dura da più di una settimana e non ha nessuna intenzione di finirla lì. D'accordo che la vita è una continua mutazione ma ci sono di queste giornate che iniziano col cattivo umore e magari sembra che possono andare a finire anche peggio.
Poi c'è la storia che sarebbe anche il giorno di compleanno della sottoscritta e forse dovrei fare un tentativo per organizzare qualcosa, una cena, quattro amici raccattati in giro.
Mai sentita così bene
Quella paracula della mia amica, la Monica, ne ha combinata un'altra delle sue. Ore nove e
tre quarti mattutine e quella tutta isterica e schizzata c'ha già una parlantina da
stenderti secca. Io ancora in coma per il risveglio pessimo, bocca impastata, pensieri
allucinati, e lei a urlare nella cornetta: Oè, testona, che fine hai fatto? Che stavi
facendo, porcate?
Io dico: Niente, due esercizi di danza del dragone...
CHEEEE??!
Ripeto: Danza del dragone.
E lei: Danza del dragone! Adesso si chiama così?
| La chute
Puis-je, monsieur, vous proposer mes services, sans risquer d'être importun? Je crains que vous ne sachiez vous faire entendre de l'estimable gorille qui préside aux destinées de cet établissement. Il ne parle, en effet, que le hollandais. A moins que vous ne m'autorisiez à plaider votre cause, il ne devinera pas que vous désirez du genièvre. Voilà, j'ose espérer qu'il m'a compris; ce hochement de tête doit signifier qu'il se rend à mes arguments. Il y va, en effet, il se hâte, avec une sage lenteur. Vous avez de la chance, il n'a pas grogné. Quand il refuse de servir, un grognement lui suffit: personne n'insiste. |
La caduta
Potrei, egregio signore, senza rischiare d'importunarla, offrirle i miei servizi? Temo che lei non sappia farsi intendere dall'esimio gorilla che presiede ai destini di questo locale. In effetti, egli parla soltanto olandese. Se non mi autorizza a patrocinare la sua causa, non indovinerà che lei desidera del ginepro. Ecco, oso sperare che m'abbia capito; quella scrollata di capo deve significare che si arrende alle mie ragioni. Infatti si muove, si affretta con saggia lentezza. Lei è fortunato, non brontola. Quando si rifiuta di servire, gli basta un brontolio: nessuno insiste. (Traduzione: Sergio Morando) |
| L'étranger
Aujourd'hui, maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sais pas. J'ai reçu un télégramme de l'asile: "Mère décédée. Enterrement demain. Sentiments distingués." Cela ne veut rien dire. C'était peut-être hier. L'asile de vieillards est à Marengo, à quatre-vingts kilomètres d'Alger. Je prendrai l'autobus à deux heures et j'arriverai dans l'après-midi. Ainsi, je pourrai veiller et je rentrerai demain soir. J'ai demandé deux jours de congé à mon patron et il ne pouvait pas me les refuser avec une excuse pareille. Mais il n'avait pas l'air content. Je lui ai même dit: "Ce n'est pas de ma faute." Il n'a pas répondu. J'ai pensé alors que je n'aurais pas dû lui dire cela. |
Lo straniero
Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio: "Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti." Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L'ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l'autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l'aria contenta. Gli ho persino detto: "Non è colpa mia." Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo. (Traduzione: Alberto Zevi) |
Lettres à un ami allemand (Lettere a un amico tedesco)
Lei mi diceva: "La grandezza del mio paese non ha prezzo. È buono tutto quanto a questa grandezza contribuisce. E in un mondo nel quale non vi è più nulla che abbia senso, coloro che, come noi, giovani tedeschi, hanno la fortuna di trovarne uno nel destino della loro nazione, devono sacrificargli tutto." Le volevo bene, allora, ma è già da quel tempo che cominciavo ad allontanarmi da lei: "No" - le dicevo - "non posso credere che si debba asservire tutto allo scopo che si persegue. Vi sono mezzi che non si giustificano. Io vorrei poter amare il mio paese pur amando nel tempo stesso la giustizia.
(Traduzione: Maria Vasta Dazzi)
L'exil et le royaume (L'esilio e il regno)
Una mosca magra volava da qualche istante in quella corriera dai vetri ermeticamente chiusi. Inconsueta, andava e veniva senza far rumore, con un volo estenuato. Janine la perse di vista, poi la vide atterrare sulla mano immobile di suo marito. Faceva freddo. Ad ogni raffica del vento sabbioso che strideva sui vetri, la mosca aveva un fremito. Nella luce rara di quel mattino d'inverno, il veicolo avanzava a stento, beccheggiando, con gran fragore di lamiere e d'assali. Janine guardava suo marito. Spighe di capelli grigi piantati bassi sulla fronte angusta, naso largo, bocca irregolare. Marcel sembrava un fauno imbronciato.
(Traduzione: Sergio Morando)
| La peste
Les curieux événements qui font le sujet de cette chronique se sont produits en 194..., à Oran. De l'avis général, ils n'y étaient pas à leur place, sortant un peu de l'ordinaire. A première vue, Oran est, en effet, une ville ordinaire et rien de plus qu'une préfecture française de la côte algérienne. La cité elle-même, on doit l'avouer, est laide. D'aspect tranquille, il faut quelque temps pour apercevoir ce qui la rend différente de tant d'autres villes commerçantes, sous toutes les latitudes. |
La peste
I singolari avvenimenti che dànno materia a questa cronaca si sono verificati nel 194... a Orano; per opinione generale, non vi erano al loro posto, uscendo un po' dall'ordinario: a prima vista, infatti, Orano è una città delle solite, null'altro che una prefettura francese della costa algerina. La città in se stessa, bisogna riconoscerlo, è brutta. Di aspetto tranquillo, occorre qualche tempo per accorgersi di quello che la fa diversa da tante altre città mercantili, sotto tutte le latitudini. (Traduzione: Beniamino Dal Fabbro) |
| Palombe ou La femme honorable: histoire catalane
Tarragone est une cité fort ancienne; autresfois non seulement la capitale de Catalogne, mais qui donnoit le nom à cette partie d'Espagne, qui de son nom s'appelloit Tarraconoise, et qui comprenoit une grande part de l'Arragon, avec le royaume de Valence, et le païs des catalans. Maintenant elle est descheuë de cette magnificence et splendeur que l'histoire luy donne, parce que la ville jadis edifiee par le Comte De Barcine, à present appellee Barcelonne, soit pour la bonté de sa plage, soit pour le voiage de la mer, soit pour la commodité du port, soit pour la fertilité de son champ, s'estant renduë plus grande et plus peuplee. |
Paloma o la donna onorevole: storia catalana
Tarragona è una città molto antica; ai suoi tempi non era soltanto la capitale della Catalogna, ma dava il nome a quella parte della Spagna che si chiamava appunto Tarragonese, e che comprendeva gran parte dell'Aragona, il regno di Valencia e le terre dei catalani. Ora è decaduta dalla magnificenza e dallo splendore datole dalla storia, in quanto la città un tempo edificata dal Conte di Barcine, ora chiamata Barcellona, per la bellezza delle sue spiagge e del panorama sul mare, per la comodità del porto, per la fertilità dei campi, è diventata sempre più grande e popolata. |
Razza canara
Pennacchi
Mi' padre manco pe' 'r cazzo che era normale. Solo che a quer tempo a nnoi 'n ce pareva. Pe' nnoi magari 'n giorno poteva esse 'n pezzo de mmerda, e quello dopo magari 'n bastardo o 'n fio de 'na mignotta. Ma che non era normale non ciavevàmo mai penzato. Ma poi che voleva di' esse normale? Che faceva chi era normale che Pennacchi non faceva? Magna' magnava, beve beveva, se sedeva, camminava, corèva. 'Nzomma quello che faceva lui, a Lanuvio più o mmeno 'o facevano tutti. E come 'o faceva, pe' mme e pe' mmi' fratello erano cazzi sua. 'A verità vvera è che mi' padre era dentro 'a capoccia che non era normale. Ma a quer tempo non è che ciavevàmo 'r cervello pe' capillo.
