Il filo dell'orizzonte
Per aprire i cassetti bisogna girare la maniglia a leva, premendo. Allora la molla si sgancia, il meccanismo scatta con un lieve clic metallico, si mettono automaticamente in movimento i cuscinetti a sfera, i cassetti sono leggermente inclinati e scorrono da soli su piccole rotaie. A volte, per i cadaveri non autopsiati, bisogna aiutare il meccanismo tirando con le mani, perché alcuni hanno il ventre gonfio che preme contro il cassetto superiore e ostacola il movimento. Gli autopsiati invece sono asciutti, come prosciugati, con quella specie di cerniera-lampo lungo il ventre e l'interno riempito di segatura. Fanno pensare a bamboloni, a grandi fantocci di una rappresentazione finita buttai in un deposito di robe vecchie. A suo modo questo è un magazzino della vita.
Notturno indiano
Il tassista aveva una barba a pizzo, una reticella sui capelli e un codino legato con un nastro bianco. Pensai che fosse un sikh, perché la mia guida li descriveva esattamente così. La mia guida si intitolava: India, a travel survival kit, l'avevo acquistata a Londra più per curiosità che per altro, perché forniva sull'India informazioni assai bizzarre e a prima vista superflue. Solo più tardi mi sarei accorto della sua utilità.
L'uomo correva troppo forte per il mio temperamento e suonava il clacson con ferocia. Mi parve che sfiorasse i pedoni di proposito, con un sorriso indefinibile che non mi piaceva. Alla mano destra portava un guanto nero, e anche questo non mi piacque.
Piazza d'Italia
Quando Garibaldo, quel giorno da chiodi, si beccò la pallottola in fronte (un forellino capocchioso, nemmeno un foruncolo), mentre stramazzava nel bacinìo della piazza, proprio davanti allo Splendor, volle avere l'ultima parola. Ma invece la lingua liberò un gorgoglio squaccheroso che udirono solo i pochi che gli stavano vicino:
"Abbasso il re!"
Il sasso gli sdrucciolò di mano e rotolò fino al rigagnolo della fontanella sulla piazza. Sul viso gli rimase ghiacciato un sorriso furbesco, di accidenti a me, perché aveva fatto in tempo ad accorgersi, nel breve tragitto dal monumento alla polvere, che la nebbia della morte gli aveva confuso proprio l'ultima frase. La pallottola che gli aveva cercato la fronte non usciva da un moschetto della guardia regia: il re ormai aveva fatto fagotto e vigeva la costituzione della repubblica fondata sul lavoro.
Requiem
Pensai: quel tizio non arriva più. E poi pensai: mica posso chiamarlo "tizio", è un grande poeta, forse il più grande poeta del ventesimo secolo, è morto ormai da tanti anni, devo trattarlo con rispetto, meglio, con tutto il rispetto. Ma intanto cominciavo a sentire fastidio, il sole dardeggiava, il sole di fine luglio, e pensai ancora: sono in ferie, stavo tanto bene là ad Azeitão, nella casa di campagna dei miei amici, chi me l'ha fatto fare di accettare questo incontro qui sul molo? E adocchiai ai miei piedi la mia ombra, e anche lei mi parve assurda e incongrua, non aveva senso, era un'ombra corta, appiattita dal sole di mezzogiorno, e fu allora che ricordai: lui aveva fissato per le dodici, ma forse aveva voluto dire le dodici di notte, visto che i fantasmi appaiono a mezzanotte.
Si sta facendo sempre più tardi
Mia Cara,
credo che il diametro di quest'isola non superi i cinquanta chilometri, al massimo. C'è una strada costiera che la gira tutta in tondo, stretta, spesso a picco sul mare, altrimenti pianeggiando in coste brulle che scendono a solitarie spiaggette di ghiaia orlate di tamerici bruciate dal salino, e in alcune a volte mi fermo. Da una di queste ti parlo, a bassa voce, perché il meriggio e il mare e questa luce bianca ti hanno fatto chiudere le palpebre, stesa qui accanto a me, vedo il tuo seno che si solleva al ritmo pausato della respirazione di chi sta dormendo e non voglio svegliarti. Come piacerebbe questo luogo a certi poeti che conosciamo, perché è così scabro, essenziale, fatto di pietre, montagnole brulle, spini, capre. Mi è perfino venuto da pensare che quest'isola non esista, e di averla trovata solo perché la stavo immaginando.
Sostiene Pereira
Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di metter su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d'estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.
La testa perduta di Damasceno Monteiro
Manolo il Gitano aprì gli occhi, guardò la debole luce che filtrava dalle fessure della baracca e si alzò cercando di non fare rumore. Non aveva bisogno di vestirsi perché dormiva vestito, la giacca arancione che gli aveva regalato l'anno prima Agostinho da Silva, detto Franz il Tedesco, domatore di leoni sdentati del Circo Maravilhas, ormai gli serviva da vestito e da pigiama. Nella flebile luce dell'alba cercò a tentoni i sandali trasformati in ciabatte che usava come calzature. Li trovò e li infilò. Conosceva la baracca a memoria, e poteva muoversi nella semioscurità rispettando l'esatta geografia dei miseri mobili che la arredavano. Avanzò tranquillo verso la porta e in quel momento il suo piede destro urtò contro il lume a petrolio che stava sul pavimento. Merda di donna, disse fra i denti Manolo il Gitano. Era sua moglie, che la sera prima aveva voluto lasciare il lume a petrolio accanto alla sua branda con il pretesto che le tenebre le davano gli incubi e che sognava i suoi morti. Con il lume acceso basso basso, diceva lei, i fantasmi dei suoi morti non avevano il coraggio di visitarla e la lasciavano dormire in pace.
I volatili del Beato Angelico
Il primo volatile arrivò un giovedì di fine giugno, all'ora del vespro, quando tutti i frati erano in cappella per la funzione. Fra' Giovanni da Fiesole, dentro di sé, chiamava ancora se stesso Guidolino, che era il suo nome che aveva lasciato nel mondo per il chiostro; si trovava nell'orto per raccogliere le cipolle, era il compito suo, perchè abbandonando il mondo non aveva voluto abbandonare il mestiere di suo padre Pietro, che era ortolano, e nell'orto di San Marco coltivava pomidori, zucchine e cipolle.
Le armi l'amore
Come se tutto fosse già incominciato e la nave oscillasse nel sole sotto le coste dell'isola e i giorni che verranno fossero già tutti passati senza errori e senza confusione - e in realtà ogni cosa, indolente e concreta, sarà già pronta: la nave, il mare il cielo, e nell'aria il caldo di una eterna estate indistruttibile, e il parapetto della nave che lui sentirà sotto la mano mentre guarderà senza fretta le colline sopra le ultime case di Genova e il porto, e poi il molo, e la folla disattenta, e poi la donna in piedi nell'ombra contro il muro scrostato della dogana, le mani calme, le lunghe dita abbandonate e ferme, finché lui distoglierà lo sguardo fissando ancora qualcosa di più lontano come per prepararsi meglio a guardarla, per ritardare un altro sguardo desideroso al suo corpo, alla sua faccia di cui non potrà più distinguere l'espressione, e non potrà più distinguere il sorriso gli occhi socchiusi le labbra strette con forza, vedendo soltanto il suo corpo sotto l'ampio vestito immobile e i suoi capelli mezzo nascosti dall'ala ricurva del cappello di paglia, e vedendo soltanto il gesto delle braccia abbandonate lungo i fianchi, e distinguendo soltanto, nell'ombra proiettata dal muro, la sua spalla leggermente alzata, o forse guardando già nella memoria quell'aspetto consueto;
Anima Mundi
In principio era il vuoto. Poi il vuoto si è contratto, è diventato più piccolo di una capocchia di spillo. È stata una sua volontà o qualcosa l'ha costretto? Nessuno può saperlo, ciò che è troppo compresso alla fine esplode, con rabbia, con furore. Dal vuoto è nato un intollerabile bagliore, si è sparso nello spazio, non c'era più buio lassù, ma luce. Dalla luce è scaturito l'universo, schegge impazzite di energia proiettate nello spazio e nel tempo. Correndo e correndo, hanno formato le stelle e i pianeti. Il fuoco e la materia. Sarebbe potuto bastare questo, eppure non è bastato.
Va' dove ti porta il cuore
Opicina, 16 novembre 1992
Sei partita da due mesi e da due mesi, a parte una cartolina nella quale mi comunicavi di essere ancora viva, non ho tue notizie. Questa mattina, in giardino, mi sono fermata a lungo davanti alla tua rosa. Nonostante sia autunno inoltrato, spicca con il suo color porpora, solitaria e arrogante, sul resto della vegetazione ormai spenta.
Ashikari (I canneti)
Fu quando abitavo ancora a Okamoto, una bella giornata di settembre. Quel giorno faceva così bello che poco dopo le tre mi venne voglia di passeggiare nei dintorni. Per una lunga gita era troppo tardi, ma conoscevo già quasi tutti i luoghi più vicini; e mi venne in mente la villa di Minase, dove già avrei voluto recarmi, ma non ne avevo trovata l'occasione. La villa di Minase è dove una volta si trovava la villa imperiale del monaco-imperatore Gotoba, citata nel capitolo "Sotto i cespugli" del Masukagami (Lo specchio limpido):
(Traduzione: Giuseppe Ricca e Atsuko Ricca Suga)
Bushuko hiwa (Vita segreta del signore di Bushu)
Non v'è modo di sapere chi fosse la monaca Myokaku, autrice del Sogno di una notte, né in quale circostanza fosse stata scritta un'opera del genere; ma, scorrendo le pagine del Sogno, si capisce chiaramente che si tratta di una donna a servizio nel quartiere privato del castello del Signore di Bushu. Dopo la morte del Signore, sarebbe diventata monaca, tagliandosi i capelli. "Fissai dimora in un umile eremitaggio, in un paese nascosto tra i monti, e non ebbi nessun altro impegno oltre quello di recitare le orazioni." Queste sono le sue parole. Per farla breve, i suoi scritti hanno l'apparenza di una raccolta di ricordi del passato buttata giù nelle ore d'ozio della sua vecchiaia. Ma come mai una monaca, che "non aveva nessun altro impegno oltre quello di recitare orazioni", ha pensato di lasciare queste memorie? Secondo le sue stesse parole, le ragioni sono queste: "A rifletter bene sui comportamenti del Signore di Bushu, si arriva alla conclusione che in questo mondo non esistono né buoni né cattivi, né eroi né uomini comuni"
(Traduzione: Atsuko Ricca Suga)
Chijin no ai (L'amore di uno sciocco)
Con semplicità, e nel modo più sincero possibile tenterò ora di parlarvi dei miei rapporti coniugali, perché credo che non sia possibile trovare facilmente un caso simile al mio. Per me è difficile dimenticare un così prezioso ricordo, e penso che il mio racconto potrà essere utile e interessante pure per voi, lettori. Soprattutto in questi ultimi tempi quando il Giappone ottiene sempre maggiori riconoscimenti in campo internazionale, e offre l'occasione a un frequente e notevole scambio di amicizie fra giapponesi e stranieri. Con la profonda penetrazione dei nuovi princípi nel nostro paese, non soltanto gli uomini ma anche le donne tendono fortemente a occidentalizzarsi. Di conseguenza anche rapporti coniugali come i nostri, col tempo si verificheranno in diversi luoghi.
(Traduzione: Carlo De Dominicis)
Futen rojin nikki (Diario di un vecchio pazzo)
16 giugno. ... Questa sera sono stato allo spettacolo di kabuki del teatro Daiichi di Shinjuku. Il programma prevedeva "Il perdono", "I racconti di Hikoichi" e "I crisantemi: Sukeroku nel quartiere dei piaceri". Ma avevo intenzione di vedere soltanto il "Sukeroku". È vero che Kanya nella parte di Sukeroku non mi soddisfa del tutto, ma avevo saputo che il ruolo di Agemaki era interpretato da Tosho e sapevo che sarebbe stato una splendida cortigiana. Sono andato in compagnia della vecchia e di Satsuko. Jokichi ci ha raggiunti direttamente dall'ufficio subito dopo il lavoro.
(Traduzione: Atsuko Ricca Suga)
Himitsu (Il segreto)
A quel tempo, in pensiero capriccioso mi aveva allontanato dall'avvolgente gaia atmosfera in cui avevo vissuto sino allora: non pensavo che a sparire alla chetichella dalla cerchia di uomini e donne che avevo continuato a frequentare per vari motivi.
Dopo aver cercato per ogni dove una casa adeguatamente appartata, finii per prendere in affitto una stanza negli alloggiamenti dei bonzi presso un tempio shingon, che avevo scoperto dalle parti di Matsubachi in Asakusa.
(Traduzione: Adriana Boscaro)
Hokan (Buffone di professione)
La guerra russo-giapponese che aveva messo in subbuglio il mondo dalla primavera del 1904 all'autunno del 1905 ebbe fine con il trattato di Portsmouth, e in nome dello sviluppo nazionale numerose imprese spuntarono come funghi formando così una nuova nobiltà e nuovi ricchi. La storia che segue ebbe luogo verso la metà di aprile del 1907, proprio quando pareva che tutto il paese fosse in perenne festa grazie a questa ripresa economica. Gli argini di Mukojima rifulgevano di ciliegi in fiore: sin dalla mattina di una domenica tersa e brillante treni e battelli a vapore stracolmi partivano per Asakusa.