Die Blendung (Auto da fé)
"Che fai qui, ragazzo?"
"Niente".
"E allora perché ci stai?".
"Così...".
"Sai già leggere?".
"Oh sì".
"Quanti anni hai?".
"Nove compiuti".
"Cosa ti piace di più: una tavoletta di cioccolata o un libro?".
"Un libro".
"Davvero? Ma bravo. Allora è per questo che te ne stai qui?".
"Sì".
"E perché non l'hai detto subito?".
"Papà mi sgrida".
"Ah, ecco. Come si chiama tuo padre?".
"Franz Metzger".
(Traduzione: Luciano e Bianca Zagari)
Die gerettete Zunge (La lingua salvata)
Il mio più lontano ricordo è intinto di rosso. In braccio a una ragazza esco da una porta, davanti a me il pavimento è rosso e sulla sinistra scende una scala pure rossa. Di fronte a noi, sul nostro stesso piano, si apre una porta e ne esce un uomo sorridente che mi si fa incontro con aria gentile. Mi viene molto vicino, si ferma e mi dice: "Mostrami la lingua!". Io tiro fuori la lingua, lui affonda una mano in tasca, ne estrae un coltellino a serramanico, lo apre e con la lama mi sfiora la lingua. Dice: "Adesso gli tagliamo la lingua". Io non oso ritirarla, l'uomo si fa sempre più vicino, ora toccherà la lingua con la lama. All'ultimo momento ritira la lama e dice: "Oggi no, domani". Richiude il coltellino con un colpo secco e se lo ficca in tasca.
(Traduzione: Amina Pandolfi e Renata Colorni)
Masse und Macht (Massa e potere)
Nulla l'uomo teme di più che essere toccato dall'ignoto. Vogliamo vedere ciò che si protende dietro di noi; vogliamo conoscerlo, o almeno classificarlo. Dovunque, l'uomo evita di essere toccato da ciò che gli è estraneo. Di notte o in qualsiasi tenebra il timore suscitato dall'essere toccati inaspettatatamente può crescere fino al panico. Tutte le distanze che gli uomini hanno creato intorno a sè sono dettate dal timore di essere toccati. Ci si chiude nelle case, in cui nessuno può entrare; solo là ci si sente relativamente al sicuro. La paura dello scassinatore non si riferisce soltanto alle sue intenzioni, ma è anche timore di qualcosa che dal buio, all'improvviso e inaspettatamente, si protende per agguantarci. La mano configurata ad artiglio è usata continuamente come simbolo di quel timore.
(Traduzione: Furio Jesi)
El pasajero Walter Benjamin (Il passeggero Walter Benjamin)
Il pomeriggio del mercoledì 25 settembre del 1940, lo scrittore ebreo-tedesco Walter Benjamin, di quarantotto anni d'età, dopo un'estenuante marcia di sette ore attraverso i Pirenei, arrivò al posto di frontiera di Port-Bou con il proposito di attraversare la Spagna e raggiungere il porto di Lisbona. Nel suo magro fardello di fuggitivo da Hitler, ridotto a una semplice borsa, portava, tra le altre cose, un biglietto di nave per New York e un breve manoscritto sul reale senso dell'idea di progresso, che oggi occupa un posto di rilievo nella parte filosofica delle sue Opere Complete.
(Traduzione: Alessandro Rocco)
| Answered Prayers
Somewhere in this world there exists an exceptional philosopher named Florie Rotondo. The other day I came across one of her ruminations printed in a magazine devoted to the writings of schoolchildren. It said: If I could do anything, I would go to the middle of our planet, Earth, and seek uranium, rubies, and gold. I'd look for Unspoiled Monsters. Then I'd move to the country. Florie Rotondo, age eight. Florie, honey, I know just what you mean - even if you don't: how could you, age eight? |
Preghiere esaudite
In qualche parte del mondo esiste una filosofa straordinaria che si chiama Florie Rotondo. L'altro giorno mi sono imbattuto in una delle sue riflessioni, stampata da una rivista consacrata agli scritti degli scolaretti. Diceva: "Se potessi fare quel che voglio, andrei al centro del nostro pianeta, la Terra, a cercare uranio, rubini e oro. Cercherei anche i Mostri non rovinati. Poi mi trasferirei in campagna. Florie Rotondo, 8 anni". Florie, tesoro, io so cosa intendi dire - anche se tu non lo sai: come potresti a otto anni? (Traduzione: Ettore Capriolo) |
| Breakfast at Tiffany's
I am always drawn back to places where I have lived, the houses and their neighborhoods. For instance, there is a brownstone in the East Seventies where, during the early years of the war, I had my first New York apartment. It was one room crowded with attic furniture, a sofa and fat chairs upholstered in that itchy, particular red velvet that one associates with hot days on a train. The walls were stucco, and a color rather like tobacco-spit. Everywhere, in the bathroom too, there were prints of Roman ruins freckled brown with age. The single window looked out on a fire escape. Even so, my spirits heightened whenever I felt in my pocket the key to this apartment; with all its gloom, it still was a place of my own, the first, and my books were there, and jars of pencils to sharpen, everything I needed, so I felt, to become the writer I wanted to be. |
Colazione da Tiffany
Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c'è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorchese. Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d'afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c'erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L'unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave del mio appartamento; per triste che fosse, era un posto mio, il primo, e lì c'erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da temperare, tutto quello che mi occorreva (o così almeno pensavo) per diventare lo scrittore che volevo diventare. (Traduzione:Bruno Tasso ) |
| The Grass Harp
When was it that first I heard on the grass harp? Long before the autumn we lived in the China tree; an earlier autumn, then; and of course it was Dolly who told me, no one else would have known to call it that, a grass harp. If on leaving town you take the church road you soon will pass a glaring hill of bonewhite slabs and brown burnt flowers: this is the Baptist cemetery. Our people, Talbos, Fenwicks, are buried there; mi mother lies next to my father, and the graves of kinfolk, twenty or more, are around them like the prone roots of a stony tree. Below the hill grows a field of high Indian grass that changes color with the seasons: go to see it in the fall, late September, when it has gone red as sunset, when scarlet shadows like firelight breeze over it and the autumn winds strum on its dry leaves sighing human music, a harp of voices. Beyond the fields begins the darkness of River Woods. It must have been on one of those September days when we were there in the coods gathering roots that Dolly said: Do you hear? that is the grass harp, always telling a story - it knows the stories of all the people on the hill, of all the people who ever lived, and when we are dead it will tell ours, too. |
L'arpa d'erba