(Traduzione: Adriana Boscaro)
In'ei raisan (Libro d'ombra)
Molti e spinosi problemi dovrà affrontare il giapponese che conosca almeno un poco l'architettura del suo paese, e desideri una dimora tradizionale, non priva tuttavia di comfort. In primo luogo, come sistemare gli impianti della luce elettrica, del gas, dell'acqua corrente, senza che decoro e armonia dell'ambiente siano turbati? Varî espedienti si rendono necessari: lo si può constatare non solo per esperienza diretta, ma anche guardandosi intorno, in alberghi e ristoranti fedeli alla tradizione. Naturalmente, nessun problema angustierà lo snob che ostenta disprezzo per gli agî occidentali, e si fa costruire una "capannuccia" in qualche remota campagna, o fra i monti. Ma chi abbia famiglia, e abiti in città, non può, per grande che sia il suo desiderio di mantenere alla casa un'impronta giapponese, rinunziare a quei sistemi di riscaldamento e di illuminazione, e a quei "sanitari", che sono parte ormai della nostra vita quotidiana.
(Traduzione: Atsuko Ricca Suga)
Kagi (La chiave)
... Quest'anno mi voglio accingere a scrivere liberamente d'un tema che in passato esitavo persino a menzionare, qui sopra. Ho sempre evitato di discutere dei miei rapporti sessuali con Ikuko, per timore che lei di nascosto potesse leggere il mio diario e offendersene. Direi che sa esattamente in quale cassetto dello studio trovarlo. Ma ho deciso di non darmene più pensiero. Certo, nata da un'antica famiglia tradizionalista di Kyoto e cresciuta in un ambiente feudale, conserva, ancora al giorno d'oggi, molto moralismo antiquato: anzi, quasi se ne fa vanto. Pare improbabile che sia capace di posare gli occhi sugli scritti personali del marito.
(Traduzione: Satoko Toguchi)
Kirin (Kirin)
Anno 493 a.C. Stando alle cronache di Zuo Qiuming, Meng Ke, Sima Qian e altri, all'inizio della primavera durante la quale il duca Ding dello stato di Lu celebrava il suo tredicesimo sacrificio primaverile, Confucio se ne partì dal paese natio di Lu per fare proseliti portando con sé alcuni discepoli che si affiancarono a destra e a sinistra della sua carrozza. Anche se lungo le rive del fiume Qiushui sbocciava una verde erba profumata e sulle cime dei monti Fang Niqiu Wufeng la neve si era già sciolta, il vento del nord - come gli Unni che portavano con loro la sabbia del deserto - sparpagliava ancora all'intorno ciò che rimaneva di un rigido inverno.
(Traduzione: Adriana Boscaro)
Konjiki no shi (La morte d'oro)
Con Okamura ero amico fin dall'infanzia. Nella prima decade dell'aprile dei miei sette anni avevo cominciato a frequentare una scuola elementare non molto distante dalla mia casa di Shinkawa e vi era venuto anche Okamura, accompagnato da una cameriera. Eravamo vicini di banco e accostavamo sempre, fianco a fianco, i nostri piccoli tavoli. Ma non solo; sembrava che ci assomigliassimo in molte cose.
(Traduzione: Luisa Bienati)
Majutsushi (Il prestigiatore)
Ora non ricordo più bene in che città e in quale paese ho incontrato quel prestigiatore. Potrebbe essere stato a Tokyo, in Giappone, oppure in una colonia del sud Pacifico o dell'America del sud, o ancora in qualche imbarcadero dalle parti della Cina o dell'India. È stato comunque in un paese in un angolo della terra lontanissimo dall'Europa, culla della civiltà. Di sicuro so che è avvenuto una sera in un luogo molto frequentato, in un quartiere di una città assai prosperosa.
(Traduzione: Adriana Boscaro)
Neko to Shozo to futari no onna (La gatta, Shozo e le due donne)
"Cara Fukuko, la prego di perdonarmi se sulla busta ho scritto Yuki ma, come vede, non sono Yuki. Avrà già capito chi sono. Oh, sì. Lo avrà capito appena aperta la busta. Si sarà detta con rabbia: 'Oh, viene da quella lì.' Avrà pensato: 'Quant'è maleducata. Come fa a servirsi del nome di una amica senza chiederle l'autorizzazione? Che donna invadente!' Tuttavia, cara Fukuko, deve comprendermi. Se avessi messo il mio nome sulla busta lui lo avrebbe visto e se ne sarebbe impadronito prima che arrivasse in mano sua.
(Traduzione: Atsuko Ricca Suga, revisione: Giovanna Baccini)
Ningyo no nageki (Pianto di sirena)
Molti anni fa, all'epoca in cui la dinastia fondata dagli Ai Xin Jueluo prosperava come peonie di giugno, a Nanchino, grande città della Cina, viveva un nobile giovane di nome Meng Shishou. Tempo prima suo padre aveva servito al Palazzo Imperiale di Pechino e, oltre a godere dei favori dell'imperatore Qian Long, si era distinto per meriti tali da procurargli invidie e aveva accumulato una tale ricchezza da far arricciare il naso alla gente. Ma lasciò questo mondo che l'unico figlio, Shishou, era ancora bambino. E quando, poco dopo, anche la madre seguì l'orma del padre, l'orfano Shishou si trovò tra le mani una vera e propria montagna di ricchezze e tesori tutta per sé.
(Traduzione: Adriana Boscaro)
Shisei (Il tatuaggio)
Erano ancora tempi in cui la "frivolezza" era tenuta in alta considerazione e in cui non ci si imbatteva nelle stridenti avversità del giorno d'oggi. Affinché sul volto di aristocratici e di giovani nobili spensierati non passasse la minima nube e sulle labbra di damigelle di palazzo e di cortigiane di alto grado aleggiasse un perpetuo sorriso, il mestiere di intrattenitore nelle case da tè e di buffone di professione godeva di gran favore: era una vita pacifica e beata. La bellezza si era sostituita alla forza e la bruttezza era sinonimo di debolezza: questo avveniva sia sul palcoscenico, dove malvagi personaggi maschili come Sadakuro, Jiraiya, Narukami avevano assunto connotati femminili, sia nei romanzi popolari.
(Traduzione: Adriana Boscaro)
Shonen (Adolescenti)
Avvenne all'incirca vent'anni fa.
Era il tempo in cui, appena dodicenne, ero solito andare dalla casa di Kakigarachi 2-chome alla scuola Arima che si trova dietro Suitengu. Il cielo del Ningyochodori era velato di nebbia, il sole caldo splendeva sulle tende blu della fila di negozi. Era il tempo della stagione gioiosa in cui anche nella mente di un bambino colma di vani sogni si avverte un non so che di primavera.
Un bel giorno sereno, in un sonnolento pomeriggio al termine delle lezioni, mentre stavo per oltrepassare il cancello con il soroban nella mano macchiata d'inchiostro, qualcuno mi corse dietro affannato chiamandomi per nome: "Hagiwara Eichan!"
(Traduzione: Luisa Bienati)
Shunkinsho (La storia di Shunkin)
Shunkin, il cui vero nome era Mozuya Koto ed era figlia si un grande speziale di Doshomachi, il quartiere delle medicine di Osaka, morì il 14 ottobre del diciannovesimo anno dell'era Meiji (1886); la sua tomba si trova entro le cinta di un tempio della setta Jodo, nello Shitaderamachi, un quartiere di templi della stessa città.
Quanche giorno fa, passando davanti al tempio, mi venne voglia di visitare quella tomba, e ne chiesi notizia all'ingresso.
(Traduzione: Giuseppe Ricca e Atsuko Ricca Suga)
Tomoda to Matsunaga no hanashi (Storia di Tomoda e Matsunaga)
Cinque o sei anni fa ricevetti una lettera da una donna della provincia di Yamato di nome Shige, a me sconosciuta. Per essere esatti, era il 25 agosto del 9° anno Taisho [1920]: posso citare la data in modo inequivocabile perché la conservo tuttora. Sono abituato a ricevere molte lettere da giovani letterati in erba, ma quando ho da fare non trovo neppure il tempo di darci una scorsa e le ammucchio in un angolo dello studio: così può succedere che finisca per dimenticarmene. Fui attratto dalla lettera di Shige perché i caratteri sulla busta non erano scritti a penna, ma vergati con il pennello in uno stile elegante e all'antica: ruppi il sigillo e la lessi.
(Traduzione: Elisabetta Procchieschi)
Yume no ukihashi (Il ponte dei sogni)
Leggendo l'ultimo capitolo della Storia di Genji:
Questa poesia è stata scritta da mia madre. Ma io ho avuto due madri - la seconda era una matrigna - e benché sia propenso a credere che l'abbia scritta la mia vera madre, non posso esserne certo. Le ragioni della mia incertezza diverranno chiare in seguito: una di esse è che entrambe le donne si chiamavano Chinu.
(Traduzione: Atsuko Ricca Suga)
L'amore nell'arte
Lorenzo Alviati
Lo conobbi nel collegio di Valenza. Io aveva allora quattordici anni, egli ne aveva diciassette compiuti, ma il suo corpo erasi già sviluppato come a venti; in quella scolaresca di fanciulli egli rappresentava colla sua statura elevata, colla sua testa di Apollo, un personaggio assai più imponente del maestro. Quell'immagine mi richiama le memorie più dolci e più pure della mia fanciullezza, mi evoca scene obliate da lunghi anni, rimembranze confuse, sulle quali il mio pensiero non sa tanto arrestarsi e scrutare da ritesserne intatta la tela.
Fosca
Mi sono accinto piú volte a scrivere queste mie memorie, e uno strano sentimento misto di terrore e di angoscia mi ha distolto sempre dal farlo. Una profonda sfiducia si è impadronita di me. Temo immiserire il valore e l'aspetto delle mie passioni, tentando di manifestarle; temo obbliarle tacendole. Perché ella è cosa quasi agevole il dire ciò che hanno sentito gli altri - l'eco delle altrui sensazioni si ripercuote nel nostro cuore senza turbarlo - ma dire ciò che abbiamo sentito noi, i nostri affetti, le nostre febbri, i nostri dolori, è compito troppo superiore alla potenza della parola. Noi sentiamo di non poter essere nel vero.
Storia di una gamba
Non mi dimenticherò mai di quel giorno in cui lo conobbi né del modo in cui lo conobbi. Fu una di quelle rivelazioni piene, ardenti, istantanee; una di quelle espansioni d'animo pronte e complete che non si fanno, non si ricevono e non si conoscono che a quattordici anni. A quell'età gli affetti sono subiti come i rancori, le amicizie rapide come gli affetti, gli affetti inconsiderati come le ire. A quattordici anni si amano tutti coloro che hanno quattordici anni. Più tardi si amano tutti indistintamente, che è lo stesso che dire che non si ama nessuno, perché non si predilige nessuno.
Alice Adams (...)
The patient, an old-fashioned man, thought the nurse made a mistake in keeping both of the windows open, and her sprightly disregard of his protests added something to his hatred of her. Every evening he told her that anybody with ordinary gumption ought to realize that night air was bad for the human frame. "The human frame won't stand everything, Miss Perry," he warned her, resentfully. "Even a child, if it had just ordinary gumption, ought to know enough not to let the night air blow on sick people yes, nor well people, either! 'Keep out of the night air, no matter how well you feel.' That's what my mother used to tell me when I was a boy. 'Keep out of the night air, Virgil,' she'd say. 'Keep out of the night air.'"
Monsieur Beaucaire (...)
The young Frenchman did very well what he had planned to do. His guess that the Duke would cheat proved good. As the unshod half-dozen figures that had been standing noiselessly in the entryway stole softly into the shadows of the chamber, he leaned across the table and smilingly plucked a card out of the big Englishman's sleeve.
"Merci, M. le Duc!" he laughed, rising and stepping back from the table.
The Englishman cried out, "It means the dirty work of silencing you with my bare hands!" and came at him.
"Do not move," said M. Beaucaire, so sharply that the other paused. "Observe behind you."
Penrod (...)
Penrod sat morosely upon the back fence and gazed with envy at Duke, his wistful dog.
A bitter soul dominated the various curved and angular surfaces known by a careless world as the face of Penrod Schofield. Except in solitude, that face was almost always cryptic and emotionless; for Penrod had come into his twelfth year wearing an expression carefully trained to be inscrutable. Since the world was sure to misunderstand everything, mere defensive instinct prompted him to give it as little as possible to lay hold upon.
Seventeen (...)
William Sylvanus Baxter paused for a moment of thought in front of the drug-store at the corner of Washington Street and Central Avenue. He had an internal question to settle before he entered the store: he wished to allow the young man at the soda-fountain no excuse for saying, "Well, make up your mind what it's goin' to be, can't you?" Rudeness of this kind, especially in the presence of girls and women, was hard to bear, and though William Sylvanus Baxter had borne it upon occasion, he had reached an age when he found it intolerable.
The Little Friend (Il piccolo amico)
Tutta la vita Charlotte Cleve si sarebbe sentita in colpa per la morte del figlio, essendo stata sua la decisione di pranzare, in occasione della Festa della Mamma, alle sei del pomeriggio invece che a mezzogiorno, dopo la messa, come i Cleve avevano sempre fatto. Il cambiamento d'orario non aveva mancato di suscitare le proteste dei più anziani della famiglia. E pur trattandosi di una resistenza di principio nei confronti di qualunque novità, Charlotte ebbe in seguito a pensare che avrebbe dovuto tener conto del loro sordo malcontento, segno labile ma infausto di quanto in seguito sarebbe accaduto; un monito oscuro anche con il senno di poi, ma forse, invece, attendibile quanto tutti quelli che ciascuno di noi può sperare prima o poi di ricevere nella vita.
(Traduzione: Idolina Landolfi e Giovanni Maccari)
La Gerusalemme liberata
Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò col 'l senno e con la mano,
molto soffrì nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi conpagni erranti.
La secchia rapita
Vorrei cantar quel memorando sdegno
ch'infiammò già ne' fieri petti umani
un'infelice e vil secchia di legno
che tolsero a i Petroni i Gemignani.