Quando ho sentito parlare per la prima volta dell'arpa d'erba? Molto tempo prima di quell'autunno in cui andammo ad abitare sul sicomoro. In un autunno molto remoto, dunque; e certo fu Dolly a parlarmene, perchè nessun altro avrebbe pensato a quel nome: arpa d'erba. Se, uscendo dalla città, imboccate la strada della chiesa, rasenterete di lì a poco una abbagliante collina di pietre candide come ossa e di scuri fiori riarsi: è il cimitero Battista. Vi sono sepolti i membri della nostra famiglia, i Talbo, i Fenwick. Mia madre riposa accanto a mio padre e le tombe dei parenti e degli affini, venti o più, sono disposte intorno a loro come radici prone di un albero di pietra. Sotto la collina si stende un campo di alta saggina, che muta di colore ad ogni stagione; andate a vederlo in autunno, nel tardo settembre, quando diventa rosso come il tramonto, mentre riflessi scarlatti simili a falò ondeggiano su di esso ed i venti dell'autunno battono sulle sue foglie secche evocando il sospiro di una musica umana, di un'arpa di voci. Al di là del campo le tenebre del Bosco del Fiume. Fu certo in una giornata di settembre, mentre raccoglievano radici nel bosco, che Dolly disse: "Senti? È l'arpa d'erba, che racconta qualche storia. Conosce la storia di tutta la gente della collina, di tutta la gente che è vissuta, e quando saremo morti racconterà anche la nostra." (Traduzione: Bruno Tasso) |
| In Cold Blood
The village of Holcomb stands on the high wheat plains of western Kansas, a lonesome area that other Kansans call "out there." Some seventy miles east of the Colorado border, the countryside, with its hard blue skies and desert-clear air, has an atmosphere that is rather more Far West than Middle West. The local accent is barbed with a prairie twang, a ranch-hand nasalness, and the men, many of them, wear narrow frontier trousers, Stetsons, and high-heeled boots with pointed toes. The land is flat, and the views are awesomely extensive; horses, herds of cattle, a white cluster of grain elevators rising as gracefully as Greek temples are visible long before a traveler reaches them |
A sangue freddo
Il villaggio di Holcomb si trova sulle alte pianure di grano del Kansas occidentale, una zona desolata che nel resto della stato viene definita "laggiù". Un centinaio di chilometri a est del confine del Colorado, il paesaggio, con i suoi duri cieli azzurri e l'aria limpida e secca, ha un'atmosfera più da Far West che da Middle West. L'accento locale ha pungenti risonanze di prateria, una nasalità da bovari, e gli uomini, molti di loro, portano stretti pantaloni da cowboy, cappello a larghe tese e stivali con tacchi alti e punte aguzze. Il terreno è piatto e gli orizzonti paurosamente estesi; cavalli, mandrie di bestiame, un gruppo di solos bianchi che si elevano aggraziati come templi greci, sono visibili parecchio prima che il viaggiatore li raggiunga. (Traduzione: Mariapaola Ricci Dèttore) |
Parenti lontani
Sono un orfano, un povero orfano di padre e di madre: è la prima cosa certa che so della mia vita, ma non me la prendo. Voglio dire, all'inizio sarà stata dura, solo quasi non me lo ricordo più, l'inizio. Devo aver pianto molto - come è naturale - tipo: hai quattranni e te ne stai sempre attaccato alla mamma e a un certo punto lei, tua madre, parte e tutti - le zie, gli zii, presumo - ti ripetono che è partita ma poi torna, che non è il caso di disperarti; e invece lei, mia madre, non torna.
Il primo
Stamattina sono passato sotto casa di Guido Cieli, un palazzetto con tanto di colonne corinzie nascoste tra i rampicanti, e mi sono messo a scrivere la sua storia.
A trentacinquanni e quando avevo perso ormai ogni speranza nella vita, ero tornato a essere il primo senza sprecare neppure troppa fatica: m'era bastato vendere qualche libro.
No, non li avevo scritti io - bisogna essere una specie particolare di idiota per farlo. Mi limitavo a scegliere quelli che sarebbero entrati nelle librerie, che ci sarebero rimasti il più a lungo possibile; soltanto i grandi successi hanno questo privilegio - gli altri chi li vede più dopo qualche mese - e fino a un certo momento non avevo fallito un colpo.
Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo
A vederla luccicare tra le colline sulla stradina di campagna, la giardinetta rossa piena zeppa di bambini - bambine, nella fattispecie - sembrava venir fuori da una di quelle scene di famiglie felici che, appena possono, i pubblicitari infilano nei loro filmati. Eppure, nella macchina mancava la mamma e Riccardo Fusco, il papà dello spot, smise di scazzottare il volante solo quando s'accorse che Ofelia, la più grande delle quattro figlie, lo fissava impensierita.
Il nocchiero
Anche quel giorno, nel tardo pomeriggio, si incamminò per la via in salita. Quando ebbe raggiunto l'Hotel Excelsior andò a sedersi come sempre a un tavolino del caffè e vi rimase a lungo, contemplando ora il panorama, ora l'ambiente che lo circondava. Il caffè dell'Excelsior era il più elegante della città. Non lontano dal porto, gli dava tuttavia le spalle con indifferenza, e quelle salette rivestite di damasco, quell'ampia terrazza dalla balaustra di marmo sembravano a Walter l'avamposto di un mondo più nobile e sereno, per sua natura sottratto a qualsiasi preoccupazione materiale.
La spettatrice
Nessuno può dire con esattezza come si sia compiuto il destino di Vulpius, quali eventi, quali pensieri, quali ossessioni abbiano scandito la sua vicenda. Ai compagni, agli amici non fu mai concesso di decifrare il mistero di quell'anima, e colei che forse lo scrutò più da vicino orea non è in grado di offrirci alcuna testimonianza. Persino sull'autentica natura di Vulpius, sul significato delle sue azioni e sui motivi che le determinarono, i pareri sono discordi: chi tenta di spiegarsi quegli avvenimenti incomprensibili come l'estrema conseguenza della disperazione, chi li attribuisce a un germe di follia che si sarebbe sviluppato a poco a poco nella sua mente fino a soggiogarla del tutto.
Giacinta
"Colonnello!" disse la Giacinta, attaccandoglisi familiarmente al braccio e trascinandolo un po' verso la vetrata della terrazza con vivacità fanciullesca.
"È vero" continuò, parlandogli sottovoce "che il capitano Brogini ha un'amante brutta e vecchia la quale, per giunta, lo batte?"
"Perdoni, signorina... " rispose il colonnello che a quella domanda aveva cessato di sorridere e si era fatto serio serio.
"Al solito, gli scrupoli!" esclamò la Gicinta con una mossa di dispetto che fu sul punto di compromettere la serietà dell'uffiziale. "È una scommessa; me lo dica, mi faccia questo piacere: mi sgriderà poi, se ne avrà voglia... "
Il marchese di Roccaverdina
"C'è l'avvocato," annunziò mamma Grazia affacciandosi all'uscio.
E siccome il marchese non si voltò né rispose, la vecchia nutrice, fatti pochi passi nella stanza, esclamò:
"Marchese, figlio mio, sei contento? Avremo finalmente la pioggia!"
Infatti lampeggiava e tuonava da far credere che tra poco sarebbe piovuto a dirotto, e già rari goccioloni schizzavano dentro dall'aperta vetrata del terrazzino. Il marchese di Roccaverdina, con le mani dietro la schiena, sembrava assorto nel contemplare lo spettacolo dei fitti lampi che si accendevano nell'oscurità della serata, seguiti dal quasi non interrotto reoboare dei tuoni.
"C'è l'avvocato," replicò la vecchia accostandosi.
Pessimi segnali
Morivano di continuo, come per un'ossessione. Non li capivo. Erano dappertutto: per le case e nelle strade. Noi li portavamo via, con la sirena che urlava e incendiava l'aria. Mi sembravano tutti uccisi. Correvamo nel ghiaccio e nel sole. Incidenti, malattia, lamiere, andavamo incontro a questo senza sapere nulla. L'unica cosa che sapevo era che sicuramente esisteva un colpevole, da qualche parte. C'è sempre un colpevole.
Volevo i pantaloni
Non ho mai sognato il Principe Azzurro.
E, dalle mie parti, chi non sogna il Principe Azzurro o sogna il Re dei Cieli o non sogna proprio. Io ho sognato il Re dei Cieli da quando avevo cinque anni e mi dicevano che quel barbuto fra le nuvole, con gli occhi erranti e l'indice maestoso, era mio padre.
Non ho mai amato mio padre, quello terreno, perché mi diceva di non portare i pantaloni e di non far vedere le gambe; invece quel Padre che dall'alto mi proteggeva mi dava la speranza di poter un giorno indossare i pantaloni, come mio fratello, e di far vedere le gambe, come Angelina, la figlia dell'ingegner Carasotti.
Le mots pour le dire (Le parole per dirlo)
Era un vicolo senza uscita, col selciato in rovina, tutto buchi e cunette, con due stretti marciapiedi in parte distrutti. S'infilava come un dito screpolato tra due file di villini a uno o due piani, stretti l'uno contro l'altro. In fondo era chiuso da due cancelli coperti da una misera vegetazione. Nulla trapelava dalle sue finestre, nessun cenno di intimità, nessuna attività. Sembrava di essere in provincia, invece si era nel centro di Parigi. Non c'era miseria, ma neppure ricchezza. Qui abitava la piccola borghesia, quella che nasconde i risparmi nelle calze di lana, dietro le crepe delle facciate, le persiane sdentate, le grondaie arrugginite e i muri decrepiti che si sgretolano pezzo dopo pezzo. Ma le porte erano solide e le finestre al pianterreno protette da robuste sbarre di ferro.
(Traduzione: Natalie Banas)
| Observatory Mansions
I wore white gloves. I lived with my mother and father. I was not a child. I was thirty-seven years old. My bottom lip was swollen. I wore white gloves though I was not a servant. I did not play in a brass band. I was not a waiter. I was not a magician. I was the attendant of a museum. A museum of significant objects. I wore white gloves so that I would not damage any of the nine hundred and eighty-six objects in the museum. I wore white gloves so that I would not have to touch anything with my bare hands. I wore white gloves so that I would not have to look at my own hands. I lived in a city, as many people do, a small city, an unspectacular city, a not very famous city. I lived in a large building but had access only to a small part of it. Other people lived around me. I hardly knew them. |
Observatory Mansions
Indossavo guanti bianchi. Vivevo con mio padre e mia madre. Non ero un bambino. Avevo trentasette anni. Il mio labbro inferiore era gonfio. Indossavo guanti bianchi anche se non ero un domestico. Non suonavo in una banda. Non facevo il cameriere. Non ero un mago. Ero il custode di un museo. Un museo di oggetti significativi. Indossavo guanti bianchi per evitare danni ai novecentottantasei oggetti contenuti in quel museo. Indossavo guanti bianchi per evitare contatti diretti alle mie mani. Indossavo guanti bianchi per evitarmi la vista delle mie mani nude. Vivevo, come capita a molta gente, in una città, una città piccola, una città insignificante, una città non molto rinomata. Vivevo in un palazzo, ma avevo accesso solo a una piccola porzione di esso. Intorno a me vivevano altre persone. Le conoscevo appena. (Traduzione: Sergio Claudio Perroni) |
Il corriere colombiano
Il corriere colombiano si sentì fottuto quando incontrò lo sguardo del poliziotto. Conosceva il genere d'occhiata. L'aveva vista mille volte nelle strade di Bogotà. Era quella che gli sbirri riservavano a un sospettato prima di fermarlo. Si guardò attorno. Gli altri passeggeri del volo Air France Parigi-Venezia attendevano i bagagli chiacchierando, scherzando e ridendo. Come veri turisti. In mezzo a più di centocinquanta persone lo sbirro aveva deciso che lui era l'unico a non averne l'aria. Intuito da vero professionista. Il colombiano sbirciò con discrezione il poliziotto. Il tizio continuava a fissarlo. Il panico cominciò ad invadergli lo stomaco pieno di ovuli di cocaina. Pura, colombiana, la migliore sul mercato.
Le irregolari. Buenos Aires Horror Tour
Santiago del Cile, lunedì 2 settembre 1996.
Ero triste e, purtroppo, assolutamente sobrio. Sotto il braccio sinistro tenevo un voluminoso pacco rettangolare. Il destro era impegnato a sostenere l'ombrello che mi riparava da una pioggia fitta e sottile. Mi trovavo esattamente al centro di Plaza de la Constitución e osservavo i movimenti delle guardie che presidiavano il portone centrale del palazzo della Moneda. Non potei fare a meno di pensare che avevano le stesse divise e le stesse facce di ventitré anni prima. Anche la piazza era la stessa: sulle facciate bagnate dei palazzi risaltava lo stucco con cui avevano riempito centinaia di fori di proiettili esplosi il giorno del golpe.
Improvvisamente la pioggia cessò. Raccattai un po' di coraggio e mi avviai in direzione del palazzo.
Il mistero di Mangiabarche
Il primo raggio di sole riuscì a penetrare il fitto intreccio di rami di pini, lecci secolari e illuminò debolmente la sagoma di un capriolo finemente cesellata sulla culatta di un fucile. L'uomo che lo imbracciava vi batté sopra l'unghia dell'indice per attirare la mia attenzione. "Se il cervo rappresenta la maestosità e il cinghiale la forza" sussurrò, "il capriolo è il simbolo della grazia e della delicatezza... La caccia a palla per eccellenza, la più difficile ed emozionante, perché si tratta dell'animale più diffidente del bosco: l'udito il suo senso più sviluppato, poi l'olfatto, quindi la vista. Se il frastuono di un aereo lo lascia del tutto indifferente, il 'crac' di un ramo spezzato lo mette immediatamente in allarme. I cacciatori devono trovarsi sul luogo scelto per l'appostamento prima dell'alba, avendo cura di mettersi sottovento. Il capriolo appare all'improvviso, come un fantasma nell'incerta luce del mattino, e bisogna decidere nello spazio di un solo secondo se valga la pena di abbatterlo...".
Nessuna cortesia all'uscita
"Ho un problema, Alligatore" annunciò il cliente con un cantilenante
accento veneziano.
"Altrimenti non saresti qui" ribattei acido mentre sbirciavo le gambe della cameriera che ci aveva appena servito.
Il tizio si chiamava Pierluigi Barison detto Gigi Granseola per il suo sorriso sconnesso che ricordava le chele di un grosso granchio. Era un malavitoso di medio livello e di mezza età; l'avevo conosciuto tanti anni prima in una casa di reclusione e non mi era mai stato simpatico. Dalla tasca interna dell'elegante cappotto di cammello estrasse una busta marrone e l'appoggiò sul tavolo. Un mucchio di soldi. Non avevo mai ricevuto un anticipo così sostanzioso. Attese che terminassi di ammirare le banconote da cinquecentomila per spiegarmi in quale guaio si era cacciato. Accavallò le gambe con un gesto nervoso che mise in evidenza gli stivaletti di vernice con la cerniera dorata. "Il capo mi vuole eliminare" disse tutto d'un fiato.
Niente, più niente al mondo
Devo mettere a posto la spesa. Tra poco arriveranno e non voglio che trovino la casa in disordine. Ne troveranno solo nella sua camera ma lì niente più niente al mondo potrà mettere ordine.
Niente più niente al mondo servirà a mettere a posto le cose.
Sono stanca, la fermata dell'autobus è lontana dal Supermegafantadiscount e mi sono dovuta fare una bella camminata con le borse piene dopo una mattina di lavoro. Ma ne valeva la pena:
La verità dell'Alligatore
Quando la vidi entrare, tailleur costoso e borsa rigida da professionista, capii subito che mi sarei perso parte del concerto di Cooper Terry che stava iniziando in quel momento.