Febo che mi raggiri entro lo 'ngegno
l'orribil guerra e gl'accidenti strani,
tu che sai poetar servimi d'aio
e tienmi per le maniche del saio.
E tu nipote del Rettor del mondo,
del generoso Carlo ultimo figlio,
ch'in giovinetta guancia e 'n capel biondo
copri canuto senno, alto consiglio,
se da gli studi tuoi di maggior pondo
volgi talor per ricrearti il ciglio,
vedrai, s'al cantar mio porgi l'orecchia,
Elena trasformarsi in una secchia.
Angel (Angel)
«"Nel vasto vuoto dellempireo"» lesse Miss Dawson. «E mi sai dire cosa significa empireo?»
«Significa...» Angel si umettò le labbra. Poi dalla finestra dell'aula guardò il cielo al di là degli alberi spogli. «Significa la volta celeste».
«Sì, il cielo» disse sospettosa Miss Dawson. Con un senso di sconcerto le restituì il quaderno. La ragazza aveva una gran fama di bugiarda e quando le aveva consegnato quello strano tema - Tempesta in mare - lei lo aveva esaminato con un certo allarme, temendo di averlo già letto, o che avrebbe dovuto averlo già letto. Aveva trascorso una serata in angustia sfogliando Pater, Ruskin e altri. Benché sdegnasse quel genere di prosa ornamentale, quei crescendo e quelle allitterazioni, prima di dire che era un componimento di un'elaboratezza eccessiva e volgare sperava di scoprire chi l'avesse scritto.
(Traduzione: Claudia Valeria Letizia)
| Address Unknown
SCHULSE-EISENSTEIN GALLERIES SAN FRANCISCO, CALIFORNIA, U.S.A. November 12, 1932 Herrn Martin Schulse My Dear Martin: |
Destinatario sconosciuto
GALLERIA SCHULSE-EISENSTEIN SAN FRANCISCO, CALIFORNIA, U.S.A. 12 novembre 1932 Herrn Martin Schulse Mio caro Martin, |
Day of no Return (Senza ritorno)
Sono nato in un paese e in un'epoca in cui due forti correnti di pensiero dovevano incontrarsi e affrontarsi. Le copiose acque chiare del cristianesimo scorrevano tranquillamente sullo sfondo della storia da quasi due millenni; le nazioni e gli eserciti, le battaglie e le armate riuscivano ad agitarne soltanto la superficie. La maggior parte di noi supponeva, come se fosse stata una cosa scontata, che avremmo continuato eternamente a remarvi senza complicazioni, ed è per tale ragione che non abbiamo preso coscienza immediatamente del pericolo del fiume nero che arrivava controcorrente.
(Traduzione: Fabrizio Ascari)
| A Summons to Memphis
The courtship and remarriage of an old widower is always made more difficult when middle-aged children are involved - expecially when there are unmarried daughters. This seemed particularly true in the landlocked, backwater city of Memphis some forty-odd years ago. At least it is a certainty that remarriage was more difficult for old widowers in Memphis than it was over in Nashville, say, or in Knoxville - or even in Chattanooga, for that matter. One needs to know those other cities only slightly to be absolutely sure of this. Yet one cannot say with equal certainty just why the difficulty was so peculiar to Memphis, unless it is that Memphis, unlike the other Tennessee cities, remains to this day a "land-oriented" place. |
Ritorno a Memphis
Il corteggiamento e le nuove nozze di un vecchio vedovo sono sempre complicate dalla presenza di figli di mezza età - e soprattutto di figlie. Questo pareva particolarmente vero nella stagnante città di Memphis, una quarantina di anni fa. O almeno di certo un nuovo matrimonio era più difficile per i vecchi vedovi a Memphis che a Nashville, per esempio, o a Knoxville - o perfino a Chattanooga, se è per questo. Basta conoscere queste due città anche solo un po' per esserne del tutto sicuri. Tuttavia, non si può dire con altrettanta certezza come mai questa difficoltà fosse così peculiare a Memphis, a meno che sia perché Memphis, a differenza delle altre città del Tennessee, rimane ancora oggi un posto "orientato alla proprietà terriera". (Traduzione: Elena Dal Pra) |
Mémoires du comte de Comminges (...)
Je n'ai d'autre dessein, en écrivant les mémoires de ma vie, que de me rappeler les plus petites circonstances de mes malheurs, et de les graver encore, s'il est possible, plus profondément dans mon souvenir.
La maison de Comminges dont je sors, est une des plus illustres du royaume. Mon bisaïeul qui avoit deux garçons, donna au cadet des terres considérables, au préjudice de l'aîné, et lui fit prendre le nom de marquis de Lussan. L'amitié des deux frères n'en fut point altérée: ils voulurent même que leurs enfans fussent élevés ensemble; mais cette éducation commune dont l'objet étoit de les unir, les rendit au contraire ennemis presqu'en naissant.
Le siège de Calais (...)
Monsieur De Vienne, issu d'une des plus illustres maisons de Bourgogne, n'eut qu'une fille de son mariage avec Mademoiselle De Chauvirey. La naissance, la richesse et surtout la beauté de Mademoiselle De Vienne, lui donnèrent pour amans déclarés tous ceux qui pouvoient prétendre à l'alliance de M De Vienne. M De Granson, dont la naissance n'étoit pas inférieure, fut préféré à ses rivaux. Quoiqu' aimable et amoureux, il n'avoit point touché le coeur de Mademoiselle De Vienne; mais la vertu prit la place des sentimens.
Buonanotte, signor Lenin
Come spesso capita con le più belle avventure della vita, anche questo viaggio cominciò per caso. Nel febbraio del 1991 ero riuscito a ottenere un visto per andare nelle Curili, le isole alla fine del mondo, l'ultima frontiera dell'impero sovietico, I "Territori del Nord", come li chiama il Giappone che , ostinatamente, li reclama per sé . In quelle isole lontanissime, avvolte in misteriosi, eterni banchi di nebbia, in mezzo all'Oceano Pacifico, avevo passato quasi un mese affascinato da una incredibile, selvaggia natura fatta di montagne ghiacciate e di laghi che ribollono, coinvolto nel destino di quella straordinaria razza di uomini e donne andati laggiù , per lo più dalla Russia, con l'idea di costruirci un avamposto del socialismo e ora, disorientati dalla fine del sogno, abbandonati a se stessi, a fare i conti con le loro vite sprecate, senza più una patria cui tornare, senza una storia di cui vantarsi, ma con sulla pelle tutte le tracce di sacrifici e durezze che nessuno è più disposto a riconoscere loro.
In Asia
Diventai giornalista perché alle corse podistiche arrivavo sempre ultimo. Ero studente in un liceo di Firenze e mi ostinavo a partecipare a tutte le campestri che si tenevano alle Cascine. Non avevo alcun successo tranne quello di far ridere i miei compagni. Una volta, alla fine di una di quelle corse in cui ero davvero arrivato quando il pubblico stava già andando via, venne da me un signore sui trent' anni con un taccuino in mano e mi disse qualcosa come : " Sei studente? E allora invece di partecipare alle corse, descrivile! Avevo incontrato il primo giornalista della mia vita e, a sedici anni, avevo avuto la mia prima offerta di lavoro: cronista sportivo al Giornale del mattino. Cominciai con le corse a piedi, passai a quelle in bicicletta e poi alle partite di calcio. Le domeniche, invece di andare alle feste da ballo, le passai da allora andando in giro per i paesi e le cittadine della Toscana con una vecchia Vespa 98.
"Largo, c'è il giornalista", dicevano gli organizzatori quando mi presentavo. Ero un ragazzino e di sport me ne intendevo poco o nulla, ma quella qualifica mi dava lì per lì il diritto a un buon posto d'osservazione e il giorno dopo alla firma in testa a un articoletto con tanto di descrizioni e giudizi sulle pagine rosa del giornale della città. A quei due diritti- direi privilegi - son rimasto attaccato tutta la vita.
Un indovino mi disse
Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere e a volte non è facile. La mia, per esempio, aveva tutta l'aria di essere una maledizione. "Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell'anno non volare.Non volare mai", m'aveva detto un indovino.
Era successo a Hong Kong. Avevo incontrato quel vecchio cinese per caso. Sul momento quelle parole m'avevano ovviamente colpito, ma non me ne ero fatto un gran cruccio. Era la primavera del 1976, e il 1993 pareva ancora lontanissimo. Quella scadenza però non l'avevo dimenticata. M'era rimasta in mente, un po' come la data di un appuntamento cui non si è ancora deciso se andare o no.
Il dio di Roserio
Allora, io gli ho risposto:
"E va bene. Eccola. Farò il servo un'altra volta."
Il presidente mi ha lasciato finire, poi ha detto:
"Bravo, il mio Consonni. Così mi piace."
È stato un momento in silenzio. Ha guardato il Pessina. Ha incominciato a ridere. Ha continuato a ridere senza far rumore. Poi ha detto:
"All'Olona, ti lascerò fare la corsa che vuoi. Va bene? E il Pessina ti darà una mano. N'è ti Dante?" ha fatto poi voltandosi verso il Dante.
Il Fabbricone
Quando le sirene cominciarono a fischiare, le nuvole, che fin là eran rimaste quiete all'orizzonte, diedero inizio alla cavalcata. Bianche, gialle, grigie, orlate qua e là di nero invasero in poco tutto il cielo e gettarono sulle case, sulle ortaglie e sui primi appezzamenti di campagna, le loro ombre improvvise e sinistre.
"Vien il temporale!" si sentiva gridare per le strade, nell'affanno che tutti avevano di raggiungere al più presto le case. "Andiamo, su" "In fretta!" "Il temporale!" Il vento intanto sollevava dappertutto terra e carte, polvere e immondizie.
Anche il Fabbricone, tagliato in due dall'ombra di una nube e da uno degli ultimi raggi del sole, si mise subito in allarme.
La Gilda del Mac Mahon
La Gilda del Mac Mahon
Malgrado i dolori, malgrado le lagrime, malgrado la disperazione e, in certi momenti, la voglia di farla finita con tutti e con tutto, non solo non sapeva odiarli e maledirli, ma sapeva solo adorarli.
Ogni volta che un uomo l'avvicinava, si sentiva prender da un'ansia e da un tremore che confinavano con la vertigine, come se si trattasse sempre del primo; e sì che gli anni, ormai, erano trentatré suonati!
Nebbia al Giambellino
Venendo fuori dalle finestre lunghe, strette e uguali delle cantine, dai canali, dai fossi, dai mucchi d'immondizie e di concime, prima diffidente, a brandelli che ora si allungavano, ora si rapprendevano, poi via via più densa, crudele e aggressiva, fin dalle prime ore della mattina la nebbia aveva preso a fasciare gli ultimi casamenti, grandi, tetri e uguali e, tra casamento e casamento, le strade, le case più modeste, i segnali di fermata del tram, le insegne al neon dei caffè e dei negozi, i muri corrosi dal salnitro, i capannoni, gli orti, le siepi, le cascine e i sentieri che da quell'ultima parte della città davano nella prima parte della campagna; continuando a salire, verso mezzogiorno s'era incontrata con quella che aveva preso a calare da oltre i camini, i tetti e le grondaie; poi, lentamente, come se l'andasse abbracciando, vi s'era confusa; e, infine, aveva coperto dentro di sé ogni cosa: dai marciapiedi alle antenne rade e solitarie delle televisioni, dalle foglie e dai rifiuti dei mercati, che s'erano ammassati ai bordi dei marciapiedi e vi marcivano in silenzio, ai grovigli dei fili.
Il ponte della Ghisolfa
Sotto la pergola
"Ma va' là! Ma vuoi mettere le anziane..." ormai, con tutte le volte che l'aveva detto e ripetuto, quello che lui pensava dovevan saperlo anche loro: cioè, "che la donna è solamente questione di esperienza. Ascolta: quello che c'è di diverso tra l'uomo e la donna, se vuoi proprio saperlo, è che la donna la forza se la prende con gli anni. Adesso, non faccio per dire, ma quelle verginelle che oltre a tutto devi anche insegnargli come si fa... Andiamo".
The History of Henry Esmond, Esq. (...)
The estate of Castlewood, in Virginia, which was given to our ancestors by King Charles the First, as some return for the sacrifices made in his Majesty's cause by the Esmond family, lies in Westmoreland county, between the rivers Potomac and Rappahannock, and was once as great as an English Principality, though in the early times its revenues were but small. Indeed, for near eighty years after our forefathers possessed them, our plantations were in the hands of factors, who enriched themselves one after another, though a few scores of hogsheads of tobacco were all the produce that, for long after the Restoration, our family received from their Virginian estates.
| The Memoirs of Barry Lyndon, Esq.