Solo il chiarore fioco irradiato dai tubi fluorescenti delle pubblicità delle varie marche di birra illuminava l'interno del locale in cui mi trovavo - il Noisebar Banale - uno scantinato trasformato nel club più frequentato di Padova, situato al Portello, quella zona della città un tempo gagliardo quartiere di malaffare, oggi popoloso rifugio-dormitorio per universitari fuori sede: ogni cinque portoni una pizzeria al trancio, dopo dieci una lavanderia a gettoni e ovunque cumuli di biciclette arrugginite, incatenate ai pali della segnaletica stradale.
| Sartor Resartus
Considering our present advanced state of culture, and how the Torch of Science has now been brandished and borne about, with more or less effect, for five thousand years and upwards; how, in these times especially, not only the Torch still burns, and perhaps more fiercely than ever, but innumerable Rushlights, and Sulphur-matches, kindled thereat, are also glancing in every direction, so that not the smallest cranny or dog-hole in Nature or Art can remain unilluminated, it might strike the reflective mind with some surprise that hitherto little or nothing of a fundamental character, whether in the way of Philosophy or History, has been written on the subject of Clothes. |
Sartor Resartus
Considerato lo stadio avanzato della nostra civiltà, e come la Fiaccola della Scienza sia stata brandita e sostenuta, con risultati alterni, per cinquemila anni e più; come, specialmente ai nostri tempi, non solo la Fiaccola ancora risplenda, forse più luminosa che mai, ma innumerevoli strumenti di conoscenza stiano facendo luce in ogni direzione, così che nemmeno la più piccola crepa o fessura della Natura o nella Cultura possa rimanere sconosciuta, è necessario inculcare nelle menti pensanti il sorprendente concetto che sinora poco o niente di fondamentale, sia in campo filosofico che storico, è stato scritto sull'argomento del Vestiario. |
Ad occhi chiusi
Non c'è nessuno che smetta di fumare.
Si sospende, al massimo. Per giorni. O per mesi; o per anni. Ma nessuno smette. La sigaretta è sempre lì, in agguato. Qualche volta salta fuori nel bel mezzo di un sogno, magari cinque, o dieci anni dopo aver "smesso".
Il passato è una terra straniera
È appoggiata al banco, è sola e beve una spremuta. Per terra, vicino alle gambe, ha una borsa di pelle nera e non so per quale motivo vengo attirato proprio da questo particolare.
Mi fissa con un'insistenza imbarazzante. Quando i nostri sguardi si incrociano però si gira. Passano pochi secondi e mi guarda di nuovo. Questa sequenza si ripete diverse volte. Non la conosco, e all'inizio mi chiedo se stia guardando proprio me. Ho anche l'impulso di controllare se ci sia qualcuno alle mie spalle, ma mi trattengo. Dietro il mio tavolino c'è soltanto il muro e io lo so bene perché mi siedo lì quasi tutti i giorni.
Ragionevoli dubbi
Quando Margherita disse che doveva parlarmi, pensai che aspettasse un bambino.
Era un tardo pomeriggio di settembre. Con tutta la luce drammatica dell'estate che finisce, che preannuncia la penombra e i misteri dell'autunno. Un buon momento per sapere che diventerai padre, pensai distintamente mentre ci sedevamo in terrazza, il sole basso alle nostre spalle.
Testimone inconsapevole
Ricordo molto bene il giorno prima - anzi il pomeriggio prima - che tutto cominciasse.
Ero arrivato in studio da un quarto d'ora e non avevo nessuna voglia di lavorare. Avevo già controllato la posta elettronica, la posta cartacea, riordinato qualche carta fuori posto, fatto un paio di telefonate inutili. Insomma avevo esaurito tutti i pretesti e quindi mi ero acceso una sigaretta.
Adesso mi godo tranquillamente la sigaretta e poi comincio.
| Los pasos perdidos
Hacía cuatro añs y siete meses que no había vuelto a ver la casa de columnas blancas, con su frontón de ceñudas molduras que le daban una severidad de palacio de justicia, y ahora, ante muebles y trastos colocados en su lugar invariable, tenía la casi penosa sensacíon de que el tiempo se hubiera revertido. Cerca del farol, la cortina de color vino; donde trepaba el rosal, la jaula vacía. Más allá estaban los olmos que yo había ayudado a plantar en los días del entusiasmo primero, cuando todos colaborábamos en la obra común; junto al tronco escamado, el banco de piedra que hice sonar a madera de un taconazo. Setrás, el camino del río, con sus magnolias enanas, y la verja enrevesada en garabatos, el estilo de la Nueva Orleáns. |
I passi perduti
In quei quattro anni e sette mesi non ero più ritornato a veder la casa dalle colonne bianche, col suo timpano a profili severi che le dava l'austerità di un palazzo di giustizia. E ora, di fronte a mobili e oggetti rimasti fermi al loro posto, avevo l'impressione quasi penosa che il tempo avesse camminato all'indietro. Vicino al riflettore, la tenda color vino, dove si arrampicava il rosaio, la gabbia vuota. Più in là, diritti, gli olmi che avevo aiutato a piantare nei giorni del primo entusiasmo, quando tutti collaboravano all'opera comune. Vicino al tronco scorticato, la panchina di pietra dalla quale con un colpo di tallone trassi il suono del legno. Dietro, la riva del fiume con le sue magnolie nane e il cancello tutto intrecci e volute alla moda di New Orleans. (Traduzione: Maria Vasta Dazzi) |
| The Alienist
January 8th, 1919 Theodore is in the ground. |
L'alienista
8 gennaio 1919 Theodore è sottoterra. |
Deadly Hall (La casa)
Verso l'una del mattino si decise a prendere atto del fatto che non poteva dormire. O almeno, non ancora.
Si girò sul gomito sinistro, con la destra trovò la catenella della piccola lampada sul comodino. La luce rivelò l'eleganza discreta della cabina di lusso 340 sul ponte-sole di poppa a tribordo, non tribordo: sul lato di dritta. La finestra aperta (mai chiamare oblò le finestre) dominava l'enorme ruota a pale verniciata di rosso il cui sonnolento ansimare avrebbe dovuto cullare il suo sonno. Alloggiava da solo, dal momento che aveva pagato per entrambi i letti.
(Traduzione: Maria Rosaria Schisano)
Interred With Their Bones (W.)
29 giugno 1613
Dal fiume si sarebbe detto che su Londra stessero tramontando due soli.
Il primo a ovest, in un tripudio di striature color rosa, arancio e oro. Il secondo sole, a sud, aveva richiamato una folla di lance e battelli, chiatte e barconi sulle acque scure del Tamigi. Di fronte al troncone mozzo del campanile di Saint Paul, una cupa sfera arancione pareva aver mancato completamente l'orizzonte, per andare a schiantarsi sulla riva meridionale del fiume, dove, acquattate tra le taverne e i bordelli di Southwark, lanciava crude lame di fuoco verso il cielo della sera.
(Traduzione: Giovanni Garbellini)
La vita meravigliosa dei laureati in lettere
Renato e Rinaldo, per tutti Rino, erano due laureati in lettere. Uguale era la stella che avevano seguito, profondo il precipizio che li divideva: Renato era professore di ruolo in una scuola media della più grande penisola del Mediterraneo; Rino invece era disoccupato, perché aveva passato troppo tempo a occuparsi di cose che non erano importanti e da quando aveva smesso non c'erano più stati concorsi a cattedra. Renato,però, strano a dirsi, non era contento di fare l'insegnante di ruolo in una scuola media.