Since the days of Adam, there has been hardly a mischief done in this world but a woman has been at the bottom of it. Ever since ours was a family (and that must be very near Adam's time, - so old, noble, and illustrious are the Barrys, as everyboby knows), women have played a mighty part with the destinies of our race. I presume that there is no gentleman in Europe that has not heard of the house of Barry of Barryogue, of the kingdom of Ireland, than which a more famous name is not to be found in Gwillim or D'Hozier;... |
Le memorie di Barry Lyndon
Dai tempi di Adamo, in questo mondo, non è stato commesso un danno senza che alla sua origine non ci fosse una donna. Sin dalle origini della nostra famiglia (in tempi che dovevano essere molto vicini a quelli di Adamo, tanto nobili, antichi, illustri sono i Barry, come ognuno sa), le donne hanno avuto una parte estremamente importante nei destini della stirpe. Penso che non ci sia una persona in Europa che non abbia sentito parlare dei Barry di Barryogue, del regno di Irlanda; un più famoso nome non si potrà trovare in Gwillim o D'Hozier; ... (Traduzione: Mario Fanoli) |
| Vanity Fair
While the present century was in its teens, and on one sunshiny morning in June, there drove up to the great iron gate of Miss Pinkerton's academy for young ladies, on Chiswick Mall, a large family coach, with two fat horses in blazing harness, driven by a fat coachman in a three-cornered hat and wig, at the rate of four miles an hour. A black servant, who reposed on the box beside the fat coachman, uncurled his bandy legs as soon as the equipage drew up opposite Miss Pinkerton's shining brass plate, and as he pulled the bell at least a score of young heads were seen peering out of the narrow windows of the stately old brick house. Nay, the acute observer might have recognized the little red nose of good-natured Miss Jemima Pinkerton herself, rising over some geranium pots in the window of that lady's own drawing-room. |
La fiera della vanità
In una soleggiata mattina di giugno dei primi anni di questo secolo, una grande carrozza padronale, tirata da due grossi cavalli con lucenti bardature, condotta da un grasso cocchiere in tricorno e parrucca, capace di una velocità di quattro miglia l'ora, si fermò al grande cancello di ferro dell'Accademia per Giovani Gentildonne di Miss Pinkerton, su Chiswick Mall. Un servitore nero, che sedeva accanto al grasso cocchiere, si affrettò a scendere non appena l'equipaggio fu davanti alla splendente targa d'ottone di Miss Pinkerton, e, al suono della campana d'ingresso, si videro almeno una ventina di giovani teste sbirciare dalle strette finestre dell'antico e solenne edificio in mattoni. Non solo, l'osservatore acuto poteva riconoscere il piccolo naso rosso della stimata Miss Jemima Pinkerton in persona, che spuntava, al di sopra di alcuni vasi di gerani, dalla finestra del suo salotto privato. |
Distances (Distanze)
Nello stesso momento, quel due giugno. Erano le sette di sera a Liegi e mezzogiorno sulla California. Alla fine di quella giornata, un martedì, Desirée sarebbe giunta al termine del suo viaggio di nozze, a Santa Barbara, sulla costa di Los Angeles, dove le palme dei datteri biondi e le colate di fiori precipitano dalle rocce rosa fin dentro l'onda pacifica. Almeno così il signor Cauche, suo padre, immaginava quella vaga riviera, mentre costeggiava come ogni sera, nella soddisfazione della giornata conclusa e della corrispondenza firmata, il grande giardino suburbano che recinge la casa ed i locali commerciali del signor Ambert. Quel diversivo rallentava appena il trotterellare da somarello laborioso ch'era diventato l'incedere naturale dell'impiegato ammaestrato da trent'anni a far la spola frettolosamente tra l'ufficio e l'abitazione vicina. Le sette; ma ben sapeva che laggiù la giovane coppia disponeva ancora di un pomeriggio di azzurro assoluto e di strada bella prima di scorgere la riva del mare e di fermarvisi per tre settimane.
(Traduzione: Giovanni Marsiglia)
| Roman de Tristan
Entre ses bras Yseut la reîne. Bien cuidoient estre a seor. Sorvient i par estrange eor Li rois, que li nains i amene. Prendre les cuidoit a l'ovraine, Mes, merci Deu, bien demorerent Quant aus endormis les troverent. Li rois les voit, au naim a dit: "Atendés moi chi un petit; En cel palais la sus irai, De mes barons i amerrai: Verront com les avon trovez; Ardoir les frai, quant ert pruvé." |
Tristano e Isotta
... Tra le braccia la regina dorme: sognano sicuri. Com'è strana la fortuna! Viene il re, lo segue il nano, per sorprenderli nel sonno. Che stupore nel vederli nella quiete addormentati! "Ora aspetta," dice al nano, "corro indietro dai baroni e ritorno: allora, quando li vedranno addormentati, li farò bruciare!" (Traduzione: Fabio Troncarelli) |
| A Portrait of the Artist as a Young Dog
The Peaches The grass-green cart, with "J. Jones, Gorsehill" painted shakily on it, stopped in the cobblestone passage between "The Hare's Foot" and "The Pure Drop." It was late on an April evening. Uncle Jim, in his black market suit with a stiff white shirt and no collar, loud new booths, and a plaid cap, creaked and climbed down. He dragged out a thick wicker basket from a heap of straw in the corner of the cart and swung it over his shoulder. I heard a squeal from the basket and saw the tip of a pink tail curling out as Uncle Jim opened the public door of "The Pure Drop." "I won't be two minutes," he said to me. |
Ritratto dell'autore da cucciolo
Le pesche Il carretto color erba, su cui stava scritto in caratteri malsicuri J. Jones Gorsehill, si fermò sull'acciottolato del vicolo cieco tra la Zampa di lepre e la Goccia d'ambrosia. Era una serata d'aprile inoltrata. Lo zio Jim col vestito nero dei giorni di mercato, gli stivali che cricchiavano, la camicia bianca inamidata senza solino e un berretto a quadri, scese con uno scricchiolio di tutte le giunture. Da un mucchio di paglia nell'angolo del carretto tirò fuori un capace cesto di vimini e se lo caricò in spalla. Udii un grugnito lamentoso e vidi uscire dal paniere la cima a cavatappi di un codino roseo, mentre lo zio Jim apriva la porta d'ingresso della Goccia d'ambrosia. - Sto due minuti soltanto, - mi disse. (Traduzione: Lucia Rodocanachi) |
| The End of Mr. Y
You now have one choice. You... I'm hanging out of the window of my office, sneaking a cigarette and trying to read Margins in the dull winter light, when there's a noise I haven't heard before. All right, the noise - crash, bang, etc. - I probably have heard before, but it's coming from underneath me, which isn't right. There shouldn't be anything underneath me: I'm on the bottom floor. But the ground shakes, as if something's trying to push up from below, and I think about other people's mothers shaking out their duvets or even God shaking out the fabric of space-time; then I think, Fucking hell, it's an earthquake, and I drop my cigarette and run out of my office at roughly the same time that the alarm starts sounding. |
Che fine ha fatto Mr Y.
Ora tu hai una scelta. Ora tu... Sono affacciata alla finestra del mio ufficio, fumando di nascosto una sigaretta e cercando di leggere Margins nella smorta luce invernale, quando odo un rumore mai sentito prima. OK, forse questo rumore - crash, bang ecc. - l'ho già sentito altre volte, ma il fatto è che viene dal basso, e questo non è normale. Non dovrebbe esservi nulla sotto di me: sono al piano terra. Ma il suolo vibra, come se qualcosa spingesse per uscire, e mi viene in mente una mamma intenta a scuotere il piumone o Dio che scrolla lo spazio-tempo. Poi penso: Maledizione è un terrremoto, butto via la sigaretta e corro fuori della stanza quasi nello stesso momento in cui comincia a suonare l'allarme. (Traduzione: Milvia Faccia) |
| Pop. 1280
Well, sir, I should have been sitting pretty, just about as pretty as a man could sit. Here I was, the high sheriff of Potts County, and I was drawing almost two thousand dollars a year - not to mention what I could pick up on the side. On top of that, I had free living quarters on the second floor of the courthouse, just as nice a place as a man could ask for; and it even had a bathroom so that I didn't have to bathe in a washtub or tramp outside to a privy, like most folks in town did. I guess you could say that Kingdome Come was really here as far as I was concerned. |
Colpo di spugna
Be' sissignore, me ne sarei dovuto stare tranquillo, più o meno il più tranquillo possibile. Eccomi lì, capo sceriffo della contea di Potts, che mi portavo a casa duemila dollari l'anno, per non menzionare quello che raccoglievo strada facendo. Per di più, alloggiavo gratis al secondo piano del tribunale, una sistemazione comoda quanto la si può desiderare: c'era persino una stanza da bagno così che non dovevo farmi il bagno in una tinozza o andare fuori in un cesso all'aperto, come faceva un sacco di gente, lì da noi in città. Secondo me potevi dire che per quanto mi riguardava il paradiso era qua in terra. (Traduzione: Attilio Veraldi) |
The City of Dreadful Night (...)
Lo, thus, as prostrate, "In the dust I write
My heart's deep languor and my soul's sad tears."
Yet why evoke the spectres of black night
To blot the sunshine of exultant years?
Why disinter dead faith from mouldering hidden?
Why break the seals of mute despair unbidden,
And wail life's discords into careless ears?
| Walden; or, Life in the Woods
When I wrote the following pages, or rather the bulk of them, I lived alone, in the woods, a mile from any neighbor, in a house which I had built myself, on the shore of Walden Pond, in Concord, Massachusetts, and earned my living by the labor of my hands only. I lived there two years and two months. At present I am a sojourner in civilized life again. I should not obtrude my affairs so much on the notice of my readers if very particular inquiries had not been made by my townsmen concerning my mode of life, which some would call impertinent, though they do not appear to me at all impertinent, but, considering the circumstances, very natural and pertinent. |
Walden ovvero Vita nei boschi
Quando scrissi le pagine che seguono - o meglio la maggior parte di esse - vivevo da solo, nei boschi, a un miglio di distanza dal più prossimo vicino, in una casa che m'ero costruita sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts; mi guadagnavo da vivere con il solo lavoro delle mie mani. Vissi colà per due anni e due mesi. Attualmente sono ritornato nel consorzio civile. Non annoierei tanto il lettore con quanto riguarda i miei affari privati, se il mio modo di vita non fosse stato oggetto di particolareggiate domande da parte dei miei concittadini - domande che qualcuno potrebbe considerare fuori luogo, ma che a me non appaiono affatto tali, anzi - considerate le circostanze - assai naturali e appropriate. (Traduzione: Piero Sanavio) |
| In Siberia
The ice-fields are crossed for ever by a man in chains. In the farther distance, perhaps, a herd od reindeer drifts, or a hunter makes a shadow on the snow. But that is all. Siberia: it fills one twelfht of the land-mass of the whole Earth, yet this is all it leaves for certain in the mind. A bleak beauty, and an indelible fear. The emptiness becomes obsessive. Until a few years ago only five towns, scattered along the Trans-Siberian Railways, were open to foreigners under supervision, while Siberia itself receded into rumour. Even now the white spaces induce fantasies and apprehensions. There is a place where white cranes dance on the permafrost, whre a great city floats lost among the ice-floes, whire mammoths sleep under glaciers. And there are places (you could fear) whre the terrors of the Gulag secretly continue, and the rocket silos are rebuilding... |
In Siberia
Un uomo in catene attraversa le distese ghiacciate per l' eternità. In lontananza , forse, si muove un branco di renne, o un cacciatore getta un' ombra sulla neve. Ed è tutto. La Siberia occupa un dodicesimo delle terre emerse dell' intero pianeta, ma questa è l' unica certezza che ci lascia nella mente. Una bellezza desolata, una paura indelebile. Il vuoto si fa ossessivo. Fino a pochi anni fa, solo cinque città disseminate lungo la Transiberiana erano aperte, sotto sorveglianza, agli stranieri, e il resto della Siberia era avvolto in una coltre di dicerie. Anche oggi i bianchi spazi inducono fantasie e inquietudini. C'è un luogo dove gru bianche danzano sul permafrost, dove una grande città va alla deriva tra banchi di ghiaccio , dove mammut riposano sotto i ghiacciai. E ci sono luoghi (si potrebbe temere) in cui gli orrori dei gulag continuano in segreto, e vengono ricostruite le basi missilistiche sotterranee... (Traduzione: Alessandro Peroni e Luisa Corbetta) |
Am Beispiel meines Bruders (Come mio fratello)
Essere sollevato in aria - riso, esultanza, una gioia irrefrenabile - questa sensazione accompagna il ricordo di un attimo, un'immagine - la prima immagine che mi si è impressa nella mente - con la quale comincia per me la consapevolezza di me stesso, la memoria: dal giardino entro in cucina dove ci sono gli adulti, mia madre, mio padre, mia sorella. Stanno lì e mi osservano. Avranno detto qualcosa che non ricordo più, forse: Guarda, o forse avranno chiesto: Vedi qualcosa? E avranno girato gli occhi verso l'armadio bianco, un armadio per le scope, come mi hanno detto in seguito. Là, l'immagine mi si è impressa con chiarezza, dall'armadio spuntano dei capelli, capelli biondi. Dietro si è nascosto qualcuno - e poi sbuca fuori lui, il fratello, e mi solleva in alto.
(Traduzione: Margherita Carbonaro)
Le libere donne di Magliano
Oggi è arrivata, proveniente da Firenze, una malata, giovane, fresca, alta, con lo stampo della salute fisica. Quando sono entrato nel reparto era seduta a letto e mangiava con golosità. Aveva la camicia aperta sí che si vedeva comodamente un seno. Non aveva alcun pudore, neppure la finzione del pudore. È affetta da schizofrenia, quella malattia mentale che scompone la personalità umana rendendola senza senso e senza scopo.
Tutti gli infermieri e le infermiere sono di origine contadina, di secolari famiglie contadine.
È aprile, piove continuamente ed è tornato freddo. Hanno il muso lungo per paura della brinata.
Il manicomio è su un colle, un piccolo colle, nella vasta pianura lucchese. Il colle si chiama S. Maria delle Grazie. Il paese più vicino è Magliano, ed è questo nome che è celebre nella provincia di Lucca. Essere stati a Magliano significa, ridendo, essere stati matti.
Uguccion della stagnola invincibile capitano prigioniero di se stesso
Quando l'opulentissima città di Borgotrebèttole cadde in mano del re dei Tiraturaccioli, Uguccione della Stagnola, invincibile capitano, che per tre quarti aveva contribuito alla presa della città, si presentò al suo sovrano per chiedergli un po' di licenza invernale.
- Sire - gli disse - se non avete nulla in contrario, vorrei andarmene a casa per regolare qualche affaruccio.
- Va pure - gli rispose il re. E Uguccione andò. A casa, una biondissima fanciulla, Doralice di messer Beolco Zabaglione, l'aspettava ricamando pantofole per far nozze con lui. Perciò Uguccione, comprato un pacchetto di caramelle da portare in dono alla bella, si mise baldanzoso in cammino.
Quel che successe ad Aniceto perché un babbo, una mamma e quattro nonni non andavano d'accordo
Quando Michelangelo Tibidabo di Villa Cecerotta - il quale era nato in Italia da un padre spagnolo e da una madre tedesca - sposò Evangelina Goudevening - la quale era nata in Francia da un padre inglese e da una madre russa - tutti i poeti di Villa Cecerotta vaticinarono con ogni razza di versi la felicità di quella unione. Ad onta di ciò i due sposi furono veramente, lungamente felici; e chissà per quanto lo sarebbero stati se non fosse venuto al mondo un figlio.
Il re che aveva una gamba di più
Che il re di Peronospoli avesse un figlio unico chiamato Trittico non è un fatto di un'eccezionalità tale che varrebbe la pena di tramandare ai posteri se il figlio unico del re di Peronospoli non avesse avuto tre gambe.
C'è poco da ridere! Proprio tre gambe, come quella rappresentazione simbolica della Sicilia che avete visto chi sa quante volte sulle insegne dei vinai.
Le disgrazie come le ciliegie
Finalmente donna Sebastiana si era decisa a far tosare metà del suo Ciociò. Ciociò era un brutto barbone arruffato e villoso cui ella non aveva mai voluto far tagliare il pelo per paura che si infreddasse; e siccome Ciociò non era tanto giovane, il pelo era così interminabilmente cresciuto che quel povero cane aveva finito col perdere la forma di cane: pareva un manicotto.
Il re che stava sempre voltato dalla stessa parte
C'era una volta un re che stava sempre voltato dalla stessa parte: sia nelle sedute ordinarie coi suoi ministri, sia nelle riunioni plenarie dinanzi a tutto il popolo egli non si mostrava mai di faccia, ma solo di profilo, in maniera che la sua parte destra stesse contro il muro. La ragione vera di questa positura non la sapevano che lui, sua madre, la sua balia e il presidente dei ministri, ed era che sulla guancia destra aveva una voglia di frittata con gli spinaci così grande che si vergognava di farsi vedere da quella parte.
Checco... povero Checco...
Si seppe così.
La mamma di Checco lo disse alla signora Domitilla che andava in piazza a comprare la scorzonera per la minestra.
Era una giornata meravigliosa, una di quelle sontuose giornate di sole che l'inverno sembra prendere a prestito dalla primavera. La circostanza non è senza valore, perché, se fosse piovuto, la signora Domitilla si sarebbe affrettata a ritornare a casa; invece indugiò in piazza, a godersi quel bel tepore, come una lucertola freddolosa; e lì, chiacchierando con la giornalaia, le ripeté quel che le aveva detto la mamma di Checco.
Vera ed istruttiva storia di un re che voleva le ciliegie senza nocciolo e di un saggio famoso che lo prese in giro
Da oltre una settimana il re di Strozzapopoli aveva aperto un concorso fra tutti gli orticultori e i fruttivendoli del mondo e anche fra coloro che non erano né orticultori né fruttivendoli; tuttavia nessuno si era presentato al concorso benché il premio promesso fosse nientemeno che un cavallo bianco il quale aveva sulla pancia una macchia gialla a forma di mandolino.
Gli è che per guadagnare questo premio bisognava arrivare a inventare, figuratevi, le ciliegie senza nocciolo; ma delle ciliegie vere e sane, buone da mangiarsi, delle ciliegie come tutte le altre ciliegie... ma senza nocciolo.
Perché a Montesaponetta si camminava così
Marco Pigliapoco, il quale era il più caro, sì, ma il più grande fabbricante di lame di Toledo che ci fosse a Montesaponetta, aveva un fratello, Procopio Pigliapoco, il quale era a sua volta il più rinomato costruttore in cementi armati di quella medesima città.
Un giorno, dopo lunghissimi studi, Marco Pigliapoco inventò l'Euflexibiliferina, la quale era un liquido giallognolo capace di dare alle sue lame una tale flessibilità e una tale elasticità da poter con una spada fare un nodo di cravatta.
Come il comandante generale delle truppe guarì dall'insonnia il suo sultano Mamaluch Pascià
Mamaluch Pascià, Sultano di Muizzaiseifeim, non era un tiranno tiranno nel senso completo della parola, ma aveva una gran brutta fissazione: quello che faceva lui lo dovevano fare tutti, non solo nella corte, ma per tutto il suo Stato. Se lui mangiava tutti bisognava che mangiassero, se lui digiunava tutti dovevano digiunare. Quando cambiava abito, tutti a cambiare abito e chi ne aveva uno solo se lo levava per rimetterlo alla rovescia. Perfino quando starnutiva correva un banditore per le vie di Muizzaiseifeim recando la fausta notizia e tutti s'affacciavano alle finestre e l'aria s'empiva di una sinfonia di starnuti che parevano una scarica di moschetteria.
Un giudizio giudizioso
La mattina del 28 del mese scorso, due paperi - uno bianco chiazzato di nero e uno nero chiazzato di bianco - penetrati senza autorizzazione alcuna nel giardino di Bellisario Gubitosi, apprezzato produttore di frutta in composta e conserve di pomodoro, rotti a colpi di becco numerosi barattoli di marmellata di banana, ne mangiarono il preziosissimo contenuto per un valore accertato di cinquanta lire circa.
| The Blackwater Lightship
Helen woke in the night to the sound of Manus whimpering. She lay still and listened, hoping that he would quieten and turn on his side and sleep, but when his voice became louder and more insistent and she could vaguely make out words, she got out of bed and moved towards the boys' room; she was unsure whether he was dreaming or awake. |
Il faro di Blackwater
Helen venne svegliata nel cuore della notte dal piagnucolio di Manus. Rimase immobile ad ascoltare, nella speranza che lui si quietasse, si voltasse di fianco e tornasse a dormire, ma quando il lamento divenne più forte e insistente, tanto che riuscì a distinguere qualche parola confusa, si alzò e si diresse verso la stanza dei ragazzi; non sapeva se Manus fosse sveglio o se stesse solo sognando. (Traduzione: Laura Pelaschiar) |
| The Silmarillion
Ainulindalë There was Eru, the One, who in Arda is called Ilúvatar; and he made first the Ainur, the Holy Ones, that were the offspring of his thought, and they were with him before aught else was made. And he spoke to them, propounding to them themes of music; and they sang before him, and he was glad. But for a long while they sang only each alone, or but few together, while the rest hearkened; for each comprehended only that part of me mind of Ilúvatar from which he came, and in the understanding of their brethren they grew but slowly. Yet ever as they listened they came to deeper understanding, and increased in unison and harmony. |
Il silmarillion
La musica degli Ainur Esisteva Eru, l'Uno, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, i rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. A lungo cantarono soltanto uno alla volta, o solo pochi insieme, mentre gli altri stavano ad ascoltare; ché ciascuno di essi penetrava soltanto quella parte della mente di Ilùvatar da cui proveniva, e crescevano lentamente nella comprensione dei loro fratelli. Ma già solo ascoltando pervenivano ad una comprensione più profonda, e s'accrescevano l'unisono e l'armonia. (Traduzione: Francesco Saba Sardi) |
| The Hobbit or There and Back Again
In a hole in the ground there lived a hobbit. Not a nasty, dirty, wet hole, filled with the ends of worms and an oozy smell, nor yet a dry, bare, sandy hole with nothing in it to sit down on or to eat: it was a hobbit-hole, and that means comfort. It had a perfectly round door like a porthole, painted green, with a shiny yellow brass knob in the exact middle. The door opened on to a tube-shaped hall like a tunnel: a very comfortable tunnel without smoke, with panelled walls, and floors tiled and carpeted, provided with polished chairs, and lots and lots of pegs for hats and coats - the hobbit was fond of visitors. |
Lo hobbit o la Riconquista del Tesoro
In una caverna sotterranea viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima. Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d'ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite. (Traduzione: Elena Jeronimidis Conte) |
| The Lord of the Rings
When Mr. Bilbo Baggins of Bag End announced that he would shortly be celebrating his eleventy-first birthday with a party of special magnificence, there was much talk and excitement in Hobbiton. Bilbo was very rich and very peculiar, and had been the wonder of the Shire for sixty years, ever since his remarkable disappearance and unexpected return. The riches he had brought back from his travels had now become a local legend, and it was popularly believed, whatever the old folk might say, that the Hill at Bag End was full of tunnels stuffed with treasure. And if that was not enough for fame, there was also his prolonged vigour to marvel at. Time wore on, but it seemed to have little effect on Mr. Baggins. At ninety he was much the same as at fifty. At ninety-nine they began to call him well-preserved, but unchanged would have been nearer the mark. |
Il signore degli anelli
Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea. Le ricchezze portate dal viaggio erano diventate leggendarie, ed il popolo credeva, benché ormai i vecchi lo neghino, che la collina di Casa Baggins fosse piena di grotte rigurgitanti tesori. E, come se ciò non bastasse, ad attirare l'attenzione di tutti contribuiva la sua inesauribile, sorprendente vitalità. Il tempo passava lasciando poche tracce sul signor Baggins: a novant'anni era tale e quale era stato a cinquanta; a novantanove incominciarono a dire che si manteneva bene: sarebbe stato più esatto dire che era immutato. (Traduzione: Vicky Alliata di Villafranca) |
| The Book of Lost Tales - Part I
The Cottage of Lost Play How it happened on a certain time that a traveller from far countries, a man of great curiosity, was by desire of strange lands and the ways and dwellings of unaccustomed folk brought in a ship as far west even as the Lonely Island, Tol Eressëa in the fairy speech, but which the Gnomes call Dor Faidwen, the Land of Release, and a great tale hangs thereto. Now one day after much journeying he came as the lights of evening were being kindled in many a window to the feet of a hill in a broad and woody plain. He was now near the centre of this great island and for many days had wandered its roads, stopping each night at what dwelling of folk he might chance upon, were it hamlet or good town, about the hour of eve at the kindling of candles. |
Racconti ritrovati
La casetta del gioco perduto Accadde un tempo che un viaggiatore venuto da terre lontane, un uomo di grande curiosità, fosse spinto dal desiderio di paesi strani e di usanze e dimore abitate da gente insolita su una nave, che lo condusse verso occidente fino all'Isola Solitaria, Tol Eressëa, nella lingua delle fate, che gli Gnomi chiamano però Dor Faidwen, la Terra di Liberazione: e qui comincia un grande racconto. Un giorno, dopo un lungo viaggiare, mentre in molte finestre apparivano i lumi della sera, giunse ai piedi di un colle, in una larga piana boscosa. Si trovava ora vicino al centro della grande isola; per giorni e giorni aveva vagato per le sue strade, fermandosi ogni sera attorno all'ora del crepuscolo, quando si accendevano le candele, in qualsiasi abitato s'imbattesse, villaggio o città che fosse. (Traduzione: Cinzia Pieruccini ) |
| The Book of Lost Tales - Part II
The Tale of Tinúviel Now in the days soon after the telling of this tale, behold, winter approached the land of Tol Eressëa, for now had Eriol forgetful of his wandering mood abode some time in old Kortirion. Never in those months did he fare beyond the good tilth that lay without the grey walls of that town, but many a hall of the kindreds of the Inwir and the Teleri received him as their glad guest, and ever more skilled in the tongues of the Elves did he become, and more deep in knowledge of their customs, of their tales and songs. Then was winter come sudden upon the Lonely Isle, and the lawns and gardens drew on a sparkling mantle of white snows; their fountains were still, and all their bare trees silent, and the far sun glinted pale amid the mist or splintered upon facets of long hanging ice. |
Racconti perduti
Il racconto di Tinúviel Nei giorni successivi alla narrazione di questa storia ecco che l'inverno si avvicinò alla terra di Tol Eressëa; infatti Eriol, dimentico dei suoi umori vagabondi, aveva orami dimorato qualche tempo nella vecchia Kortirion. In questi mesi egli non s'era mai spinto oltre la buona terra coltivata che si stendeva fuori delle grigie mura della città; però molte aule delle stirpi degli Inwir e dei Teleri lo ebbero ospite felice, ed egli divenne sempre più abile nelle lingue degli Elfi e più ne seppe le usanze, i racconti e le canzoni. Dunque l'inverno era giunto improvviso sull'Isola Solitaria, e prati e giardini s'infilarono uno scintillante mantello di candide nevi; le fontane erano quiete, silenziosi tutti gli alberi spogli, e il sole remoto luccicava pallido fra le brume, oppure si frantumava sulle sfaccettature di lunghe frange di ghiaccio. (Traduzione: Cinzia Pieruccini ) |
| Unfinished Tales of Númenor and Middle-earth
Of Tuor and his Coming to Gondolin Rían, wife of Huor, dwelt with the people of the House of Hador; but when rumour came to Dor-lómin of the Nirnaeth Arnoediad, and yet she could hear no news of her lord, she became distraught and wandered forth into the wild alone. There she would have perished, but the Grey-elves came to her aid. For there was a dwelling of this people in the mountains westward of Lake Mithrim; and thither they led her, and she was there delivered of a son before the end of the Year of Lamentation. And Rían said to the Elves: "Let him be called Tuor, for that name his father chose, ere war came between us. And I beg of you to foster him, and to keep him hidden in your care; for I forebode that great good, for Elves and Men, shall come from him. But I must go in search of Huor, my lord." |
Racconti incompiuti di Númenor e della Terra-di-mezzo
Tuor e il suo arrivo a Gondolin Rían, sposa di Huor, dimorava con quelli della casa di Hador; ma quando nel Dor-Iómin giunse voce della Nirnaeth Arnoediad, e però non aveva notizie del suo signore, Rían , la mente sconvolta, si addentrò da sola nelle selve. Quivi sarebbe perita se gli Elfi Grigi non fossero accorsi in suo aiuto. Ché c'era una dimora di questo popolo tra i monti a occidente del lago Mithrim; e ivi essi la condussero, e Rían vi diede alla luce un figlio prima che l'Anno del Cordoglio fosse finito. E Rían disse agli Elfi: "Che il suo nome sia Tuor poiché è quello scelto da suo padre prima che la guerra ci dividesse. E io vi prego di crescerlo e di tenerlo nascosto sotto la vostra tutela; perché prevedo che da lui verrà un gran bene per gli Elfi e per gli Uomini. Io però devo andare in cerca di Huor, mio signore". (Traduzione: Francesco Saba Sardi) |
| Roverandom
Once upon a time there was a little dog, and his name was Rover. He was very small, and very young, or he would have known better; and he was very happy playing in the garden in the sunshine with a yellow ball, or he would never have done what he did. Not every old man with ragged trousers is a bad old man: some are bone-and-bottle men, and have little dogs of their own; and some are gardeners; and a few, a very few, are wizards prowling round on a holiday looking for something to do. This one was a wizard, the one that now walked into the story. He came wandering up the garden-path in a ragged old coat, with an old pipe in his mouth, and an old green hat on his head. |
Roverandom
C'era una volta un cagnolino che aveva nome Rover. Era molto piccolo e molto giovane, altrimenti sarebbe stato più attento; ed era molto felice di stare lì a giocare in giardino al sole con una palla gialla, o non avrebbe fatto mai ciò che fece. Non tutti i vecchi con i calzoni sbrindellati sono malvagi: alcuni sono simpatici straccivendoli e hanno al seguito qualche cagnetto; alcuni fanno i giardinieri; e pochi, ma proprio pochissimi, sono stregoni che se ne vanno bighellonando in vacanza in cerca di qualcosa da fare. Il tipo che sta entrando ora nella storia è proprio uno stregone. Avanzava bel bello per il viale del giardino, con un vecchio paltò sdrucito, una vecchia pipa fra i denti e un vecchio cappellaccio verde in testa. (Traduzione: Francesca Bandel Dragone) |
Anna Karenina (Anna Karenina)
Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.