| Alice's Adventures in Wonderland Alice was beginning to get very tired of sitting by her sister on the bank, and of having nothing to do: once or twice she had peeped into the book her sister was reading, but it had no pictures or conversations in it, "and what is the use of a book," thought Alice, "withouth pictures or conversation?" So she was considering in her own mind (as well as she could, for the hot day made her feel very sleepy and stupid), whether the pleasure of making a daisychain would be worth the trouble of getting up and picking the daisies, when suddendly a White Rabbit with pink eyes ran close by her. |
Alice nel paese delle meraviglie Alice cominciava ad essere veramente stufa di star seduta senza far niente accanto alla sorella, sulla riva del fiume. Una o due volte aveva provato a dare un'occhiata al libro che sua sorella stava leggendo, ma non c'erano né figure né filastrocche. "Che me ne faccio di un libro senza figure e senza filastrocche?" pensava Alice. A dire la verità non era possibile pensare molto, perché faceva tanto caldo che Alice si sentiva tutta assonnata e con le idee confuse: adesso si stava domandando se valesse la pena di alzarsi e raccogliere fiori per fare una ghirlanda di margherite, quando ecco che improvvisamente le passò proprio davanti un Coniglio Bianco, con gli occhi rosa. (Traduzione: Tommaso Giglio) |
| Sylvie and Bruno
LESS BREAD! MORE TAXES! ... and then all the people cheered again, and one man, who was more excited than the rest, flung his hat high into the air, and shouted (as well as I could make out) "Who roar for the Sub-Warden?" Everybody roared, but whether it was for the Sub-Warden, or not, did not clearly appear: some were shouting "Bread!" and some "Taxes!", but no one seemed to know what it was they really wanted. All this I saw from the open window of the Warden's breakfast-saloon, looking across the shoulder of the Lord Chancellor, who had sprung to his feet the moment the shouting began, almost as if he had been expecting it, and had rushed to the window which commanded the best view of the market-place. |
Sylvie e Bruno
MENO PANE! PIÙ TASSE! ... e quindi tutti applaudirono di nuovo, e un uomo, che era più eccitato degli altri, lanciò in alto il suo cappello, e gridò (per quanto potessi capire) "Chi è con il Vice Governatore?" Tutti urlarono, ma non apparve chiaro se queste urla erano o no indirizzate al Vice Governatore: qualcuno gridava "Pane!", qualcun altro "Tasse!", ma nessuno sembrava sapere cosa esattamente volesse. Vedevo la scena da una finestra aperta della sala da pranzo del palazzo del Governatore, sbirciando alle spalle del Lord Cancelliere, che si era alzato in piedi di scatto nel momento in cui si udirono le grida, quasi come se le stesse aspettando, e si era lanciato verso la finestra che offriva la migliore visuale della piazza del mercato. |
| A Tangled Tale
KNOT ONE Excelsior The ruddy glow of sunset was already fading into the sombre shadows of night, when two travelers might have been observed swiftly - at a pace of six miles in the hour - descending the rugged side of a mountain; the younger bounding from crag to crag with the agility of a fawn, while his companion, whose aged limbs seemed ill at ease in the heavy chain armour habitually worn by tourists in that district, toiled on painfully at his side. As is always the case under such circumstances, the younger knight was the first to break the silence. "A goodly pace, I trow!" he exclaimed. "We sped not thus in the ascent!" "Goodly, indeed!'' the other echoed with a groan. "We clomb it but at three miles in the hour. |
Una storia intricata
NODO I Excelsior Già il vermiglio brillio del tramonto tristemente sfumava nelle tenebre notturne quando si scorsero due viaggiatori scendere rapidi - a una velocità di sei miglia l'ora - lungo l'aspro pendio di una montagna; il più giovane balzava di roccia in roccia con l'agilità di un cerbiatto, mentre il suo compagno, le cui vecchie membra non parevano stare molto comode nella pesante corazza a maglia di cui abitualmente di coprivano coloro che percorrevano quella contrada, avanzava a fatica al suo fianco. Come sempre accade in simili circostanze, fu il cavaliere più giovane il primo a spezzare il silenzio. - Un buon ritmo, affé mia! - esclamò. - Non si andava così spediti nella salita! - Buono davvero! - gli fece eco l'altro con un gemito. - Salimmo, sì, ma a tre miglia all'ora. (Traduzione: Carla Muschio) |
| Through the Looking-Glass
One thing was certain, that the white kitten had had nothing to do with it: - it was the black kitten's fault entirely. For the white kitten had been having its face washed by the old cat for the last quarter of an hour (and bearing it pretty well, considering); so you see that it couldn't have had any hand in the mischief. The way Dinah washed her children's faces was this: first she held the poor thing down by its ear with one paw, and then with the other paw she rubbed its face all over, the wrong way, beginning at the nose: and just now, as I said, she was hard at work on the white kitten, which was lying quite still and trying to purr - no doubt feeling that it was all meant for its good. |
Attraverso lo specchio
Una cosa era certa: la gattina bianca non c'entrava per niente; la colpa era tutta della gattina nera. Infatti, la gattina bianca nell'ultimo quarto d'ora si era lasciata lavare il musino dalla vecchia gatta (con una discreta dose di pazienza, tutto sommato); e questo vi dimostra che lei non ci aveva messo mano nel misfatto. Dinah usava questo sistema per lavare il muso alle sue gattine: prima bloccava la poverina afferrandola per le orecchie con una zampa, e poi con l'altra le strofinava tutto il muso, in contropelo, cominciando dal naso: e proprio in quel momento, come vi dicevo, stava strigliando di brutto la gattina bianca, che se ne stava lunga distesa tranquilla tranquilla, cercando di fare le fusa - evidentemente convinta che tutto era fatto per il suo bene. (Traduzione: Milli Graffi) |
| The Infernal Desire Machines of Doctor Hoffman
I cannot remember exactly how it began. Nobody, not even the Minister, could remember. But I know it started well after my abysmal childhood was mercifully over. The nuns who buried my mother fixed me up with a safe berth; I was a minor clerk in a government office. I rented a room with a bed and a table, a chair and a gas ring, a cupboard and a coffee pot. My landlady was still comparatively young and extremely accommodating. I was always a little bored yet perfectly content. But I think I must have been one of the first people in the city to notice how the shadows began to fall subtly awry and curious sense of strangeness invaded everything. I had, you see, the time to see. |
Le infernali macchine del desiderio
Non riesco a ricordare esattamente in che modo cominciò. Nessuno, nemmeno il ministro, riusciva a ricordarlo, ma so che cominciò quando la mia spaventosa infanzia era misericordiosamente finita da tempo. Le suore che avevano seppellito mia madre mi avevano sistemato con una sinecura: avevo un piccolo impiego in un ufficio governativo. Abitavo in una stanza d'affitto con un letto e un tavolo, una sedia e un fornello a gas, una credenza e una caffettiera. La padrona di casa era relativamente giovane e molto accomodante. Ero sempre un po' annoiato, ma del tutto soddisfatto. Pure, penso di essere stato uno dei primi in città a notare che le ombre cominciavano a mostrare una sottile distorsione , e una curiosa stranezza pervadeva ogni cosa. Avevo tempo per vedere, tutto qui. (Traduzione: Lidia Perria) |
| Cathedral
Feathers This friend of mine from work, Bud, he asked Fran and me to supper. I didn't know his wife and he didn't know Fran. That made us even. But Bud and I were friends. And I knew there was a little baby at Bud's house. That baby must have been eight months old when Bud asked us to supper. Where'd those eight months go? Hell, where's the time gone since? I remember the day Bud came to work with a box of cigars. He handed them out in the lunchroom. They were drugstore cigars. Dutch Masters. But each cigar had a red sticker on it and a wrapper that said IT'S A BOY! I didn't smoke cigars, but I took one anyway. "Take a couple," Bud said. He shook the box. "I don't like cigars either. This is her idea." He was talking about his wife. Olla. |
Cattedrale
Penne Questo amico che avevo sul lavoro, Bud, invitò me e Fran a cena. Non conoscevo sua moglie e lui non conosceva la mia. Eravamo pari. Comunque, con Bud eravamo amici. Sapevo che a casa sua c'era un bebè. Avrà avuto otto mesi quella volta dell'invito. Otto mesi finiti dove? Cavolo, ma dove sono finiti tutti i mesi trascorsi da allora? Mi ricordo il giorno che Bud arrivò al lavoro con una scatola di sigari. Ce li distribuì in mensa. Sigari da drugstore. Dutch Masters. Ognuno però con la sua fascetta rossa e l'involucro con su scritto È UN MASCHIETTO. Non fumavo sigari, ma uno l'accettai. "Pigliane un paio" mi disse Bud. Agitò la scatola. "Neanche a me piacciono. L'idea è stata sua." Si riferiva alla moglie. A Olla. (Traduzione: Francesco Franconeri) |
| What We Talk About When We Talk About Love
Why Don't You Dance? In the kitchen, he poured another drink and looked at the bedroom suite in his front yard. The mattress was stripped and the candy-striped sheets lay beside two pillows on the chiffonier. Except for that, things looked much the way they had in the bedroom - nightstand and reading lamp on his side of the bed, nightstand and reading lamp on her side. His side, her side. He considered this as he sipped the whiskey. |
Di cosa parliamo quando parliamo d'amore
Perché non ballate? In cucina si versò un altro bicchiere e guardò i mobili della camera da letto sistemati nel giardino. Il materasso era scoperto, mentre le lenzuola a righe colorate erano piegate sul cassettone, accanto a due cuscini. A parte questo dettaglio, tutto era disposto come lo era stato nella stanza: comodino e abat-jour dalla parte di lui, comodino e abat-jour dalla parte di lei. La parte di lui, la parte di lei. Sorseggiava whisky e rifletteva su questo punto. (Traduzione: Riccardo Duranti) |
Histoire de ma vie (Storia della mia vita)
Comincio col dichiarare al lettore che, in tutto quanto ho fatto di buono o di cattivo durante la mia vita, son sicuro di averne avuto merito o demerito, e per conseguenza devo credermi fuori da ogni debito. La dottrina degli stoici, e di qualunque altra setta, sulla forza del Destino, è una chimera dell'immaginazione che si ricollega all'ateismo. Io non solo sono monoteista, ma cristiano fortificato dalla filosofia, che non ha mai guastato nulla.
Credo nell'esistenza di un Dio immateriale, creatore e signore di tutte le forme; e di non averne mai dubitato me lo dimostra il fatto che ho sempre avuto fiducia nella sua provvidenza, ricorrendo a Lui con la preghiera nelle mie necessità ed essendone sempre esaudito.
(Traduzione: Enrico Dall'Oglio)
Qualcosa di buono
La luce dorata di un pomeriggio di fine settembre illuminava l'elegante sala-riunioni negli uffici milanesi del notaio Carlo Cajani. Di là da una grande finestra, le cime verdeggianti degli alberi del giardino si stagliavano contro il cielo dove navigavano matasse di nuvole bianche.
Il professor Pluda e i figli Giovanni, Wally e Chiara sedevano al tavolo della sala e aspettavano in silenzio che il notaio li raggiungesse per leggere il testamento di Alessandra Pluda Cavalli, moglie del professore e madre dei tre giovani, morta all'improvviso alla fine d'agosto.
La ragazza di Bube
Mara sbadigliò. Era una bella noia essere costretta a stare in casa per colpa del fratello! Le venne in mente che avrebbe potuto lo stesso andarsene fuori: Vinicio si sarebbe messo a strillare, e poi la sera lo avrebbe raccontato alla madre; ma lei avrebbe potuto sempre dire che non era vero. E, dopo, gliele avrebbe anche date, a Vinicio.
Le piacque talmente l'idea che le venne una gran voglia di farlo. Ma poi indugiò a guardarsi nello specchio ovale del cassettone. Si mise le mani sotto i capelli, per vedere come sarebbe stata se li avesse avuti gonfi. Il vetro era scheggiato per traverso, sì che non ci si poteva specchiar bene: la faccia non entrava tutta.
Il taglio del bosco
Dopo Montecerboli i viaggiatori si ridussero a cinque: un giovanotto, un uomo, due donne e un bimbo.
Il fattorino si fregò le mani:
- Siamo proprio in famiglia, stasera, - disse soddisfatto.
L'uomo in fondo sorrise, poi si mise a guardare fuori del finestrino, benché non si vedesse nulla a causa del buio.
I vecchi compagni
Era mezzanotte quando Arnaldo bussò alla porta di Piero. Piero stesso andò ad aprire in camicia da notte:
"Che è successo?" fece vedendo l'amico.
"Sono venuto via da casa" rispose Arnaldo freddamente. "Dormirò per terra qui in cucina, se non ti dispiace," aggiunse guardandosi intorno.
"In coteste condizioni? No, aspetta." Fece alzare la moglie, e la mandò a dormire dai vicini; quindi portò Arnaldo a letto con sé.
Arnaldo si levò la giacca e i calzoni, e in camicia e mutande entrò nel letto.
"Sai, bisogna che venga via definitivamente," disse a Piero. "Sennò qualche giorno la strozzo."
La zampa d'oca
Liborio viveva in cima a un monte, come tutti i suoi contemporanei, sperava e temeva che l'anno Mille volesse dire la fine del mondo.
Per lui che era un eremita, la paura non avrebbe dovuto esistere. Giacché la fine del mondo voleva dire l'inizio della Vita Eterna: e nessuno la meritava quanto Liborio.
Era quello che gli ripetevano coloro che gli stavano intorno per consolarlo. Ma la paura, gliela ispirava il diavolo; e contro il diavolo, non c'era niente da fare.
Liborio credeva ciecamente nel diavolo che gli era venuto spesso nella capanna, assumendo l'aspetto di questo o di quello. Lui ogni volta se n'era accorto dalla zampa d'oca, che il diavolo non poteva nascondere.
Due felicissimi anni
"Peccato", pensò il professore fuggevolmente, studiando per un attimo la nuova paziente; una ragazza sui ventisei, giudicò, con occhi castani e lunghi capelli lisci appena più chiari, una faccia piacente dai tratti regolari, in quel momento stranamente rilassata, valutò, dato che le aveva appena enunciato diagnosi e prognosi. Concluse il rapido esame con un'occhiata clinica all'abbigliamento (in vista delle future parcelle), che gli parve troppo casuale, sebbene di buona qualità, per ammettere visite molto frequenti, e quindi soddisfacenti dal punto di vista finanziario.
Journey to Ixtlan (Viaggio a Ixtlan)
Sabato 22 maggio 1971 andai a Sonora, in Messico, a trovare don Juan Matus, uno stregone indiano yaqui con cui ero stato in rapporto fin dal 1961. Pensavo che la mia visita di quel giorno non sarebbe stata diversa dalle tante altre dei dieci anni in cui ero stato suo discepolo. Gli avvenimenti di quel giorno e dei seguenti, invece, furono per me molto importanti. In quell'occasione il mio noviziato giunse alla fine. Non si trattò di un mio arbitrario ritiro, bensì di una conclusione in buona fede.
Ho già esposto il mio noviziato in due libri precedenti: The Teachings of Don Juan e A Separate Reality.
In entrambi i libri mia assunzione di base era che i punti cruciali del tirocinio di stregone fossero gli stati di realtà non ordinaria prodotti dall'ingerimento di piante psicotrope.
(Traduzione: ?)
The Power of Silence (Il potere del silenzio)
In diverse occasioni don Juan tentò di dare un nome alla sua conoscenza, a mio beneficio. A suo parere il termine più adatto era nagualismo, anche se un po' oscuro. Dire semplicemente "conoscenza" rendeva tutto troppo vago, e chiamarla "negromanzia" era spregiativo. "La padronanza dell'intento" era troppo astratto e "la ricerca della libertà totale" troppo lungo e metaforico. Alla fine, non riuscendo a trovare un lemma più appropriato, la chiamò "magia", pur ammettendo una certa in accuratezza.