In casa Oblonski tutto era sossopra. La moglie aveva scoperto la relazione amorosa del marito con una francese che era stata istitutrice in casa loro, qualche tempo prima, e gli aveva dichiarato che non poteva più vivere con lui sotto lo stesso tetto. Questa situazione durava da due giorni e si faceva sentire in modo penoso, tanto dai due coniugi quanto dagli altri membri della famiglia e sinanche dal personale di servizio.
(Traduzione: Ossip Felyne)
Chadzi-Murat (Chadzi-Muràt)
Tornavo a casa attraverso i campi. Si era nel cuore dell'estate. I prati erano stati falciati, e ci si apprestava a tagliare la segala.
Incantevole è la varietà di fiori in questa stagione dell'anno: i fiori odorosi del trifoglio, rossi, bianchi, rosa e lanuginosi; le sfrontate margheritine, di un bianco latteo, con il disco giallo squillante, "m'ama, non m'ama", e il loro afrore dolciastro e piccante; la gialla colza dall'odore di miele; le campanule lilla e bianche, alte e dritte, come tulipani; i piselli rampicanti; le scabbiose gialle, rosse, lilla, rosa, ben allineate; la piantaggine, con la sua lanugine rosa e il quasi impercettibile e gradevole profumo; i fiordalisi di un fulgido blu al sole e appena fioriti, e azzurri e purpurei la sera e quando sono prossimi ad appassire; e i teneri fiori della cuscuta, dall'odore di mandorla, che subito sfioriscono.
(Traduzione: Nadia Cicognini)
Kazakì (I cosacchi)
A Mosca tutto tace. Di rado, di rado si ode un gagnolare di ruote sulla strada innevata. Nelle finestre non si vede più nessuna luce e anche i lampioni sono spenti. Dalle chiese si diffonde il suono delle campane che, aleggiando sulla città addormentata, annunciano il mattino. Le vie sono deserte. Di rado un vetturino che fa servizio di notte sposta la sua slitta da un angolo di strada ad un altro, solcando con i pattini sottili la neve mista a sabbia, e quindi si addormenta nell'attesa di un cliente. Una vecchietta traversa la via per entrare in chiesa, dove già qualche candela di cera, disposta asimmetricamente, arde di una fiamma rossiccia, che si riflette sull'oro delle icone. Il popolo che lavora già si alza dopo la lunga notte invernale e va ai lavori. Per i signori invece è ancora sera.
(Traduzione: Gianlorenzo Pacini)
Krejcerova Sonata (La sonata a Kreutzer)
Era appena iniziata la primavera. Eravamo in viaggio da due giorni. Nel vagone c'era un andirivieni di viaggiatori che percorrevano brevi tragitti, ma tre erano saliti come me, alla stazione di partenza del treno: una donna di una certa età, non bella, fumatrice, con un'espressione di grande stanchezza sul volto, e con un berretto in capo ed un cappotto di taglio quasi maschile indosso; un suo conoscente, un uomo sui quarant'anni, loquace, con tutte le sue valigie nuove e ben curate; e, ancora, un signore, che si teneva un po' in disparte, non molto alto, dai movimenti bruschi, non ancora anziano, ma con i capelli ricci evidentemente incanutiti anzitempo, occhi straordinariamente brillanti, che si spostavano velocemente da un oggetto all'altro.
(Traduzione: Elisabetta Bruzzone)
Semejnoe schast'e (La felicità domestica)
Portavamo il lutto per nostra madre, che era morta in autunno e trascorrevamo l'intero inverno in campagna, con Katja e Sonja, sole.
Katja era una vecchia amica di casa, era la governante che aveva allevato noi tutte, e che io ricordavo e amavo fin da quando avevo memoria di me stessa. Sonja era la mia sorella minore. Trascorrevamo un inverno cupo e triste nella nostra vecchia casa di Pokròvskoe. Faceva freddo, c'era vento e s'erano ammassati cumuli di neve alti più delle finestre; i vetri erano quasi sempre velati di ghiaccio, appannati, e quasi tutto l'inverno non ci recammo da nessuna parte, né a piedi né in carrozza.
(Traduzione: Serena Prina)
Smert' Ivana Il'icha (La morte di Ivan Il'ich)
Nel grande edificio del palazzo di giustizia, in una pausa del processo Mel'vinskij magistrati e procuratore si radunarono nello studio di Ivàn Egorovich Shebek e cominciarono a discorrere del famoso caso Krasovskij. Fëdor Vasìl'evich si accalorò, cercando di dimostrare il non luogo a procedere, Ivàn Egorovich insisteva sul suo punto di vista, Pëtr Ivànovich, che si era tenuto estraneo alla discussione fin dal principio, se ne stava in disparte e sfogliava un numero delle "Vedomosti", appena uscito.
"Signori!" disse, "Ivàn Il'ìch à morto."
"Possibile?"
"Ecco qua, leggete," disse Pëtr Ivànovich a Fëdor Vasìl'evich, passandogli il giornale, ancora fresco e odoroso di stampa.
(Traduzione: Giovanni Buttafava)
Vojna i mir (Guerra e pace)
- Eh bien, mon prince, Gênes et Lucques ne sont plus que des apanages, des proprietà, de la famille Buonaparte. Non, je vous préviens que si vous ne me dites pas que nous avons la guerre, si vous vous permettez encore de pallier toutes les infamies, toutes les atrocités de cet Antichrist (ma parole, j'y crois), je ne vous connais plus, vous n'êtes plus mon ami, vous n'êtes plus il mio fedele schiavo, comme vous dites. Su, benvenuto, benvenuto. Je vois que je vous fais peur, sedete e raccontate.
Cosí diceva nel luglio del 1805 la ben nota Anna Pàvlovna Scherer, damigella e familiare dell'imperatrice Marja Fjòdorovna, accogliendo il principe Vasilij, uomo importante e di alto grado, che era arrivato per primo al suo ricevimento serale.
(Traduzione: Enrichetta Carafa d'Andria)
Voskreseine (Resurrezione)
Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d'erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, - la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l'erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano i nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole.
(Traduzione: Emanuela Guercetti)
Il gattopardo
"Nunc et in hora mortis nostrae. Amen"
La recita quotidiana del Rosario era finita. Durante mezz'ora la voce pacata del Principe aveva ricordato i Misteri Dolorosi; durante mezz'ora altre voci, frammiste avevano tessuto un brusio ondeggiante sul quale si erano distaccati i fiori d'oro di parole inconsuete: amore, verginità, morte; e mentre durava quel brusio il salone rococò sembrava aver mutato aspetto; financo i pappagalli che spiegavano le ali iridate sulla seta del parato erano apparsi intimiditi; perfino la Maddalena, fra le due finestre, era sembrata una penitente anziché una bella biondona, svagata in chissà quali sogni, come la si vedeva sempre.
Franziska
Alcuni anni fa, quando il corpo e la mente procedevano di pari passo incuranti l'uno dell'altra ma tesi all'identico fine, mi trovai un giorno alla stazione ferroviaria di Gorizia. Mai avevo detestato luogo più di quello, sede del mio primo collegio, e mi pareva che proprio la stazione, buio approdo e poi punto frenante dei ritorni a casa, concentrasse il mio odio e il tedio.
A distanza di quarant'anni rimetter piede a Gorizia significava invece introdurmi in un mondo incantato, fuori dal frastuono della vita ultra moderna, del quale la stazioncina da stampa antica, dove i treni per Udine e per Trieste davano ai passeggeri appena il tempo per scendere e salire, rappresentasse l'inizio o il termine della Mitteleuropa.
La visitatrice
Accompagnai mia moglie alla stazione ferroviaria. Non mi sentivo molto disposto a seguirla fino al treno, tanto più che partiva con la figlia. Ma era la prima volta in trent'anni di matrimonio che si metteva in viaggio senza di me, e la compagnia di nostra figlia, prossima alle nozze, mi pareva un po' forzata, voluta dalla sua congenita euforia.
Le abbracciai, raccomandai loro di divertirsi a Bologna, dove si recavano per una questione di eredità con la cugina di Eugenia dopo la recente morte di suo padre. Comparvero al finestrino, agitarono la mano, rimpicciolirono.
Fede e bellezza
Scendevano il fiume. Le rive, or accostate, or ritraendosi in seni ameni, or lasciando all'acque quiete ampio letto, mostravano qui l'ombre rade e là conserte, qui l'erboso declivio, là 'l poggio sassoso, segnato di sentieretti che s'inerpicavano lenti per l'erta. L'erbe che facevano sdrucciolevoli gli scogli dappiede, col verde vivo avvivavano il luccicare de' fiori sopra tremolanti: e sotto il ciel placido e fosco parevano gli alberi spandere più rigogliosa la vita. Cominciava a montare il flusso marino; e scossa ad ora ad ora da un buffo di vento gocciolava la pioggia: sotto la pioggia vogavano taciti affannosamente pescatori, uomini e donne, a cercare nell'alto il vitto alla povera famigliuola.
Altri libertini
Sono giorni ormai che piove e fa freddo e la burrasca ghiacciata costringe le notti ai tavoli del Posto Ristoro, luce sciatta e livida, neon ammuffiti, odore di ferrovia, polvere gialla rossiccia che si deposita lenta sui vetri, sugli sgabelli e nell'aria di svacco pubblico che respiriamo annoiati, maledetto inverno, davvero maledette notti alla stazione, chiacchiere e giochi di carte e il bicchiere colmo davanti, gli amici scoppiati pensano si scioglie così dicembre, basta una bottiglia sempre piena, finché dura il fumo.
Biglietti agli amici
In treno, dopo Amiens, quando la nebbia e i grigi lo riportano alla stagione d'autunno, e al freddo, si chiede perché sta fuggendo. Lui lo sa. Ma sono ragioni che all'esterno appaiono esili e misteriose, mentre per Lui sono totali e assolute. Va a Londra - sa - perché deve ritrovare la sua terza persona, un fantasma che deve incontrare per continuare a scrivere. Va a Londra per incontrarsi con il suo libro.
Camere separate
Un giorno, non molto distante nel tempo, lui si è trovato improvvisamente a specchiare il suo viso contro l'oblò di un piccolo aereo in volo fra Parigi e Monaco di Baviera.
All'esterno, ottomila metri più sotto, la catena delle Alpi appariva come una increspatura di sabbia che la luce del tramonto tingeva di colori dorati. Il cielo era un abisso cobalto che solo verso l'orizzonte, in basso, si accendeva di fasce color zafferano o arancione zen.
Inquadrato dalla ristretta cornice ovoidale dell'oblò il paesaggio gli parlava del giorno e della notte, dei confini fra i mondi della terra e dell'aria e da ultimo, allorché si accese una luce nella carlinga e su quell'olografia boreale apparve il riflesso del suo volto appesantito e affaticato, anche del sé
Il diario del soldato Acci
Prendo il treno, mi dico: "Okay, è tutto fatto; ora comincerà una storia nuova; uscirò dal buio di questa notte come un altro uomo; ho diciannove anni e mi tocca cominciare daccapo". Questo mi dico quando getto il mio sacco da marinaio sul convoglio diretto a O..., per incorporarmi nell'esercito d'Italia. "Ah, una brutta storia" direte voi, "davvero brutta." Lo so, accidenti, e c'ho paura: qualcosa mi scioglie le gambe, ma c'ho coraggio da vendere e fegato da smistare per tutti. Qualcosa probabilmente inciso nel DNA si sveglia, dico è un momento arcaico questo, anche se non c'è guerra, anche se non c'è lutto: la partenza del soldato è una storia molto vecchia, ma non mi fa paura.
Pao Pao
Ma Renzu, il mio grande amico Renzu, lo rivedo dunque per l'ultima volta in una parata primaverile di granatieri a Roma, a quasi un anno da quel nostro primo e gelido inizio di servizio militare su alla rupe di Orvieto, fine aprile dell'ottanta o giù di lì, ma ancora un vento gelido e sferzante spazzava la piazza d'armi mentre i ragazzi marciavano e correvano, i ferrei granatieri, i prodi artiglieri e i piccoli e saettanti bersaglieri che incontravo ogni giorno all'infermeria con vescicacce aperte e contusioni ai piedi per via di quegli anfibi così rigidi e appunto così militareschi che dovevano calzare come scarpettine da danzatrici e batterci sopra i ritmi e la grancassa come proprio allievi del Bolscioj.
Rimini
Verso mezzogiorno la segretaria di redazione telefonò in cronaca per dirmi che il direttore voleva parlarmi. "Venga tra quindici minuti," aggiunse.
"Perché non ora? Sono libero," dissi.
"Fra quindici minuti," fu la sua risposta. E riattaccò.
Mi restava dunque poco tempo per fare un bell'esame di coscienza, ripassarmi bene a memoria gli ultimi pezzi, ricordarmi i servizi, gli articoli e tutto quanto avevo scritto in quegli ultimi giorni. Mi sembrò evidente che da qualche parte avevo scazzato.
Nouvelles genevoises (...)
Le presbytere
Il y a des moments dans la vie où une heureuse réunion de circonstances semble fixer sur nous le bonheur. Le calme des passions, l'absence d'inquiétude nous prédisposent à jouir; et, si au contentement d'esprit vient s'unir une situation matériellement douce, embellie par d'agréables sensations, les heures coulent alors délicieusement, et le sentiment de l'existence se pare de ses plus riantes couleurs. C'est précisément le cas où se trouvaient les trois personnages que j'avais sous les yeux.
Éléazar (Eleazar)
Il pastorello vedeva avanzare da occidente, sull'oceano, un'onda immensa di bruma dolce e argentata. Sapeva che il pomeriggio sarebbe stato scuro e nessuno avrebbe turbato la sua solitudine. Non aveva paura, ma si sentiva precipitare in un abisso di malinconia. Trascorse un tempo infinito. Poi la campana lontana del villaggio di Athenry sgranò una musica argentina e triste, frantumata dalla brezza marina.
Eleazar conosceva come la sua lingua materna il linguaggio arcaico e incerto delle campane. Ciò che udiva non era l'Angelus né lo scampanio di una festa. Era il cupo rintocco di un servizio funebre. Lui non temeva la morte. Solo l'adulto, saldamente radicato nella terra dei vivi, paventa lo strappo d'una morte inattesa e iniqua. Il fanciullo e il vecchio fluttuano senza che nulla li leghi alla superficie dell'esistenza, e la lasciano senza soffrire.
(Traduzione:
Gaspard, Melchior et Balthazar (...)
Je suis noir, mais je suis roi. Peut-être ferai-je un jour inscrire sur le tympan de mon palais cette paraphrase du chant de la Sulamite "Nigra sum, sed formosa". En effet, y a-t-il plus grande beauté pour un homme que la couronne royale? C'était une certitude si établie pour moi que je n'y pensais même pas. Jusqu'au jour où la blondeur a fait irruption dans ma vie...
Bestie
Che punto sarebbe quello dove s'è fermato l'azzurro? Lo sanno le allodole che prima vi si spaziano e poi vengono a buttarsi come pazze vicino a me? Una mi ha proprio rasentato gli occhi, come se avesse avuto piacere d'impaurirsi così, fuggendo.
Che chiarità tranquille per queste campagne, che si mettono stese per stare più comode! Che silenzii là dall'orizzonte e dentro di me!
La strada per tornare a Siena è là. Vado.
Con gli occhi chiusi
Usciti dalla trattoria i cuochi e i camerieri, Domenico Rosi, il padrone, rimase a contare in fretta, al lume di una candela che sgocciolava fitto, il denaro della giornata. Gli si strinsero le dita toccando due biglietti da cinquanta lire; e, prima di metterli nel portafoglio di cuoio giallo, li guardò un'altra volta, piegati; e soffiò su la fiammella avvicinandosi con la bocca. Se la candela non si fosse consumata troppo, avrebbe contato anche l'altro denaro nel cassetto della moglie; ma chiuse la porta, dandoci poi una ginocchiata forte per essere sicuro che aveva girato bene la chiave. Di casa stava dall'altra parte della strada, quasi dirimpetto.
Ormai erano trent'anni di questa vita; ma ricordava sempre i primi guadagni, e gli piaceva alla fine d'ogni giorno sentire in fondo all'anima la carezza del passato: era come un bell'incasso.
Tre croci
Giulio chiamò il fratello:
- Niccolò! Déstati!
Quegli fece una specie di grugnito, bestemmiò, si tirò più giù la tesa del cappello; e richiuse gli occhi. Stava accoccolato su una sedia, con le mani in tasca dei calzoni e la testa appoggiata a uno scaffale della libreria; vicino a una cassapanca antica, che tenevano lì in mostra per i forestieri; tutta ingombra di vasi, di piatti e di pitture.
- Ohé! Non ti vergogni a dormire! È tutta la mattina! Fai rabbia!
La vasca da bagno
Sono chiuso nel bagno. Mi guardo il cazzo che pare di gomma diventare pian piano teso e duro. Si inarca palpitando proteso verso la pancia. Penso a chi mi pare. Scelgo io con chi. I modi e i tempi. Non esistono imprevisti. Nessuna complicazione. Tutto è sotto il mio controllo. Tutto fila liscio. Nessuna seccatura. Nessun tempo morto. Niente moine. Nessuna pantomima. Eliminati gli sciocchi giri di valzer. La fatica della fica. E dopo posso dormire come un ghiro. Un ghiro poi, in vita mia non l'ho mai visto.
Uno che conta
Sto per dare il calcio alla sedia. Ci sono salito con un'intenzione precisa. Il collo è stretto da una corda dallo spessore adeguato al mio scopo. Squilla il telefono. Aspetto che scatti la segreteria. Ascolto il messaggio: "Sono Valentina Lanzetti della Mondadori. Mi può richiamare a questo numero? Grazie e a presto". Allento frenetico il nodo che già m'ha lasciato il segno. Mi precipito al telefono. Sì, sono io, proprio io, l'autore di Storie da camera, (un romanzo breve, spedito praticamente a tutti gli editori d'Italia), ebbene la Mondadori, la numero uno, ha deciso di pubblicarmelo. Devo solo apporre il mio autografo sul relativo contratto e beccarmi il dignitosissimo anticipo accluso.
Los amigos del crimen perfecto (Gli amici del delitto perfetto)
Delley non aveva mai pensato che un campanello potesse grugnire come un armadillo.
Sgrung... sgrunnng... sgruuunggg.
Si era addormentato sul letto. Aveva ancora l'impermeabile e le scarpe addosso. Sussultò. Delle scarpe vecchie, color sfiga, tutte infangate. Portò la mano al revolver. Dieci ore in quella topaia. Chiunque fosse alla porta si fermò per qualche istante, ma poi tornò alla carica. Sembrava una musica che alternava squilli brevi e squilli lunghi. Aprì gli occhi. Ci sentì come una fitta dentro, ma non seppe definirla meglio. A volte gli occhi fanno male. Volevano giocare con lui al gatto con il topo. Il campanello era il gatto e lui il topo.
(Traduzione: Roberta Bovaia)
The Story of Lucy Gault (La storia di Lucy Gault)
Il capitano Everard Gault ferì il ragazzo alla spalla destra la notte del 21 giugno 1921. Mirando al buio sopra le teste degli intrusi, sparò un unico colpo da una finestra al primo piano e vide scappare le tre figure, il ferito assistito dai suoi compari.
Erano andati lì per incendiare la casa, una visita attesa perché erano già venuti. Quella volta erano arrivati più tardi, poco dopo l'una di notte. I cani pastore li avevano messi in fuga, ma nel giro di una settimana i cani erano stati trovati avvelenati nel cortile, e allora il capitano Gault aveva capito che sarebbero tornati.
(Traduzione: Laura Pignatti)
Cain's Book (Il libro di Caino)
La mia chiatta è ormeggiata a Flushing, New York, nel canale accanto al pontile di sbarco dell'impresa Mac Asphalt and Construction. Sono passate da poco le cinque. In questo periodo, a quest'ora è ancora pieno pomeriggio e il sole con il suo incessante dardeggiare ha sfumato in rosa le mura color cenere del fabbricato principale dello stabilimento. Le gru a motore e i ponti delle altre chiatte ormeggiate nei dintorni sono deserti.
Mezz'ora fa mi sono fatto un'iniezione.
Ho messo l'ago e il contagocce in un bicchiere d'acqua fredda e mi sono disteso sulla branda. Improvvisamente mi sono sentito stordito, soffocato dalle vertigini. È roba buona questa, non come quella porcheria che abbiamo preso negli ultimi tempi. C'è da stare attenti.
(Traduzione: Leonardo G. Luccone)
| Young Adam
There are times when what is to be said looks out of the past at you - looks out like someone at a window and you in the street as you walk along. Past hours, past acts, take on an uncanny isolation; between them and you who look back on them now there is no continuity. |
Giovane Adamo
Ci sono momenti in cui ciò che deve essere detto ti guarda dal passato - ti guarda come qualcuno da una finestra e tu per strada, che cammini. Le ore passate, le azioni passate assumono un inquietante senso di distacco. Ora, fra queste e te che ti volgi a guardarle non c'è continuità. (Traduzione: Silvana Vitale) |
| Barchester Towers
In the latter days of July in the year 185..., a most important question was for ten days hourly asked in the cathedral city of Barchester, and answered every hour in various ways. Who was to be the new Bishop? The death of old Dr Grantly, who had for many years filled the chair with meek authority, took place exactly as the ministry of Lord-- was going to give place to that Lord--. The illness of the good old man was long and lingering, and it became at last a matter of intense interest to those concerned whether the new appointment should be made by a conservative or liberal government. |
Le torri di Barchester
Alla fine di luglio dell'anno 185* una domanda di estrema importanza venne ripetuta di ora in ora per dieci giorni nella città sede vescovile di Barchester, ed ottenne di ora in ora risposte diverse - Chi sarebbe stato il nuovo vescovo? La morte del vecchio Dottor Grantly, che per molti anni aveva occupato lo scranno vescovile con blanda autorità, avvenne proprio mentre il governo di Lord ** stava per vedere il passo a quello di Lord ***. La malattia del buon vecchio si protrasse a lungo e divenne alla fine una questione di grande importanza per gli interessati il fatto che la nuova nomina fosse opera di un governo conservatore o liberale. (Traduzione: Rossella Cazzullo) |
| Lady Anna
Women have often been hardly used by men, but perhaps no harder usage, no fiercer cruelty was ever experienced by a woman than that which fell to the lot of Josephine Murray from the hands of Earl Lovel, to whom she was married in the parish church of Applethwaite - a parish without a village, lying among the mountains of Cumberland - on the 1st of June, 181-. That her marriage was valid according to all the forms of the Church, if Lord Lovel were then capable of marrying, no one ever doubted; nor did the Earl ever allege that it was not so. |
Lady Anna
Spesso le donne sono state maltrattate dagli uomini, ma forse nessuna donna ha mai subito maltrattamenti peggiori, crudeltà più feroci di quelle che ricevette in sorte Josephine Murray dalle mani del Conte Lovel, a cui si unì in matrimonio nella chiesa parrocchiale di Applethwaite - una parrocchia senza villaggio, tra le montagne del Cumberland - il I giugno del 1810-. Che il matrimonio risultasse valido secondo tutte le norme della Chiesa, ammesso che Lord Lovel avesse i requisiti legali per sposarsi, nessuno lo mise mai in dubbio; né il conte dichiarò mai che non fosse tale. (Traduzione: Rossella Cazzullo) |
The Prime Minister (...)
It is a certainty of service to a man to know who were his grandfathers and who were his grandmothers if he entertain an ambition to move in the upper circles of society, and also of service to be able to speak of them as of persons who were themselves somebodies in their time. No doubt we all entertain great respect for those who by their own energies have raised themselves in the world; and when we hear that the son of a washerwoman has become Lord Chancellor or Archbishop of Canterbury we do, theoretically and abstractedly, feel a higher reverence for such self-made magnate than for one who has been as it were born into forensic or ecclesiastical purple.
Hung-lou mêng (Il sogno della camera rossa)
La nostra storia comincia a Su-chou, città fortificata nel lembo sud-orientale del bassopiano cinese. Fuori Porta Imperiale, la gran porta per cui si accedeva al quartiere dei nobili e dei ricchi, luogo degli agi e della "polvere rossa", correva la Strada delle Dieci Miglia. Là, in una stretta curva lunata a mo' di cetriolo, presso un antico tempio, generalmente noto come Tempio del Cetriolo, abitava il rispettabile cittadino Shih-Yin con l'onesta, virtuosa consorte, nata Fêng.
Shih-Yin, se non ai gran signori, certo apparteneva ai notabili del sobborgo. Un bel podere gli dava l'agiatezza. Non ambiva cariche o gradi, pago di coltivare i suoi fiori, piantar bambù e recitar versi davanti a un bicchiere di buon vino. Viveva, insomma, un'idillica vita lontano dal mondo.
(Traduzione: Clara Bovero e Carla Pirrone Riccio)
Nov (Terra vergine)
Era la primavera dell'anno 1868 e batteva appena il mezzogiorno.