(Traduzione: ?)
The Teachings of Don Juan (A scuola dallo stregone)
Nell'estate del 1960, quando studiavo antropologia all'Università di California, Los Angeles, feci alcuni viaggi nel Sud-ovest per raccogliere informazioni sulle piante medicinali usate dagli indiani della zona. Gli avvenimenti qui descritti ebbero inizio durante uno dei miei viaggi. Ero in una cittadina di confine in attesa di un autobus della Greyhound, e chiacchieravo con un amico che mi aveva fatto da guida e da assistente nella mia ricerca. A un tratto questi si chinò verso di me e mi sussurrò che l'uomo seduto davanti alla finestra, un vecchio indiano dai capelli bianchi, sapeva molte cose sulle piante, specialmente sul pelote. Gli domandai allora di presentarmi a quell'uomo.
(Traduzione: ?)
Il libro del cortegiano
Quando il signor Guid'Ubaldo di Montefeltro, duca d'Urbino, passò di questa vita, io insieme con alcun'altri cavalieri che l'aveano servito restai alli servizi del duca Francesco Maria della Rovere, erede e successor di quello nel stato; e come nell'animo mio era recente l'odor delle virtú del duca Guido e la satisfazione che io quegli anni aveva sentito della amorevole compagnia di così eccellenti persone, come allora si ritrovarono nella corte d'Urbino, fui stimulato da quella memoria a scrivere questi libri del Cortegiano; il che io feci in pochi giorni, con intenzione di castigar col tempo quegli errori, che dal desiderio di pagar tosto questo debito erano nati.
| A Lost Lady
Thirty or forty years ago, in one of those grey towns along the Burlington railroad, which are so much greyer to-day than they were then, there was a house well known from Omaha to Denver for its hospitality and for a certain charm of atmosphere. Well known, that is to say, to the railroad aristocracy of that time; men who had to do with the railraod itself, or with one of the "land companies" which were its by-products. In those days it was enough to say of a man that he was "connected with the Burlington." |
Una signora perduta
Trenta o quarant'anni fa, nei dintorni di una di quelle grigie cittadine che sorgono lungo la linea ferroviaria Burlington e che oggi sono tanto più grigie di quanto non fossero allora, c'era una casa assai nota, da Omaha a Denver, per la sua ospitalità e il particolare fascino della sua atmosfera. O, per meglio dire, era nota all'aristocrazia ferroviaria dell'epoca, agli uomini che avevano a che fare direttamente con la Burlington o con una delle svariate attività che ne costituivano il contorno. A quel tempo di un uomo bastava dire che era "nella ferrovia". (Traduzione: Eva Kampmann) |
| My Antonia
I first heard of Antonia on what seemed to me an interminable journey across the great midland plain of North America. I was ten years old then; I had lost both my father and mother within a year, and my Virginia relatives were sending me out to my grandparents, who lived in Nebraska. I travelled in the care of a mountain boy, Jake Marpole, one of the `hands' on my father's old farm under the Blue Ridge, who was now going West to work for my grandfather. Jake's experience of the world was not much wider than mine. He had never been in a railway train until the morning when we set out together to try our fortunes in a new world. |
La mia Antonia
Sentii parlare per la prima volta di Antonia durante quello che mi sembrò un viaggio interminabile lungo le grandi pianure centrali del Nord America. Avevo allora dieci anni; avevo perduto sia mio padre che mia madre nell'arco di un anno, e i miei parenti in Virginia mi avevano mandato dai miei nonni, che vivevano in Nebraska. Viaggiavo affidato alle cure di un montanaro, Jake Marpole, uno dei lavoranti della vecchia fattoria di mio padre sotto il Blue Ridge, che stava andando nell'Ovest a lavorare per mio nonno. L'esperienza del mondo di Jake non era molto più vasta della mia. Non era mai stato su un treno fino al giorno in cui ci eravamo trovati insieme a cercare fortuna in un mondo nuovo. |
My Mortal Enemy (Il mio mortale nemico)
Avevo quindici anni la prima volta che incontrai Myra Henshawe, ma la conoscevo fin dall'età in cui cominciano i miei ricordi. A casa nostra, nei giorni di festa oppure durante le cene di famiglia, lei, la sua fuga d'amore, il suo matrimonio erano gli argomenti di conversazione più interessanti, a dire il vero gli unici interessanti. Mia madre e le zie si erano sempre tenute in contatto con Myra Driscoll, come la chiamavano, e di tanto in tanto zia Lydia andava a trovarla a New York. Tra tutti gli amici d'infanzia era stata lai la più affascinante, la più brillante. Tanto la sua vita era piena e movimentata, così la nostra monotona.
(Traduzione: Barbara Lanati)
| O Pioneers!
One January day, thirty years ago, the little town of Hanover, anchored on a windy Nebraska tableland, was trying not to be blown away. A mist of fine snowflakes was curling and eddying about the cluster of low drab buildings huddled on the gray prairie, under a gray sky. The dwelling-houses were set about haphazard on the tough prairie sod; some of them looked as if they had been moved in overnight, and others as if they were straying off by themselves, headed straight for the open plain. None of them had any appearance of permanence, and the howling wind blew under them as well as over them. |
O pionieri!
Un giorno di gennaio di trent'anni fa, la cittadina di Hanover, situata su un ventoso altopiano del Nebraska, stava tentando di non essere spazzata via dalla tempesta. Una nuvola di sottili fiocchi di neve avvolgeva, turbinando vorticosamente, il gruppo di bassi edifici incolori stretti l'un l'altro nella grigia prateria, sotto un cielo altrettanto grigio. Le case erano disposte in modo più o meno casuale sulle dure zolle della prateria; alcune sembrava come se fossero state spostate durante la notte, e altre come se si fossero allontanate da sole puntando verso l'aperta campagna. Nessuna di loro aveva una qualche apparenza di dimora stabile, e il vento urlante soffiava lambendone ogni angolo. |
| Le Diable Amoureux
J'étais à vingt-cinq ans capitaine aux gardes du roi de Naples. Nous vivions beaucoup entre camarades, et comme de jeunes gens, c'est-à-dire, des femmes, du jeu, tant que la bourse pouvait y suffire; et nous philosophions dans nos quartiers quand nous n'avions plus d'autre ressource. Un soir, après nous être épuisés en raisonnements de toute espèce autour d'un très petit flacon de vin de Chypre et de quelques marrons secs, le discours tomba sur la cabale et les cabalistes. Un d'entre nous prétendait que c'était une science réelle, et dont les opérations étaient sûres; quatre des plus jeunes lui soutenaient que c'était un amas d'absurdités, une source de friponneries, propres à tromper les gens crédules et amuser les enfants. Le plus âgé d'entre nous, Flamand d'origine, fumait sa pipe d'un air distrait, et ne disait mot. |
Il diavolo in amore
Ero a venticinque anni capitano delle guardie del re di Napoli: stavamo molto insieme tra noi commilitoni e vivevamo come tutti i giovani, cioè, di donne e di gioco, finché restava denaro in borsa: quando non avevamo più altra risorsa passavamo il tempo nei nostri alloggi a filosofare. Una sera, dopo esserci sfibrati in ragionamenti d'ogni specie intorno a un fiaschetto di vino di Cipro e a qualche castagna secca, il discorso cadde sulla Cabala e sui cabalisti. Uno di noi pretendeva che fosse una scienza reale, le cui pratiche fossero cosa certa; quattro fra i più giovani replicavano che si trattava di un mucchio di assurdità, una truffa bella e buona per ingannare i creduloni e far ridere i bambini. Il più anziano di noi, che era di origine fiamminga, fumava la pipa con aria distratta e non apriva bocca. (Traduzione: Margherita Belardetto) |