Nella via degli Ufficiali, a Pietroburgo, arrampicavasi su per una buia e sudicia scaletta d'una casa a cinque piani un uomo sui ventisette anni, sciattato e povero in arnese. Con uno strofinìo pesante delle ciabatte, dondolando sfiaccolato il corpo massiccio e goffo, arrivò questo uomo finalmente in cima alla scaletta, si fermò davanti a una porta sgangherata e socchiusa, e, senza darsi il fastidio di suonare il campanello, andò oltre, sbuffando come un mantice, e si trovò in una piccola e scura anticamera.
(Traduzione: Federigo Verdinois)
Otcy i deti (Padri e figli)
"Ebbene, Pjotr? Non si vede ancora?" domandava, il 20 maggio 1859, uscendo senza cappello sul basso terrazzino di una locanda sullo stradone di ***, un signore di poco più di quarant'anni, in pastrano impolverato e calzoni a quadri, al proprio servo, un ragazzone giovane e dalle guance grosse, con una peluria bianchiccia sul mento e piccoli occhietti appannati.
Il servo, in cui tutto: e la buccola di turchese all'orecchio, e gli impomatati capelli di vario colore, e i composti movimenti del corpo, in una parola, tutto denotava l'uomo della novissima, perfezionata generazione, guardò condiscendente lungo la strada e rispose:
"Proprio no, non si vede"
(Traduzione: Silvio Polledro)
Zapiski oxotinka (Memorie di un cacciatore)
Chor e Kalinic'
Chi sia passato dal distretto di Bolchov al distretto di Dzizdra sarà stato probabilmente colpito dalla netta differenza tra la gente del governatorato di Orël e quella di Kaluga. Il contadino di Orël è di bassa statura, leggermente curvo, tetro, guarda in tralice, vive in minuscole isbe di tremolo, sta a barshcina, non pratica il commercio, si nutre male, porta i lapti. Il contadino di Kaluga, invece, paga l'obrok vive in spaziose isbe di pino, è alto, ha lo sguardo fiero e allegro, il viso bianco e pulito, commercia in burro e catrame, e nel giorni di festa indossa gli stivali.
(Traduzione: Maria Rosaria Fasanelli)
Come il cielo sull'Annapurna
MERCOLEDì 30 SETTEMBRE 1981
Corso Lodi, ore 5.45
L'alba ai vetri. E, fuori, l'ampio orizzonte di piazzale Lodi. Ancora poche, le macchine, e i primi filobus assonnati: la 90-91 e la 92-93, le linee di circonvallazione povere, quelle frequentate dai proletari, dai lavapiatti arabi, da persone con il sudore addosso. Finì di farsi il nodo alla cravatta che la caffettiera borbottava: sorseggiò con piacere il liquido nero e bollente laciando vagare lo sguardo sulla voragine della ferrovia, le chiome degli alberi, l'ampio squarcio senza case sul quale si apriva, concavo, il cielo, ancora buio a occidente, e trapunto di stelle. Sì, da casa sua si potevano ancora vedere le stelle, nel cielo di Milano.
Il maestro della Testa sfondata
SABATO
Quartiere Barona, ore 05.15
Non era nemmeno un'alba: a febbraio le cinque e un quarto fa ancora buio. E freddo, porco d'un cane, pensò l'Alberto Cristofori battendo con forza le mani guantate e avvolgendo intorno al collo la sciarpa di lana. Lì poi, in quella terra di nessuno e pozzanghere e roulotte di nomadi, lì il gelo sembrava passare al galoppo come un gran signore, il mantello gonfio di vento. Dai casermoni IACP rare luci incredule del nuovo giorno: i poveri si alzano presto, e si fanno il caffè. Io no, pensò l'Alberto Cristofori, io no.
Perché Yellow non correrà
APRILE
Domenica 13 aprile 1980
Mosche sui muri, e segni neri senza vita. Dal letto poteva controllare finestra e porta. Oltre la finestra, un diverso grigio, fuori, oltre il vicolo. E, dal vicolo, pioggia e odore. Non l'odore di muffa della sgangherato armadio di formica, nè il rancido che aveva impregnato la conca del cuscino come un giudizio in anticipo sulla fine del mondo. Odore di vita povera saliva dal vicolo, odore di fritto spronato ogni poco da brevi, acute grida di donna.
| The Adventures of Huckleberry Finn
You don't know about me without you have read a book by the name of The Adventures of Tom Sawyer; but that ain't no matter. That book was made by Mr. Mark Twain, and he told the truth, mainly. There was things which he stretched, but mainly he told the truth. That is nothing. I never seen anybody but lied one time or another, without it was Aunt Polly, or the widow, or maybe Mary. Aunt Polly - Tom's Aunt Polly, she is - and Mary, and the Widow Douglas is all told about in that book, which is mostly a true book, with some stretchers, as I said before. |
Le avventure di Huckleberry Finn
Voi non sapete nulla di me, a meno che non abbiate letto un libro chiamato Le avventure di Tom Sawyer; ma non importa. Quel libro fu scritto dal signor Mark Twain, che per lo più disse la verità. C'erano delle esagerazioni, ma per lo più egli disse la verità. Questo non dimostra nulla. Non ho mai conosciuto nessuno che una volta o l'altra non dicesse bugie, eccetto zia Polly, o la vedova, o forse Mary. Zia Polly - la zia di Tom, cioè - e Mary, e la vedova Douglas: in quel libro ci sono tutte, ed è un libro per lo più sincero; con qualche esagerazione, come ho già detto. (Traduzione: Gabriele Musumarra) |
| The Adventures of Tom Sawyer
"TOM!" No answer. "TOM!" No answer. "What's gone with that boy, I wonder? You TOM!" No answer. The old lady pulled her spectacles down and looked over them about the room; then she put them up and looked out under them. She seldom or never looked through them for so small a thing as a boy; they were her state pair, the pride of her heart, and were built for "style"," not service - she could have seen through a pair of stove-lids just as well. She looked perplexed for a moment, and then said, not fiercely, but still loud enough for the furniture to hear: "Well, I lay if I get hold of you I'll --" |
Le avventure di Tom Sawyer
"Tom!" Nessuna risposta. "Tom!" Nessuna risposta. "Ndove s'è caciato sto ragazzo? Ohu, Tom!" Nessuna risposta. L'anziana signora abbassò gli occhiali e ci guardò per di sopra, intorno nella stanza; poi se li alzò e ci guardò per di sotto. Di rado o quasi mai ci guardava attraverso, per una cosa da niente come un bambino; dato che questi erano il suo paio da festa, l'orgoglio del suo cuore, ed erano stati fatti per lo "stile" più che per la praticità; avrebbe potuto guardare attraverso un paio di coperchi da stufa, per quello che cambiava. Rimase perplessa un attimo, e disse, neanche tanto arrabbiata, ma abbastanza forte per farsi sentire dai mobili: "Ve', seti meto le mai 'dosso, giuro che..." (Traduzione: Gianni Celati) |
| A Connecticut Yankee at King Arthur's Court
It was in Warwick Castle that I came across the curious stranger whom I am going to talk about. He attracted me by three things: his candid simplicity, his marvelous familiarity with ancient armor, and the restfulness of his company - for he did all the talking. We fell together, as modest people will, in the tail of the herd that was being shown through, and he at once began to say things which interested me. As he talked along, softly, pleasantly, flowingly, he seemed to drift away imperceptibly out of this world and time, and into some remote era and old forgotten country; and so he gradually wove such a spell about me that I seemed to move among the specters and shadows and dust and mold of a gray antiquity, holding speech with a relic of it! Exactly as I would speak of my nearest personal friends or enemies, or my most familiar neighbors, he spoke of Sir Bedivere, Sir Bors de Ganis, Sir Launcelot of the Lake, Sir Galahad, and all the other great names of the Table Round - and how old, old, unspeakably old and faded and dry and musty and ancient he came to look as he went on! |
Un americano del Connecticut alla corte di re Artù
Fu al Castello di Warwick che incontrai il curioso straniero di cui sto per parlare. Ne fui attratto per tre cose: la sua candida semplicità, la sua meravigliosa familiarità con le antiche armature, e la sua compagnia riposante - nel senso che parlava sempre lui. Ci trovammo vicini, come succede alla gente modesta, nella coda del gregge che veniva guidato alla visita, e lui a un tratto cominciò a dire cose che mi interessarono. Mentre parlava, sommesso, piacevole, fluido, sembrava che venisse pian piano trasportato fuori da questo mondo e da questo tempo, in qualche epoca remota e in un paese da lungo tempo dimenticato; e così a poco a poco m'intesseva intorno un tale incantesimo che mi pareva di muovermi tra gli spettri e le ombre, la polvere e la muffa di una grigia antichità, e di parlare con una sua reliquia. Esattamente come io parlerei dei miei più prossimi amici o nemici, o dei miei più noti vicini, lui parlava di ser Bedivere, ser Bors de Ganis, ser Lancillotto del Lago, ser Galahad, e degli altri grandi nomi della Tavola Rotonda - e come sembrava diventare vecchio, indicibilmente vecchio e appassito, secco e ammuffito mentre procedeva! (Traduzione: Roberto Pasini) |
The Man that Corrupted Hadleyburg (...)
It was many years ago. Hadleyburg was the most honest and upright town in all the region round about. It had kept that reputation unsmirched during three generations, and was prouder of it than of any other of its possessions. It was so proud of it, and so anxious to insure its perpetuation, that it began to teach the principles of honest dealing to its babies in the cradle, and made the like teachings the staple of their culture thenceforward through all the years devoted to their education. Also, throughout the formative years temptations were kept out of the way of the young people, so that their honesty could have every chance to harden and solidify, and become a part of their very bone.
| Pudd'n head Wilson
The scene of this chronicle is the town of Dawson's Landing, on the Missouri side of the Mississippi, half a day's journey, per steamboat, below St. Louis. In 1830 it was a snug collection of modest one- and two- story frame dwellings, whose whitewashed exteriors were almost concealed from sight by climbing tangles of rose vines, honeysuckles, and morning glories. Each of these pretty homes had a garden in front fenced with white palings and opulently stocked with hollyhocks, marigolds, touch-me-nots, prince's-feathers, and other old-fashioned flowers; while on the windowsills of the houses stood wooden boxes containing moss rose plants and terra-cotta pots in which grew a breed of geranium whose spread of intensely red blossoms accented the prevailing pink tint of the rose-clad house-front like an explosion of flame. When there was room on the ledge outside of the pots and boxes for a cat, the cat was there - in sunny weather - stretched at full length, asleep and blissful, with her furry belly to the sun and a paw curved over her nose. |
Wilson lo svitato
La scena di questa cronaca è la cittadina di Dawson's Landing, sulla sponda del Mississippi dal lato del Missouri, a mezza giornata di viaggio, in vaporetto, a sud di St. Louis. Nel 1830 era un piccolo agglomerato compatto di modeste case di legno a uno o due piani, con le facciate a calce seminascoste da un groviglio di rose rampicanti, di caprifogli e di campanule. Davanti a ogni casa c'era un giardinetto recintato da una staccionata bianca e riccamente fiorito di malvarose, calendole e altri fiori che usavano allora, e sui davanzali si allineavano cassette di legno e vasi di terracotta, dove cresceva una varietà di geranio dal colore rosso intenso che accendeva come una vampata sulle facciate rivestite di rose. Quando sul davanzale, oltre ai vasi e alle cassette, c'era spazio per il gatto, il gatto era lì, nelle giornate di sole, sdraiato in tutta la sua lunghezza, sonnolento e beato, col pancino peloso al sole e una zampa arricciata intorno al naso. (Traduzione: Franco Cordelli) |
| Roughing It
My brother had just been appointed Secretary of Nevada Territory-an office of such majesty that it concentrated in itself the duties and dignities of Treasurer, Comptroller, Secretary of State, and Acting Governor in the Governor's absence. A salary of eighteen hundred dollars a year and the title of "Mr. Secretary," gave to the great position an air of wild and imposing grandeur. I was young and ignorant, and I envied my brother. I coveted his distinction and his financial splendor, but particularly and especially the long, strange journey he was going to make, and the curious new world he was going to explore. He was going to travel! I never had been away from home, and that word "travel" had a seductive charm for me. |
In cerca di guai
Mio fratello era appena stato nominato Segretario del Territorio del Nevada - una carica tanto superba da concentrare in sé gli alti uffici di Tesoriere, Ispettore generale, segretario di Stato e, in assenza del Governatore, sostituto del medesimo. Lo stipendio di milleottocento dollari all'anno e il titolo di "Signor Segretario" conferivano a quel solenne mandato un'aura di inaudita magnificenza. Io ero giovane e ignorante, e lo invidiavo. Ciò che suscitava la mia bramosia non era tanto la sua posizione e la sua opulenza, quanto il lungo viaggio nell'ignoto che lo aspettava, e il mondo fantastico che si accingeva ad esplorare. Avrebbe fatto un viaggio! Per me che non mi ero mai allontanato da casa, la parola "viaggio" era quanto di più allettante si potesse immaginare. (Traduzione: Giulia Arborio Mella) |
A Patchwork Planet (...)
I am a man you can trust, is how my customers view me. Or at least, I'm guessing it is. Why else would they hand me their house keys before they leave for vacation? Why else would they depend on me to clear their attics for them, heave their air conditioners into their windows every spring, lug their excess furniture to their basements? "Mind your step, young fellow; that's Hepplewhite," Mrs. Rodnedy says, and then she goes into her kitchen to brew a pot of tea. I could get up to anything in that basement. I could unlock the ouside door so as to slip back in overnight and rummage through all she owns - her Hepplewhite desk and her Japanese lacquer jewelry box and the six potbellied drawers of her dining-room buffet. Not that I would. But she doesn't know that. She just assumes it. She takes it for granted that I'm a good person.
Come to think of it, I am the one who doesn't take it for granted.